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Facebook Shop, in roll-out l'ultima novità di Zuckerberg che potrebbe rivoluzionare (ancora) la vendita online

Il lockdown imposto dai governi di tutto il mondo per fronteggiare il covid-19 ha riscritto numerose convinzioni oggi del tutto desuete e ci ha fornito nuove certezze. Tra queste, l’e-commerce non può essere un lusso di pochi ma un esigenza reale, soprattutto per i piccoli produttori e commercianti. Facebook lo sa e per questo è pronto a lanciare il suo nuovo potere, Facebook Shop.

L’ha annunciato Mark Zuckerberg proprio ieri con una diretta e questo post chiaro come è nel suo stile.

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In sintesi Facebook mette in mostra i superpoteri e va a stuzzicare i colossi della vendita online.

Facebook e Instagram, e a seguire Messenger e Whatsapp, costituiranno un network di social network – scusami la ripetizione – attraverso cui vendere beni online e raggiungere velocemente i consumatori.

Facebook Shop è nuovo

Non confondere Shop con Marketplace o con la Vetrina delle pagine.

La vetrina sparirà dalla tua pagina se non è già successo. Troverai invece la Tab Shop.

E se fino ad oggi l’acquisto andava completato sul sito web del venditore passando dalla Vetrina, con la nuova funzione invece l’acquisto si completerà sul social.  La comodità è che l’acquirente potrà immediatamente mettersi in contatto con il venditore, utilizzando le stesse chat di Messenger e Whatsapp. Comodo, veloce, efficace. A patto che il venditore abbia compreso l’importanza di un customer care organizzato, anche digitale.

Per gli addetti ai lavori

Chi lavora alla vendita online per conto di attività e negozi sa che impegno si nasconda dietro la configurazione da Business Manager di tutti gli asset necessari per aumentare il traffico al sito e lavorare bene con le campagne.
Una volta importato il catalogo era necessario, con procedure diverse, collegarlo sia alla vetrina della pagina Facebook che al profilo Instagram, a patto che queste risorse appartenessero allo stesso BM. Nessuna funzione però metteva in correlazione il catalogo dei social network alla funzione catalogo prodotti di Whatsapp Business, che deve essere caricato separatamente e – che io sappia – manualmente.

Il settaggio avverrà da Gestore delle vendite, che nella mia area non è ancora disponibile, una funzione presente su Business Manager.

I dettagli di settaggio sono già spiegati su Facebook for Business, nel centro assistenza per le aziende.

Una novità che agevolerà molto anche gli operatori.

Live Shopping per sfruttare le dirette

Pare che disporremo della funzione Live Shopping, una funzione che permetterà di taggare i prodotti del catalogo nelle dirette FB e IG e far sì che siano sempre ben visibili nella parte bassa dello schermo durante il video e, un po’ come accade quando si tagga un prodotto su un post, consentirne l’acquisto diretto…in diretta.

Nemesi degli e-commerce proprietari?

Ieri sera una delle mie pagine preferite ha lanciato la provocazione.

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In un primo momento ho tentennato, quasi convinto che avessero ragione.

Poi ho ragionato e ho espresso il mio pensiero, che ho volutamente lasciato visibile nello screen del post.

Espressione colorita a parte, doverosa viste le mie origini siciliane, penso che una novità non porti necessariamente con sé la distruzione del vecchio.

Quando 10 anni fa esplosero i social network, molti abbandonarono il proprio blog per sfruttarne la gratuità e i tanti vantaggi apparenti. Si disse che non aveva alcun senso investire per un blog perché la gente preferiva i post.
Poi di questi, tanti tornarono sui loro passi.

È solo la mia opinione, ma ad oggi sono tantissimi i blog che riescono a parlare in maniera efficace ed esaustiva al proprio target, sfruttando i social per aumentare la portata dei contenuti, ma senza smettere di coltivarli nel proprio spazio web.
Io stesso se cerco una soluzione, continuo a farlo nei blog di esperti e tecnici di settore, non certo sulle loro pagine social dove in ogni caso la possibilità di ricerca è molto limitata e i contenuti sono soggetti a logiche di distribuzione troppo effimere, ma soprattutto premiate da investimenti pubblicitari e non dalla pertinenza dei contenuti.

In definitiva, non è ancora noto come lo shop di Facebook si comporterà al di fuori delle sue quattro piattaforme e, quindi, come verrà letto da Google. Inoltre lo shop potrà essere personalizzato solo in parte (colori, insieme di prodotti…) e dunque verrebbe meno l’identità di brand per i quali quest’ultima è fondamentale.

Dulcis in fundo, non tutto potrà essere venduto su Shop. Servizi, contenuti in abbonamento e alcune categorie di prodotti come medicine e dispositivi medici, alcolici e prodotti per adulti, sono esclusi dalla nuova feature.

Facebook Shop è un male?

A nessuno giova la monopolizzazione della vendita. Il web è bello non solo perché è vario ma soprattutto perché è grande. Talmente grande che c’è davvero spazio per tutti.

Io non credo che l’obiettivo di Facebook sia smantellare gli e-commerce su cui anche le piccole attività hanno investito in questi anni di corsa alla digitalizzazione. Piuttosto fornire uno strumento per recuperare lo svantaggio per le aziende meno lungimiranti che invece non hanno dato vita ad uno shop online. E che ora, in tempi di pandemia, ne avrebbero enormemente bisogno.

L’emergenza coronavirus ha messo in chiaro quanto la gente compri, stringa relazioni, si intrattiene, cerca conforto sul web. Le aziende impossibilitate alla vendita online oggi verrebbero tagliate fuori troppo rapidamente dalla “nuova corsa all’oro”, fatta di delivery, di acquisti senza uscire di casa e senza entrare in contatto diretto con commessi o camerieri. Saranno mesi di distanza di sicurezza, e il web è la soluzione per continuare a comprare senza rischiare.

Facebook ha sempre dichiarato di voler rendere il mondo un posto migliore. L’accesso a internet gratuito offerto ai paesi del terzo mondo, o i fondi stanziati per supportare la promozione delle aziende colpite dalla crisi Covid-19, sono solo alcuni immediati esempi.

Io credo che la funzione Shop si muova nella stessa direzione, approfittando della situazione per cominciare a insidiare anche nuove frontiere e nuovi territori. Come quello della vendita diretta.

Probabilmente un giorno Facebook avrà una risposta ad ogni esigenza umana, perché già oggi non è più semplicemente un social network.

E chi si ostina a ripetere che sia morto, continua a guardare le cose sbagliate.

 

A proposito di Social e di Emergenza Coronavirus son certo riterrai interessate questo articolo.

Ciao, sono Nazareno, uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
Mi occupo principalmente di copywriting e di tutte le attività editoriali del team.
Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo sul marketing digitale che metto a disposizione dei miei clienti.


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Influencer Marketing, cos'è e come funziona

Se c’è un fenomeno che davvero caratterizza il marketing del periodo che stiamo tutt’ora vivendo, quello è senza dubbio l’influencer marketing. Ma cos’è davvero, su quali principi si fonda e quando è iniziato tutto?

È davvero qualcosa di nuovo?

Sembra scontato pensare che l’intervento degli influencer nella pubblicità e nella promozione di prodotti e brand sia una novità tutta millenials.
Nella realtà le cose stanno diversamente.
Ad esempio nel 1970, un’inquadratura fissa su Pelè, che si allacciava le scarpe durante i quarti di finale, determinò un’impennata alle vendite di scarpe Puma. Proprio il marchio delle scarpe indossate dal campione brasiliano.

Potremmo fare esempi decisamente più pratici, come quello delle grandi case di moda che vestono i conduttori o le star dei più grandi festival da sempre. È un chiaro esempio di influencer marketing – offline e online – in cui l’azienda cerca di colpire il suo target vestendone un idolo. Tuttavia l’esempio che sto per farti ti lascerà di stucco. 

C’è un’azienda che un secolo fa ingaggiò il più grande influencer per promuovere un prodotto semplice e a basso costo, ottenendo risultati strabilianti e godendo di quel sodalizio per decenni. 

Quell’azienda era la Coca Cola. 

L’influencer? Babbo Natale. 

È una tecnica che esiste e resiste da decenni, questo ne comprova l’efficacia. 

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Cosa è l'influencer marketing

L’influencer marketing si fonda sull’identificazione di quei soggetti che, grazie alla loro intensa attività digital o la loro esposizione mediatica, hanno capacità di influenza su potenziali target e su grandi segmenti di pubblico, potendo contare su community molto estese, approvazione sociale ed ampia portata organica dei loro contenuti.

Potresti trovarli anche indicati con espressioni come digital influencer o addirittura Social Media Opinion Leader, nella sostanza sono persone in vista in grado di condizionare altri individui. 

Il più grande vantaggio che questa pratica offre è quello di aggirare l’attenzione dell’utente target. Ricevere un messaggio pubblicitario canonico pone il ricevente in una condizione di diffidenza, di difesa verso la possibilità di essere “sedotto” più di quanto non voglia. Ecco però che se il messaggio viene veicolato attraverso una persona per la quale si nutre ammirazione incondizionata, questi passa come un consiglio di assoluto valore e la pubblicità ottiene esattamente il risultato sperato, inducendo l’utente a trasformarsi in cliente. 

Questa forma di marketing è strettamente legata all’awareness tanto dell’influencer – in questa forma è predominante – tanto del prodotto. 

