Social Media Trend 2021

Devi pianificare i contenuti del nuovo anno? Ecco i trend del 2021 per rendere i tuoi post perfetti.

Il 2020 è stato un anno pazzesco! Non eravamo preparati all’imprevisto e ci siamo continuamente reinventati. Le pianificazioni sono mutate con la stessa velocità con cui si cambiano le facce ad un cubo di Rubik per ritrovare la giusta combinazione. 

Quali saranno i trend del 2021? Possiamo azzardare una programmazione ad ampio spettro oppure dobbiamo continuare ad essere prudenti per gestire al meglio l’imprevisto e cambiare repentinamente le carte in tavola? 

I Trend del 2021 secondo gli esperti.

Ecco un prospetto dei trend che ci offre questo nuovo anno:

  1. Contenuti per un pubblico socialmente consapevole
  2. Il remix è il nuovo UGC (User Generated Content)
  3. Le 4 C del contenuto aI tempi del COVID-19
  4. Social gaming
  5. Marketing old school per un nuovo mercato
  6. I meme
  7. I giganti dei social media si adattano alla nuova normalità
  8. L’ascesa della disinformazione digitale
  9. Ancora più conversazione \ne

Contenuti per un pubblico socialmente consapevole.

Al primo posto non potevamo non mettere la nuova consapevolezza che ci ha lasciato il 2020: siamo diventati una generazione socialmente consapevole. Questo ha un enorme impatto sui brand, sulla politica e sulla società nel suo complesso. Le tematiche calde sulle quali il pubblico si espone sono tante e sempre più impegnate, dalla tutela dell’ambiente all’inclusività, la sostenibilità, il politically correct, i vaccini… 

I social non ricoprono più un ruolo passivo, ma diventano uno spazio attivo, dove organizzare proteste e dar vita a movimenti che nascono nel mondo virtuale e crescono in quello reale. Solo per fare un esempio, si pensi al movimento #BlackLivesMatter che ha visto migliaia di manifestanti organizzarsi sui social e scendere in piazza per protestare contro il razzismo e la brutalità della polizia. C’è da scommettere che il 2021 ci riserverà ancora nuove manifestazioni e slogan che uniscano più community sotto la stessa bandiera, magari da portare poi in strada…

Il remix è il nuovo contenuto generato dagli utenti.

Il contenuto generato dagli utenti o user generated content è presente da un bel po’ sulla scena. La novità sta nel modo in cui viene creato, trovato e condiviso. 

Il remix è l’arte di prendere dei format, dei template o spunti vari e combinarli per esprimere al meglio la personalità dell’utente. Grazie ad applicazione come Tik tok, Koji e Instagram Reels, il remix continuerà ad essere il protagonista anche di quest’anno.  Anche perché un Ugc è un contenuto potentissimo per qualsiasi azienda e praticamente a costo zero. Chi non ne vorrebbe a palate?

Le 4C del contenuto ai tempi del Covid-19

Nemmeno con tutta la fantasia di Ridley Scott e Steven Spielberg avremmo potuto prevedere una pandemia e degli effetti prolungati così devastanti. Il distanziamento sociale e i ripetuti lockdown hanno modificato la nostra vita e la comunicazione digitale ha dovuto adottare delle strategie per far fronte a questa nuova realtà. 

Il tono della conversazione nel 2021 sarà determinato dal “Coronavirus Content”, che si focalizza in queste quattro C: 

  • Community – comunità 
  • Contactless – assenza di contatto
  • Cleanliness – igiene
  • Compassion – compassione

Social Gaming.

Durante il confinamento domestico dovuto alle restrizioni, gli utenti hanno riscoperto i videogiochi. Il pubblico di forum e gruppi sui videogiochi è cresciuto insieme al numero e al volume delle comunità unite sotto la stessa passione

I brand possono fare leva su queste comunità, utilizzare i videogame come strumento ma al tempo stesso trarne ispirazione per pensare anche a nuovi modi per interagire, perché sarà la realtà aumentata la protagonista del futuro.

Marketing old school per un nuovo mercato.

Ci sono trend che non passano mai di moda.  Molti esperti sono convinti che alcune tendenze del marketing old-school torneranno in voga, magari applicate a nuove idee o declinate in forme più affascinanti. 

Ad esempio è stato riscoperto il podcast come vettore di contenuti, in grado di riscuotere successo in diversi campi. Persino i medici hanno aperto rubriche social utilizzando i podcast. Sarà la praticità a decretarne il successo? È sicuro che, grazie alla tecnologia e al dominio di smartphone e auricolari bluetooth,  oggi ascoltare un podcast non è più un’attività complessa come un tempo, in cui le audiocassetta necessitavano di una tecnologia e di un momento dedicati.

I Meme.

Ieri le emoji, oggi i meme. Divertenti, d’impatto e altamente comunicativi. 

Come per ogni tipo di comunicazione, possono essere usati per influenzare la mentalità del pubblico. I meme possono contribuire a contrastare situazioni estreme, perché sfruttano al massimo le potenzialità del visual.  

Questa spropositata fortuna ci deve far riflettere sull’ importanza di mettere il pubblico in condizione di poter diventare creatori di contenuto a fianco dei brand.  Quale miglior contenuto può coinvolgere gli utenti quanto quello creato proprio da loro? 

I giganti dei social media si adattano alla nuova normalità.

Facebook, Instagram e Twitter continueranno a calcare la scena social. Vista la loro duttilità, però, si adatteranno più velocemente ai cambiamenti in atto, introducendo modifiche e nuove funzionalità. Pertanto, bisogna mettere in conto che l’imprevisto e il cambiamento sono sempre dietro l’angolo. Bisogna accettare il fatto che questi social, come li utilizziamo oggi, cambieranno continuamente fino a trasformarsi completamente, attraverso passaggi graduali ma significativi.  

L’ascesa della disinformazione digitale.

La crisi dovuta al COVID-19 ha portato in primo piano il tema della disinformazione. La società si trova ad affrontare un futuro incerto e questa incertezza ha creato un focolaio di disinformazione, con storie false la cui risonanza può avere un impatto rilevante. Il 2021 sarà l’anno in cui i brand e i canali dei social media si concentreranno nell‘evidenziare la verità e sul mettere a tacere le fake news. Le società dietro i colossi digitali sono già al lavoro e stanno investendo ingenti risorse nella caccia ai contenuti pericolosi. 

Ancora più conversazione.

Costruire relazioni con gli utenti è la nuova chiave del successo di un brand. Le relazioni generano vendite. Ma per arrivare ad instaurare un legame è necessario iniziare a conversare con i clienti. Il marketing non è più a senso unico, ma a doppio senso.  

La pandemia ha portato nuove priorità. Il pubblico vuole essere coinvolto, ha bisogno di sentirsi coinvolto e partecipe. Il 2021 continua ciò che ha iniziato il 2020, ovvero portare in scena storie di vita comune ed emozioni.  

Riccardo Scandellari riporta la necessità di stabilire una comunicazione il più diretta possibile con il proprio pubblico. Cristiano Carriero afferma che la comunicazione è l’essenza del brand e non un semplice fattore di persuasione. 

Cosa ci portiamo dunque dal 2020? 

Il valore della semplicità, della comunità e dell’empatia.

È stato l’anno delle videochiamate di gruppo, della Dad, delle lauree davanti ad uno schermo, dei compleanni virtuali…

Tutto ciò si traduce nella necessità di una comunicazione più empatica e umana da parte dei brand, che devono imparare a sfruttare nuovi touchpoint per parlare ai propri consumatori. Un po’ come IKEA, che usa spesso le dirette Instagram per consolidare il rapporto tra i propri clienti e i dipendenti, o come ha fatto a febbraio 2020 Gucci che ha trasformato gli iconici inviti per la fashion week in note audio su WhatsApp.

Il 2021 sarà l’anno delle sfide e delle programmazioni “malleabili”.

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  • Diventare un Social Media Manager, ecco cosa devi sapere: leggi qui

Antonella Leone

Ciao sono Antonella, e sono un’ eclettica sognatrice.

Alcuni mi definiscono un’eterna indecisa, io invece amo dipingermi come un’anima multipotenziale.
Scrivo da quando ho imparato a mettere insieme le parole. La scrittura mi ha fatto scoprire mondi paralleli dove mi perdo ogniqualvolta ho bisogno di dare pennellate di colore alla mia vita. Sono entrata per caso nel mondo digital e da allora non ne sono più uscita. Il mio motto? Non smettere mai di imparare.


Social Media Manager

Diventare un Social Media Manager, ecco cosa devi sapere.

“Sei un social media manager? Quindi passi tutto il giorno su Facebook?” 

Infelice battuta a cui ogni buon social media-qualsiasi-cosa è soggetto almeno una volta nella sua carriera, ad opera di simpaticissimi amici e familiari. 

Chiariamo subito che quella del Social Media Manager è una professione a tutti gli effetti. In questi anni, purtroppo, l’abuso di questa etichetta ha portato molta confusione. 

Se sei fermo sull’uscio di questo fantastico mondo fatto di like e cuoricini, di insight e analytics, prima di investire soldi in costosissimi corsi prenditi un momento per capire se questo lavoro fa per te. Perchè questo lavoro richiede il giusto mix di hard skills e soft skills e adesso ci faremo una passeggiata insieme fra queste. 

In cosa consiste la professione del Social Media Manager? 

Ci piace usare spesso la simpatica definizione di Salvatore Russo, esperto di digital media,  che ha racchiuso i professionisti dei social e chiunque lavori attorno ad essi con l’espressione Social Coso. Più frequentemente troverai l’acronimo SMM.

Veronica Gentili, esperta in digital marketing e Facebook Marketing, afferma che la “professione del Social Media Manager consiste nell’individuazione di un pubblico, nell’erogazione di comunicazione e nella misurazione degli effetti di un’attività contenutistica utile a far emergere l’azienda o il prodotto”. 

Il SMM crea un piano editoriale per ogni cliente, racconta con parole, immagini e video la natura di un’azienda, la sua mission e vision. Oltre a confrontarsi con il cliente adottando il tone of voice del brand che rappresenta, dialoga con il pubblico attraverso post mirati, ne studia i trend e il sentiment e funge da ufficio stampa repentino e sempre sul pezzo. Insomma, Una vita in multitasking!

Il social media manager rappresenta il brand stesso, come un attore deve calarsi nei panni del personaggio che interpreterà.

Per questo sciegliere quello giusto non è una questione di prezzo o di fama. Le tue skills e la tua capacità di ascolto saranno determinanti più del tuo preventivo. 

Hard e soft skill di un SMM.

Le hard skill sono quelle capacità acquisite grazie alla formazione e che puoi quantificare e dimostrare con una qualifica. La conoscenza del codice HTML, di software specifici, le competenze in copywriting, conoscenza di lingue. Tutte capacità che ti permetteranno di sviluppare un certo livello di comprensione, produttività ed efficienza per far crescere la tua esperienza lavorativa.

