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Come progettare il menu per il tuo ristorante

Online e non, le regole per creare un menu per un ristorante

In questo articolo abbiamo analizzato l’importanza di un sito internet e gli step necessari per progettare una piattaforma efficace.
Bene, hai realizzato il tuo sito web, hai portato nel mondo virtuale la tua attività di ristorazione. E adesso? Adesso è il momento di progettare e costruire il tuo menu online. Creare un menu per un ristorante è un passaggio fondamentale e imprescindibile per la costruzione stessa del tuo progetto imprenditoriale.

1. Il menu è il tuo strumento commerciale

Immagina di entrare in un locale. Cosa ti aspetti di avere tra le mani una volta accomodato al tavolo?
La risposta è quasi scontata: il menù, mi sembra ovvio.

Lo stesso tipo di ragionamento devi applicarlo al web. Come per il menu offline, anche quello da costruire per il sito web del tuo ristorante è il tuo biglietto da visita, rappresenta l’interfaccia del tuo brand oltre che l’unico vero supporto alla vendita. Non a caso è anche la pagina più visualizzata nei siti di ristorazione.
Giusto per fare un parallelismo a te familiare, il menu rappresenta l’ingrediente principale della tua identità, quindi della tua comunicazione.

Non mi sento di spendere ulteriori parole per sottolineare l’importanza di avere il proprio menu all’interno del sito.

D’altronde se stai leggendo un articolo sulle regole da conoscere per creare un menu per il ristorante online, sarai d’accordo con me su questo punto.

Probabilmente i tuoi dubbi sono altri e assai più complessi:

  • Dovrò aggiornare con frequenza il menu sul mio sito?
  • Devo mettere i prezzi, indicare gli ingredienti? 
  • Quanti piatti devo proporre?

Sono queste le domande che ti frullano in testa in questo momento, immagino. Niente panico, continuando la lettura vedrai che tutto ti sarà più chiaro e probabilmente al termine avrai preso una decisione riguardo al menu online del tuo ristorante.

2. I tipi di menu

Distinguiamo due tipi di menu, online e offline.
La principale differenza tra i due consiste nella componente tattile, di cui ti dovrai preoccupare solo per il menu cartaceo/offline.

Attenzione dunque alla scelta della carta, alla qualità di stampa e alle eventuali nobilitazioni.  scegli un Porta Menu resistente, anti-macchia e anti-graffio. I tuoi ospiti – e i loro polpastrelli – apprezzeranno.

Il menu online deve essere leggibileresponsive e facilmente aggiornabile. Ricorda sempre che le pagine web sono fruibili da vari dispositivi con caratteristiche diverse, assicurati quindi che la pagine del tuo menu sia visualizzabile su ogni device.

Ricorrere ad un file Pdf da scaricare potrebbe essere un giusto compromesso tuttavia sconsigliamo tale pratica: risulterà difficile posizionare la pagina nei motori di ricerca. Preferisci invece il menu in Html che garantisce un layout accattivante e anche stampabile all’occorrenza. Al suo interno dovrai prevedere anche una call to action, superflua offline ma imprescindibile online.
Un pulsante che inviti l’utente a fare un’azione. Quale? Quella che tu desideri e per la quale hai creato il menu: prenotare un tavolo!

Un buon trucco da adottare per facilitare l’aggiornamento dei menu consiste nel progettare due tipi di menu: uno à la Carte, da rinnovare stagionalmente, e un menu del giorno da modificare frequentemente.

Il segreto per ideare e progettare un menu, qualunque sia la sua destinazione è l’equilibrio: un menu troppo ricco confonde, uno povero e senza accenti rischia di mettere in evidenza la poca fantasia dello chef, e non solo quella.

Quanti piatti? “Less is more” è un buon mantra purché non si esageri. Più un menu è essenziale, fatto di pochi elementi ma ben strutturati e ben disposti nello spazio, maggiore è la possibilità di aumentare i tuoi profitti.

