Velocità di caricamento sito web

Come migliorare i tempi di caricamento del tuo sito web.

La velocità di caricamento di un sito web è alla base per ottenere un buon punteggio da parte dei motori di ricerca. Se il tuo sito ha un tempo di caricamento superiore ai 3 secondi viene infatti penalizzato da Google in quanto non performante per la migliore User Experience possibile.

Per comprendere correttamente ciò che Google si aspetta da te, ricorda che il principale obiettivo di un motore di ricerca non è darti visibilità, ma offrire i migliori risultati possibili quando viene consultato dagli utenti, in termini di pertinenza e accessibilità. 

Come misurare il tempo di caricamento di una pagina web.

Per misurare il tempo che impiega una pagina a caricarsi completamente hai a disposizione molti strumenti, ma il più semplice ed immediato è l’estensione di Google Chrome “Page Load Time” (link); dopo averla aggiunta al tuo browser apparirà l’icona di un orologio in alto a destra, tra le estensioni, e su questa icona vedrai il tempo che impiega a caricarsi la pagina web che stai visitando.

Migliorare le performance del sito.

Adesso che sai quanto tempo impiega il tuo sito web a caricarsi, vediamo come intervenire per migliorare la performance.

È importante sapere che non esiste un metodo preciso ed univoco per rendere veloce un sito, si tratta di una serie di piccoli accorgimenti che, insieme, contribuiscono a migliorarne le prestazioni.

I file media, il primo nemico del caricamento di un sito

I file media, le immagini in particolare, sono sicuramente necessari per rendere piacevole e completa l’esperienza all’interno di un sito.

Proprio questi file sono spesso la causa principale del rallentamento di una pagina web: essendo risorse più pesanti di una semplice stringa di testo, necessitano di più tempo per essere correttamente visualizzate sul nostro browser, portando così a rallentare il caricamento dell’intera pagina.

Per ovviare a questo problema possiamo prendere alcuni accorgimenti:

Ridurre la dimensione delle immagini

Più un’immagine è leggera ed ottimizzata, minore sarà il tempo che impiega per essere correttamente visualizzata: la dimensione ottimale per un’immagine per il web è di circa 100 kb, e non dovrebbe mai superare i 200 kb.

Per ridurne il peso possiamo innanzitutto assicurarci di caricare immagini delle giuste dimensioni; perché caricare un’immagine larga 5000 pixel se deve poi occupare una piccola finestra di 400 pixel?

Possiamo inoltre utilizzare l’ottimo tool gratuito TinyJPG (link), che elimina i metadati non necessari dalle immagini riducendone notevolmente il peso.

Caricare le immagini nel giusto formato.

Il formato delle immagini influisce molto sul peso:

  • JPG: è il formato più comune e anche il più leggero;
  • PNG: più pesante, dovrebbe essere usato solo nel caso in cui sia necessaria la trasparenza;
  • SVG: formato vettoriale molto leggero, ideale in caso di immagini non complesse (ad esempio un logo);
  • WEBP:  formato relativamente recente, appositamente creato per ottimizzare il caricamento delle immagini sulle pagine web a discapito della qualità.

Con un buon tools per editare le foto, potrai ritagliarle e rispettare le dimensioni corrette per l’area della pagina a cui sono destinate (ricorda di verificare sempre le dimensioni desktop e mobile per una buona versione responsive della pagina) e potrai anche ridimensionarle velocemente o cambiarne il formato. Ce ne sono davvero tanti gratuiti online o da installare sul tuo dispositivo.

Non caricare direttamente i video.

Caricare un video direttamente sul proprio sito in genere è sconsigliato poiché, oltre ad occupare il limitato spazio disponibile sul server, il caricamento del video consuma la banda del server quando i visitatori lo visualizzano. La soluzione è l’embedding, cioè visualizzare un video che però è ospitato da una piattaforma esterna (Youtube, Vimeo, ecc…). I loro server sono pensati per performare al meglio, inoltre il tuo contenuto sarà disponibile anche su piattaforme esterne al tuo sito, aumentando la possibilità di intercettare utenti interessati a te. 

Ottimizzare la struttura del sito

Ogni elemento del sito web richiede un certo tempo per essere visualizzato. A meno che non si tratti di un file media il tempo di caricamento è minimo, ma più elementi con un tempo di caricamento molto basso, sommati, possono arrivare a rallentare considerevolmente il nostro sito web.

Soprattutto quando si utilizza un CMS (WordPress, Prestashop, Joomla, ecc…), bisogna assicurarsi di non utilizzare plugin, moduli o elementi in generale che siano superflui, per non appesantire inutilmente le pagine del sito.

Modificare ed ottimizzare la struttura di un sito web non è qualcosa che si può improvvisare, occorre rivolgersi ad uno sviluppatore.

L'importanza della cache.