Le soft skill sono qualità che rendono una persona diversa dalla altre. La differenza è che queste sono soggettive e non quantificabili. Sono attitudini personali che spesso amplificano il modo in cui vengono gestite e portate a termine le attività.

Non sottovalutare le soft skills! Sono queste a fare la differenza oggi. Le competenze tecniche senza una giusta dose di attitudini, possono non essere produttive. Chiunque può vendersi come professionista qualificato, ma sono decisamente meno quelli in grado di farlo in modo convincente. La credibilità e la coerenza, ad esempio, sono soft skills che devi augurarti di avere. 

Quali sono le attitudini di un SMM?

Come avrai capito, in questo articolo non ti elencherò le competenze tecniche e gli attrezzi del mestiere. Per quelli, puoi leggere questo utilissimo articolo (https://www.bbadv.it/come-gestire-i-social-media-come-un-professionista/). Qui mi soffermerò invece sulle attitudini. 

A fine lettura, ti invito a fare un semplice esercizio rispondendo alla domanda “Io possiedo queste attitudini?”

Se la tua risposta sarà negativa, ti consiglio di valutare se sono acquisibili per te o se è meglio orientarti su professioni che richiedono caratteristiche personali differenti. A lungo andare potresti stancarti e a pagarne le spese saranno i tuoi clienti o chi avrà creduto in te investendo le sue risorse. 

Il confronto, la comunicazione, l’ascolto e l’analisi sono elementi fondamentali. Ci vuole un’attitudine per le relazioni, la creazione e il mantenimento delle stesse. 

Copywriting

Il copywriting è la scrittura di testi, una skill fondamentale per un Social Coso.

Saper scrivere è un elemento fondamentale. Dalla descrizione di una pagina aziendale, alla creazione di post Facebook, Tweet o altro, alle call to action persuasive…scrivere testi efficaci, titoli, claim, ti porterà ad ottenere buoni risultati. Sottovalutarne l’importanza potrebbe invece vanificare qualsiasi contenuto o intere strategie. 

Creatività

La creatività è la linfa vitale della conoscenza. È ciò che ti permette di guardare il mondo con occhi diversi, di sperimentare continuamente e di aprirti alle novità. La creatività è una predisposizione che devi avere dentro, da coltivare e alimentare attraverso esercitazioni costanti e ambienti stimolanti.  

Come aumentare la propria creatività? Esercitandola ogni giorno, leggendo libri, guardando film, serie tv, documentari, disegnando, ascoltando le persone, abbandonandosi al mondo, tendendo l’orecchio a tutti i punti di vista, senza essere rigidi sui propri pensieri e sul modo di vedere se stessi e gli altri. 

La creatività, ad esempio, ti servirà quando dovrai aggiornarti su trend e memes, conoscere in anticipo cosa potrebbe creare hype e per entrare in connessione con il pubblico. 

C’è molto di più. La creatività e la capacità di uscire dalla propria zona di comfort, anche mentale e di ragionamento, sono alla base dello sviluppo di tantissimi asset di business. Brand Identity, Brand positioning e tante altre caratteristiche sono il frutto di intense sessioni di creatività, innovation, brainstorming e tutto ciò che può liberare la genialità di un team. 

Curiosità

La curiosità è un’attitudine importante per questo lavoro. Devi avere la voglia di imparare e scoprire sempre nuove cose. 

Il mondo del web cambia in continuazione: nuovi algoritmi, nuove procedure, nuovi clienti e nuove esigenze. A volte un trend può cambiare per sempre il comportamento digitale degli utenti, o una campagna di marketing segnare una svolta nelle strategie dell’intero mercato di riferimento. Persino un semplice hashtag può spostare in modo determinante i volumi di traffico online se lanciato nel momento giusto dalle persone giuste. 

Fai attenzione ai nuovi desideri degli utenti, alla società che si evolve, ai consumatori che cambiano. 

Ecco perché corsi e formazione continua sono linfa vitale per il buon Social Media Manager. 

Capacità relazionale e comunicativa

Fare il SMM è un’attività che ti porta costantemente a comunicare con gli altri. Avrai relazioni con i membri di una community, con gli utenti della tua pagina. Dovrai imparare anche a gestire il dialogo con gli heaters. Infine, ma non meno importante, dovrai dialogare costantemente con il cliente e con i suoi collaboratori, coordinare queste relazioni e stabilire chiare regole per lo scambio di informazioni e contenuti. 

L’arte del dialogo è una delle competenze che devi possedere. 

Ci vuole un’attitudine alle relazioni, fare network ti offrirà enormi opportunità e altrettanto per il brand che rappresenti. E no, non sto parlando di social network ma di rete offline. La rete delle persone con cui dovrai interagire per crescere. 

Interagire vuol dire parlare e necessariamente ascoltare. Per restare sempre aggiornato sui trend, sui gusti del tuo pubblico e sulle scelte editoriali, devi ascoltare gli utenti e i loro desideri. Immagine di dover seguire un’azienda che lavora con il territorio e commercia con le piccole imprese locali. Come pensi di poter leggere correttamente le esigenze dei produttori rimanendo tutto il giorno davanti al pc? 

Se pensi di essere una persona introversa e poco propensa al genere umano, o a esplorare il territorio intorno a te, o se pensi che le tue idee siano eccezionali senza averle prima testate su un audience test, beh… molla la presa!

Saper parlare in pubblico

Le dirette live stanno diventando sempre più importanti sulle piattaforme social. I contenuti live raggiungono con più probabilità un coinvolgimento più alto e un’interazione uno a uno con il pubblico.

Potrebbero capitarti clienti che hanno bisogno di Social Cosi in grado di esporsi e di rappresentarli, o di affiancarli nella gestione delle presentazioni e delle dirette live. 

Per inserirsi nel trend dei video live, il Social Media Manager deve essere sufficientemente sicuro per andare online e collegarsi con il proprio pubblico. Avere la capacità di parlare in pubblico, intervistare personaggi, rispondere a domande improvvise e chattare con i follower in tempo reale, può essere un valore aggiunto.

 Customer service

I social sono i canali prediletti tramite i quali i brand e le aziende, offrono un servizio puntuale al cliente.

Quando si parla di community management e di rispondere ai propri clienti o potenziali, è essenziale per il Social Media Manager avere buone capacità conversazionali ed empatia, per aiutare i consumatori nel modo giusto al momento giusto. Se necessario deve anche gestire situazioni di crisi, lamentele e malcontenti.

Attivare la community e dialogare con gli utenti, significa fare le domande corrette per migliorare il coinvolgimento di un post, oppure rispondere a quesiti su prodotti, brand e azienda. Anche questi sono compiti del Social Media Manager.

Adattabilità

L’adattabilità è quella competenza che ti permette di adeguarti con facilità alle circostanze. Cammina di pari passo con la curiosità. Permette di stare al passo con le novità, ad esempio quando viene lanciata una nuova funzionalità o nasce una nuova tendenza, avere una veloce capacità di adattamento permetterà di mettersi in testa alla gara.

Il Social Media Manager all’avanguardia, è in grado di tenersi al passo con questi cambiamenti e procurarsi le abilità necessarie, grafiche e di video editing. Oppure deve avere un team di professionisti dedicati. 

Queste sono alcune delle principali attitudini che devi possedere per accingerti a questa professione. E’ ovvio che da sole non bastano. Devi anche studiare tanto e formarti continuamente. 

Il motore di tutto rimane comunque la passione. Il piacere di fare giornalmente ciò che è necessario dovrai svilupparla e coltivarla dentro di te. 

Questo articolo sul personal branding (leggi qui) potrebbe rivelarsi utile per le tue ambizioni.

Antonella Leone

Ciao sono Antonella, e sono un’ eclettica sognatrice.

Alcuni mi definiscono un’eterna indecisa, io invece amo dipingermi come un’anima multipotenziale.
Scrivo da quando ho imparato a mettere insieme le parole. La scrittura mi ha fatto scoprire mondi paralleli dove mi perdo ogniqualvolta ho bisogno di dare pennellate di colore alla mia vita. Sono entrata per caso nel mondo digital e da allora non ne sono più uscita. Il mio motto? Non smettere mai di imparare.


Personal Branding

Personal branding: le strategie che cercavi a portata di click

Sii il brand di te stesso. Hai mai pensato al fatto che tu stesso puoi diventare un brand e posizionarti sul mercato?  In un mondo in continua trasformazione, tu sei l’artefice del tuo successo e il tuo miglior testimonial. Devi soltanto capire come costruire una tua marca personale e valorizzarla. 

In questo articolo, oltre a spiegarti l’importanza di puntare sulla tua marca personale, ti darò degli strumenti su cui lavorare. 

Cos’ è il Personal Branding?

Riccardo Scandellari afferma che il Personal Branding consiste nella comprensione e valorizzazione delle capacità e qualità personali, attraverso un’adeguata comunicazione ad un pubblico interessato (Fai di te stesso un brand, ndr).

La marca personale non è altro che un insieme di elementi, una somma di valori. È la marca che ci promette un dato risultato, che garantisce qualità.

Perché fare personal branding? 

Il Personal Branding e la web reputation sono sempre più importanti nella vita professionale di tutti noi. Devi costruire la tua reputazione ma al tempo stesso devi farti percepire come vero e autentico nel caotico mondo del web. 

Potresti frequentare un corso di digital marketing e infarcirti di nozioni teoriche ma a lungo andare non ti servirà a niente. Prima, devi comprendere bene chi sei e cosa puoi offrire al mercato. Cosa ti distingue dagli altri. Perché qualcuno dovrebbe scegliere te e non un altro. 

Il primo passo da compiere è identificare gli aspetti che ti contraddistinguono, come persona prima e come marca personale poi. 

Attenzione, non devi fare un percorso catartico per scoprire la persona che potresti diventare, racchiudendoti in preghiera. Non fare niente di così trascendentale. Devi semplicemente lavorare sulla persona che sei ora.

Come? Scoprendo ed esaltando i tuoi punti forti, individuando il tuo valore, le tue attività, risorse e partner chiave.

Più avanti ti darò qualche strumento di marketing che ti permetterà di farlo. Come ti ho già accennato, infatti, non ricorreremo alla meditazione ma costruiremo il te/marca come si fa con un prodotto da posizionare sul mercato. 

Chi deve fare Personal Branding?

Che tu sia un giovane alle porte del mondo del lavoro, o un manager, o un imprenditore affermato nel tuo mercato di riferimento, non puoi smettere di curare la tua immagine personale e professionale. C’è solo un’occasione di fare una buona prima impressione!

Il colloquio di lavoro o quello con un potenziale cliente sarà anticipato da una ricerca da parte del recruiter/cliente. Vorranno sapere chi sei e per farlo ricorreranno al web. Non è un’ipotesi ma un’assoluta certezza.

Per questo motivo cura i tuoi profili social , rendili credibili ed efficaci allo scopo. Se opportuno, prenditi cura di un blog.