È ovvio che un brand già noto faccia meno fatica a selezionare influencer e a rendere efficace il messaggio. È meno ovvio ma assolutamente realistico che un buon influencer con una community di qualità possa essere un boost eccezionale per la distribuzione di un prodotto sconosciuto o appena immesso sul mercato. 

Il mercato di massa per brand esordienti

Il successo di un prodotto nel mercato di massa incontra subito un ostacolo, ovvero la necessità di ricevere approvazione da una piccola parte di utenti in target, che alcuni definiscono utenti precoci. 

Gli utenti precoci sono quei soggetti che si mettono in fila fuori dagli store il giorno prima del lancio di un nuovo modello di smartphone. Sono tantissimi, ma in un numero molto inferiore rispetto alla massa  – identificata come maggioranza tardiva – che acquisterà lo stesso prodotto, allo stesso prezzo, nelle settimane successive. Eppure questi ultimi, o molti di essi, non avrebbero mai prestato la dovuta attenzione al prodotto se i primi, gli utenti precoci, non ne avessero aumentato il valore percepito. 

Non esiste successo per un prodotto di massa che non passi attraverso la seduzione di nicchie di utenti precoci. Sono proprio loro a innescare i meccanismi di riprova sociale necessari a muovere il mercato. 

Un digital influencer permette di arrivare forte e chiaro a quelle nicchie e aumentare il valore percepito di un prodotto anche sconosciuto. 

Gli utenti precoci tendono a muoversi un attimo dopo gli innovatori, ovvero coloro che possono vantare di essere stati i primi a scoprire un certo prodotto o servizio. Nel nostro caso, gli influencer possono rappresentare gli innovatori ideali per il lancio di un nuovo brand o prodotto, scatenando la reazione impulsiva e fedele dei loro follower.

Quanto è determinante  l'apporto di un innovatore?

Tanto, se pensi che in termini percentuali gli innovatori nella commercializzazione di un prodotto rappresentano il 2,5 % dei compratori, gli utenti precoci il 13 % mentre la maggioranza – inclusa la coda lunga che è costituita dai ritardatari – quasi l’85%. Ecco dunque che, se vogliamo arrivare a vendite considerevoli, è bene attecchire proprio in quel segmento di utenti che è determinante, gli utenti precoci, prima ancora che puntare ai grandi volumi di vendita.

I consumatori si fidano delle raccomandazioni degli influencer, tanto che l’83% dei consumatori crede alle raccomandazioni dei propri simili piuttosto che a quelle dei brand, e il 66% alle opinioni pubblicate online dai consumatori.

Coerenza e autorevolezza

La scelta di un influencer non passa solo attraverso il conteggio dei suoi follower.

Il personaggio che rappresenterà il tuo brand dovrà esserne affine, in sintonia.

Sceglieresti mai una teenager dedita solo al make up e alla moda, per promuovere un corso di studi online sulla storia dell’arte? Non solo l’influencer non incarnerebbe i valori espressi, ma i suoi follower difficilmente dimostrerebbero interesse verso il tema, abituati a fruire di contenuti d’altro settore.

C’è di peggio, la sua assenza di autorevolezza sul tema potrebbe persino costarle parte dei suoi follower che potrebbero non apprezzare il suo tentativo di cimentarsi in un tema non suo.

Al contrario le si potrebbe affidare con successo il messaggio promozionale di un nuovo gioiello per ragazzi e ragazze, che esprima un valore come l’amicizia, assolutamente immediato e prioritario nello schema di valori di un teenager.

La scelta dell’influencer è secondario rispetto all’identificazione della propria buyer persona.

Community di qualità

Non si faccia l’errore di credere che l’influencer sia colui che ha migliaia di follower. 

Ciò che rende di valore l’influenza di un personaggio in vista, è il legame che riesce a sviluppare con i suoi follower. Centinaia di follower che non interagiscono con il profilo non potranno mai essere convertiti in lead di qualità per l’azienda che avrà optato per questa strategia. 

Al contrario, un personaggio con una cerchia ristretta di follower, ma di ottima qualità e sempre connessa, potrebbe ottenere eccellenti risultati, soprattutto per brand di nicchia o attività locali. A tal proposito, molti influencer di successo non sono affattto delle star o celebrità, bensì semplici utenti che non ricoprono ruoli professionali in vista ma che hanno costruito la loro credibilità proprio lì dove influenzano i follower, sul web. 

Per cui i parametri da valutare prima di selezionare un influencer per il proprio brand sono le KPI (leggi questo articolo per approfondire l’argomento) dei suoi canali social, che forniscano un dato significativo in quanto a engagement, copertura organica, condivisioni e conversazioni generate in Direct. Fermarsi al numero di follower o like, o ancora lasciarsi ammaliare dalle sole reazioni ai post del profilo, potrebbe rivelarsi un costoso passo falso. 

Crisis Management e umanizzazione 

Accostarsi ad un Influencer potrebbe essere la mossa vincente, non solo per promuovere il proprio prodotto, ma per accelerare il processo di “umanizzazione” del brand. 

Le persone preferiscono le persone ed è per questo che brand eccessivamente astratti o che rappresentano un servizio, hanno difficoltà a incrementare le vendite. Un testimonial aumenta l’empatia del brand che ne assorbe le caratteristiche. 

Anche nella gestione di una crisi – ad esempio in caso di epic fail o di qualsiasi incidente di percorso che mini la credibilità di un brand – la presenza di un influencer può limitare le perdite. Un personaggio in vista può garantire “credibilità” ad un brand che sta attraversando un momento di imbarazzo, limitando i danni e gli attacchi frontali da parte di utenti arrabbiati. 

Cosa può fare un influencer per te 

Ci sono principalmente due azioni che un influencer può compiere per te. 

  • Scrivere un articolo se è un blogger, o creare un video tutorial o una video recensione, se è un vlogger.
  • Promuovere l’uso o il consumo del tuo prodotto con foto e video sui sui profili social.

Tieni bene a mente che il web è pieno di influencer che potrebbero aiutarti gratuitamente. 

Sono i tuoi clienti e se il tuo prodotto è davvero ottimo, potrebbero prendere l’iniziativa di parlarne alla loro community.

Puoi monitorare questi contenuti associando un hashtag ai tuoi post istituzionali, o utilizzando tools a pagamento come Mention o Talkwalker.

Come pagare un influencer

Il compenso di un influencer cambia in funzione del suo livello di celebrità, dagli obiettivi della vostra collaborazione e dai risultati ottenuti. È possibile anche concordare un compenso a step crescenti in funzione dei risultati, mixando anche più modi tra quelli indicati qui. 

  • Prodotti gratis, accesso gratuito ai tuoi servizi, invio periodico di prodotti gratuiti da recensire, ecc.
  • Costo a engagement, quanto engagement ottengono con i loro contenuti
  • Costo a clic, il numero di clic che ricevi sulla tua pagina di destinazione
  • Pagamento a post, tariffa fissa per ogni post prodotto, indipendentemente dal risultato.
  • Costo a conversione, il numero di conversioni che generano – iscrizione alla newsletter, acquisto di un prodotto, compilazione di un modulo, ecc. Puoi monitorarli attribuendo un codice sconto univoco e monitorando le vendite sul tuo e-shop.

L'influencer marketing non è il marketing

Come più volte sottolineato, un influencer può davvero fare la differenza sui risultati della macchina commerciale di un brand. 

Tuttavia non è sufficiente a sopperire a tutti i risultati attesi dal marketing. 

Al contrario, in assenza di una sufficiente e corretta attività di marketing, le azioni di un influencer potrebbero sembrare prive di valore, danneggiando anche il soggetto. 

Un community è disposta a lasciarsi sedurre da un influencer, purché ciò che propone sia affidabile. Dopo aver assorbito il messaggio da un opinion leader, l’utente dovrà vivere un’esperienza appagante al suo secondo step, ovvero l’avvicinamento al front end del marchio pubblicizzato. 

Su cosa lavorare? Canali social istituzionali ben curati e aggiornati, un ottimo sito web costruito per informare e vendere in modo semplice e veloce, una comunicazione lineare e coerente con i valori espressi dall’influencer al suo target. 

Ma soprattutto un buon sistema di lead generation, così da stabilire un contatto diretto futuro con gli utenti, rendendo la collaborazione con l’influencer un episodio occasionale e non un legame necessario e definitivo. 

Ciao, sono Nazareno, uno dei BBrothers.
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Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
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Come fare social durante l'emergenza COVID-19

Fronteggiamo il fenomeno COVID-19 che stravolge le priorità e le dinamiche di consumo degli italiani. Come affrontare tutto ciò? Cosa possono fare i brand per mantenere il contatto con le persone?

La repentina ascesa del virus, il suo alto tasso di trasmissibilità, hanno innegabilmente paralizzata buona parte del paese e – notizie in evoluzione anche in queste ore – del mondo.

Non è un caso che l’OMS abbia dichiarato lo stato di pandemia e che tutte le attività non ritenute fondamentali per i servizi essenziali al cittadino, siano state costrette alla chiusura o a severissime restrizioni.

Cosa cambia per un'attività

Nella realtà, tutto. Davvero.

L’impossibilità ad avere contatti ravvicinati, orari ridotti o chiusure forzate totali o limitate al weekend. Beni che fanno fatica ed essere venduti, altri che risultano invece irreperibili sul mercato.