Cadere nella tentazione di inserire tutti i piatti preparati nel tuo ristorante è molto facile, soprattutto se hai tante idee ma confuse. Non ti dirò quindi cosa è meglio scegliere per il tuo ristorante, ma sicuramente posso metterti in guardia dagli errori più comuni da cui stare lontano:

  1. Progettare un menu troppo lungo o troppo corto: Un menu pieno di piatti di ogni tipo confonde gli ospiti; al contrario un menu striminzito con pochi piatti è facile da gestire per chi lo progetta, ma rischia di annoiare i clienti, soprattutto quelli affezionati.
  2. Creare un menu senza regole: c’è dentro un po’ di tutto e senza un filo logico. Se il tuo obiettivo è massimizzare i profitti, devi farlo con criterio. Il potenziale cliente se ne accorge e scappa.
  3. Seguire le mode del momento, senza criterio: Il menu costruito per stare al passo con i tempi è molto rischioso sul medio e lungo termine, perché le tendenze vanno e vengono.
  4. Il menu è il tuo ristorante: Gli ingredienti che scegli, la loro provenienza o esclusività, il livello qualitativo, sono loro a determinare il “carattere” del ristorante, mai il contrario. Se non saprai selezionare portate coerenti, non riuscirai a trasmettere mai un’identità certa.

Come si scrive un menu? Non esistono regole ben definite. Molto dipende dal contesto di vendita, dalla tua identità di brand, da come ti posizioni (o vuoi posizionarti) rispetto al mercato alla concorrenza.

Ecco quindi alcune linee guida per poter organizzare i contenuti in modo equilibrato:

  1. Dividi i piatti in macro aree, suddivise in base alle portate senza creare sbilanciamenti tra primi, antipasti, secondi e dessert. A chi servono 10 contorni se proponi 3-4 secondi tutti di carne?
  2. Metti poche voci per ogni portata. Non confondere i commensali che su tutto vogliono rilassarsi.
  3. Scrivi descrizioni accattivanti che facciano venire l’acquolina in bocca. I piatti che saltano più all’occhio sono proprio quelle descritte in modo dettagliato, con termini semplici e comprensibili.
  4. Se non hai ben chiaro il costo di produzione di ogni piatto – va detto che dovrebbe essere l’informazione più preziosa di cui disponi –  o la marginalità o l’incidenza sui ricavi, non ricorrere semplicemente ad un ordine decrescente per costo del piatto. Visivamente induce l’ospite a valutare il piatto per prezzo e non per qualità o ingredienti. La scelta? È probabile che ricada su un piatto  nella prima metà della lista.  in attesa che tu definisca le informazioni sul food cost della tua cucina, prova a mettere i piatti che preferisci vendere al centro della pagina, gli altri prima o dopo nell’elenco, ma evita l’ordine di prezzo.
  5. Utilizza un colore che sia in linea con la tua identità di marca
  6. Usa un font leggibile, senza inutili fronzoli, capace di attrarre. L’eleganza di una donna non risiede certo nel make up, no?

Gli esperti di menu engineering hanno osservato che i clienti generalmente leggono il menu secondo l’incidenza culturale. Gli occidentali ad esempio, tenderanno sempre, in qualsiasi parte del mondo, a leggere il menu dall’alto verso il basso, dalla pagina sinistra a quella destra. Puoi tentare distribuzioni diverse, ma non è detto che l’originalità o la stravaganza verranno premiate a tavola. Se vuoi mettere qualcosa in evidenza un buon espediente sono i box, entro cui descrivere il piatto dello chef o la portata per cui il ristorante ha acquisito notorietà. Questo può aiutarti a decidere dove piazzare le portate che maggiormente ti caratterizzano o sulle quali ottieni maggiore profitto, o ancora dove posizionare informazioni rilevanti sulla tua identity o suggerimenti su come abbinare portate e vini per vivere un’esperienza enogastronomica perfetta.