Strategie di personal branding

Per fare personal branding devi lavorare sulle tue mission e vision. Devi avere ben chiare quali sono: 

  • le tue attitudini
  • i tuoi punti di forza
  • le risorse che hai a disposizione
  • le tue debolezze
  • le tue motivazioni
  • il tuo obiettivo.

Questi sono tutti elementi che costituiscono la tua personalità e li devi tenere in considerazione per andare a posizionare correttamente il tuo prodotto personale, così da intercettare uno specifico segmento di mercato. Non troverai le risposte in nessun manuale ma dentro di te. 

Di seguito ti mostro alcune tecniche per fare una corretta analisi del tuo potenziale.

Step 1: Analisi Swot

Per costruire un personal branding efficace bisogna partire da se stessi. Ecco perchè è utile fare un’analisi SWOT della propria carriera. Si tratta di analizzare i propri trascorsi, i punti di forza, quelli di debolezza, il mercato. 

Gli strumenti classici del marketing, come vedi, possono essere utilizzati anche per costruire la tua immagine professionale. 

Prendi carta e penna e inizia!

Analisi SWOT
Analisi SWOT

Step 2: utilizza il Business Model Canvas

Un altro strumento molto utile per buttare giù le idee e strutturarle è il BUSINESS MODEL CANVAS. 

Il modello Canvas è un documento che viene realizzato prima di un business plan. È utile per rendere comprensibile e fortemente visivi gli elementi che compongono la tua organizzazione. 

Business Model Canvas
Business Model Canvas

Prenditi qualche giorno e compilalo. Raccogli bene le informazioni su te stesso. Alla fine ti renderai conto di avere le idee più chiare su te stesso e potrai iniziare a lavorare sul lancio della tua marca personale, oltre che sulla promozione delle peculiarità singolarmente. 

Step 3: Scrivi un obiettivo in chiave SMART

Senza obiettivi non puoi procedere in maniera ordinata e produttiva. Il modo migliore per farlo è seguendo il modello SMART. 

S = Specific (Specifico) 

M = Measurable (Misurabile) 

A = Achievable (Realizzabile) 

R = Relevant (Rilevante) 

T = Time-based

Fare Social Branding

I social media hanno il potere di metterci in contatto con milioni di persone e di amplificare la nostra voce.

Per costruire il nostro personal brand è utile conoscere tutte le possibilità offerte da ciascun social network.

In base agli obiettivi che hai definito, adesso identifica il tuo canale di promozione personale.

È vero che la brand awareness si costruisce attraverso diversi canali, ma l’immagine che il web restituisce all’utente è percepita come univoca, quindi devi essere coerente su ogni profilo.

Facebook e Instagram

Se sei arrivato a questo punto e hai utilizzato gli strumenti che ti ho dato, avrai già preso in considerazione il fatto di modificare l’immagine di te veicolata dai tuoi profili social.

Se hai deciso che questi devono essere il tuo canale di lancio, oltre che un ulteriore palcoscenico dove mettere in mostra il tuo valore, inizia a pensarli come opportunità professionale. 

Devi creare una strategia per posizionarti bene sia su Facebook che su Instagram. 

Devi avere ben chiaro di cosa vuoi parlare, a chi ne vuoi parlare, che tono utilizzare. 

Definisci se comunicare attraverso immagini performanti o testi efficaci. Entrambi, non guasterebbero, ma le regole cambiano su ogni piattaforma che utilizzi.

 Linkedin

Per il professionista o per chi cerca nuove opportunità di lavoro, fare personal branding su LinkedIn è un modo di comunicare se stessi in modo più autorevole. 

Per questo, è importante: tenere aggiornato il profilo, creare un network di professionisti con cui condividere interessi, chiedere e ricambiare feedback, instaurare conversazioni, ecc. 

Inizia con il seguire i profili affini alla tua professione, e collegarti ai professionisti che conosci realmente e con cui hai già avuto relazioni di lavoro. Puoi chiedere loro di supportarti rilasciando una referenza o confermando le tue competenze indicate sul profilo. 

Twitter

Twitter è una sorta di piattaforma di micro-blogging: solo 280 caratteri per raccontarsi, commentare e condividere. Si tratta di un ottimo strumento per monitorare influencer e brand, soprattutto se sono organizzati in liste. L’hashtag (#) assume un ruolo centrale, perchè ti offre la possibilità di calarti velocemente in un argomento o specifico settore, secondo specifiche caratteristiche per le quali vuoi che il tuo profilo professionale sia interessante.

Youtube e Pinterest

Vuoi far leva sui contenuti video o immagini? devi puntare su questi due social. Non sottovalutare la potenza che oggi può avere un video o un’immagine. Punta sempre sulla qualità dei contenuti prima ancora che sul volume.  

Blog

Hai mai pensato di vendere te stesso e le tue idee tramite un blog? Scrivi articoli che facciano emergere le tue competenze e che offrano soluzioni su temi inerenti il tuo lavoro. 

Devi farti conoscere, raccontarti e trasmettere il tuo valore.

Il fulcro oggi sono i contenuti declinati sotto forma di parole, video, immagini, musica. 

Tutto deve essere funzionale al raggiungimento del tuo obiettivo finale, creando valore per essere competitivo rispetto agli altri. 

Costruire se stessi come una marca, non è semplice. Per questo molto probabilmente ricordi il nome di due o tre chef stelle del web, o avvocati, o consulenti di qualsiasi campo. 

Ecco perché se vuoi intercettare clienti online e diventare un brand credibile e accessibile potrebbe essere determinante un professionista del settore che ti guidi. 

Raccontaci chi sei e insieme costruiremo la tua immagine professionale o, se preferisci, il tuo personal brand. 

Altri articoli che potrebbero interessarti:

  • “Rebranding, cos’è e quando è necessario.”: leggi qui

Antonella Leone

Ciao sono Antonella, e sono un’ eclettica sognatrice.

Alcuni mi definiscono un’eterna indecisa, io invece amo dipingermi come un’anima multipotenziale.
Scrivo da quando ho imparato a mettere insieme le parole. La scrittura mi ha fatto scoprire mondi paralleli dove mi perdo ogniqualvolta ho bisogno di dare pennellate di colore alla mia vita. Sono entrata per caso nel mondo digital e da allora non ne sono più uscita. Il mio motto? Non smettere mai di imparare


Instagram per ristoranti

Instagram e il Food. Come pubblicizzare al meglio cibo e bevande

Non è esagerato parlare di cibomania. Su Instagram si sprecano gli hashtag dedicati al cibo, al vino e a tutto quello che ruota intorno all’universo enogastronomico. 
Come sfruttare Instagram per pubblicizzare un ristorante?

Oltre un miliardo di utenti attivi. Un numero sempre crescente di filtri e posizionamenti, funzioni di collegamento per lo shop veloce e nativo. 

Nel 2020 Instagram è uno dei social network più utilizzati, con oltre 500 milioni di Stories quotidiane e oltre 200 milioni di visite giornaliere a profili aziendali. 

Di sicuro Instagram è un luogo eccezionale per raccogliere feedback sulle preferenze degli utenti/consumatori, soprattutto nel comparto del food.

Grazie al secondo social network più potente di Facebook Inc., è semplice intercettare i food trends e sviluppare le proprie strategie di marketing e commerciali analizzando le community attive. 

Gli hashtag come strumento per migliorare le performance.

Gli hashtag possono rappresentare una risorsa preziosa.

  • #food si piazza al 25° posto nella classifica degli hasthag più utilizzati a livello globale.
  • #foodporn invece è stato utilizzato più di 121 milioni di volte.

Numeri che offrono un’ordine di grandezza di quanto il cibo sia presente trai i contenuti, e quanto consumatori e aziende possono influenzare i trends.

Perchè le aziende possono beneficiare dei contenuti altrui.

Un’analisi anche superficiale dei contenuti – tanto quelli testuali quanto visivi – offre l’opportunità di scovare non solo le preferenze degli utenti in fatto di cibo, ma anche e soprattutto il sentimento o le emozioni legate al momento in cui il cibo viene consumato. 

Nutrirsi non è più semplicemente un bisogno primario della specie, ma uno strumento sociale, un pretesto per coltivare relazioni, una dimensione di sperimentazione e creatività. 

C’è dell’altro. Monitorare orari, testi e “sentiment” può aiutare a comprendere meglio il perchè un pranzo tenda sempre più spesso a trasformarsi in un brunch, o una cena in apericena.
Cosa vuole davvero la gente? Quando si esce tra amici, che tipo di esperienza si ricerca? Instagram – e i social in generale – possono dare una grande mano a migliorare l’offerta di un locale… o quantomeno il registro adottato. 

Geografia dei Trends

Va detto però che qualsiasi analisi deve necessariamente tenere conto di molti parametri. Una visione superficiale di hashtag o di numeri crudi, potrebbe persino rivelarsi fuorviante. 

Potrei ad esempio dirti che l’hashtag #pasta è stato utilizzato più di 11 milioni di volte e che gli spaghetti sono tra i più fotografati in assoluto. Ti sorprenderebbe sapere che il primo paese al mondo in cui viene utilizzato…non è l’Italia? 

Proprio così, il nostro paese segue in seconda posizione gli Stati Uniti, area in cui la cultura enogastronomica italiana raccoglie larghi consensi, uno dei mercati più profittevoli per chi ha intenzione di sviluppare export del made in Italy

Per questo, e per molte altre ragioni, bisogna valutare numerosi aspetti prima di utilizzare un dato a supporto di una strategia. 

Non solo cibo, spazio al vino. 

Il vino piace. Ma non da solo.
Il vino si accompagna sempre o quasi al cibo (i numeri ci dicono che la portata più accoppiata al calice è, pensa un po’, un bel piatto di spaghetti) e altrettanto spesso alle persone. Si, perchè il vino, stando a quanto ci restituiscono i dati, è simbolo di relazione, amicizia, incontri e anniversari. Il vino è un collante, tra portate, persone, culture. 

Raccontare il vino quindi, deve inevitabilmente includere il racconto di sentimenti, occasioni, accostamenti di gusti e profumi. 

In tutta onestà, a quanti piace bere del vino solo a casa senza un buon motivo per festeggiare? 

Contenuti visivi 

Spazio dunque al food storytelling, al racconto del cibo e degli ingredienti attraverso contenuti visivi, reportage, storie, senza dimenticare il linguaggio e le preferenze stilistiche. 

Un ristorante deve necessariamente raccontare le proprie portate, anche in modo astratto, non convenzionale, ma mai slegandolo dalle occasioni, ovvero i momenti per i quali l’utente può sentire il bisogno di consumare quel pasto. 

Le persone? Un vantaggio sempre, perchè le persone “comprano” persone: chefs, produttori, critici. 

Contenuti testuali

E se gli utenti tendono a legare ai propri contenuti dei valori, attraverso citazioni e riflessioni, altrettanto può fare il ristoratore, esplorando i propri valori e quelli del ristorante e trasformandoli in un copy che dia risalto alle qualità o alle origini dei piatti. 