Oltre ai file media, ci sono altri elementi che possono incidere pesantemente sui tempi di caricamento di un sito web, ad esempio i fogli di stile (CSS) ed i file Javascript (JS) .

Tutti questi elementi sono necessari al corretto funzionamento del sito, non è possibile rimuoverli (anche se è possibile prendere alcuni accorgimenti per ottimizzarli), ed è per questo che esiste la memoria cache. Sul browser viene salvata una copia temporanea di quegli elementi che sono statici, immagini comprese; in questo modo, al successivo caricamento della pagina, questi elementi non verranno nuovamente scaricati dal server che ospita il sito e, trovandosi già memorizzati sul browser dell’utente, si ridurrà notevolmente il tempo di caricamento.

Il caricamento e l'esecuzione degli script Javascript.

Javascript è un linguaggio di programmazione molto utile e versatile, che permette di rendere più dinamico ed interattivo un sito web.

Gli script Javascript tuttavia possono essere una delle cause principali di rallentamento di un sito, in quanto il caricamento di una pagina può fermarsi fino alla corretta esecuzione dello script.

Anche in questo caso è possibile prendere alcuni accorgimenti, ma bisogna rivolgersi ad uno sviluppatore. Gli script, quando possibile, dovrebbero sempre essere caricati in maniera asincrona, cioè in modo non consequenziale rispetto al resto della pagina. Inoltre bisognerebbe limitare l’utilizzo di script non necessari ed utilizzare al massimo le funzioni dei fogli di stile quando possibile (anche per ragioni di sicurezza del sito).

L'ultimo ostacolo: il server web.

Hai adottati tutti questi accorgimenti ma trovi che il tuo sito sia ancora lento?

Prendi seriamente in considerazione che la causa sia riconducibile ad una scelta che in molti compiono con leggerezza ma che è determinante per le prestazioni del sito. Sto parlando del server che hai scelto quando hai deciso di avere un sito web.

Gli hosting web (come Aruba, Siteground, Netsons ecc…) offrono varie soluzioni di server, alcune molto economiche, altre più costose.
I piani più economici sono ovviamente i meno performanti, quelli che offrono risorse più limitate, che andranno ad incidere negativamente sulla velocità di caricamento di un sito.

Inoltre i piani base ospitano i siti web su server condivisi, cioè insieme a tanti altri siti che condividono le già limitate risorse offerte: una buona soluzione è quindi spostare il proprio sito su uno spazio hosting dedicato che, pur essendo molto più costoso, offre sicuramente migliori risultati in termini di prestazioni.

Marco Ilardi

Ciao sono Marco, mi definiscono un programmatore ed io mi fido.
Mi piace isolarmi ed immergermi nella scrittura del codice, cimentandomi in sfide sempre nuove… il tutto con un bel pezzo di pizza in mano.

Datemi del cibo ed un computer e non avrò bisogno d’altro.


Social Media Manager

Diventare un Social Media Manager, ecco cosa devi sapere.

“Sei un social media manager? Quindi passi tutto il giorno su Facebook?” 

Infelice battuta a cui ogni buon social media-qualsiasi-cosa è soggetto almeno una volta nella sua carriera, ad opera di simpaticissimi amici e familiari. 

Chiariamo subito che quella del Social Media Manager è una professione a tutti gli effetti. In questi anni, purtroppo, l’abuso di questa etichetta ha portato molta confusione. 

Se sei fermo sull’uscio di questo fantastico mondo fatto di like e cuoricini, di insight e analytics, prima di investire soldi in costosissimi corsi prenditi un momento per capire se questo lavoro fa per te. Perchè questo lavoro richiede il giusto mix di hard skills e soft skills e adesso ci faremo una passeggiata insieme fra queste. 

In cosa consiste la professione del Social Media Manager? 

Ci piace usare spesso la simpatica definizione di Salvatore Russo, esperto di digital media,  che ha racchiuso i professionisti dei social e chiunque lavori attorno ad essi con l’espressione Social Coso. Più frequentemente troverai l’acronimo SMM.

Veronica Gentili, esperta in digital marketing e Facebook Marketing, afferma che la “professione del Social Media Manager consiste nell’individuazione di un pubblico, nell’erogazione di comunicazione e nella misurazione degli effetti di un’attività contenutistica utile a far emergere l’azienda o il prodotto”. 

Il SMM crea un piano editoriale per ogni cliente, racconta con parole, immagini e video la natura di un’azienda, la sua mission e vision. Oltre a confrontarsi con il cliente adottando il tone of voice del brand che rappresenta, dialoga con il pubblico attraverso post mirati, ne studia i trend e il sentiment e funge da ufficio stampa repentino e sempre sul pezzo. Insomma, Una vita in multitasking!

Il social media manager rappresenta il brand stesso, come un attore deve calarsi nei panni del personaggio che interpreterà.