Piccole e grandi aziende hanno dovuto fronteggiare un fiume di novità in poche ore, ma non tutte sono riuscite ad assimilarle e mettere in atto tutti gli accorgimenti necessari per attutire il colpo o addirittura coglierne le opportunità.

Per citare un colosso mondiale, Amazon ha incrementato le vendite e sta assumendo in queste ore nuovo personale per gestire al meglio consegne e stoccaggio. Quello che però sfugge ai più è che l’aumento è relativo a beni e prodotti di prima necessità, cura della persona e degli infanti, presidi sanitari.  Per questo l’azienda di Bezos ha dato massima priorità a questi prodotti, anche nell’approvvigionamento, cogliendo così le opportunità e sposando profitto e supporto alle famiglie.

Tra le piccole e medie imprese invece, questa condizione ha portato a profonde crisi, mettendo in luce la mancanza di programmazione e l’assenza di investimenti nel web. Un segnale chiaro arriva dai contenuti social, in molti casi del tutto assenti.

Come fare social nei giorni #IORESTOACASA

I social sono strumenti e se utilizzati in maniera opportuna possono preservare la relazione tra azienda e utenti/clienti.
In molti caso l’azienda potrebbe rappresentare un vero e proprio punto di riferimento, se avrà costruito la sua authority online prima che esplodesse l’epidemia.

È determinante continuare a coltivare le relazioni online, si tradurrà in vantaggio quando tutto questo sarà finito e gli utenti torneranno ad acquistare beni e servizi.

Al contrario, consumare questi giorni rimanendo “silenziosi” o immobili, potrebbe rivelarsi uno spreco di tempo e di opportunità.

Quello che ti serve adesso è qualche consiglio, soprattutto se stai attraversando un momento che assomiglia maledettamente al “blocco dello scrittore”.

Zero spunti e la paura di produrre delle banalità o dei contenuti inopportuni? Ecco cosa fare.

1. REVISIONE ACCURATA DEI CONTENUTI

Devo dare per scontato che tu abbia programmato i tuoi contenuti e non lavori alla giornata. Non sarebbe opportuno per un’azienda comunicare senza strategia.

La prima cosa da fare è controllare il calendario editoriale e tutti i contenuti programmati – sia la creatività che il copy – e verificare che  messaggio,  CTA e sentiment di ogni post non si riveli inopportuno o peggio, contrario alle linee guida del DPCM e relativi aggiornamenti. Ricorda che tone of voice, scelte lessicali e semantiche possono influenzare enormemente lo stato d’animo di chi ti legge, per questo è importante fare una riflessione su che tipo di emozioni vuoi trasferire.

Sospendi e sposta in bozze i contenuti che non possono essere utilizzati e quelli che dovrai modificare. I primi potrai tenerli in stand-by in attesa di tempi migliori, per i secondi procedi alle correzioni necessarie.

2. ASSIMILA IL SENTIRE COMUNE

Un grave passo falso , che avrebbe pessime ripercussioni sulla tua web reputation, sarebbe quello di non comprendere pienamente il sentire collettivo.

  • Cosa pensa il tuo target?
  • È angosciato, spaventato, preoccupato?
  • Sta affrontando la crisi con serenità o l’incertezza lo sconforta e lo demotiva? 

Dovrai comprendere, monitorando le community che quasi certamente tieni già d’occhio, come sta reagendo il tuo pubblico potenziale – che potrebbe essere la massa se tratti beni di grande distribuzione, o una nicchia se vendi servizi o prodotti per esigenze specifiche – e adattare il tuo linguaggio perché sia affine. Questo non vuol dire assecondare sentimenti negativi o esaltare eccessi di superficialità. Semplicemente adottare un ritmo e un registro che facciano passare i tuoi valori su una lunghezza d’onda compatibile con la loro.

3. ADATTATI AL CONTESTO

In questo momento il contesto è uno solo, o almeno ce lo auguriamo tutti.

Il tuo cliente è a casa. I suoi spostamenti sono limitati e in ogni caso sono escluse le velleità. Qualsiasi cosa tu voglia comunicare, fai in modo che sia compatibile con il contesto in cui quel messaggio verrà recepito. Il salotto di casa, la cucina, la camera da letto e – perché no – il bagno.

Se ciò che offri non può essere acquistato online allora è il momento giusto di fare nurturing e di educare clienti e prospect ad apprezzare le qualità di ciò che offri.

Produci contenuti informativi e di approfondimento, aumentando il valore percepito e il senso di bisogno, così da ripartire velocemente nel prossimo futuro.

4. CAVALCA L'ONDA SENZA FARTI TRAVOLGERE

Se lavori con i social saprai che un trend topic rischia di oscurare altri argomenti. In questo caso il Covid-19 è molto più che un trend topic.

È decisamente l’unico argomento in grado di veicolare immediatamente l’attenzione di chiunque, nella speranza di cogliere l’ultimo aggiornamento o, chissà, una buona notizia.

Trova dunque delle attinenze tra il tuo business e l’epidemia, o i suoi effetti sociali, le sue implicazioni nella salute, nel lifestyle. Produci dei contenuti che partendo dal topic, si concentrino poi sulla tua esigenza di comunicare.

Questi dovrebbe garantire un discreto galleggiamento dei tuoi contenuti. Quantomeno non ti farai travolgere dall’argomento.

Sfrutta le campagne del momento, come #iorestoacasa, #restiamouniti, #andratuttobene o #distantimauniti e analiiza le KPI (approfondisci l’argomento in questo articolo)
Potresti fare qualcosa di creativo da casa anche tu. 

5. PROMUOVI INFORMAZIONI DI VALORE

A mio modo di vedere le aziende possono sempre farsi portavoce di messaggi positivi e di valore, anche se non attinenti al proprio prodotto. D’altra parte i social non sono solo vetrine per vendere, ma strumenti per dialogare con gli utenti. Diffondi dunque news sul coronavirus se lo desideri, stimola il confronto nei commenti e rispondi agli utenti facendo della buona attività di community management.

Le cose davvero importanti in questo caso sono due. Prima di tutto verifica la fonte di ciò che condividi o pubblichi, non fomentare la diffusione di fake news che si trasformerebbero in un pericoloso boomerang. Infine poniti come moderatore ed evita eccessi nell’esprimere le tue opinioni. Non Battagliare con i tuoi utenti, semplicemente fai attività di active listening.

6. SVILUPPA CONTENUTI SPENDIBILI GRATUITAMENTE

Non posso sapere cosa facessi prima dell’arrivo del nuovo coronavirus. Quello che so è che questo è il momento di reinventarti.

Non resistere al cambiamento. Come direbbe Spencer Johnson, qualcuno sta spostando il tuo formaggio, non aspettare di svegliarti una mattina per scoprire che le tue scorte non ci sono più.

Sviluppa immediatamente dei contenuti gratuiti: guide, tutorial, lezioni, approfondimenti, dirette, infografiche. Qualsiasi cosa possa aumentare il senso di gratitudine nei tuoi confronti. Fai in modo che ad usufruirne sia una community tracciata o tracciabile.

Apri o sviluppa un gruppo Facebook, o distribuisci quei contenuti attraverso una newsletter da acquisire con una pagina specifica sul tuo sito.

In sostanza, fai lead generation e comincia ad acquisire oggi i potenziali clienti di domani.

7. CORREGGI INFO E AUTOMATION

Se hai attive risposte automatiche o chatbot, accertati che il messaggio sia aggiornato e pertinente. Dai un’occhiata agli orari indicati nelle informazioni e sulla scheda Google o TripAdvisor.

Le informazioni testuali dei tuoi profili o del sito meritano una revisione e opportune correzioni.

In un momento di confusione i clienti in attesa di ordini, consegne o in cerca di assistenza, tendono a usare i mezzi percepiti più veloci e i tuoi canali social potrebbero trasformarsi rapidamente in “centralini” per la gestione e l’assistenza clienti.

Fai in modo che la loro esperienza sia efficace.

CASE HISTORY

Dalla teoria alla pratica. Magari adesso stai pensando che in linea teorica sia tutto giusto ma difficile da attuare.

Per questo chiudo citandoti alcuni casi di clienti, diversi tra loro per categoria e per applicazioni del decreto, che giornalmente seguiamo nella comunicazione online:

VILLA COSTANZA

è un noto e stimato ristorante, che gode di altissima considerazione tanto dai suoi clienti quanto dai competitor.

Subito dopo la comunicazione del DPCM dell’11 Marzo abbiamo provveduto a comunicare sulle pagine ufficiali l’intenzione di chiudere per tutto il tempo necessario.
Il profondo rispetto verso lo staff e il desiderio di incentivare le persone a rimanere a casa, hanno spinto la proprietà ad una decisione che ha generato altissimo consenso sui social di parte dei tanti clienti, oltre che le attenzioni di blog e testate giornalistiche.

L'HOTELLERIE EASY SUITES

elegante B&B nel cuore del centro storico, ha dovuto far fronte dapprima alle disdette degli ospiti impossibilitati a raggiungere la Sicilia. Abbiamo comunicato la policy adottata verso i viaggiatori, sia sui social che sul sito, promuovendo i canali di contatto e customer care.

A seguire i profili continueranno a promuovere luoghi di interesse del territorio, così da mantenere vivo il desiderio di visitare la città quando l’attività turistica sarà ripristinata.