Sempre meglio di tristi slogan e discutibili giochi di parole, o peggio, l’ invito a prenotare prima che finiscano i posti!

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  • “Le Storie di Instagram: amore o dipendenza?”: leggi qui
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Ciao, sono Gabriele Brancatello.

Mi prendo cura dei miei baffi con amore incondizionato. Sono convinto che mi facciano sembrare più cattivo. Ma in realtà, quando li arriccio sono più creativo.


Le 4 P del Marketing

Le 4 P del Marketing: ieri e oggi, tra cambiamenti e adattamenti.

“Metti il prodotto giusto, nel posto giusto, al prezzo giusto, nel momento giusto”.

Non ci crederai, ma in questa frase sono sintetizzati i capisaldi del marketing mix del secolo scorso. 

Product, Place, Price, Promotion sono 4 P teorizzate da Jerome McCarthy e rese celebri dal guru del marketing Philip Kotler.

Nell’ultimo secolo il mercato ha subito diversi cambiamenti. Le 4 P non sono morte, come alcuni sostengono, ma si sono adeguate alle trasformazioni, entrando in relazione con altri parametri. 

Per strutturare una strategia di marketing in questo nuovo poliedrico contesto, Kotler ha adeguato le famose 4 P a nuovi possibili orizzonti teorici, che includono nuovi concetti tra cui le 4C. 

Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, diceva Lavoiser. Prendiamo in prestito il postulato per comprendere a pieno ciò che lega le P di ieri a quelle di oggi.

Cosa sono le 4P del Marketing

Le 4 P descrivono e sintetizzano quelle che sono le quattro leve fondamentali del marketing, che appunto iniziano tutte con la lettera P.

Le 4 P sono ancora valide nelle strategie di marketing ed utili per pianificare un’offerta di prodotto di successo. 

Analizziamole una ad una.

Prodotto (Product)

Il prodotto è stato il protagonista principale del marketing sino al secolo scorso ma oggi il mercato è cambiato. Il posto privilegiato di cui godeva adesso è occupato dal brand, entità sempre più indipendente dal prodotto.

Un prodotto può essere un bene tangibile o un servizio intangibile che soddisfa un bisogno o una mancanza per il consumatore. Qualsiasi sia il tuo prodotto è necessario che tu abbia ben chiaro quali sono i punti di forza e di debolezza di quest’ultimo e quali sono gli elementi che lo rendono unico.

Le strategie di prodotto, ad esempio, riguardano naming, branding, packaging…

Prezzo (Price)

Il prezzo è l’importo che l’utente finale dovrà pagare per avere il prodotto. Stabilire il prezzo non è solo un’attività arbitraria ma dipende da qual è il valore percepito del prodotto da parte del target. Infatti, lo stesso prodotto, può essere commercializzato a prezzi molto diversi in diverse parti del mondo.

Se un prodotto ha un prezzo superiore o inferiore al suo valore percepito, molto probabilmente non verrà venduto. Ecco perché è indispensabile capire come un cliente percepisce ciò che gli stai vendendo.

Promozione (Promotion)

La promozione riguarda le strategie e le tecniche che servono a vendere il prodotto.

La promozione, oggi più che mai, include numerosissimi elementi quali: pubbliche relazioni, pubblicità tradizionale, social media, promozioni commerciali, marketing, email marketing, search engine optimization e altro.

Ognuno di questi punti deve essere sempre e comunque supportato da un adeguato ritorno sull’investimento (ROI).

In base alla tua strategia di marketing, dovrai valutare quale promozione risulti più efficace.

Luogo (Place)

Il place corrisponde al canale (o ai canali) di distribuzione in cui il prodotto verrà fornito al cliente.

In questo caso è molto importante conoscere le abitudini dell’utente o il suo comportamento di acquisto, così da individuare il canale più adatto e più efficace per vendere il prodotto.

In questa fase rientrano tutte le attività mediante le quali il prodotto arriva al consumatore finale: distribuzione, trasporto, punti vendita.

Quali sono gli ingredienti del marketing mix?

Interdipendenza, flessibilità, centralità del cliente e monitoraggio costante. Ecco gli ingredienti da fondere insieme per produrre una strategia vincente.

Creare un prodotto di successo è relativamente semplice. Bisogna lanciare un prodotto che un definito gruppo di persone desidera e metterlo in vendita in un posto che quelle stesse persone visitano regolarmente. Tale prodotto deve poi corrispondere esattamente al valore che gli acquirenti si aspettano. tutto questo va fatto al momento giusto, quello in cui gli utenti sono meglio disposti a comprare.

Tale processo semplifica all’inverosimile quello che in realtà è un durissimo lavoro. Per di più basta un solo dettaglio sbagliato perché tutto fallisca, ritrovandosi per le mani un nulla di fatto e grandi risorse sprecate.

Immagina di commercializzare una eccellente auto elettrica in un territorio ancora sprovvisto di punti di sosta e ricarica. Sei sicuro che il commerciale otterrà buoni risultati?

Il Marketing 4.0: cosa è cambiato oggi

Philipe Kotler ha condotto delle analisi di nuove strategie di marketing, necessarie nell’era della digitalizzazione.

Kotler non ha inventato il marketing, ma lo ha ripensato. Negli anni i suoi libri ci hanno portato a guardare con occhi nuovi il processo di vendita dove l’attenzione si è spostata dal prodotto (come realizzazione di un bisogno dell’individuo) al cliente. 

La novità sta proprio nella rivincita del brand. Il brand è ormai uscito dal sommesso cantuccio nel quale il vecchio modello del marketing mix lo aveva relegato, ovvero come entità dipendente dal prodotto, per divenire protagonista assoluto della competizione in molti mercati.

Il marketing 4.0, come lo ha battezzato Kotler, è il marketing delle relazioni connesse. 

Viviamo in un mondo nuovo. La globalizzazione ha aperto nuove arene di sfide. La competitività delle aziende non sarà più determinata dalle loro dimensioni, dal Paese d’origine o dai vantaggi di cui hanno goduto in passato. Aziende più piccole avranno la possibilità di competere contro le più grandi, più vecchie e più globali. Un’azienda sarà più competitiva se riuscirà a collaborare con clienti e partner, per praticare la co-creazione e con le aziende per promuovere la cooperazione. 

Questo processo sta conducendo alla convergenza fra il marketing tradizionale e quello digitale.

Più l’individuo diventa sociale, più desidera contenuti creati appositamente per lui e l’obiettivo del marketing deve essere quello di convincerlo ad acquistare un certo tipo di prodotto piuttosto che un altro.

I clienti accolgono con maggiore diffidenza le comunicazioni dei brand e fanno affidamento sul fattore F (famiglia, amici, follower e fan). Il processo di acquisto sta diventando sempre più sociale, dato che i clienti prestano sempre più attenzione alla loro cerchia sociale nel momento di prendere le decisioni. 

Ne deduciamo che un segmento importante da intercettare sono proprio le community, cioè comunità digitali che si formano spontaneamente e che si proteggono dall’aggressivo metodo comunicativo di alcune aziende.

Il cliente digitale

Negli ultimi anni è poi nata una nuova tipologia di cliente. È giovane, vive in città, appartiene alla classe media e ha un elevato livello di mobilità e connettività.

Oggi il cliente è ambizioso, vive ad un ritmo accelerato, pretende che tutto sia rapido e a portata di pollice, perchè non ama perdere tempo.

Quando ricerca un prodotto lo fa sia online che offline e si fida ciecamente dell’opinione della propria cerchia di amici e conoscenti.

Di fronte alla nascita di questa nuova figura, che pretende velocità, qualità ed efficienza, anche il mondo delle aziende ed il mercato si sono dovuti adattare per non uscire dal mercato.

La connettività genera paradossi

Kotler afferma che il fulcro del nuovo marketing sono le connessioni. Tuttavia queste generano paradossi. 

Il primo paradosso è che nonostante ci sia un’elevata digitalizzazione, l’elemento differenziante rimarrà sempre il tocco umano. Quindi una strategia vincente deve deve tener conto che per vendere online si debba essere solidi e affidabili offline e viceversa.

Il secondo paradosso riguarda i clienti, al contempo informati e distratti. Ricevono una grandissima quantità di informazioni da una molteplicità dei canali che li influenzano, anche se ciò che conta rimangono le opinioni degli altri. Di fatto gli utenti, oggi, si sentono incapaci di scegliere a causa del bombordamento a cui sono sottoposti.

Infine, il terzo paradosso riguarda il fatto che grazie alla connettività i brand hanno l’opportunità di ottenere un passaparola positivo esponendosi  a quello negativo.

Per aumentare la probabilità che ci sia il passaparola conviene scommettere sui giovani, sulle donne e sui netizen, persone che partecipano attivamente su Internet.

Le 4 C per il cliente

L’interesse verso il cliente è aumentato così tanto, che Robert F. Lauterborn ha sostituito le 4 P con le 4C del marketing.

Questo modello converte le quattro P in quattro C più orientate verso il cliente vale a dire:

  • Cliente (Consumer) al posto di Prodotto
  • Costo al posto di Prezzo
  • Comunicazione al posto di Promozione
  • Convenienza al posto di Place (distribuzione)

Tali valori rappresentano in sostanza la domanda del cliente alla quale l’impresa deve correttamente rispondere con le 4 P.

Coinvolgendo i clienti sin dalle prime fasi dell’ideazione, le aziende possono aumentare la probabilità di successo del loro prodotto.

Il punto di vista del consumer permette di calarsi nei suoi panni e pensare nell’ottica dei valori ricercati. Il Marketing Mix deve incontrare i valori reali dei clienti, persone sempre meno passive e più pensanti.

Qual è oggi la strategia vincente?

Se sei arrivato a questo punto pensando di trovare in questo articolo la chiave di volta per sfondare nel tuo business, allora non sei nel posto giusto. 

Non ci sono dei segreti universali per creare strategie vincenti. Esistono piuttosto delle strategie, metodi di analisi, fulcri dai quali partire. 

Tenere a mente le 4 P e le 4 C è fondamentale, ma non basta. 

Un elemento da tenere in considerazione è la Brand awareness.

Più sono le persone che ricordano il nome di un brand, più è probabile che venga consigliato.

Per incrementare la brand awareness senza alzare il budget è una buona idea stimolare le conversazioni fra i clienti. Questo processo presenta al tempo stesso alcuni rischi, dal momento in cui le conversazioni fra i clienti sono imprevedibili. 

Un’altra strategia è quella della personalizzazione dei prodotti per soddisfare ogni cliente in modo unico.

I clienti tendono a riunirsi per tutelarsi e sentirsi più forti di fronte alle lusinghe delle pubblicità. Il marketing deve adattarsi a questa nuova realtà e creare dei brand che si comportino come esseri umani: accessibili e gradevoli, ma al tempo stesso vulnerabili.

Per farlo i brand possono mostrarsi autentici e sinceri, ammettere i propri punti deboli e non fingersi perfetti.