Ciao, sono Gabriele, uno dei due bbrothers.
In America sarei un full-stack marketing manager.
In Italia aiuto le aziende a creare la propria identità, raccontare la loro storia e comunicare con i propri clienti.
Il mio obiettivo è riuscire a fornirti gli strumenti che ti permetteranno di acquisire autorevolezza sul tuo mercato di riferimento. A volte ci riesco, altre pure!


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Bando Marchi +3: agevolazioni alle imprese per favorire la registrazione di marchi dell’unione europea e internazionali

Via gli incentivi per lo sviluppo e tutela della proprietà intellettuale: 80% di rimborso della spesa per la registrazione del marchio

Anche per il 2020 il MISE (Ministero dello sviluppo Economico), attraverso la DLGC (Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione) e UIBM (Ufficio Italiano Brevetti e Marchi), prevede la realizzazione di azioni finalizzate a supportare le imprese, in particolare le PMI, per la valorizzazione dei titoli della proprietà industriale.

La misura Marchi + 3, infatti, favorisce la registrazione all’estero (sia a livello comunitario che internazionale) di marchi nazionali da parte di PMI, con l’obiettivo di sostenerne la capacità innovativa e competitiva.

Cosa finanzia

L’incentivo consiste in un contributo in conto capitale fino all’80% delle spese sostenute, e viene riconosciuto per l’acquisto di servizi specialistici finalizzati alla registrazione di marchi europei e marchi internazionali secondo le seguenti misure agevolate:

  • per la Misura A – registrazione di marchi europeo: 6.000 euro per ogni domanda relativa ad un marchio depositato presso l’EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale).
  • per la Misura B – registrazione di marchi internazionali: 6.000 euro (7.000 euro per USA o Cina), per ciascuna domanda relativa ad un marchio depositato presso OMPI che designi un solo Paese, elevato a 7.000 euro (8.000 euro per USA e/o Cina) per ciascuna richiesta di agevolazione relativa ad un marchio depositato presso OMPI che designi due o più Paesi.

Ciascuna impresa può presentare più richieste di agevolazione, sia per la Misura A sia per la Misura B, fino al raggiungimento del valore complessivo di 20.000 euro.

A chi è rivolto

Destinatari del finanziamento sono le imprese di micro, piccola e media dimensione con sede legale ed operativa in Italia.

La Micro impresa è costituita da imprese che:

  • hanno meno di 10 occupati;
  • hanno un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro.

La Piccola impresa è costituita da imprese che:

  • hanno meno di 50 occupati;
  • hanno un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro.

La Media impresa è costituita da imprese che:

  • hanno meno di 250 occupati;
  • hanno un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro, oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro.

Richiedi tutti i requisiti per il bando

Quali spese vengono rimborsate?

Le spese ammissibili sono:

  • progettazione del nuovo marchio (ad esclusione dell’ideazione di un elemento verbale coincidente con la denominazione dell’impresa stessa – e/o progettazione elemento grafico) effettuata da un professionista grafico titolare di partita IVA relativa all’attività in oggetto o da un’azienda di progettazione grafica/comunicazione;
  • assistenza per il deposito effettuata da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati o da un centro PATLIB (Patent Library);
  • ricerche di anteriorità per verificare l’eventuale esistenza di marchi identici e/o di marchi simili che possano entrare in conflitto con il marchio che si intende registrare, effettuate da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati o da un centro PATLIB (Patent Library);
  • assistenza legale per azioni di tutela del marchio effettuata da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati. L’agevolazione per tale servizio potrà essere richiesta – nel rispetto dei limiti previsti per singolo marchio – anche a fronte di un’agevolazione già concessa a valere sul presente Bando presentando, entro i termini di vigenza dello stesso, una nuova successiva domanda di agevolazione.
  • tasse di deposito/registrazione. Ai fini dell’ammissibilità tutte le spese (comprese le tasse di deposito) devono essere state sostenute a decorrere dal 1° giugno 2016 e comunque in data antecedente la presentazione della domanda di agevolazione. Le spese devono fare riferimento a fatture emesse e a pagamenti effettuati a partire dal 1° giugno 2016 e comunque in data antecedente la presentazione della domanda di agevolazione.