Per questo sciegliere quello giusto non è una questione di prezzo o di fama. Le tue skills e la tua capacità di ascolto saranno determinanti più del tuo preventivo. 

Hard e soft skill di un SMM.

Le hard skill sono quelle capacità acquisite grazie alla formazione e che puoi quantificare e dimostrare con una qualifica. La conoscenza del codice HTML, di software specifici, le competenze in copywriting, conoscenza di lingue. Tutte capacità che ti permetteranno di sviluppare un certo livello di comprensione, produttività ed efficienza per far crescere la tua esperienza lavorativa.

Le soft skill sono qualità che rendono una persona diversa dalla altre. La differenza è che queste sono soggettive e non quantificabili. Sono attitudini personali che spesso amplificano il modo in cui vengono gestite e portate a termine le attività.

Non sottovalutare le soft skills! Sono queste a fare la differenza oggi. Le competenze tecniche senza una giusta dose di attitudini, possono non essere produttive. Chiunque può vendersi come professionista qualificato, ma sono decisamente meno quelli in grado di farlo in modo convincente. La credibilità e la coerenza, ad esempio, sono soft skills che devi augurarti di avere. 

Quali sono le attitudini di un SMM?

Come avrai capito, in questo articolo non ti elencherò le competenze tecniche e gli attrezzi del mestiere. Per quelli, puoi leggere questo utilissimo articolo (https://www.bbadv.it/come-gestire-i-social-media-come-un-professionista/). Qui mi soffermerò invece sulle attitudini. 

A fine lettura, ti invito a fare un semplice esercizio rispondendo alla domanda “Io possiedo queste attitudini?”

Se la tua risposta sarà negativa, ti consiglio di valutare se sono acquisibili per te o se è meglio orientarti su professioni che richiedono caratteristiche personali differenti. A lungo andare potresti stancarti e a pagarne le spese saranno i tuoi clienti o chi avrà creduto in te investendo le sue risorse. 

Il confronto, la comunicazione, l’ascolto e l’analisi sono elementi fondamentali. Ci vuole un’attitudine per le relazioni, la creazione e il mantenimento delle stesse. 

Copywriting

Il copywriting è la scrittura di testi, una skill fondamentale per un Social Coso.

Saper scrivere è un elemento fondamentale. Dalla descrizione di una pagina aziendale, alla creazione di post Facebook, Tweet o altro, alle call to action persuasive…scrivere testi efficaci, titoli, claim, ti porterà ad ottenere buoni risultati. Sottovalutarne l’importanza potrebbe invece vanificare qualsiasi contenuto o intere strategie. 

Creatività

La creatività è la linfa vitale della conoscenza. È ciò che ti permette di guardare il mondo con occhi diversi, di sperimentare continuamente e di aprirti alle novità. La creatività è una predisposizione che devi avere dentro, da coltivare e alimentare attraverso esercitazioni costanti e ambienti stimolanti.  

Come aumentare la propria creatività? Esercitandola ogni giorno, leggendo libri, guardando film, serie tv, documentari, disegnando, ascoltando le persone, abbandonandosi al mondo, tendendo l’orecchio a tutti i punti di vista, senza essere rigidi sui propri pensieri e sul modo di vedere se stessi e gli altri. 

La creatività, ad esempio, ti servirà quando dovrai aggiornarti su trend e memes, conoscere in anticipo cosa potrebbe creare hype e per entrare in connessione con il pubblico. 

C’è molto di più. La creatività e la capacità di uscire dalla propria zona di comfort, anche mentale e di ragionamento, sono alla base dello sviluppo di tantissimi asset di business. Brand Identity, Brand positioning e tante altre caratteristiche sono il frutto di intense sessioni di creatività, innovation, brainstorming e tutto ciò che può liberare la genialità di un team. 

Curiosità

La curiosità è un’attitudine importante per questo lavoro. Devi avere la voglia di imparare e scoprire sempre nuove cose. 

Il mondo del web cambia in continuazione: nuovi algoritmi, nuove procedure, nuovi clienti e nuove esigenze. A volte un trend può cambiare per sempre il comportamento digitale degli utenti, o una campagna di marketing segnare una svolta nelle strategie dell’intero mercato di riferimento. Persino un semplice hashtag può spostare in modo determinante i volumi di traffico online se lanciato nel momento giusto dalle persone giuste. 

Fai attenzione ai nuovi desideri degli utenti, alla società che si evolve, ai consumatori che cambiano. 

Ecco perché corsi e formazione continua sono linfa vitale per il buon Social Media Manager. 