HAPPYGYM

è un centro sportivo che a partire dal 9 Marzo ha dovuto sospendere le attività per decreto regionale.

Dopo aver aggiornato gli utenti sugli aggiornamenti attraverso whatsapp, e aver prontamente modificato il calendario editoriale, è stato intensificata l’attività all’interno del gruppo Facebook dedicato. I post sulla pagina sono stati adattati per includere sia un’esortazione convinta e ripetuta a rimanere a casa, sia un invito a iscriversi al gruppo.

All’interno di quest’ultimo, a mezzo video e dirette, vengono distribuiti allenamenti da eseguire a casa secondo un palinsesto condiviso.

TIMILIA • PIZZA DA STRADA

è una piccola pizzeria del centro storico, specializzata nel take-away.

I viaggiatori garantivano un’intensa attività da mattina a sera. Con la scomparsa dei turisti e l’impossibilità di fare servizio al banco dal 12 Marzo, non volendo chiudere l’attività, abbiamo sviluppato 2 campagne  social per promuovere la consegna a domicilio gratuita.

Per rendere la prenotazione semplice e immediata, il traffico delle sponsorizzate è stato veicolato su whatsapp, configurando un account business destinato alla sola attività di prenotazione.

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La tua capacità di adattarti e sperimentare nuove soluzioni, ti garantirà una ripartenza migliore quando l’emergenza sarà rientrata.
Siamo sempre convinti che le persone amano la consuetudine perché li rassicura (Leggi qui l’articolo sulle abitudini)
Buon lavoro

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Creare contenuti di qualità per il sito del tuo ristorante

A cosa serve creare contenuti di qualità per un ristorante? E soprattutto a cosa ci si riferisce quando si parla di qualità dei contenuti sul web? Si tratta di contenuti autorevoli o semplicemente scritti bene?

In media stat virtus, direbbe Aristotele. La risposta sta nel mezzo.

I buoni contenuti nel web sono quellinsieme di testi, parole, post sui social e anche video e foto che contengono informazioni utili e di valore” per chi le legge. Sono contenuti sì scritti bene, ma anche autorevoli.

Non serve essere laureati ad Harvard o scrivere in modo eccellente stando attenti solo alla correttezza grammaticale (cosa fondamentale, eh!), piuttosto si tratta di raccontare qualcosa con l’obiettivo di conquistare i tuoi interlocutori.

Fare content marketing significa tirare una linea di confine molto sottile tra due termini tutt’altro che sinonimi: pubblicizzare e promuovere.

Nel primo caso chi parla diffonde un messaggio in modo puramente commerciale, nel secondo invece si tratta di raccontare unazienda parlando dei suoi valori, descrivendone le esperienze, proponendo soluzioni a problemi di varia natura.

In poche parole si tratta di coinvolgere il lettore comunicando qualità, tue e del tuo ristorante.

Cos’è il content marketing

Darlene Rondeau definisce il content marketing “una tecnica di marketing per ideare, creare e distribuire contenuti di valore, rilevanti e coerenti, per attrarre e acquisire una definita Audience, con l’obiettivo di guidarla verso un nuovo ruolo di cliente”.

È proprio questo che fa un contenuto sul web, riesce a convertire il lettore in cliente, incuriosendo, affascinando.

Ovviamente non può essere il tuo unico strumento di marketing, ma va inserito all’interno di un progetto più ampio di digital marketing che coinvolge il tuo ristorante.

Il content marketing per il food è un elemento trasversale che va applicato in modo coerente e strategico in tutte le piattaforme che sceglierai di utilizzare per comunicare la tua attività imprenditoriale, dal sito web al blog aziendale, dai social alle newsletter degli eventi.

Ti starai chiedendo: da dove si comincia? Di cosa devo parlare sul sito web del mio ristorante? Prima di capire cosa scrivere, fai un passo indietro. Serve una strategia, una pianificazione per capire quali contenuti distribuire nel web e in che modo.

Dividiamo dunque il content marketing in tre fasi: idea, creazione, distribuzione.

Fase 1 – Strategia: come progettare contenuti di qualità

La prima fase di lavoro risponde a una domanda ben precisa che ti dovrai porre per non perdere di vista il tuo obiettivo: “A cosa mi serve questa azione?”.

Rispondendo a questa esigenza, andrai quindi a decidere le strategie da mettere in atto, gli strumenti e le tattiche da utilizzare, i media da sfruttare e le risorse umane da impiegare per portare il tuo ristorante sul web.

In base alle strategie avrai modo di individuare il tuo interlocutore, definendo il linguaggio e il tono di voce con cui parlargli. Quindi dovrai scegliere gli argomenti (topic) di cui parlare, con quale frequenza pubblicare i contenuti e in che modo creare quel coinvolgimento che è anche l’obiettivo della tua comunicazione aziendale. In poche Parole ti servirà un PED.

Un piano editoriale digitale è lo strumento da cui partire per organizzare e calenderizzare i contenuti, scegliere strumenti e tools per cercare e personalizzare le immagini e i video, gli editor di testo per scrivere gli articoli, le fonti da cui attingere per approfondire e confutare.

Oltre la strategia attenzione alle tattiche, tutti gli elementi che ti serviranno per veicolare altri messaggi sempre inerenti alla tua attività. Parliamo ad esempio di eventi organizzati nel tuo ristorante, incontri e degustazioni, ma anche contest sui social per rendere virale un post, o almeno provarci.

Dove vuoi distribuire i contenuti? Sicuramente sul tuo sito web, al cui interno dovrai ospitare un blog aziendale. Non dimenticare poi i social, scegliendo quelli che più fanno al caso tuo, o più al caso dei tuoi migliori clienti.

Fase 2 – Creazione contenuti: come scrivere contenuti di marketing

Se la fase 1 della strategia e del PED sono imprescindibili, La fase 2  di content creation è quella che richiede il maggior dispendio di energie e risorse, perché è il vero momento operativo in cui ti troverai a tu per tu con il magico mondo del content marketing per il food. Creare contenuti per il proprio sito non significa solo scrivere articoli per il blog o post per Facebook, vuol dire anche produrre supporti visual (foto e video) o registrazioni (ad esempio un podcast).

Gli argomenti di cui parlare possono essere infiniti. La foto di un piatto, un articolo di approfondimento sulle materie prime utilizzate nel tuo ristorante, un video su una lezione di cucina, un podcast in chiave scientifica sui benefici nutrizionali di determinati ingredienti (Hai mai pensato di usare la tecnica ASMR per i tuoi piatti?)

“Come faccio a capire se ho creato dei contenuti di qualità?

L’obiettivo non è essere perfetti, bisogna essere coerenti.

Mettiti sempre dalla parte del tuo lettore ideale, ritorna più volte sullo stesso pezzo, non avere fretta e rileggilo ad alta voce.

Puoi anche identificare un tester, qualcuno che rappresenti bene i tuoi valori e che potrebbe essere un tuo cliente, che possa darti un feedback sincero su ciò che produci. Infine chiediti:

  • Il mio contenuto è esteticamente attraente?
  • Il messaggio è chiaro e diretto? Arriva al cuore di chi lo legge?
  • La formattazione agevola la lettura, è semplice e intuitiva?
  • La parte grafica è in linea con il mio brand?
  • Sono riuscito a raccontare la storia e i valori del mio ristorante?

Fase 3 – Distribuzione: come promuovere contenuti per il web

Il tuo contenuto è pronto. Lo hai letto più volte, hai controllato che ogni cosa sia al posto giusto e adesso sei pronto per pubblicarlo. Renderlo visibile sul tuo sito web però non è sufficiente, oggi gli algoritmi e i motori di ricerca sono spietati. La quantità di contenuti sul web distrae i tuoi potenziali clienti. Se vuoi fare una buona distribuzione, devi ricorrere alla promozione.

Promuovere contenuti sul web vuol dire:

  • Condividere: programma l’uscita del tuo contenuto attraverso post sugli account del tuo ristorante sui social network
  • Misurare: analizza i risultati del tuo lavoro attraverso strumenti di web e social analytics
  • Curare: interagisci con la community, modera i commenti, monitora le interazioni e i like, rispondi alle recensioni e ai feedback
  • Amplificare: condividi il link al tuo contenuto su altri social, gruppi social tematici, forum e altri siti, includilo nella newsletter o proponilo a siti e riviste di settore
  • Rilanciare: riproponi lo stesso contenuto a scadenza prestabilita, crea degli appuntamenti in cui rilanciare i contenuti che hanno avuto maggiore diffusione.

In Conclusione

Mettere in atto tutto questo non è semplice, nessuno può riuscirci senza dedicarci il giusto tempo o coinvolgendo qualche competenza specifica. Ma se riuscirai a comprendere il valore di ognuna delle fasi descritte, avrai compiuto il passo più importante per te e per il tuo ristorante, quello della consapevolezza.

Ciao, sono Nazareno, uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
Mi occupo principalmente di copywriting e di tutte le attività editoriali del team.
Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo sul marketing digitale che metto a disposizione dei miei clienti.


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Come rispondere alle recensioni negative

Ecco come rispondere alle recensioni negative, senza perdere le staffe, per trasformare una crisi online in un’opportunità di ottenere nuovi clienti.

Se hai dei canali social attivi può dare un bel boost al tuo marketing.
Dovrai però fronteggiare un fenomeno legato a filo doppio con la nostra generazione e che rappresenta un incubo soprattutto per ristoratori e operatori HoReCa.