L’obiettivo è anche quello di eliminare le ansie delle persone, dal momento che in un mondo sempre più digitalizzato ricevono un’enorme quantità di stimoli che non riescono a controllare. Il marketing è diventato anche emozionale. Non più solo numeri. Le emozioni sono altresì fondamentali.

È un processo che consiste nel tenersi aggiornati su ciò che viene detto su Internet a proposito di un brand, in particolare sui social media e nelle comunità online.

Al giorno d’oggi, bisogna puntare, inoltre, sul content marketing.  Ovvero creare e distribuire i contenuti interessanti per un pubblico definito, con l’obiettivo di fare nascere delle conversazioni.

I contenuti migliori sono quelli che i clienti sentono più vicini ai propri interessi e che raccontano storie che riflettono i caratteri del brand. A volte quei contenuti sono proprio i clienti a crearli. 

Se pensi che il tuo brand abbia bisogno di rivedere le sue certezze e rinnovarsi di fronte alla nuova generazione di acquirenti, parlaci del tuo progetto e valutiamo insieme il percorso più efficace. 

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“Analisi della concorrenza: quando e come farla“: leggi qui

Antonella Leone

Ciao sono Antonella, e sono un’ eclettica sognatrice.
Alcuni mi definiscono un’eterna indecisa, io invece amo dipingermi come un’anima multipotenziale.
Scrivo da quando ho imparato a mettere insieme le parole. La scrittura mi ha fatto scoprire mondi paralleli dove mi perdo ogniqualvolta ho bisogno di dare pennellate di colore alla mia vita. Sono entrata per caso nel mondo digital e da allora non ne sono più uscita. Il mio motto? Non smettere mai di imparare!


TikTok_ilnuovopalcoscenico

Fenomeno TikTok: Passatempo o Strategia di marketing?

Il fenomeno TikTok è più di un passatempo disinteressato e può diventare uno strumento prezioso da inserire all’interno di una strategia di marketing aziendale. Vuoi saper come? Qui di seguito alcuni consigli utili per comprendere il nuovo media.

“Make every second count”. Dai importanza ad ogni secondo, è il leitmotiv che accompagna questo nuovo social media che, dopo aver conquistato la generazione z e la generazione alpha, sta acquisendo sempre più utenti anche dalle fasce più adulte dei millenials. 

Chi di noi non ha almeno una volta provato a “fare un tiktok” o non è rimasto contagiato dalla bizzarria dei video di amici, intenti ad eseguire una performance davanti alla telecamera dello smartphone?

Come è nato TikTok? 

Il social è stato lanciato nel 2016 dalla società cinese BityeDance, con il nome di Douyin.

La nascita vera e propria di TikTok come lo conosciamo attualmente è avvenuta, però, nel 2018, dopo che ByteDance ha unito questa piattaforma a Musicaly. È proprio questa provvidenziale fusione l’origine del suo successo, dato che Musicaly aveva già una community su scala globale e un Know-how già ben strutturato. 

Ciò ha permesso di far leva non solo su una community già sviluppata, ma anche su una profonda conoscenza del target e del mercato di riferimento. A differenza di altri social, TikTok non è partito da zero nella creazione del suo network, come invece ha dovuto fare Facebook.

Punti di forza di TikTok. 

Il fenomeno TikTok basa la sua strategia proprio sulla creazione di video brevi e sulla creatività dell’utente, che condivide momenti di vita quotidiana al ritmo di musica, e sulla costruzione di comunità virtuali che condividono passioni.

L’utilizzo del visual storytelling, che è uno dei trend in crescita in questo 2020, permette di differenziarsi e creare una connessione emotiva con i follower. 

Immediatezza, accessibilità e funzioni intuitive sono caratteristiche vincenti dell’app. 

Quale è il target di TikTok? 

Attualmente TikTok è visto come un social network giovane, caratterizzato dalla presenza dominante della Generazione Z (il 41% degli utenti della piattaforma è nell’età compresa tra i 16 e i 24 anni). Tuttavia il bacino di utenza con specifici interessi, si sta ampliando sempre di più. 

L’elemento che accomuna generazioni diverse è il fatto che TikTok rappresenta lo specchio ideale di una società che si sente creativa e fuori dagli schemi e che sente il desiderio di esprimere velocemente e online il proprio stato d’animo. 

I motivi di successo di TikTok.

Il successo è sempre il risultato della combinazione di più ingredienti. Vediamone alcuni:

Creatività del contenuto rivolta alla Gen Z

La creazione di contenuto da parte degli utenti su TikTok è un fattore differenziante rispetto al vicino Instagram. 

A differenza di quest’ultimo, TikTok possiede infatti una gamma più ampia di filtri ed effetti da applicare alle clip, oltre che ad un video-editor tanto intuibile quanto efficace. La combinazione di questi aspetti porta a possibilità creative potenzialmente infinite ed è un polo di attrazione per gli utenti.

Diventare content creators, con uno smartphone in mano, non è stato mai così semplice!

Relazioni e comunità virtuali

I tik toker sono incoraggiati a relazionarsi gli uni con gli altri attraverso video risposta, sfide o duetti. Ora più che mai, questa è una componente essenziale. Il social permette di costruire relazioni divertenti a “distanza”. 

Inoltre i video possono essere condivisi sulle altre piattaforme. 

Diverse le comunità virtuali nate sul social. Basta inserire l’hashtag giusto e il gioco è fatto. Musica, sport, cibo, make-up e prodotti preferiti, non c’è limite ai tiktok, non ci sono limiti per i tik tokers. 

Ed esattamente come successo in altri social, chiunque può ambire a diventare una star con milioni di follower.

User Experience immediata e AI-driven

TikTok cura la sua user experience distinguendosi così dalla concorrenza: una volta aperta l’app, e senza neanche il bisogno di registrarsi, l’utente si ritrova subito nel feed e visualizza la prima di infinite clip create dagli utenti.  

L’esposizione immediata al contenuto permette di entrare nel vivo della piattaforma, aumentando l’interessa e la partecipazione dell’utenza. È come arrivare ad una festa e ritrovarsi catapultati in pista da ballo senza neanche conoscere il festeggiato. 

A questa componente è direttamente collegata l’AI. I dati raccolti vengono inseriti in algoritmi di apprendimento automatico, che perfezionano la qualità del feed e migliorano l’esperienza, incoraggiando un maggiore coinvolgimento e generando più dati da reintegrare negli algoritmi. Si sviluppa in tal modo un ciclo di vita dei contenuti che porta ad un costante miglioramento della user experience. In altre parole, come in altre piattaforme, l’algoritmo si nutre delle preferenze dell’utente per mostrargli contenuti graditi che lo indurranno a rimanere per più tempo a “swipappare” tra le clip.

Moneta virtuale: la ricopensa che fa gola

TikTok offre acquisti di monete in app (coins) che gli utenti possono ottenere e devolvere ai creators. I prezzi negli USA partono da 1,39$ per 100 coins, fino ad arrivare a 139$ per 10.000.

Questa rappresenta una delle modalità con cui i giovanissimi possono guadagnare attraverso la propria attività online. Dopo aver acquistato le monete virtuali possono comprare delle emoj personalizzate, da inviare al proprio muser preferito – termine che indica chi si esibisce su TikTok –  in occasione di una diretta in live streaming.

Al muser destinatario del dono arriva il 50% delle monete effettivamente acquistate dagli utenti, la parte restante viene suddivisa tra la piattaforma e Apple Store.

Perché la tua azienda dovrebbe aggiungerlo alla strategia di marketing?

Non pensare che TikTok sia solo un social dove i ragazzini sprecano tempo, commetteresti lo stesso errore che forse hai fatto dieci anni fa con Facebook o qualche anno dopo con Instagram. Forse ai tempi di Musicaly era legittimo pensarlo, ma oggi TikTok ha ampiamente superato l’esame di fenomeno temporaneo, diventando con forza un’abitudine radicata. Le sue potenzialità sono in crescita. 

 Molte aziende ne hanno già colto la sfida, integrandolo nella loro strategia di social media marketing. 

Nike, Fenty Beauty, Apple Music, Bayern Monaco, Washington Post, per citarne alcune, producono regolarmente tik tok. 

Ciò che spinge all’utilizzo è il fatto di raggiungere il target attraverso la creatività dello storytelling con tassi di interazione veramente elevati. Cosa c’è di più efficace che presidiare i luoghi in cui il target trascorre più tempo? 

Cosa è necessario fare per implementare una strategia di TikTok Marketing?

Aprire un canale e ottimizzarlo 

L’apertura di un canale può sembrare una cosa banale, a patto che si completino tutti gli step richiesti.

Bisogna curare e ottimizzare ogni aspetto del profilo, quali:

  • Nome profilo (deve essere uguale a quello utilizzato negli altri social, quantomeno per le aziende);
  • Biografia (La descrizione deve essere strettamente legata al brand. Ciò che scegli di condividere in pochi caratteri deve essere rappresentativo della tua storia, della tua offerta e dei tuoi valori e deve essere in grado di spiegare agli utenti di cosa ti occupi. Puoi anche decidere di inserire il tuo hashtag all’interno della descrizione);  
  • Immagine del profilo;
  • Link che rimandano agli social dell’azienda;

Crea contenuti attraenti e di valore

Su TikTok è indispensabile creare video originali e in linea con la comunicazione aziendale.

Utilizza un approccio diretto e semplice per connetterti con i tuoi fan. Le parole chiave devono essere “intrattenimento” e “originalità”. Evita contenuti ingessati e tradizionali che risulteranno quasi certamente noiosi. Piuttosto dai sfogo alla creatività e cerca la sintonia giusta con il target.  

Prima di pensare al contenuto del video o allo stile è necessario definire una visione di insieme sul messaggio che vuoi veicolare e sugli argomenti che vuoi trattare. Alcune aziende scelgono di puntare sul prodotto, altre sulle esigenze della community o sulla curiosità.

Hashtag Challenge

TikTok dà molta importanza agli hashtag, dato che li utilizza per categorizzare i contenuti postati. Infatti la sezione Scopri della piattaforma riporta tutti i contenuti sotto gli hashtag di tendenza. Posizionarsi tra questi hashtag permette di essere raggiunti da un numero cospicuo di utenti.

Sempre sulla base degli hashtag è possibile lanciare delle challenge. In tal caso, tra i vantaggi, si aggiunge anche la possibilità di generare maggior engagement e awareness, oltre che di generare word-of-mouth con la possibilità di far diventare il proprio contenuto virale. 

Influencer Marketing

Anche su TikTok, come sugli altri social, le campagne di influencer marketing possono risultare efficaci.

Si può dire che nel caso specifico del social cinese è possibile far leva sia su una reach organica rilevante, ma anche sul ruolo che ricoprono gli hashtag nella diffusione delle clip.

Ovviamente, al fine di rendere una campagna del genere funzionale, è importante una chiara definizione degli obiettivi, del target e degli influencer.