Come accedere alle agevolazioni per il bando Marchi +3?

BBADV è associata ad uno studio di consulenza e legale che lavora per supportare l’imprenditore nella valutazione di soluzioni adeguate alle proprie esigenze o richieste.
Contattaci per maggiori informazioni

Parlaci del tuo progetto

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Sito Web per il tuo ristorante: ecco come progettarlo

Viviamo in un periodo in cui il mondo è sempre più orientato a una comunicazione breve e frammentaria. Ecco perché il sito web deve essere il punto di riferimento per la promozione della tua offerta commerciale

Incontrando giornalmente diversi clienti, molti dei quali imprenditori del food, sento ripetere sempre lo stesso dogma: “Progettare un sito web non serve più, ormai c’è Facebook”.

Ok, la presenza digitale è importante, lo è ancor di più quella sui social network, ma ti sei mai chiesto quanto del tuo fatturato è riconducibile al tuo sito web?

OpenTable, noto sito dedicato alle prenotazioni online, ci fornisce una statistica interessante:

l’85% degli utenti visita il sito internet ufficiale del ristorante durante la fase di scelta del locale verso il quale andare.

La domanda che ti pongo è questa: come stai accogliendo il tuo potenziale cliente sul web? Stai ponendo la giusta attenzione al modo in cui lo inviti a provare la tua cucina?

Perché è importante un sito web

Immagina il tuo sito web come un contenitore di informazioni, notizie, elementi che hanno a che fare con il tuo progetto imprenditoriale a 360°.

Il sito web della tua attività non è più soltanto la vetrina del tuo ristorante. Al suo interno ci sono i tuoi valori, tutte le informazioni utili per arrivare fisicamente da te, tutte le risposte alle domande che solitamente ti vengono poste e, perché no, un elemento commerciale che gestisce le prenotazione dei tavoli.

Se questo contenitore ti garantisse una soddisfacente percentuale di conversione – da utente web a cliente reale – quanto saresti disposto a pagarlo?

Che funzione ha la pagina web?

Prima di addentrarci nelle fasi operative che portano alla costruzione di un sito web, voglio che ti sia chiaro quanto è importante oggi essere presenti online.

Per capirlo basta per un attimo cambiare prospettiva: guardati intorno, quante persone vedi ogni giorno passare il proprio tempo online, che sia sui social, sui siti, sulle app ecc ? E cosa cercano? Secondo gli ultimi sondaggi, ristoranti e altre strutture ricettive dominano nei risultati delle ricerche online.

Appare chiaro quindi che il sito web non è più quella semplice vetrina statica che riporta il logo di un’azienda e le informazioni di base per raggiungerla.

Il sito web è uno strumento con cui costruire un dialogo con i potenziali clienti, per instaurare relazioni, raccontarsi e farsi conoscere, per creare autorevolezza e generare affidabilità. In poche parole: il sito web serve per fare branding.

E questo vale per tutti. Che tu stia lavorando all’apertura di un nuovo locale, che tu voglia fare un restyling o che voglia allinearti con la nuova comunicazione aziendale che ti chiede di essere presente online.
Tutti hanno necessità di costruire un sito web professionale.

Come progettare e sviluppare un sito web partendo da zero

Il primo passo per costruire un sito web prevede due passaggi principali:

  1. acquistare un dominio;
  2. scegliere un servizio di hosting (è lo spazio in cui viene ospitato il tuo sito)

Parliamo di un investimento di poche decine di euro all’anno, necessario se vuoi portare la tua attività di ristorazione nel mondo dell’online.