Hai una nuova recensione...

Eccola! La notifica che ti avverte che qualcuno ha appena recensito la tua attività sul web.

Che sia Facebook, TripAdvisor o qualsiasi altro portale, la prima cosa che devi fare è respirare profondamente e prendere le distanze dal testo.

Probabilmente pensi o speri che lavorare duramente con passione e sacrificio ti metta al sicuro dalle valutazioni negative. La verità purtroppo è che siamo tutti alla mercé di una possibile recensione negativa, che tuttavia non toglie nulla al buon lavoro fatto, se non nella tua testa.

Ho cenato in questo ristorante per la prima volta ieri sera ma non penso tornerò. Ho aspettato un’eternità per un semplice piatto di pasta. Buono e ben cucinato,  ma non vale certo l’attesa. Sconsiglio

Il primo suggerimento è quello di non avere fretta.
Non è una gara né esiste una scadenza per rispondere. Prenditi del tempo per valutare il tono, le parole, ma soprattutto pesare bene la recensione per capire quali punti di quest’ultima meritino una replica e cosa potrebbe essere semplicemente esagerato perché dettato da un malcontento generale.

Prenditi il tempo necessario per distaccarti dalle emozioni negative generate dalla recensione. Se non ci riesci, lascia rispondere qualcun altro, meno o per nulla coinvolto nella tua attività. Saprà essere più equilibrato.

Il perché sto per spiegartelo, ma questa è la ragione per cui molte attività hanno un addetto alle pubbliche relazioni o, nel caso dei social, un social media community manager. D’altronde il community management è l’attività principe delle tue relazioni sociali (leggi qui l’articolo)

È la tua prima recensione negativa?

Forse la prima è la più dura da mandar giù. Sporca la tua bacheca intonsa, sgretola quella media stellare che avevi ottenuto con duro lavoro, insinua il dubbio che tu possa essere imperfetto. Beh… cosa c’è di male in fondo?

A tutti è concesso sbagliare – meno tolleranza per un chirurgo in sala operatoria – e a meno che tu non abbia avvelenato i tuoi commensali, non c’è torto che non possa essere riparato e non c’è cliente che non possa essere recuperato.

Se sei davvero bravo nel tuo lavoro, una sola recensione negativa probabilmente renderà ancora più credibili quelle positive, perché nessuno di noi può essere perfetto. Nemmeno tu.

Dovrai comunque fare alcune distinzione di contenuto prima di dare un peso alla risposta che fornirai. Perché naturalmente, risponderai. La recensione negativa è relativa alle qualità del piatto, o sotto inchiesta è il servizio? Si tratta di una valutazione negativa di un evento estemporaneo o accidentale, o su qualcosa che caratterizza quotidianamente il tuo ristorante?

Decidi come rispondere alle recensioni negative, non se rispondere

È fuor di dubbio che risponderai. Devi farlo, per due ragioni fondamentali.

La prima è che in qualsiasi giudizio, ognuna delle due parti ha diritto di replica e di difendersi. Se qualcuno da inizio ad una gogna digitale, dovrai pur avere il diritto di intervenire.

La seconda è che la recensione negativa non ha alcun peso, ne ha invece il fatto che da adesso in poi chiunque potrebbe leggerla e farsi una sua idea.

Sarà un’idea parziale se non fornirai il tuo punto di vista motivandolo. Non sto parlando di esimersi dalle responsabilità. Piuttosto dimostrare, all’autore della recensione e ai futuri lettori, che hai la testa sulle spalle e sai gestire i momenti di difficoltà con trasparenza e senso del dovere. Questo presuppone che tu ti impegni ad ascoltare, ovvero a leggere cercando di comprendere le reali intenzioni e i sentimenti dell’autore

Non va escluso nemmeno che una recensione negativa ti dia spunti preziosi per correggere cose che non hai mai avuto il tempo di notare. In quel caso, sarà opportuno ringraziare l’utente, persino premiarlo.

Pare che oltre il 90% degli utenti che leggono le recensioni, si concentrino su quelle negative e in particolare su quelle con replica della direzione.

La notizia davvero interessante? Sempre secondo il sondaggio, le persone sono più incentivate a provare un ristorante che offre risposte misurate alle recensioni negative.

Te l’ho detto, alla gente piacciono i professionisti con la testa sulle spalle.

Rispondere è un’abitudine, non una reazione

Va detto che l’attività di controllo e risposta alle recensioni andrebbe fatta regolarmente, sia per quelle positive che negative.
Rispondere solo a quest’ultime può dar l’impressione che ti interessino solo le opinioni contrarie alla tua, non riconoscendo la giusta attenzione a chi invece spende il suo tempo per elogiarti. Non è mica un dovere encomiarti pubblicamente.

Rispondendo a tutte le recensioni, dimostrerai di avere a cuore la tua reputazione, e di utilizzare lo stesso tatto nel bene e nel male.
Gli utenti sono abbastanza intelligenti e smaliziati poi per capire quando una recensione è falsa e scritta da qualcuno che non è mai stato nel tuo ristorante. Basterà una replica che ne evidenzi l’infondatezza per insinuare più di un dubbio nei lettori. Questo può già essere sufficiente a disinnescare una finta recensione.

Non usare questo approccio con recensioni negative vere. È un boomerang che ti torna indietro, dritto in faccia.

È arrivato il momento di rispondere

In altri blog ti diranno di rispondere brevemente. Si, ma non per forza.

In generale è bene evitare di rispondere colpo su colpo, ad ogni affermazione della recensione. Il mio consiglio però è quello di identificare il problema originale, ovvero il “cosa” abbia scatenato l’insoddisfazione, ritenendo eventuali altre critiche come naturali conseguenze del sentimento negativo. A quel punto sarà più facile trovare una soluzione.

Accarezzare, scusarsi, ringraziare…e rimediare

Manifestare dispiacere piuttosto che disappunto è il miglior inizio. Subito dopo, ricalcare il disagio provato dal cliente vuol dire trasmettergli la sensazione che hai compreso pienamente cosa volesse comunicarti. 

Un esempio ?

Gentile Alessandro, mi dispiace davvero che tu abbia dovuto attendere il tuo ordine più di quanto avremmo voluto e mi scuso a nome di tutto lo staff. Sono felice che tu abbia mangiato bene ma so anche che se avessi atteso meno, probabilmente il tuo giudizio sarebbe stato migliore”.

Non attacchiamo il povero Alessandro, piuttosto facciamogli subito comprendere che la sua esperienza negativa non era voluta né è prassi.  Il suo umore poi potrebbe aver pregiudicato anche il giudizio sul piatto.

Se credi che non ti verrà spontaneo, sappi  che non ha la minima importanza. Conta quello che la gente leggerà, anche a distanza di anni.

I guru della comunicazione chiamano questa tecnica stroke, ovvero “carezza” o “pacca”, il miglior modo per stemperare e porre la comunicazione su un piano più…affettuoso?

Il terzo passo

Adesso dobbiamo dimostrare ad Alessandro che non solo la sua opinione conta per noi, ma che abbiamo intenzione di prenderla seriamente.

Ti ringrazio per il feedback che mi stai fornendo. Mi sono subito confrontato con il direttore di sala per valutare se può essere fatto qualcosa affinché la tua esperienza non si ripeta in futuro”.

Se l’utente ha scritto una recensione, prendendosi la briga di togliere quel tempo ad altro, molto probabilmente vuole sentirsi protagonista di qualcosa. Concediamogli i suoi 5 minuti di gloria.

Che poi, magari è vero che un bel briefing con il team potrebbe dare spunti interessanti, no?

Ricorda, stiamo analizzando una recensione negativa reale, di un cliente che davvero potrebbe aver patito un disservizio. Questa non è la guida su come furbescamente sminuire le recensioni, ma un supporto su come non rendere ancor più dannose quelle legittimamente negative.

Infine rimediare

Come ti ho scritto prima, dovrai valutare se la recensione mette in luce un problema occasionale o meno.

Alessandro potrebbe aver patito il ritardo a causa del fatto che quella sera uno dei tuoi camerieri era assente per malattia. Diciamoglielo, siamo esseri umani.

Sfortunatamente l’assenza di un collaboratore in malattia ci ha costretti a qualche sforzo extra, generalmente prestiamo grande attenzione alla celerità del servizio”.

Abbiamo fatto quasi tutto. Dopo la carezza, le scuse e i ringraziamenti, gli abbiamo anche fornito una ragione per essere meno severo con noi e darci una seconda chance.

È arrivato il momento di premiarlo.

Perché?
Perché è un eroe, caspita!

Ci ha dato un feedback, ci permette di saperlo – pensa a tutti quei clienti che scontenti non scrivono nulla ma non torneranno mai più nel tuo ristorante – e soprattutto di rimediare.

Oltre ad accettare le nostre scuse, vorrei caro Alessandro che alla tua prossima visita tu possa rimanere sorpreso del servizio. Non posso cambiare la tua esperienza passata ma posso impegnarmi perché la prossima sia migliore, anche con un piccolo omaggio che sarò lieto di riservati.

Ti basteranno due calici di bollicine all’arrivo, o offrire il dessert ad Alessandro e la sua accompagnatrice, per mettere una bella pietra sopra l’accaduto, recuperare un cliente che – posso garantirtelo – tornerà ancora e ancora, e soprattutto per offrire ai futuri lettori un’immagine eccellente di te e della tua attività.