Non pensare che TikTok sia solo un social dove i ragazzini sprecano tempo, commetteresti lo stesso errore che forse hai fatto dieci anni fa con Facebook o qualche anno dopo con Instagram. Forse ai tempi di Musicaly era legittimo pensarlo, ma oggi TikTok ha ampiamente superato l’esame di fenomeno temporaneo, diventando con forza un’abitudine radicata. Le sue potenzialità sono in crescita. 

 Molte aziende ne hanno già colto la sfida, integrandolo nella loro strategia di social media marketing. 

Nike, Fenty Beauty, Apple Music, Bayern Monaco, Washington Post, per citarne alcune, producono regolarmente tik tok. 

Ciò che spinge all’utilizzo è il fatto di raggiungere il target attraverso la creatività dello storytelling con tassi di interazione veramente elevati. Cosa c’è di più efficace che presidiare i luoghi in cui il target trascorre più tempo? 

Anche su TikTok si può fare Adv

Vista la crescita repentina della piattaforma, potrebbe essere una mossa intelligente investire risorse su questo social, prima di un aumento della domanda e dei costi. 

TikTok Ads ha lanciato la propria piattaforma di advertising attraverso la quale è possibile sviluppare una campagna scegliendo target, placement, timing e molto altro (analogamente a Facebook Business Manager). 

Lanciare una campagna oggi è senza dubbio vantaggioso. Vuol dire essere first-mover, o quasi,  con costi ridotti in virtù della bassa competitività tra inserzionisti. Le aziende presenti sul social sono ancora relativamente poche.

Tik Tok è entrato da relativamente poco in vari mercati (come quello italiano), ma allo stesso tempo presenta già una vasta community internazionale con prospettive di crescita molto interessanti. Inoltre è un canale ancora poco saturo, rispetto a Facebook e Instagram. 

Se anche tu vuoi sperimentare le potenzialità di questo nuovo canale social e costruire una strategia in grado di trarre il massimo profitto da Tik Tok marketing, prenota una consulenza e parlaci delle tue idee. 

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Antonella Leone

Ciao sono Antonella, e sono un’ eclettica sognatrice.
Alcuni mi definiscono un’eterna indecisa, io invece amo dipingermi come un’anima multipotenziale.
Scrivo da quando ho imparato a mettere insieme le parole. La scrittura mi ha fatto scoprire mondi paralleli dove mi perdo ogniqualvolta ho bisogno di dare pennellate di colore alla mia vita. Sono entrata per caso nel mondo digital e da allora non ne sono più uscita. Il mio motto? Non smettere mai di imparare!


Branding e Rebranding

Rebranding, cos'è e quando è necessario.

Fare rebranding è un po’ come ritrovarsi in un periodo particolare e sentire il bisogno di attuare un cambiamento per trovare nuovi stimoli.

Bisogna capire cosa non va (identificazione del problema), cosa vogliamo ottenere (definizione degli obiettivi) e infine agire perchè ciò avvenga. 

Il rebranding aziendale, è sostanzialmente un processo creativo che può portare a cambiamenti sostanziali come il nome stesso del brand, o a piccoli aggiustamenti cromatici o di forma del logo.

Con l’obiettivo di ammodernare o di arricchire di significati, di migliorare il design o di prepararsi a nuovi mercati, l’attività di rebranding può avere diverse motivazioni e al contempo celare numerosi pro e contro. Per questo farlo richiede attenta analisi prima, e uno sviluppo progettuale ben definito. 

Seppure nella storia di un marchio o di un’azienda il cambiamento sia inevitabile e assolutamente positivo, questo non vuol dire che farlo senza aver ben sviluppato tutte le fasi del lavoro costituisca a prescindere un vantaggio. Il rischio di danneggiare l’immagine del brand c’è e va considerato.

Ecco gli step necessari per fare rebranding al meglio

Identificare il problema

Il primo step per fare rebranding correttamente è lindividuazione delle criticità. Deve essere un buon motivo per modificare l’immagine di un prodotto. Ad esempio un calo nelle vendite del prodotto sugli scaffali, o l’arrivo sul mercato di un nuovo brand, giovane e con appeal riconosciuto. 

Questa fase è influenzata da tre momenti di grande importanza.

1. l’apertura al cambiamento

Rivitalizzare un’immagine vuol dire avere il coraggio di lasciare andare. Cambiare un elemento rappresentativo, come il logo, i colori o addirittura il nome richiede grande coraggio e apertura al cambiamento. Lasciare andare ciò che sembrava perfetto e cercare il nuovo vuol dire essere proattivi, moderni, vincenti.

La resistenza al cambiamento invece genera una stasi che può rivelarsi dannosa, se non letale, per un’organizzazione che deve assolutamente tenere il passo del mondo e dell’innovazione in tutti gli ambiti.

2. Il dialogo con il cliente

Il feedback è una delle risorse più preziose di cui un’azienda può disporre, se è in grado di raccoglierlo. Confrontarsi è importante ma per un’azienda è basilare. Il confronto infatti lega maggiormente i clienti, li fa sentire parte dei progressi aziendali.

Questo non vuol dire che le scelte aziendali debbano essere prese in funzione dell’opinione, mutevole ed effimera, di ogni cliente. Ma raccogliere sistematicamente feedback e umori dei clienti permette di fare analisi e statistica, di considerare correttamente i punti di forza e le debolezze del brand o del prodotto.

L’attività di survey, somministrata via mail, è un ottimo canale per acquisire informazioni.

3. La ricerca di mercato

Noi siamo parte del mercato, possiamo guidarlo o lasciarci guidare. Ma non bisogna commettere l’errore di dimenticarci che non siamo soli. I competitor e l’audience sono due ingredienti che devono influenzare le scelte aziendali.

Analizzare come il mercato sia cambiato o stia cambiando, vuol dire analizzare il comportamento del pubblico e la reazione dei competitor, per valutare come agire. Il prodotto funziona ancora? Che aspettativa di servizio hanno i clienti oggi rispetto a quelli di ieri? Le esigenze della società sono cambiate, il mio prodotto le soddisfa ancora? 

Il rebrending può nascondere soluzioni veloci anche per cambiare la percezione del pubblico. E il marketing, va ricordato, è tutta una questione di percezioni. 

Esprimere l'identità aziendale

Il design adottato per esprimere l’azienda, e dunque l’insieme di logo, tono di voce, forme, colori, contenuti testuali, formato, necessariamente dovranno esprimerne anche i valori, la storia, il retaggio e – perchè no – traguardi e obiettivi.

Due attività possono rivelarsi fondamentali per determinare la nuova identità aziendale, grazie a un Rebranding strategico.

1.Creare una storia

Alle volte è necessario scovarla dove sembra non esserci, in altri casi invece è proprio la storia, così palese e significativa, a rendere unico un brand. tradizione e storia possono trasformarsi persino in proposte di valore, determinando così l’intera immagine coordinata. 

Quando parliamo di storia non bisogna necessariamente pensare al tempo. Ci sono storie eccezionali dietro ad un brand che si sviluppano nell’arco di pochissimi anni ma che racchiudono tutti quei valori caratteristici della brand identity. 

La storia di chi ha fondato l’azienda anni addietro, un aneddoto che ha determinato l’esplosione del prodotto, una storia che sia metafora del perchè il prodotto sia tanto importante. Qualunque sia la storia ciò che conta davvero è lo storytelling, ovvero il modo e gli strumenti scelti per narrarla. Raccontare una storia significa trasmettere emozioni e queste sono decisamente più efficaci delle qualità tecniche di un prodotto per venderlo. 

Perchè? 

Perchè mentre la neocorteccia, l’area periferica del nostro cervello, analizza la parte razionale delle informazioni che acquisiamo dalla pubblicità (prezzo, qualità tecniche, vantaggi) e determina scelte ragionate. 

Dall’altra parte il sistema limbico, ovvero l’area centrale, è responsabile di emozioni e sentimenti. La particolarità è che quest’area del cervello non ha padronanza del linguaggio ma è responsabile del comportamento e delle reazioni d’istinto. 

Avrai già capito dunque, che se un brand riesce a comunicare una storia che trasmetta valori forti ed emozioni caratterizzanti, queste verranno recepite dal pubblico in modo più “istintivo”, solleticando il desiderio di acquistare ma bypassando le valutazioni logiche che invece possono frenare quell’acquisto.

Ecco perchè spesso compriamo qualcosa e a distanza di qualche giorno ci chiediamo perchè.  

Le campagne pubblicitarie, veicolo principale per la diffusione dell’immagine aziendale, basano la loro forza e il loro messaggio proprio sulla storia.

2.Determinare la Vision

La Vision aziendale definisce la visione, le mire e gli obiettivi intorno ai quali le imprese organizzano le proprie risorse, in modo chiaro. Grazie alla vision è possibile ispirare il patrimonio umano dell’azienda e allinearlo ai valori del brand. 

Una vision funzionale è stimolante, audace, condivisibile sia se tradizionalità quanto se rivoluzionaria. Quando pronunciata deve suonare come un impegno più alto, più nobile della semplice attività di vendita. Pensarla deve dare la sensazione di aver già iniziato a lavorare in quella direzione. 

Sembra difficile? Lo è, inutile nasconderlo. Non è solo una questione di copy, non è sufficiente scrivere una bella frase ad effetto. Perchè questa deve legarsi al know how e distruggerne allo stesso tempo i limiti. 

Qualche esempio di successo su come una buona vision e un’eccellente capacità di storytelling possano incrementare il legame emotivo con il cliente. 

Vision aziendale Rummo

Il sito Rummo è un concentrato di valori, storia e una politica aziendale orientata al rispetto delle tradizioni e del cliente. Grande risalto ha l’etica d’impresa, una sezione dedicata al controllo dei processi aziendali e dei partner che compongono la rete distributiva. 

Logo Rummo Pasta

Vision aziendale Barilla

“Aiutiamo le persone a vivere meglio, portando ogni giorno nella loro vita il benessere e la gioia del mangiar bene.”

La vision Barilla non fa alcun riferimento a nessuno dei prodotti commercializzati, ma ai benefici connessi all’attività aziendale. Il packaging nel corso degli anni, così come il logo, hanno subito numerosi cambiamenti.

Logo Barilla Pasta

Vision aziendale Illy

Una tra le più grandi aziende italiane al mondo produttrice di caffè illustra sul proprio sito web vision e mission aziendale.

La vision aziendale recita:

“Vogliamo essere, nel mondo, punti di riferimento della cultura e dell’eccellenza del caffè. Un’azienda innovativa che propone i migliori prodotti e luoghi di consumo e che, grazie a ciò cresce e diventa leader dell’alta gamma”.

Logo Illy

Agire

Identificato il problema e studiata una soluzione bisogna passare all’azione, la messa in opera. Forse la parte più entusiasmante, in cui i pensieri e le analisi si trasformano in qualcosa di tangibile. Una fase però in cui va posta attenzione a due aspetti principali.