Bene, adesso hai il tuo spazio nel web. Hai anche il dominio con il nome del tuo ristorante. Ma qual è la forma che vuoi dare al tuo sito web professionale. E soprattutto cosa vuoi mettere al suo interno?

Facciamo un passo indietro. Per sviluppare un sito web da zero, devi prima immaginare la sua struttura tenendo bene in mente alcuni concetti fondamentali: usabilità, visibilità, posizionamento e conversione.

Il 63% degli utenti usa dispositivi diversi per cercare locali e aziende. Ciò si traduce nell’esigenza fondamentale di avere un sito web usabile da ogni tipo di schermo e formato. Si parla in questo caso di struttura del sito web che deve essere “responsive” e “mobile friendly”, che si adatta cioè al formato di qualsiasi dispositivo da cui viene consultato, che sia pc, smartphone o tablet. Questa non è più una velleità, ma una conditio sine qua no. Il rischio? Perdere il cliente prima ancora che si addentri sul sito.

Dalla parte del lettore

Rendere usabile un sito significa anche rendere la vita facile a chi ci naviga.
Per ottenere un sito semplice da navigare mettiti sempre dal punto di vista dei tuoi clienti. Usa termini chiari, cerca di offrire sempre una soluzione, prova a dare le informazioni in modo semplice. Questo ti aiuterà anche a favorire la conversione, cioè il passaggio da lettore a cliente.

Un altro consiglio per avere un sito chiaro e leggibile è prestare attenzione all’organizzazione dei contenuti che deve essere semplice ed essenziale. Un buon metodo per decidere l’ordine delle informazioni da veicolare è quello di seguire il principio di priorità. Un menu di navigazione con pochi elementi ma mirati, che racchiudano le informazioni davvero importanti per gli utenti, potenziali clienti.

Dal progetto alla pratica: cosa mettere dentro al sito web

Abbiamo detto che il sito web è un contenitore di informazioni. Ma quali ?

Dal punto di vista dei contenuti dovrai adottare un CMS (Content Management System) che ti permetterà di aggiornare il sito web con articoli, eventi, materiale fotografico. Il più utilizzato è Wordpress, abbastanza intuitivo – ma dovrai spendere del tempo per cercare di capirne il funzionamento – e sufficientemente semplice da utilizzare anche se non sei un programmatore. Al suo interno potrai decidere di includere tutto ciò che pensi sia in linea con il tuo brand.

La semplicità prima di tutto

Le aree più comuni da includere nel sito web di un ristorante sono le seguenti:

  1. Homepage. È il biglietto da visita del tuo ristorante. Qui dovranno esserci le informazioni essenziali o i collegamenti a quelle più ricercate dal tuo target: la tua filosofia, il tuo menu, il modulo di prenotazione.
  2. Menù: è la pagina più importante del tuo sito, quella che più di ogni altra produce conversione. Dopo aver letto il menu, il cliente chiama e prenota. A patto che tu abbia avuto cura di inserire una CTA (call to action) al termine del menu, invitando il lettore a trasformarsi in consumatore.
  3. Contatti e mappa: indispensabili per farsi trovare. Includi numero di telefono, indirizzo, mail, social.
  4. Lo staff: da questa pagina potrai raccontare il tuo modo di lavorare e i valori del tuo brand, inoltre potrai accrescere il senso di appartenenza dei tuoi collaboratori.
  5. Blog: è la sezione più utile per nutrire i curiosi di informazioni utili a convertirli poi in clienti, se costruito in modo strategico e con contenuti curati può fare schizzare il tuo sito nella prima pagina di google anche senza particolari investimenti pubblicitari (Google ads). Sarà inoltre il punto di partenza per pianificare la tua strategia di Inbound Marketing (dai un’occhiata all’articolo per saperne di più)
  6. Modulo di prenotazione: anche in questo caso la parola d’ordine è semplicità.
  7. Gallery: le foto sono fondamentali per raccontare il tuo brand e anche per attrarre potenziali clienti. Ottime foto dei tuoi piatti daranno un’idea concreta di che tipo di ristorazione tu offra, e una giustificazione concreta alla price policy del tuo menu.