Capacità relazionale e comunicativa

Fare il SMM è un’attività che ti porta costantemente a comunicare con gli altri. Avrai relazioni con i membri di una community, con gli utenti della tua pagina. Dovrai imparare anche a gestire il dialogo con gli heaters. Infine, ma non meno importante, dovrai dialogare costantemente con il cliente e con i suoi collaboratori, coordinare queste relazioni e stabilire chiare regole per lo scambio di informazioni e contenuti. 

L’arte del dialogo è una delle competenze che devi possedere. 

Ci vuole un’attitudine alle relazioni, fare network ti offrirà enormi opportunità e altrettanto per il brand che rappresenti. E no, non sto parlando di social network ma di rete offline. La rete delle persone con cui dovrai interagire per crescere. 

Interagire vuol dire parlare e necessariamente ascoltare. Per restare sempre aggiornato sui trend, sui gusti del tuo pubblico e sulle scelte editoriali, devi ascoltare gli utenti e i loro desideri. Immagine di dover seguire un’azienda che lavora con il territorio e commercia con le piccole imprese locali. Come pensi di poter leggere correttamente le esigenze dei produttori rimanendo tutto il giorno davanti al pc? 

Se pensi di essere una persona introversa e poco propensa al genere umano, o a esplorare il territorio intorno a te, o se pensi che le tue idee siano eccezionali senza averle prima testate su un audience test, beh… molla la presa!

Saper parlare in pubblico

Le dirette live stanno diventando sempre più importanti sulle piattaforme social. I contenuti live raggiungono con più probabilità un coinvolgimento più alto e un’interazione uno a uno con il pubblico.

Potrebbero capitarti clienti che hanno bisogno di Social Cosi in grado di esporsi e di rappresentarli, o di affiancarli nella gestione delle presentazioni e delle dirette live. 

Per inserirsi nel trend dei video live, il Social Media Manager deve essere sufficientemente sicuro per andare online e collegarsi con il proprio pubblico. Avere la capacità di parlare in pubblico, intervistare personaggi, rispondere a domande improvvise e chattare con i follower in tempo reale, può essere un valore aggiunto.

 Customer service

I social sono i canali prediletti tramite i quali i brand e le aziende, offrono un servizio puntuale al cliente.

Quando si parla di community management e di rispondere ai propri clienti o potenziali, è essenziale per il Social Media Manager avere buone capacità conversazionali ed empatia, per aiutare i consumatori nel modo giusto al momento giusto. Se necessario deve anche gestire situazioni di crisi, lamentele e malcontenti.

Attivare la community e dialogare con gli utenti, significa fare le domande corrette per migliorare il coinvolgimento di un post, oppure rispondere a quesiti su prodotti, brand e azienda. Anche questi sono compiti del Social Media Manager.

Adattabilità

L’adattabilità è quella competenza che ti permette di adeguarti con facilità alle circostanze. Cammina di pari passo con la curiosità. Permette di stare al passo con le novità, ad esempio quando viene lanciata una nuova funzionalità o nasce una nuova tendenza, avere una veloce capacità di adattamento permetterà di mettersi in testa alla gara.

Il Social Media Manager all’avanguardia, è in grado di tenersi al passo con questi cambiamenti e procurarsi le abilità necessarie, grafiche e di video editing. Oppure deve avere un team di professionisti dedicati. 

Queste sono alcune delle principali attitudini che devi possedere per accingerti a questa professione. E’ ovvio che da sole non bastano. Devi anche studiare tanto e formarti continuamente. 

Il motore di tutto rimane comunque la passione. Il piacere di fare giornalmente ciò che è necessario dovrai svilupparla e coltivarla dentro di te. 

Questo articolo sul personal branding (leggi qui) potrebbe rivelarsi utile per le tue ambizioni.

Antonella Leone

Ciao sono Antonella, e sono un’ eclettica sognatrice.

Alcuni mi definiscono un’eterna indecisa, io invece amo dipingermi come un’anima multipotenziale.
Scrivo da quando ho imparato a mettere insieme le parole. La scrittura mi ha fatto scoprire mondi paralleli dove mi perdo ogniqualvolta ho bisogno di dare pennellate di colore alla mia vita. Sono entrata per caso nel mondo digital e da allora non ne sono più uscita. Il mio motto? Non smettere mai di imparare.


Anno-2020-da-dimenticare

2020 anno da dimenticare, ne siamo certi?

Ma che anno è stato il 2020? Disgrazie, incendi, pandemia, persino asteroidi che hanno sfiorato l’atmosfera terrestre. Un’infinità di sciagure o - per citare un bellissimo film con Jim Carrey - una serie di sfortunati eventi che hanno stravolto non solo le nostre vite, ma il volto del mondo come eravamo abituati a pensarlo.

Definito in lungo e in largo un anno da dimenticare, il 2020 però ci lascia un bagaglio enorme di cose e considerazioni, di fenomeni e di colpi di scena.

È l’anno che ci ha portato via personaggi illustri in tanti settori, dallo sport alla letteratura, al cinema.