In conclusione

Sono tre le qualità fondamentali per rispondere alle recensioni negative.

  1. Il tempo, necessario a valutare con equità, verificare l’accaduto e pesare le parole nella risposta.
  2. Il controllo, per evitare che sentimenti di rabbia e insoddisfazione si trasformino in parole taglienti che allontaneranno gli utenti più di quanto non avrebbe fatto la recensione.
  3. Infine l’ascolto, la capacità e la volontà di comprendere quali stati d’animo si nascondano dietro una valutazione online.

Se pensi che ti manchi una o tutte queste qualità, puoi valutare di affidare il compito ad un addetto alle relazioni pubbliche o un’agenzia che gestisca i tuoi canali social.

Ciao, sono Nazareno, uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
Mi occupo principalmente di copywriting e di tutte le attività editoriali del team.
Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo sul marketing digitale che metto a disposizione dei miei clienti.


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Come progettare il menu per il tuo ristorante

Online e non, le regole per creare un menu per un ristorante

In questo articolo abbiamo analizzato l’importanza di un sito internet e gli step necessari per progettare una piattaforma efficace.
Bene, hai realizzato il tuo sito web, hai portato nel mondo virtuale la tua attività di ristorazione. E adesso? Adesso è il momento di progettare e costruire il tuo menu online. Creare un menu per un ristorante è un passaggio fondamentale e imprescindibile per la costruzione stessa del tuo progetto imprenditoriale.

1. Il menu è il tuo strumento commerciale

Immagina di entrare in un locale. Cosa ti aspetti di avere tra le mani una volta accomodato al tavolo?
La risposta è quasi scontata: il menù, mi sembra ovvio.

Lo stesso tipo di ragionamento devi applicarlo al web. Come per il menu offline, anche quello da costruire per il sito web del tuo ristorante è il tuo biglietto da visita, rappresenta l’interfaccia del tuo brand oltre che l’unico vero supporto alla vendita. Non a caso è anche la pagina più visualizzata nei siti di ristorazione.
Giusto per fare un parallelismo a te familiare, il menu rappresenta l’ingrediente principale della tua identità, quindi della tua comunicazione.

Non mi sento di spendere ulteriori parole per sottolineare l’importanza di avere il proprio menu all’interno del sito.

D’altronde se stai leggendo un articolo sulle regole da conoscere per creare un menu per il ristorante online, sarai d’accordo con me su questo punto.

Probabilmente i tuoi dubbi sono altri e assai più complessi:

  • Dovrò aggiornare con frequenza il menu sul mio sito?
  • Devo mettere i prezzi, indicare gli ingredienti? 
  • Quanti piatti devo proporre?

Sono queste le domande che ti frullano in testa in questo momento, immagino. Niente panico, continuando la lettura vedrai che tutto ti sarà più chiaro e probabilmente al termine avrai preso una decisione riguardo al menu online del tuo ristorante.

2. I tipi di menu

Distinguiamo due tipi di menu, online e offline.
La principale differenza tra i due consiste nella componente tattile, di cui ti dovrai preoccupare solo per il menu cartaceo/offline.

Attenzione dunque alla scelta della carta, alla qualità di stampa e alle eventuali nobilitazioni.  scegli un Porta Menu resistente, anti-macchia e anti-graffio. I tuoi ospiti – e i loro polpastrelli – apprezzeranno.

Il menu online deve essere leggibileresponsive e facilmente aggiornabile. Ricorda sempre che le pagine web sono fruibili da vari dispositivi con caratteristiche diverse, assicurati quindi che la pagine del tuo menu sia visualizzabile su ogni device.

Ricorrere ad un file Pdf da scaricare potrebbe essere un giusto compromesso tuttavia sconsigliamo tale pratica: risulterà difficile posizionare la pagina nei motori di ricerca. Preferisci invece il menu in Html che garantisce un layout accattivante e anche stampabile all’occorrenza. Al suo interno dovrai prevedere anche una call to action, superflua offline ma imprescindibile online.
Un pulsante che inviti l’utente a fare un’azione. Quale? Quella che tu desideri e per la quale hai creato il menu: prenotare un tavolo!

Un buon trucco da adottare per facilitare l’aggiornamento dei menu consiste nel progettare due tipi di menu: uno à la Carte, da rinnovare stagionalmente, e un menu del giorno da modificare frequentemente.

Il segreto per ideare e progettare un menu, qualunque sia la sua destinazione è l’equilibrio: un menu troppo ricco confonde, uno povero e senza accenti rischia di mettere in evidenza la poca fantasia dello chef, e non solo quella.

Quanti piatti? “Less is more” è un buon mantra purché non si esageri. Più un menu è essenziale, fatto di pochi elementi ma ben strutturati e ben disposti nello spazio, maggiore è la possibilità di aumentare i tuoi profitti.

Cadere nella tentazione di inserire tutti i piatti preparati nel tuo ristorante è molto facile, soprattutto se hai tante idee ma confuse. Non ti dirò quindi cosa è meglio scegliere per il tuo ristorante, ma sicuramente posso metterti in guardia dagli errori più comuni da cui stare lontano:

  1. Progettare un menu troppo lungo o troppo corto: Un menu pieno di piatti di ogni tipo confonde gli ospiti; al contrario un menu striminzito con pochi piatti è facile da gestire per chi lo progetta, ma rischia di annoiare i clienti, soprattutto quelli affezionati.
  2. Creare un menu senza regole: c’è dentro un po’ di tutto e senza un filo logico. Se il tuo obiettivo è massimizzare i profitti, devi farlo con criterio. Il potenziale cliente se ne accorge e scappa.
  3. Seguire le mode del momento, senza criterio: Il menu costruito per stare al passo con i tempi è molto rischioso sul medio e lungo termine, perché le tendenze vanno e vengono.
  4. Il menu è il tuo ristorante: Gli ingredienti che scegli, la loro provenienza o esclusività, il livello qualitativo, sono loro a determinare il “carattere” del ristorante, mai il contrario. Se non saprai selezionare portate coerenti, non riuscirai a trasmettere mai un’identità certa.

Come si scrive un menu? Non esistono regole ben definite. Molto dipende dal contesto di vendita, dalla tua identità di brand, da come ti posizioni (o vuoi posizionarti) rispetto al mercato alla concorrenza.

Ecco quindi alcune linee guida per poter organizzare i contenuti in modo equilibrato:

  1. Dividi i piatti in macro aree, suddivise in base alle portate senza creare sbilanciamenti tra primi, antipasti, secondi e dessert. A chi servono 10 contorni se proponi 3-4 secondi tutti di carne?
  2. Metti poche voci per ogni portata. Non confondere i commensali che su tutto vogliono rilassarsi.
  3. Scrivi descrizioni accattivanti che facciano venire l’acquolina in bocca. I piatti che saltano più all’occhio sono proprio quelle descritte in modo dettagliato, con termini semplici e comprensibili.
  4. Se non hai ben chiaro il costo di produzione di ogni piatto – va detto che dovrebbe essere l’informazione più preziosa di cui disponi –  o la marginalità o l’incidenza sui ricavi, non ricorrere semplicemente ad un ordine decrescente per costo del piatto. Visivamente induce l’ospite a valutare il piatto per prezzo e non per qualità o ingredienti. La scelta? È probabile che ricada su un piatto  nella prima metà della lista.  in attesa che tu definisca le informazioni sul food cost della tua cucina, prova a mettere i piatti che preferisci vendere al centro della pagina, gli altri prima o dopo nell’elenco, ma evita l’ordine di prezzo.
  5. Utilizza un colore che sia in linea con la tua identità di marca
  6. Usa un font leggibile, senza inutili fronzoli, capace di attrarre. L’eleganza di una donna non risiede certo nel make up, no?

Gli esperti di menu engineering hanno osservato che i clienti generalmente leggono il menu secondo l’incidenza culturale. Gli occidentali ad esempio, tenderanno sempre, in qualsiasi parte del mondo, a leggere il menu dall’alto verso il basso, dalla pagina sinistra a quella destra. Puoi tentare distribuzioni diverse, ma non è detto che l’originalità o la stravaganza verranno premiate a tavola. Se vuoi mettere qualcosa in evidenza un buon espediente sono i box, entro cui descrivere il piatto dello chef o la portata per cui il ristorante ha acquisito notorietà. Questo può aiutarti a decidere dove piazzare le portate che maggiormente ti caratterizzano o sulle quali ottieni maggiore profitto, o ancora dove posizionare informazioni rilevanti sulla tua identity o suggerimenti su come abbinare portate e vini per vivere un’esperienza enogastronomica perfetta.

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Ciao, sono Gabriele, uno dei due bbrothers.
In America sarei un full-stack marketing manager.
In Italia aiuto le aziende a creare la propria identità, raccontare la loro storia e comunicare con i propri clienti.
Il mio obiettivo è riuscire a fornirti gli strumenti che ti permetteranno di acquisire autorevolezza sul tuo mercato di riferimento. A volte ci riesco, altre pure!


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Sito Web per il tuo ristorante: ecco come progettarlo

Viviamo in un periodo in cui il mondo è sempre più orientato a una comunicazione breve e frammentaria. Ecco perché il sito web deve essere il punto di riferimento per la promozione della tua offerta commerciale

Incontrando giornalmente diversi clienti, molti dei quali imprenditori del food, sento ripetere sempre lo stesso dogma: “Progettare un sito web non serve più, ormai c’è Facebook”.