Quindi…

Ora ne sai abbastanza per iniziare a creare la tua identità online.
Sai che il punto di partenza non sono i social. Questi saranno piuttosto uno strumento per veicolare gli utenti proprio al tuo sito.
Assicurati poi di configurare correttamente la tua scheda Google aggiornandola con le informazioni relative al sito et… voilà! Il gioco è fatto.

Se tutto ciò ti sembra complesso o preferisci un nostro consiglio, siamo sempre pronti a prestarti un orecchio. Spulcia il nostro portfolio per scoprire cosa abbiamo fatto per alcuni ristoratori.

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Ciao, sono Gabriele, uno dei due bbrothers.
In America sarei un full-stack marketing manager.
In Italia aiuto le aziende a creare la propria identità, raccontare la loro storia e comunicare con i propri clienti.
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L’ASMR è definito anche “orgasmo mentale”: cos’è e come viene usato nel marketing

L’ASMR È DEFINITO ANCHE “ORGASMO MENTALE”: COSA È E COME VIENE USATO NEL MARKETING

È uno stato di piacere mentale generato da stimoli visivi e uditivi: ecco come e perché i brand hanno deciso di usare l’ASMR.


In questo articolo troverai:


Cosa è un ASMR?


Stavi cercando informazioni sull’ASMR pensando di utilizzarlo in modo originale nelle tue strategie pubblicitarie? ho una cattiva notizia: potresti essere in ritardo!

Questa tendenza è già in atto da un po‘ di tempo.
La parola ASMR è tra i primi cinque termini di ricerca su YouTube, con 2,9 milioni di ricerche mensili – secondo ahrefs.com, anche se bisogna ammettere che non sono molti i marchi che lo hanno integrato nella loro comunicazione.

Secondo Google, le ricerche su YouTube con la parola chiave ASMR sono quadruplicate negli ultimi 4 anni e i video più famosi sono stati visti più di 20 milioni di volte.

Basta digitare su una qualsiasi barra di ricerca il termine ASMR per capire immediatamente in cosa consiste questa tendenza.

ASMR è l’acronimo di Autonomus sensory meridian response, letteralmente Risposta autonoma del meridiano sensoriale.

L’ASMR non è altro che una tecnica di ripresa il cui unico scopo è quello di infondere una sensazione di rilassamento.

Il contenuto mira a precisi trigger, ovvero stimoli di varia natura – uditivi, visivi, cerebrali, tattili – che hanno lo scopo di rilassare letteralmente lo spettatore e provocare sensazioni precise.

ASMR è inoltre un sostantivo inglese e rappresenta la sensazione di formicolio sul cuoio capelluto e lungo la schiena, combinata con una sensazione di benessere che le persone provano in associazione a specifici suoni


Solo da pochissimo tempo il fenomeno ASMR è diventato oggetto di studio.

In un recente articolo di Vanessa Mitchell (CLICCA QUI per leggere l’articolo), il Dr. Richard ha concluso che:

le aree cerebrali attivate durante l’ASMR sono simili a quelle attivate durante i comportamenti di legame e cura, come i genitori che si prendono cura dei bambini o che ti accarezzano i capelli.


Dal punto di vista del marketing si tratta di provocare sentimenti positivi e piacevoli.

L’ASMR aiuta le persone a creare uno “spazio mentale felice” e in quel momento, se si è in grado di associarlo ad un prodotto, si creano legami positivi e duraturi con il proprio marchio.

 

Come usare l’ASMR nelle strategie di content marketing?