È l’anno in cui informazione e disinformazione si sono date battaglia al pari di Harry e Voldemort nel capitolo finale della bellissima saga di J.K.Rowling.

Una battaglia dentro la quale sono state concepite opere di indescrivibile bellezza, tra memes, collage, video e spot pubblicitari. Difficilissimo ripercorrerli tutti,  ma ci sono dei contenuti che mi hanno colpito particolarmente e che ho deciso di raccogliere.

Facciamo insieme un piccolo viaggio tra le cose più interessanti di questo 2020 ?

2020 anno da dimenticare? Google non è d'accordo, tra ricerche e un video spot da brividi.

Google rende note ogni anno le ricerche che hanno generato maggior traffico sul motore di ricerca. In Italia “Coronavirus” ha monopolizzato anche le ricerche online, e i suoi correlati. Ma ci sono tante altre ricerche, alcune divertenti altre decisamente interessanti. Non ti annoierò, goditi questo video da brividi editato proprio da Google per sottolineare che no, il 2020 non è un anno da dimenticare ma da ricordare con profonda consapevolezza. Ed ecco alcune interessanti liste che offrono un quadro generale delle ricerche ricorrenti.

Parole più cercate su Google in Italia nel 2020.

Parole più cercate su Google

TWITTER VS 2020: i Tweet più irriverenti diventano Manifesto. 

L’idea di Twitter è davvero bella. Troppo folle per non essere realizzata davvero.

Così i più irriverenti tweet sul 2020, quelli più divertenti, si trasformano in una campagna adv multi-soggetto che fa sorridere New York.

Il 2020 sarà pure un anno da dimenticare, ma Twitter pare non volerlo fare tanto facilmente.

I Meme del 2020. 

Se dovrò ricordare il 2020 voglio farlo per i suoi meme. Meravigliosi, irriverenti, alcuni forse ben oltre le righe ma dopotutto in un anno come questo è perdonabile.

La cultura dei meme è esplosa già da qualche anno ma, complici i lockdown e un tempo superiore dedicato alle distrazioni e alle assurdità a cui abbiamo assistito, molte più persone hanno dato il loro contributo.

Si sono alternati mostri sacri al ruolo di King of Meme in Italia: Giuseppe Conte, Matteo Salvini, il Papa o l’intramontabile Leonardo di Caprio, ma anche perfetti sconosciuti come il percussionista turco.

Si sono avvicendate challenge irriverenti e trends che hanno oscurato persino il tema covid. Ne ho raccolto qualcuno in maniera assolutamente causale… puoi immaginare cosa significhi ripercorrerli tutti?

I video del 2020

Ci sono delle produzioni video che ritengo assolutamente eccezionali. Probabilmente ne dimentico qualcuna e chiedo venia, ma anche per i video la selezione è un lavoro arduo.

World Music: l’année 2020 en musique et en images

Se vuoi provare emozioni forti e goderti un montaggio da paura, allora questo video non può lasciartelo scappare.

TG casa 40ena

Una serie di video prodotti durante il primo lockdown da Maccio Capatonda, alias Marcello Macchia, assolutamente da ripercorrere.

Cartoni Morti

La nota pagina ha diffuso diversi video irriverenti sulla pandemia e sulla reazione degli italiani.

I Sansoni

Il duo comico palermitano ha prodotti numerosi video legati alle assurdità del 2020. E anche in questo caso li trovi tutti sul loro canale YouTube.

Amarcord Produzioni

In assoluto i miei preferiti, i video parodia sulle evoluzioni non solo della pandemia, ma dei personaggi legati allo scenario politico.  C’è del genio e ce n’è davvero tanto!

The Jackal

Ne sono un sincero estimatore da sempre e non potevano mancare nella mia personale selezione.

Match Made in Hell

Uno spot davvero geniale, in cui il Diavolo matcha con il 2020, rappresentato da una bellissima ragazza che si gode un mondo in totale lockdown.

Il 2020 è un anno da dimenticare?

Non sono affatto d’accordo con chi sostiene che il 2020 sia un anno da dimenticare. Creatività dilagante e la capacità di adattarsi e reinventarsi hanno caratterizzato questi 364 giorni. E come sosteneva Einstein, non può esistere il progresso, il cambiamento, la genialità in assenza di crisi e difficoltà.

Ho sicuramente dimenticato roba interessante in questa raccolta, per questo confido nel tuo contributo. Puoi segnalarmi contenuti epici del 2020, inserisci i link tra i commenti!

Ciao, sono Nazareno, uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
Mi occupo principalmente di copywriting e di tutte le attività editoriali del team.
Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo sul marketing digitale che metto a disposizione dei miei clienti.


Conversational Marketing

Conversational marketing. Coinvolgere, comprendere, consigliare.