1.Gradualità

La gradualità aiuta a non compiere salti nel buio. Il cambiamento destabilizza sempre, anche i più aperti, perchè modifica quelle certezze su cui costruiamo comportamenti automatici. Un prodotto può subire variazioni di vendita anche temporanee in caso di restyling del pack, perchè la sua visibilità sullo scaffale cambia. 

È sempre preferibile stabilire un progress e utilizzare la nuova identità o il nuovo design dapprima su documenti e supporti interni all’azienda – in questo modo il team sarà il primo promotore del cambiamento. I primi feedback potrebbero indurre a piccoli accorgimenti prima di passare all’esterno, attraverso campagne pubblicitarie dedicate o eventi.

2.Efficacia

Il lancio, la comunicazione al pubblico, la presentazione ai buyer. nel processo creativo del rebranding, l’esordio deve essere impattante ed efficace. 

Bisogna comunicare la nuova storia, il nuovo messaggio, coinvolgere i clienti e i lavoratori nei nuovi obbiettivi dell’azienda.

Campagne pubblicitarie, video, jingle, gadget e attività di sampling possono e devono fare la differenza.

In conclusione

Per decidere o meno se fare rebranding non può bastare la lettura di qualche articolo, Occorre l’esperienza di un team, la competenza di uno i più designer, e una corretta valutazione del mercato di riferimento. A completare, una dinamica e produttiva collaborazione tra tutte le persone all’interno del processo decisionale e creativo.

Affidarsi ad una società specializzata è sempre la strada migliore per evitare scivoloni sia nell’analisi iniziale quanto nel lancio pubblicitario. 

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bbadv-marcello

Ciao, sono Marcello.

Ogni riccio un capriccio. Di me dicono che faccio delle cose bellissimissime. Ogni tanto, chiedo a Google di accendermi la luce.


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Come progettare il menu per il tuo ristorante

Online e non, le regole per creare un menu per un ristorante

In questo articolo abbiamo analizzato l’importanza di un sito internet e gli step necessari per progettare una piattaforma efficace.
Bene, hai realizzato il tuo sito web, hai portato nel mondo virtuale la tua attività di ristorazione. E adesso? Adesso è il momento di progettare e costruire il tuo menu online. Creare un menu per un ristorante è un passaggio fondamentale e imprescindibile per la costruzione stessa del tuo progetto imprenditoriale.

1. Il menu è il tuo strumento commerciale

Immagina di entrare in un locale. Cosa ti aspetti di avere tra le mani una volta accomodato al tavolo?
La risposta è quasi scontata: il menù, mi sembra ovvio.

Lo stesso tipo di ragionamento devi applicarlo al web. Come per il menu offline, anche quello da costruire per il sito web del tuo ristorante è il tuo biglietto da visita, rappresenta l’interfaccia del tuo brand oltre che l’unico vero supporto alla vendita. Non a caso è anche la pagina più visualizzata nei siti di ristorazione.
Giusto per fare un parallelismo a te familiare, il menu rappresenta l’ingrediente principale della tua identità, quindi della tua comunicazione.

Non mi sento di spendere ulteriori parole per sottolineare l’importanza di avere il proprio menu all’interno del sito.

D’altronde se stai leggendo un articolo sulle regole da conoscere per creare un menu per il ristorante online, sarai d’accordo con me su questo punto.

Probabilmente i tuoi dubbi sono altri e assai più complessi:

  • Dovrò aggiornare con frequenza il menu sul mio sito?
  • Devo mettere i prezzi, indicare gli ingredienti? 
  • Quanti piatti devo proporre?

Sono queste le domande che ti frullano in testa in questo momento, immagino. Niente panico, continuando la lettura vedrai che tutto ti sarà più chiaro e probabilmente al termine avrai preso una decisione riguardo al menu online del tuo ristorante.

2. I tipi di menu

Distinguiamo due tipi di menu, online e offline.
La principale differenza tra i due consiste nella componente tattile, di cui ti dovrai preoccupare solo per il menu cartaceo/offline.

Attenzione dunque alla scelta della carta, alla qualità di stampa e alle eventuali nobilitazioni.  scegli un Porta Menu resistente, anti-macchia e anti-graffio. I tuoi ospiti – e i loro polpastrelli – apprezzeranno.

Il menu online deve essere leggibileresponsive e facilmente aggiornabile. Ricorda sempre che le pagine web sono fruibili da vari dispositivi con caratteristiche diverse, assicurati quindi che la pagine del tuo menu sia visualizzabile su ogni device.

Ricorrere ad un file Pdf da scaricare potrebbe essere un giusto compromesso tuttavia sconsigliamo tale pratica: risulterà difficile posizionare la pagina nei motori di ricerca. Preferisci invece il menu in Html che garantisce un layout accattivante e anche stampabile all’occorrenza. Al suo interno dovrai prevedere anche una call to action, superflua offline ma imprescindibile online.
Un pulsante che inviti l’utente a fare un’azione. Quale? Quella che tu desideri e per la quale hai creato il menu: prenotare un tavolo!

Un buon trucco da adottare per facilitare l’aggiornamento dei menu consiste nel progettare due tipi di menu: uno à la Carte, da rinnovare stagionalmente, e un menu del giorno da modificare frequentemente.

Il segreto per ideare e progettare un menu, qualunque sia la sua destinazione è l’equilibrio: un menu troppo ricco confonde, uno povero e senza accenti rischia di mettere in evidenza la poca fantasia dello chef, e non solo quella.

Quanti piatti? “Less is more” è un buon mantra purché non si esageri. Più un menu è essenziale, fatto di pochi elementi ma ben strutturati e ben disposti nello spazio, maggiore è la possibilità di aumentare i tuoi profitti.

Cadere nella tentazione di inserire tutti i piatti preparati nel tuo ristorante è molto facile, soprattutto se hai tante idee ma confuse. Non ti dirò quindi cosa è meglio scegliere per il tuo ristorante, ma sicuramente posso metterti in guardia dagli errori più comuni da cui stare lontano:

  1. Progettare un menu troppo lungo o troppo corto: Un menu pieno di piatti di ogni tipo confonde gli ospiti; al contrario un menu striminzito con pochi piatti è facile da gestire per chi lo progetta, ma rischia di annoiare i clienti, soprattutto quelli affezionati.
  2. Creare un menu senza regole: c’è dentro un po’ di tutto e senza un filo logico. Se il tuo obiettivo è massimizzare i profitti, devi farlo con criterio. Il potenziale cliente se ne accorge e scappa.
  3. Seguire le mode del momento, senza criterio: Il menu costruito per stare al passo con i tempi è molto rischioso sul medio e lungo termine, perché le tendenze vanno e vengono.
  4. Il menu è il tuo ristorante: Gli ingredienti che scegli, la loro provenienza o esclusività, il livello qualitativo, sono loro a determinare il “carattere” del ristorante, mai il contrario. Se non saprai selezionare portate coerenti, non riuscirai a trasmettere mai un’identità certa.

Come si scrive un menu? Non esistono regole ben definite. Molto dipende dal contesto di vendita, dalla tua identità di brand, da come ti posizioni (o vuoi posizionarti) rispetto al mercato alla concorrenza.

Ecco quindi alcune linee guida per poter organizzare i contenuti in modo equilibrato:

  1. Dividi i piatti in macro aree, suddivise in base alle portate senza creare sbilanciamenti tra primi, antipasti, secondi e dessert. A chi servono 10 contorni se proponi 3-4 secondi tutti di carne?
  2. Metti poche voci per ogni portata. Non confondere i commensali che su tutto vogliono rilassarsi.
  3. Scrivi descrizioni accattivanti che facciano venire l’acquolina in bocca. I piatti che saltano più all’occhio sono proprio quelle descritte in modo dettagliato, con termini semplici e comprensibili.
  4. Se non hai ben chiaro il costo di produzione di ogni piatto – va detto che dovrebbe essere l’informazione più preziosa di cui disponi –  o la marginalità o l’incidenza sui ricavi, non ricorrere semplicemente ad un ordine decrescente per costo del piatto. Visivamente induce l’ospite a valutare il piatto per prezzo e non per qualità o ingredienti. La scelta? È probabile che ricada su un piatto  nella prima metà della lista.  in attesa che tu definisca le informazioni sul food cost della tua cucina, prova a mettere i piatti che preferisci vendere al centro della pagina, gli altri prima o dopo nell’elenco, ma evita l’ordine di prezzo.
  5. Utilizza un colore che sia in linea con la tua identità di marca
  6. Usa un font leggibile, senza inutili fronzoli, capace di attrarre. L’eleganza di una donna non risiede certo nel make up, no?

Gli esperti di menu engineering hanno osservato che i clienti generalmente leggono il menu secondo l’incidenza culturale. Gli occidentali ad esempio, tenderanno sempre, in qualsiasi parte del mondo, a leggere il menu dall’alto verso il basso, dalla pagina sinistra a quella destra. Puoi tentare distribuzioni diverse, ma non è detto che l’originalità o la stravaganza verranno premiate a tavola. Se vuoi mettere qualcosa in evidenza un buon espediente sono i box, entro cui descrivere il piatto dello chef o la portata per cui il ristorante ha acquisito notorietà. Questo può aiutarti a decidere dove piazzare le portate che maggiormente ti caratterizzano o sulle quali ottieni maggiore profitto, o ancora dove posizionare informazioni rilevanti sulla tua identity o suggerimenti su come abbinare portate e vini per vivere un’esperienza enogastronomica perfetta.

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Ciao, sono Gabriele, uno dei due bbrothers.
In America sarei un full-stack marketing manager.
In Italia aiuto le aziende a creare la propria identità, raccontare la loro storia e comunicare con i propri clienti.
Il mio obiettivo è riuscire a fornirti gli strumenti che ti permetteranno di acquisire autorevolezza sul tuo mercato di riferimento. A volte ci riesco, altre pure!


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Bando Marchi +3: agevolazioni alle imprese per favorire la registrazione di marchi dell’unione europea e internazionali

Via gli incentivi per lo sviluppo e tutela della proprietà intellettuale: 80% di rimborso della spesa per la registrazione del marchio

Anche per il 2020 il MISE (Ministero dello sviluppo Economico), attraverso la DLGC (Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione) e UIBM (Ufficio Italiano Brevetti e Marchi), prevede la realizzazione di azioni finalizzate a supportare le imprese, in particolare le PMI, per la valorizzazione dei titoli della proprietà industriale.

La misura Marchi + 3, infatti, favorisce la registrazione all’estero (sia a livello comunitario che internazionale) di marchi nazionali da parte di PMI, con l’obiettivo di sostenerne la capacità innovativa e competitiva.