Ok, la presenza digitale è importante, lo è ancor di più quella sui social network, ma ti sei mai chiesto quanto del tuo fatturato è riconducibile al tuo sito web?

OpenTable, noto sito dedicato alle prenotazioni online, ci fornisce una statistica interessante:

l’85% degli utenti visita il sito internet ufficiale del ristorante durante la fase di scelta del locale verso il quale andare.

La domanda che ti pongo è questa: come stai accogliendo il tuo potenziale cliente sul web? Stai ponendo la giusta attenzione al modo in cui lo inviti a provare la tua cucina?

Perché è importante un sito web

Immagina il tuo sito web come un contenitore di informazioni, notizie, elementi che hanno a che fare con il tuo progetto imprenditoriale a 360°.

Il sito web della tua attività non è più soltanto la vetrina del tuo ristorante. Al suo interno ci sono i tuoi valori, tutte le informazioni utili per arrivare fisicamente da te, tutte le risposte alle domande che solitamente ti vengono poste e, perché no, un elemento commerciale che gestisce le prenotazione dei tavoli.

Se questo contenitore ti garantisse una soddisfacente percentuale di conversione – da utente web a cliente reale – quanto saresti disposto a pagarlo?

Che funzione ha la pagina web?

Prima di addentrarci nelle fasi operative che portano alla costruzione di un sito web, voglio che ti sia chiaro quanto è importante oggi essere presenti online.

Per capirlo basta per un attimo cambiare prospettiva: guardati intorno, quante persone vedi ogni giorno passare il proprio tempo online, che sia sui social, sui siti, sulle app ecc ? E cosa cercano? Secondo gli ultimi sondaggi, ristoranti e altre strutture ricettive dominano nei risultati delle ricerche online.

Appare chiaro quindi che il sito web non è più quella semplice vetrina statica che riporta il logo di un’azienda e le informazioni di base per raggiungerla.

Il sito web è uno strumento con cui costruire un dialogo con i potenziali clienti, per instaurare relazioni, raccontarsi e farsi conoscere, per creare autorevolezza e generare affidabilità. In poche parole: il sito web serve per fare branding.

E questo vale per tutti. Che tu stia lavorando all’apertura di un nuovo locale, che tu voglia fare un restyling o che voglia allinearti con la nuova comunicazione aziendale che ti chiede di essere presente online.
Tutti hanno necessità di costruire un sito web professionale.

Come progettare e sviluppare un sito web partendo da zero

Il primo passo per costruire un sito web prevede due passaggi principali:

  1. acquistare un dominio;
  2. scegliere un servizio di hosting (è lo spazio in cui viene ospitato il tuo sito)

Parliamo di un investimento di poche decine di euro all’anno, necessario se vuoi portare la tua attività di ristorazione nel mondo dell’online.

Bene, adesso hai il tuo spazio nel web. Hai anche il dominio con il nome del tuo ristorante. Ma qual è la forma che vuoi dare al tuo sito web professionale. E soprattutto cosa vuoi mettere al suo interno?

Facciamo un passo indietro. Per sviluppare un sito web da zero, devi prima immaginare la sua struttura tenendo bene in mente alcuni concetti fondamentali: usabilità, visibilità, posizionamento e conversione.

Il 63% degli utenti usa dispositivi diversi per cercare locali e aziende. Ciò si traduce nell’esigenza fondamentale di avere un sito web usabile da ogni tipo di schermo e formato. Si parla in questo caso di struttura del sito web che deve essere “responsive” e “mobile friendly”, che si adatta cioè al formato di qualsiasi dispositivo da cui viene consultato, che sia pc, smartphone o tablet. Questa non è più una velleità, ma una conditio sine qua no. Il rischio? Perdere il cliente prima ancora che si addentri sul sito.

Dalla parte del lettore

Rendere usabile un sito significa anche rendere la vita facile a chi ci naviga.
Per ottenere un sito semplice da navigare mettiti sempre dal punto di vista dei tuoi clienti. Usa termini chiari, cerca di offrire sempre una soluzione, prova a dare le informazioni in modo semplice. Questo ti aiuterà anche a favorire la conversione, cioè il passaggio da lettore a cliente.

Un altro consiglio per avere un sito chiaro e leggibile è prestare attenzione all’organizzazione dei contenuti che deve essere semplice ed essenziale. Un buon metodo per decidere l’ordine delle informazioni da veicolare è quello di seguire il principio di priorità. Un menu di navigazione con pochi elementi ma mirati, che racchiudano le informazioni davvero importanti per gli utenti, potenziali clienti.

Dal progetto alla pratica: cosa mettere dentro al sito web

Abbiamo detto che il sito web è un contenitore di informazioni. Ma quali ?

Dal punto di vista dei contenuti dovrai adottare un CMS (Content Management System) che ti permetterà di aggiornare il sito web con articoli, eventi, materiale fotografico. Il più utilizzato è Wordpress, abbastanza intuitivo – ma dovrai spendere del tempo per cercare di capirne il funzionamento – e sufficientemente semplice da utilizzare anche se non sei un programmatore. Al suo interno potrai decidere di includere tutto ciò che pensi sia in linea con il tuo brand.

La semplicità prima di tutto

Le aree più comuni da includere nel sito web di un ristorante sono le seguenti:

  1. Homepage. È il biglietto da visita del tuo ristorante. Qui dovranno esserci le informazioni essenziali o i collegamenti a quelle più ricercate dal tuo target: la tua filosofia, il tuo menu, il modulo di prenotazione.
  2. Menù: è la pagina più importante del tuo sito, quella che più di ogni altra produce conversione. Dopo aver letto il menu, il cliente chiama e prenota. A patto che tu abbia avuto cura di inserire una CTA (call to action) al termine del menu, invitando il lettore a trasformarsi in consumatore.
  3. Contatti e mappa: indispensabili per farsi trovare. Includi numero di telefono, indirizzo, mail, social.
  4. Lo staff: da questa pagina potrai raccontare il tuo modo di lavorare e i valori del tuo brand, inoltre potrai accrescere il senso di appartenenza dei tuoi collaboratori.
  5. Blog: è la sezione più utile per nutrire i curiosi di informazioni utili a convertirli poi in clienti, se costruito in modo strategico e con contenuti curati può fare schizzare il tuo sito nella prima pagina di google anche senza particolari investimenti pubblicitari (Google ads). Sarà inoltre il punto di partenza per pianificare la tua strategia di Inbound Marketing (dai un’occhiata all’articolo per saperne di più)
  6. Modulo di prenotazione: anche in questo caso la parola d’ordine è semplicità.
  7. Gallery: le foto sono fondamentali per raccontare il tuo brand e anche per attrarre potenziali clienti. Ottime foto dei tuoi piatti daranno un’idea concreta di che tipo di ristorazione tu offra, e una giustificazione concreta alla price policy del tuo menu.

Quindi…

Ora ne sai abbastanza per iniziare a creare la tua identità online.
Sai che il punto di partenza non sono i social. Questi saranno piuttosto uno strumento per veicolare gli utenti proprio al tuo sito.
Assicurati poi di configurare correttamente la tua scheda Google aggiornandola con le informazioni relative al sito et… voilà! Il gioco è fatto.

Se tutto ciò ti sembra complesso o preferisci un nostro consiglio, siamo sempre pronti a prestarti un orecchio. Spulcia il nostro portfolio per scoprire cosa abbiamo fatto per alcuni ristoratori.

Parlaci del tuo progetto
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Ciao, sono Gabriele, uno dei due bbrothers.
In America sarei un full-stack marketing manager.
In Italia aiuto le aziende a creare la propria identità, raccontare la loro storia e comunicare con i propri clienti.
Il mio obiettivo è riuscire a fornirti gli strumenti che ti permetteranno di acquisire autorevolezza sul tuo mercato di riferimento. A volte ci riesco, altre pure!


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L’abitudine nasce per soddisfare un bisogno umano. Sii l’abitudine del tuo cliente

Sottovalutiamo costantemente la routine che porta un utente ad acquistare un determinato prodotto, spendendo  piuttosto tempo e risorse per evidenziare i benefici di ciò che proponiamo. Ma alla fine l'utente non è interessato.

Anche se la novità affascina, e ognuno di noi sente il bisogno ogni tanto di vivere sensazioni “avventurose”, è l’abitudine a farci sentire al sicuro. È bello viaggiare, ma è confortante tornare a casa dopo.

Nel marketing è un comportamento desiderabile. Tutte le grandi aziende sanno che creare l’abitudine nel consumatore all’utilizzo del proprio prodotto è la strategia vincente.

Un esempio?
L’osservatorio di Findomestic ha rilevato che oltre l’80% degli italiani quando compra un’auto nuova tende ad acquistare la stessa marca di quella dismessa.

Su questo principio si basa l’attività di blogging. Se il sito dell’azienda offre una risposta certa e di valore al proprio utente, questo sarà portato a cercare nello stesso blog una risposta anche al prossimo dubbio. E nello store un prodotto che ne soddisfi l’esigenza.

Le persone amano la consuetudine, perché le rassicura.

Non sei d’accordo?
Allora dimmi che strada fai ogni mattina per andare al lavoro o la sera per tornare a casa e se la cambi ogni giorno.
Pensa a quanti ristoranti ti vengono in mente se ti dico pesce sicuramente fresco e ben cucinato.
Sono certo che hai le tue preferenze – pardon, abitudini – ben chiare in mente anche se non ci rifletti.