Le nuove strategie di marketing e l’evoluzione della comunicazione implicano nuovi approcci con i possibili clienti. personalizzare una conversazione one to one fra cliente e azienda velocizza le interazioni e permette di creare esperienze di vendita e fidelizzazione uniche.

Il conversational marketing rappresenta ormai uno strumento decisivo per qualsiasi strategia aziendale e permette ai potenziali clienti di conoscere ed entrare in contatto con un’azienda nei tempi e nei modi preferiti.

Cos’è il Conversational marketing.

Interazione immediata in grado di  fornire risposte istantanee:  i clienti possono ottenere il supporto e le risposte che cercano quando, dove e come vogliono. 

Permette di rispondere in tempo reale alle esigenze, dubbi e domande dei  clienti, reali o potenziali, e far loro comprendere più facilmente la tua attività.

Gli acquirenti, infatti, propendono sempre di più verso l’instant messaging (IM technology) perché offre la possibilità di comunicare in tempo reale, è più veloce e consente di ottenere le informazioni nel minor tempo possibile. 

Il 90% dei clienti preferisce inviare messaggi diretti all’azienda (via social, chatbox e live chat) anziché affrontare procedure di assistenza pre e post-acquisto più complicate. A differenza delle strategie di marketing tradizionali che utilizzano form per la generazione di lead, il marketing conversazionale utilizza chatbox intelligenti e messaggistica immediata e personalizzata per acquisire informazioni qualificate sui visitatori del sito web.

Le caratteristiche del conversational marketing.

  • Conversazioni su misura del cliente: è il cliente che decide quando e dove debbano avvenire le conversazioni. Grazie all’adozione della messaggistica e delle nuove tecnologie, le conversazioni possono avvenire sul canale che il cliente preferisce e ritiene più comodo. Ad esempio, un cliente può preferire Facebook Messenger piuttosto che le live chat, un altro potrebbe prediligere i chatbot piuttosto che l’email e così via. È alla base del marketing intercettare il tuo pubblico ovunque si trovi.
  • Conversazioni scalabili: l’utilizzo di bot, disponibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, facilitano la scalabilità delle conversazioni. L’intelligenza artificiale, con l’apprendimento intelligente si nutre della qualità e della quantità di dati, per migliorare il proprio servizio.

Esempi di conversational marketing

  • Ebay; ha creato uno dei più avanzati chatbot di eCommerce dei nostri tempi, integrando il conversational marketing con la ricerca vocale, Il bot trova velocemente il prodotto migliore che hai domandato, e ti invierà in breve tempo le informazioni che cerchi
  • Rapidminer; piattaforma software che utilizza i chatbot per filtrare i migliori lead
  • Lyft; gli utenti utilizzano il sito per richiedere un passaggio, e i chatbot di Lyft aiutano le persone a prenotare le corse e mettersi in contatto con i conducenti. Sull’app la guida assomiglia ad un’esperienza di chat che funziona grazie ai bot, i quali hanno il compito di prevedere e anticipare le domande del cliente al fine di personalizzare la connessione

Conversational commerce è il business del futuro?

Il conversational marketing non andrà a sostituire i form pre impostati ma avrà sicuramente la capacità di velocizzare le interazioni e risolvere i problemi senza troppi passaggi. Il punto a favore dei chatbot è sicuramente la capacità di acquisire informazioni in tempo reale sui lead e fornire tempestivamente il supporto al cliente. 

Non può ancora sostituire i vecchi sistemi  e non può essere applicato indistintamente, ma apporta vantaggi e converte il traffico in modo sistemico stabilendo dialoghi in grado di seguire un percorsi predefinito.

Possiamo affermare che rappresenta il futuro del marketing? Si assolutamente: nel 2020 gli agenti virtuali parteciperanno alla maggior parte delle interazioni commerciali cambiando il modo in cui le aziende interagiscono con i clienti. Le conversazioni avvengono in ogni momento e da sempre. La tecnologia ci permetterà di semplificare i processi di connessione fra impresa e cliente.

Altri articoli che potrebbero interessarti:

  • “Rebranding, cos’è e quando è necessario.”: leggi qui

Elena Mistretta

Sono Elena Mistretta, amo la comunicazione e tutto ciò che stimola la curiosità.

Ho imparato a conoscere le persone muovendomi per il mondo, amo viaggiare e sono sempre alla ricerca di nuove esperienze, luoghi e persone che possano insegnarmi a migliorare la mia visione delle cose.
Yoga addicted, nature lover e mamma a tempo pieno!


Personal Branding

Personal branding: le strategie che cercavi a portata di click

Sii il brand di te stesso. Hai mai pensato al fatto che tu stesso puoi diventare un brand e posizionarti sul mercato?  In un mondo in continua trasformazione, tu sei l’artefice del tuo successo e il tuo miglior testimonial. Devi soltanto capire come costruire una tua marca personale e valorizzarla. 