Cosa finanzia

L’incentivo consiste in un contributo in conto capitale fino all’80% delle spese sostenute, e viene riconosciuto per l’acquisto di servizi specialistici finalizzati alla registrazione di marchi europei e marchi internazionali secondo le seguenti misure agevolate:

  • per la Misura A – registrazione di marchi europeo: 6.000 euro per ogni domanda relativa ad un marchio depositato presso l’EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale).
  • per la Misura B – registrazione di marchi internazionali: 6.000 euro (7.000 euro per USA o Cina), per ciascuna domanda relativa ad un marchio depositato presso OMPI che designi un solo Paese, elevato a 7.000 euro (8.000 euro per USA e/o Cina) per ciascuna richiesta di agevolazione relativa ad un marchio depositato presso OMPI che designi due o più Paesi.

Ciascuna impresa può presentare più richieste di agevolazione, sia per la Misura A sia per la Misura B, fino al raggiungimento del valore complessivo di 20.000 euro.

A chi è rivolto

Destinatari del finanziamento sono le imprese di micro, piccola e media dimensione con sede legale ed operativa in Italia.

La Micro impresa è costituita da imprese che:

  • hanno meno di 10 occupati;
  • hanno un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro.

La Piccola impresa è costituita da imprese che:

  • hanno meno di 50 occupati;
  • hanno un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro.

La Media impresa è costituita da imprese che:

  • hanno meno di 250 occupati;
  • hanno un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro, oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro.

Richiedi tutti i requisiti per il bando

Quali spese vengono rimborsate?

Le spese ammissibili sono:

  • progettazione del nuovo marchio (ad esclusione dell’ideazione di un elemento verbale coincidente con la denominazione dell’impresa stessa – e/o progettazione elemento grafico) effettuata da un professionista grafico titolare di partita IVA relativa all’attività in oggetto o da un’azienda di progettazione grafica/comunicazione;
  • assistenza per il deposito effettuata da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati o da un centro PATLIB (Patent Library);
  • ricerche di anteriorità per verificare l’eventuale esistenza di marchi identici e/o di marchi simili che possano entrare in conflitto con il marchio che si intende registrare, effettuate da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati o da un centro PATLIB (Patent Library);
  • assistenza legale per azioni di tutela del marchio effettuata da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati. L’agevolazione per tale servizio potrà essere richiesta – nel rispetto dei limiti previsti per singolo marchio – anche a fronte di un’agevolazione già concessa a valere sul presente Bando presentando, entro i termini di vigenza dello stesso, una nuova successiva domanda di agevolazione.
  • tasse di deposito/registrazione. Ai fini dell’ammissibilità tutte le spese (comprese le tasse di deposito) devono essere state sostenute a decorrere dal 1° giugno 2016 e comunque in data antecedente la presentazione della domanda di agevolazione. Le spese devono fare riferimento a fatture emesse e a pagamenti effettuati a partire dal 1° giugno 2016 e comunque in data antecedente la presentazione della domanda di agevolazione.

Come accedere alle agevolazioni per il bando Marchi +3?

BBADV è associata ad uno studio di consulenza e legale che lavora per supportare l’imprenditore nella valutazione di soluzioni adeguate alle proprie esigenze o richieste.
Contattaci per maggiori informazioni

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Ciao, sono Gabriele, uno dei due bbrothers.
In America sarei un full-stack marketing manager.
In Italia aiuto le aziende a creare la propria identità, raccontare la loro storia e comunicare con i propri clienti.
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Sito Web per il tuo ristorante: ecco come progettarlo

Viviamo in un periodo in cui il mondo è sempre più orientato a una comunicazione breve e frammentaria. Ecco perché il sito web deve essere il punto di riferimento per la promozione della tua offerta commerciale

Incontrando giornalmente diversi clienti, molti dei quali imprenditori del food, sento ripetere sempre lo stesso dogma: “Progettare un sito web non serve più, ormai c’è Facebook”.

Ok, la presenza digitale è importante, lo è ancor di più quella sui social network, ma ti sei mai chiesto quanto del tuo fatturato è riconducibile al tuo sito web?

OpenTable, noto sito dedicato alle prenotazioni online, ci fornisce una statistica interessante:

l’85% degli utenti visita il sito internet ufficiale del ristorante durante la fase di scelta del locale verso il quale andare.

La domanda che ti pongo è questa: come stai accogliendo il tuo potenziale cliente sul web? Stai ponendo la giusta attenzione al modo in cui lo inviti a provare la tua cucina?

Perché è importante un sito web

Immagina il tuo sito web come un contenitore di informazioni, notizie, elementi che hanno a che fare con il tuo progetto imprenditoriale a 360°.

Il sito web della tua attività non è più soltanto la vetrina del tuo ristorante. Al suo interno ci sono i tuoi valori, tutte le informazioni utili per arrivare fisicamente da te, tutte le risposte alle domande che solitamente ti vengono poste e, perché no, un elemento commerciale che gestisce le prenotazione dei tavoli.

Se questo contenitore ti garantisse una soddisfacente percentuale di conversione – da utente web a cliente reale – quanto saresti disposto a pagarlo?

Che funzione ha la pagina web?

Prima di addentrarci nelle fasi operative che portano alla costruzione di un sito web, voglio che ti sia chiaro quanto è importante oggi essere presenti online.

Per capirlo basta per un attimo cambiare prospettiva: guardati intorno, quante persone vedi ogni giorno passare il proprio tempo online, che sia sui social, sui siti, sulle app ecc ? E cosa cercano? Secondo gli ultimi sondaggi, ristoranti e altre strutture ricettive dominano nei risultati delle ricerche online.

Appare chiaro quindi che il sito web non è più quella semplice vetrina statica che riporta il logo di un’azienda e le informazioni di base per raggiungerla.

Il sito web è uno strumento con cui costruire un dialogo con i potenziali clienti, per instaurare relazioni, raccontarsi e farsi conoscere, per creare autorevolezza e generare affidabilità. In poche parole: il sito web serve per fare branding.

E questo vale per tutti. Che tu stia lavorando all’apertura di un nuovo locale, che tu voglia fare un restyling o che voglia allinearti con la nuova comunicazione aziendale che ti chiede di essere presente online.
Tutti hanno necessità di costruire un sito web professionale.

Come progettare e sviluppare un sito web partendo da zero

Il primo passo per costruire un sito web prevede due passaggi principali:

  1. acquistare un dominio;
  2. scegliere un servizio di hosting (è lo spazio in cui viene ospitato il tuo sito)

Parliamo di un investimento di poche decine di euro all’anno, necessario se vuoi portare la tua attività di ristorazione nel mondo dell’online.

Bene, adesso hai il tuo spazio nel web. Hai anche il dominio con il nome del tuo ristorante. Ma qual è la forma che vuoi dare al tuo sito web professionale. E soprattutto cosa vuoi mettere al suo interno?

Facciamo un passo indietro. Per sviluppare un sito web da zero, devi prima immaginare la sua struttura tenendo bene in mente alcuni concetti fondamentali: usabilità, visibilità, posizionamento e conversione.

Il 63% degli utenti usa dispositivi diversi per cercare locali e aziende. Ciò si traduce nell’esigenza fondamentale di avere un sito web usabile da ogni tipo di schermo e formato. Si parla in questo caso di struttura del sito web che deve essere “responsive” e “mobile friendly”, che si adatta cioè al formato di qualsiasi dispositivo da cui viene consultato, che sia pc, smartphone o tablet. Questa non è più una velleità, ma una conditio sine qua no. Il rischio? Perdere il cliente prima ancora che si addentri sul sito.

Dalla parte del lettore

Rendere usabile un sito significa anche rendere la vita facile a chi ci naviga.
Per ottenere un sito semplice da navigare mettiti sempre dal punto di vista dei tuoi clienti. Usa termini chiari, cerca di offrire sempre una soluzione, prova a dare le informazioni in modo semplice. Questo ti aiuterà anche a favorire la conversione, cioè il passaggio da lettore a cliente.

Un altro consiglio per avere un sito chiaro e leggibile è prestare attenzione all’organizzazione dei contenuti che deve essere semplice ed essenziale. Un buon metodo per decidere l’ordine delle informazioni da veicolare è quello di seguire il principio di priorità. Un menu di navigazione con pochi elementi ma mirati, che racchiudano le informazioni davvero importanti per gli utenti, potenziali clienti.

Dal progetto alla pratica: cosa mettere dentro al sito web

Abbiamo detto che il sito web è un contenitore di informazioni. Ma quali ?

Dal punto di vista dei contenuti dovrai adottare un CMS (Content Management System) che ti permetterà di aggiornare il sito web con articoli, eventi, materiale fotografico. Il più utilizzato è Wordpress, abbastanza intuitivo – ma dovrai spendere del tempo per cercare di capirne il funzionamento – e sufficientemente semplice da utilizzare anche se non sei un programmatore. Al suo interno potrai decidere di includere tutto ciò che pensi sia in linea con il tuo brand.

La semplicità prima di tutto

Le aree più comuni da includere nel sito web di un ristorante sono le seguenti:

  1. Homepage. È il biglietto da visita del tuo ristorante. Qui dovranno esserci le informazioni essenziali o i collegamenti a quelle più ricercate dal tuo target: la tua filosofia, il tuo menu, il modulo di prenotazione.
  2. Menù: è la pagina più importante del tuo sito, quella che più di ogni altra produce conversione. Dopo aver letto il menu, il cliente chiama e prenota. A patto che tu abbia avuto cura di inserire una CTA (call to action) al termine del menu, invitando il lettore a trasformarsi in consumatore.
  3. Contatti e mappa: indispensabili per farsi trovare. Includi numero di telefono, indirizzo, mail, social.
  4. Lo staff: da questa pagina potrai raccontare il tuo modo di lavorare e i valori del tuo brand, inoltre potrai accrescere il senso di appartenenza dei tuoi collaboratori.
  5. Blog: è la sezione più utile per nutrire i curiosi di informazioni utili a convertirli poi in clienti, se costruito in modo strategico e con contenuti curati può fare schizzare il tuo sito nella prima pagina di google anche senza particolari investimenti pubblicitari (Google ads). Sarà inoltre il punto di partenza per pianificare la tua strategia di Inbound Marketing (dai un’occhiata all’articolo per saperne di più)
  6. Modulo di prenotazione: anche in questo caso la parola d’ordine è semplicità.
  7. Gallery: le foto sono fondamentali per raccontare il tuo brand e anche per attrarre potenziali clienti. Ottime foto dei tuoi piatti daranno un’idea concreta di che tipo di ristorazione tu offra, e una giustificazione concreta alla price policy del tuo menu.

Quindi…

Ora ne sai abbastanza per iniziare a creare la tua identità online.
Sai che il punto di partenza non sono i social. Questi saranno piuttosto uno strumento per veicolare gli utenti proprio al tuo sito.
Assicurati poi di configurare correttamente la tua scheda Google aggiornandola con le informazioni relative al sito et… voilà! Il gioco è fatto.

Se tutto ciò ti sembra complesso o preferisci un nostro consiglio, siamo sempre pronti a prestarti un orecchio. Spulcia il nostro portfolio per scoprire cosa abbiamo fatto per alcuni ristoratori.

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Ciao, sono Gabriele, uno dei due bbrothers.
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