È curioso pensare come molti marchi abbiano impiegato così tanto a comprendere che utilizzando gli ASMR possono promuovere i loro prodotti e creare un’esperienza positiva.

Fortunatamente, hai ancora tempo per catturare l’onda prima che la tendenza diventi una consuetudine e perda il suo fascino.

C’è chi sostiene di non provare questo tipo di sensazione, in realtà è scientificamente provato che possano essere provate sensazioni di rilassamento e di benessere e per tale motivo i brand hanno visto in questo fenomeno un’ottima opportunità per coinvolgere i Millennials e la Generazione Z.

Invece di concentrarsi solo sulle caratteristiche di un prodotto, un approccio ASMR ti consente di pensare al tuo prodotto da una prospettiva sensoriale. Un po’ come se l’utente “provasse” il tuo prodotto dallo schermo.

Il vantaggio di questi video per i brand dipende dal fatto che, mentre l’utente viene coinvolto a livello sensoriale, il prodotto viene presentato con un timing perfetto, ossia in un momento in cui il consumatore tende a essere in uno stato di rilassamento e di benessere, potendo in questo modo incidere su come il brand viene percepito.

 

BBADV e la produzione PREZZEMOLO & VITALE


L’ASMR trova una delle sue migliori applicazioni nel settore “food”.


Quando in fase di brainstorming stilavamo possibili idee per la nuova comunicazione della catena di Supermercati Prezzemolo & Vitale non abbiamo avuti dubbi: la nuova strategia doveva prevedere la selezione dei migliori prodotti e l’applicazione della tecnica ASMR per presentarli al pubblico.

L’ASMR della Mozzarella di Bufala Campana è la prima realizzazione di una serie che descriveranno la linea di prodotti “Le eccellenze di Prezzemolo & Vitale”.

 

L’ASMR e i grandi marchi


Esistono molti modi creativi per incorporare ASMR nei propri contenuti sui social media.
Ecco alcuni esempi:

1. IKEA • Oddly Ikea


In cima alle case studies non poteva che esserci Ikea. Il gruppo svedese ha creato uno spot ispirato all’ASMR che dura più di venti minuti.
Intitolato “Stranamente IKEA”: IKEA ASMR, è narrato da una giovane donna invisibile; parla lentamente, dolcemente e deliberatamente dei prodotti Ikea che sarebbero adatti per un dormitorio del college.




Lo spot video conta, ad oggi, 2,5 milioni di visualizzazioni connettendo perfettamente il marchio a livello sensoriale con i suoi clienti fedeli.

2. BURGER KING • #eatlikeandy


Si tratta di una clip di 45 secondi per promuovere la catena di fast food durante la notte del SuperBowl.
Particolarità: lo spot è stato girato nel 1982 e rimasto inedito fino ad adesso. La clip è stata mandata nuda e cruda proprio come fu girata.
Unica aggiunta un hashtag che recita: #eatlikeandy.




Nel video Warhol apre una busta del Burger King, tira fuori il suo hamburger e spreme un po’ di ketchup sulla carta.
Poi prende in mano il suo panino, lo intinge nel ketchup e lo addenta guardando dritto verso la telecamera. Il tutto viene accompagnato da un silenzio assordante riempito soltanto dall’immagine di Andy Warhol.

3. LINCOLN • Bull” Matthew McConaughey and the MKC


Il video è caratterizzato da un vento sibilante e musica rilassante mentre McConaughey, recita un incontro con un toro su un tratto isolato di autostrada.




Nessuna scarica di adrenalina, solo la “rassegnazione” si McConaughey di trascorrere più tempo all’interno di un a lincoln

4. CHINESE SIHUA DOVE • Angelababy


La campagna pubblicitaria sul cioccolato Sihua Dove è stata rilasciata solo pochi anni fa ed è un ottimo esempio del potere sensoriale dell’ASMR.
Il video presenta i classici suoni ASMR come l’apertura dell’involucro della barretta lo scatto di un quadrato di cioccolato.