In questo articolo, oltre a spiegarti l’importanza di puntare sulla tua marca personale, ti darò degli strumenti su cui lavorare. 

Cos’ è il Personal Branding?

Riccardo Scandellari afferma che il Personal Branding consiste nella comprensione e valorizzazione delle capacità e qualità personali, attraverso un’adeguata comunicazione ad un pubblico interessato (Fai di te stesso un brand, ndr).

La marca personale non è altro che un insieme di elementi, una somma di valori. È la marca che ci promette un dato risultato, che garantisce qualità.

Perché fare personal branding? 

Il Personal Branding e la web reputation sono sempre più importanti nella vita professionale di tutti noi. Devi costruire la tua reputazione ma al tempo stesso devi farti percepire come vero e autentico nel caotico mondo del web. 

Potresti frequentare un corso di digital marketing e infarcirti di nozioni teoriche ma a lungo andare non ti servirà a niente. Prima, devi comprendere bene chi sei e cosa puoi offrire al mercato. Cosa ti distingue dagli altri. Perché qualcuno dovrebbe scegliere te e non un altro. 

Il primo passo da compiere è identificare gli aspetti che ti contraddistinguono, come persona prima e come marca personale poi. 

Attenzione, non devi fare un percorso catartico per scoprire la persona che potresti diventare, racchiudendoti in preghiera. Non fare niente di così trascendentale. Devi semplicemente lavorare sulla persona che sei ora.

Come? Scoprendo ed esaltando i tuoi punti forti, individuando il tuo valore, le tue attività, risorse e partner chiave.

Più avanti ti darò qualche strumento di marketing che ti permetterà di farlo. Come ti ho già accennato, infatti, non ricorreremo alla meditazione ma costruiremo il te/marca come si fa con un prodotto da posizionare sul mercato. 

Chi deve fare Personal Branding?

Che tu sia un giovane alle porte del mondo del lavoro, o un manager, o un imprenditore affermato nel tuo mercato di riferimento, non puoi smettere di curare la tua immagine personale e professionale. C’è solo un’occasione di fare una buona prima impressione!

Il colloquio di lavoro o quello con un potenziale cliente sarà anticipato da una ricerca da parte del recruiter/cliente. Vorranno sapere chi sei e per farlo ricorreranno al web. Non è un’ipotesi ma un’assoluta certezza.

Per questo motivo cura i tuoi profili social , rendili credibili ed efficaci allo scopo. Se opportuno, prenditi cura di un blog.

Strategie di personal branding

Per fare personal branding devi lavorare sulle tue mission e vision. Devi avere ben chiare quali sono: 

  • le tue attitudini
  • i tuoi punti di forza
  • le risorse che hai a disposizione
  • le tue debolezze
  • le tue motivazioni
  • il tuo obiettivo.

Questi sono tutti elementi che costituiscono la tua personalità e li devi tenere in considerazione per andare a posizionare correttamente il tuo prodotto personale, così da intercettare uno specifico segmento di mercato. Non troverai le risposte in nessun manuale ma dentro di te. 

Di seguito ti mostro alcune tecniche per fare una corretta analisi del tuo potenziale.

Step 1: Analisi Swot

Per costruire un personal branding efficace bisogna partire da se stessi. Ecco perchè è utile fare un’analisi SWOT della propria carriera. Si tratta di analizzare i propri trascorsi, i punti di forza, quelli di debolezza, il mercato. 

Gli strumenti classici del marketing, come vedi, possono essere utilizzati anche per costruire la tua immagine professionale. 

Prendi carta e penna e inizia!

Analisi SWOT
Analisi SWOT

Step 2: utilizza il Business Model Canvas

Un altro strumento molto utile per buttare giù le idee e strutturarle è il BUSINESS MODEL CANVAS. 

Il modello Canvas è un documento che viene realizzato prima di un business plan. È utile per rendere comprensibile e fortemente visivi gli elementi che compongono la tua organizzazione. 

Business Model Canvas
Business Model Canvas

Prenditi qualche giorno e compilalo. Raccogli bene le informazioni su te stesso. Alla fine ti renderai conto di avere le idee più chiare su te stesso e potrai iniziare a lavorare sul lancio della tua marca personale, oltre che sulla promozione delle peculiarità singolarmente. 

Step 3: Scrivi un obiettivo in chiave SMART

Senza obiettivi non puoi procedere in maniera ordinata e produttiva. Il modo migliore per farlo è seguendo il modello SMART. 

S = Specific (Specifico) 

M = Measurable (Misurabile) 

A = Achievable (Realizzabile) 

R = Relevant (Rilevante) 

T = Time-based

Fare Social Branding

I social media hanno il potere di metterci in contatto con milioni di persone e di amplificare la nostra voce.