L’abitudine rassicura, ma troppo diventa una gabbia dorata.

Basti pensare al processo del nostro cervello detto “generalizzazione”.
Per apprendere le cose e velocizzare l’esecuzione di molte funzioni del nostro corpo – come camminare – o rendere naturale lo svolgimento di alcune mansioni, il nostro cervello generalizza concetti, azioni e processi.

Ad esempio se ti invitassi ora a pensare ad un tuo amico che è SEMPRE in ritardo, probabilmente lo faresti con facilità. Tuttavia dubito che questa persona – poverino/a – nella sua vita sia DAVVERO SEMPRE in ritardo.

Tuttavia generalizzando, esasperando un po’ il concetto, ti avrò aiutato a pensare subito a questa persona.

Se ti avessi scritto “pensa ad un amico che spesso ritarda”, probabilmente avresti dovuto scegliere tra più persone e valutare quale meritasse il titolo di campione.

Tuttavia generalizzare troppo, o vivere eccessivamente di abitudini e automatismi, rischia di appiattire le nostre capacità analitiche e svilire le valutazioni.

Ci accerchiamo di abitudini per sentirci sicuri, ma dobbiamo ricordarci ogni tanto di mettere fuori il naso per scoprire il mondo e cogliere le opportunità.

Siamo animali pigri. trovata la strada più semplice/sicura per soddisfare un nostro bisogno, tendiamo a ripeterla per fare meno sforzo possibile la volta dopo.

Cosa accade nel mondo del business?

E il nostro cliente?
Come questo processo può andare a nostro vantaggio?

In effetti dovremmo riuscire a creare nel nostro cliente l’abitudine a “consumarci” regolarmente, tanto da spingerlo a non cercare alternative, assopire il suo desiderio di sperimentare e sentirsi sempre sicuro nel preferirci.

Si può fare? Certo che si!
Richiede:

  • Coerenza comunicativa (tone of voice, stile, target chiari e condivisi)
  • Identificare il sistema di valori che si vuole rappresentare (ad es. un negozio di fiori potrebbe rappresentare l’amore per l’ambiente o il romanticismo)
  • Standard qualitativi costanti (ogni giorno il mio servizio è pari o migliore al giorno precedente)
  • Routine di servizio (procedure, personale qualificato, modulistica, Problem solving)
  • Customer care funzionante, anche se mono canale (ad esempio assistenza telefonica, o chat sul web site)
  • Ripetitività del messaggio pubblicitario (Coca cola è la bibita n.1 al mondo, ma non smette di fare pubblicità, mai)

Se riesci a entrare col tuo prodotto o col tuo servizio, nella comfort zone del tuo cliente, diventerai per lui un’abitudine. La tua assenza accidentale causerà dolore e disagio nella sua vita.
Avrai un cliente fedele, un ambassador e un volano pubblicitario vivo ed entusiasta di condividerti e raccontarti alle altre persone presenti nella sua cerchia di relazioni.

Arriviamo al dunque.

Come faccio a diventare un’abitudine per il mio cliente?

Due Passaggi. Semplici

  1. Analizza le voci qui sopra e chiediti se ci stai dentro o devi sistemare qualche aspetto
  2. in realtà questo è il primo punto. Ma se non lo hai ancora fatto, identifica il tuo cliente target o quello che noi markettari definiamo in linguaggio tecnico BUYER PERSONA.

Se riesci a farlo sei a cavallo.
Se non sai come fare… noi qua che ci stiamo a fare?

Nazareno Brancatello

Sono uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
Mi occupo principalmente di copywriting e di tutte le attività editoriali del team.
Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo sul marketing digitale che metto a disposizione dei miei clienti.


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Aggiornamenti Facebook Ottobre 2019: la nuova funzionalità ads è in rollout

Inserzioni nei risultati di ricerca, la nuova funzionalità ads è in rollout, a breve disponibile in Europa.

L’annuncio

Dopo un lungo periodo di test – la notizia era già stata diffusa nel 2018 – Facebook ha annunciato ufficialmente che nelle prossime settimane sarà disponibile un nuovo piazzamento per le sponsorizzate, ovvero i risultati di ricerca.

La ricerca di Facebook era infatti fino ad oggi uno dei pochissimi posti del social network ancora “libero” dai condizionamenti della pubblicità.

Probabilmente, a spingere il team di Mark a sviluppare questo nuovo piazzamento, è l’intenzione di battagliare con Google che da anni monetizza con gli annunci nel motore di ricerca.
Un meccanismo che, attraverso l’acquisto di parole chiave specifiche, ha permesso a siti non propriamente ottimizzati SEO, di raggiungere a pagamento la prima o una delle prime tre posizioni dei risultati di ricerca.

Cosa cambia?

Allo stesso modo su Facebook, gli inserzionisti potranno lavorare non più soltanto sul target, o sugli interessi presunti di quest’ultimo, ma su vere e proprie query di ricerca, intercettando bisogni concreti dei futuri clienti.

Cosa c’è di meglio infatti che apparire sullo schermo di chi in quel momento sta cercando esattamente il nostro prodotto o una soluzione che noi siamo in grado di offrirgli?

La vita dei marketers sarà un pochino più semplice, ma non per molto!
È prevedibile infatti che una volta lanciata la funzione, gli inserzionisti faranno base fissa sul nuovo posizionamento che sembra essere tra i più interessanti offerti dalla piattaforma. Per questo emergere tra le migliaia di annunci non sarà così semplice.

La sezione Facebook Search Results – aspetto da non sottovalutare – comprende sia la ricerca generica che gli utenti compiono per trovare attività commerciali o gruppi di interesse, che la ricerca verso i prodotti pubblicati su Marketplace.

 

Così l’inserzione sarà mostrata in funzione dei criteri di targeting inseriti dall’inserzionista ma anche e soprattutto in funzione dei termini di ricerca utilizzati dall’utente.

È naturale infatti che l’obiettivo di Facebook rimanga il medesimo di sempre, lo stesso di Google:

Offrire il risultato giusto alle persone giuste nel momento esatto in cui sembrano averne bisogno.

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Nazareno Brancatello

Sono uno dei BBrothers.
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Cosa è il Community Management?

Quando costruiamo un progetto di social marketing, includiamo sempre l’attività di community management senza la quale il nostro lavoro sul social sarebbe pressoché inutile.

Cos’è?

È l’attività di risposta sistematica ai commenti degli utenti ai post. Può essere sviluppata direttamente sui post della pagina, in un gruppo creato ad hoc, o la discussione può essere spostata su Messenger (fra poco anche su whatsapp grazie ad una nuova funzione di Facebook) per un rapporto più “privato” con l’utente nel tentativo di trasformarlo in cliente.

Perché è così importante?

Semplicemente perché è la cosa più social del social.

Un social network nasce per coltivare online relazioni. Una relazione è di valore quando genera scambio, informazione, dialogo. Per questo motivo, l’algoritmo di Facebook attribuisce punteggi più alti ai post che generano nei commenti numerosi botta e risposta. E quanti più commenti vengono gestiti, più Facebook aumenta la distribuzione di quello specifico post. A tal proposito, hai già letto come funziona l’algoritmo di Facebook?

Se il post A genera così tanti commenti, probabilmente è interessante. Così Facebook decide di farlo vedere organicamente (quindi senza bisogno di sponsorizzare il contenuto) a più persone.

Se la stessa pagina pubblica un nuovo post – il post B – Facebook attribuirà al nuovo post una considerazione, un punteggio figlio di quello attribuito al post A.

Se il post A era tanto interessante, probabilmente lo sarà anche il post B.

Funziona così, a cascata. Post dopo post.
Quanto migliore sarà il trend, tanto migliore sarà la visibilità della pagina, con effetti abbastanza chiari sul business.

In foto, i numeri di una pagina presa in gestione circa 10 giorni fa, per la quale abbiamo messo in ordine informazioni e impostazioni, e iniziato l’attività di community management.

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Cosa c’è di speciale.

Molte agenzie o free lance che vendono servizi di social marketing NON fanno l’attività di community management – omettendone l’importanza al cliente – per 3 motivi.

  1. È una cosa che va fatta tutto il giorno, tutti i giorni.
  2. È noiosa.
  3. È dispendiosa (richiede risorse e tempo speso sulla pagina dopo aver pubblicato i contenuti secondo calendario editoriale, quindi un community manager)

Si, è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.

Semicit.

Per ogni attività esiste uno strumento.

In questi anni abbiamo svolto l’attività di community management in svariati modi testando diverse piattaforme web in grado di rendere efficace l’attività stessa.

Alla luce di quanto espresso desidero consigliarti tre tools in gradi di automatizzare i task e ridurre il carico di lavoro a vantaggio del risultato finale:

  1. Hootsuite
  2. Buffer
  3. PostPickr

In tutti e tre i casi, grazie ad una interfaccia intuitiva, è possibile programmare e gestire i contenuti di uno o più profili contemporaneamente, monitorare il rendimento delle attività ancora ricercare le conversazioni social in base a parola chiave, hashtag e posizione, in più lingue, per ascoltare cosa dicono gli utenti sulla tua marca, sui concorrenti e sul settore.

Provare per credere.

Nazareno Brancatello

Sono uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
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