In conclusione


Prossimamente molti spot pubblicitari continueranno a integrare gli ASMR per offrire agli spettatori un’esperienza rilassante e serena.

Qualcuno potrebbe pensare che sia un modo per raggirare il pubblico. Tuttavia quando si parla di ottimi prodotti, di qualità eccellenti, è legittimo cercare il modo più efficace possibile per comunicare al pubblico tutte le caratteristiche di un prodotto.

D’altra parte è ormai noto anche ai non addetti ai lavori, la pubblicità è tutta una questione di percezione.

L’ASMR può davvero creare una potente connessione con il marchio.

La sfida per gli esperti di marketing è sempre stato cercare di trasformare la pubblicità in esperienza.

Come far “sentire” qualcosa al pubblico di fronte ad un contenuto pubblicitario?

L’ASMR sembra essere la risposta giusta.


Gabriele Brancatello

Ciao, sono Gabriele, uno dei due bbrothers.
In America sarei un full-stack marketing manager.
In Italia aiuto le aziende a creare la propria identità, raccontare la loro storia e comunicare con i propri clienti.
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QUANDO IL BRAINSTORMING È LA SOLUZIONE

Quando il brainstorming è la soluzione giusta

Pensavamo che un brainstorming potesse aiutarli a tirar fuori le difficoltà e cominciare a identificare le opportunità.

Nel mese di Giugno, è andato in scena un brainstorming nel nostro ufficio. Tutto lo staff BB e i proprietari di Villa Fabiana, Emilia e Antonio.

Pensavamo che un brainstorming potesse aiutarli a tirar fuori le difficoltà e cominciare a identificare le opportunità.

Emilia era arrabbiata, quasi avvilita.

Per quanti sforzi facesse per spiegare alle spose il peso del suo lavoro all’interno di un banchetto di nozze,  le clienti non riuscivano a cogliere la differenza tra il servizio di un fioraio qualsiasi e la consulenza e il supporto che può offrire una wedding designer.

La diffcoltà grande in un mercato come questo è riuscire a vendere qualcosa che non esiste.

È il dramma condiviso di tutte quelle imprese che vendono servizi e non beni tangibili. In questo caso la vendita ha bisogno di passare attraverso le emozioni ma – cosa che ci interessa ancor più da vicino – ha bisogno di inequivocabili e potenti leve visive. 

Acquisti e paghi qualcosa che sarà e che, come nel caso dei lavori di Emilia, sarà diverso da quanto chiunque prima di te abbia fatto.
Paghi il volerti fidare di qualcuno.

È chiaro come sia difficile convincere un contatto a diventare cliente, soprattutto considerando le cifre e i numeri che girano intorno al wedding business.

Come potevamo trasmettere il lavoro, le fatiche, le bellezze, il gioco di squadra che caratterizzano l’impegno di Emilia e di Villa Fabiana tutta?

Morale della favola.

Ci siamo spremuti durante più di due ore di brainstorming e abbiamo messo giù una strategia a medio termine che consolidasse la consapevolezza dei contatti di quest’anno (sposi nei prossimi 1-2 anni) e che potesse costituire una base per le consulenze e gli eventi fieristici della prossima stagione.

Una strategia che vedrà azioni multilivello (cartaceo da distribuzione, below-the-line, strumenti di supporto alla consulenza, content social e sito web) e di cui questo video è un semplice tassello.

Lo condivido con orgoglio per tre motivi.

  1. Adoriamo Emilia e l’impegno che pone in ogni suo progetto.
  2. Perchè un video così racconta delle storie, in cui ognuno da spettatore può immedesimarsi. Anche noi.
  3. Il terzo motivo è vanto, puro fastidiosissimo vanto.

L’abbiamo fatto noi, avremo pur il diritto di vantarci un po’ ?!