Per costruire il nostro personal brand è utile conoscere tutte le possibilità offerte da ciascun social network.

In base agli obiettivi che hai definito, adesso identifica il tuo canale di promozione personale.

È vero che la brand awareness si costruisce attraverso diversi canali, ma l’immagine che il web restituisce all’utente è percepita come univoca, quindi devi essere coerente su ogni profilo.

Facebook e Instagram

Se sei arrivato a questo punto e hai utilizzato gli strumenti che ti ho dato, avrai già preso in considerazione il fatto di modificare l’immagine di te veicolata dai tuoi profili social.

Se hai deciso che questi devono essere il tuo canale di lancio, oltre che un ulteriore palcoscenico dove mettere in mostra il tuo valore, inizia a pensarli come opportunità professionale. 

Devi creare una strategia per posizionarti bene sia su Facebook che su Instagram. 

Devi avere ben chiaro di cosa vuoi parlare, a chi ne vuoi parlare, che tono utilizzare. 

Definisci se comunicare attraverso immagini performanti o testi efficaci. Entrambi, non guasterebbero, ma le regole cambiano su ogni piattaforma che utilizzi.

 Linkedin

Per il professionista o per chi cerca nuove opportunità di lavoro, fare personal branding su LinkedIn è un modo di comunicare se stessi in modo più autorevole. 

Per questo, è importante: tenere aggiornato il profilo, creare un network di professionisti con cui condividere interessi, chiedere e ricambiare feedback, instaurare conversazioni, ecc. 

Inizia con il seguire i profili affini alla tua professione, e collegarti ai professionisti che conosci realmente e con cui hai già avuto relazioni di lavoro. Puoi chiedere loro di supportarti rilasciando una referenza o confermando le tue competenze indicate sul profilo. 

Twitter

Twitter è una sorta di piattaforma di micro-blogging: solo 280 caratteri per raccontarsi, commentare e condividere. Si tratta di un ottimo strumento per monitorare influencer e brand, soprattutto se sono organizzati in liste. L’hashtag (#) assume un ruolo centrale, perchè ti offre la possibilità di calarti velocemente in un argomento o specifico settore, secondo specifiche caratteristiche per le quali vuoi che il tuo profilo professionale sia interessante.

Youtube e Pinterest

Vuoi far leva sui contenuti video o immagini? devi puntare su questi due social. Non sottovalutare la potenza che oggi può avere un video o un’immagine. Punta sempre sulla qualità dei contenuti prima ancora che sul volume.  

Blog

Hai mai pensato di vendere te stesso e le tue idee tramite un blog? Scrivi articoli che facciano emergere le tue competenze e che offrano soluzioni su temi inerenti il tuo lavoro. 

Devi farti conoscere, raccontarti e trasmettere il tuo valore.

Il fulcro oggi sono i contenuti declinati sotto forma di parole, video, immagini, musica. 

Tutto deve essere funzionale al raggiungimento del tuo obiettivo finale, creando valore per essere competitivo rispetto agli altri. 

Costruire se stessi come una marca, non è semplice. Per questo molto probabilmente ricordi il nome di due o tre chef stelle del web, o avvocati, o consulenti di qualsiasi campo. 

Ecco perché se vuoi intercettare clienti online e diventare un brand credibile e accessibile potrebbe essere determinante un professionista del settore che ti guidi. 

Raccontaci chi sei e insieme costruiremo la tua immagine professionale o, se preferisci, il tuo personal brand. 

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Antonella Leone

Ciao sono Antonella, e sono un’ eclettica sognatrice.

Alcuni mi definiscono un’eterna indecisa, io invece amo dipingermi come un’anima multipotenziale.
Scrivo da quando ho imparato a mettere insieme le parole. La scrittura mi ha fatto scoprire mondi paralleli dove mi perdo ogniqualvolta ho bisogno di dare pennellate di colore alla mia vita. Sono entrata per caso nel mondo digital e da allora non ne sono più uscita. Il mio motto? Non smettere mai di imparare


Instagram per ristoranti

Instagram e il Food. Come pubblicizzare al meglio cibo e bevande

Non è esagerato parlare di cibomania. Su Instagram si sprecano gli hashtag dedicati al cibo, al vino e a tutto quello che ruota intorno all’universo enogastronomico. 
Come sfruttare Instagram per pubblicizzare un ristorante?

Oltre un miliardo di utenti attivi. Un numero sempre crescente di filtri e posizionamenti, funzioni di collegamento per lo shop veloce e nativo. 

Nel 2020 Instagram è uno dei social network più utilizzati, con oltre 500 milioni di Stories quotidiane e oltre 200 milioni di visite giornaliere a profili aziendali. 

Di sicuro Instagram è un luogo eccezionale per raccogliere feedback sulle preferenze degli utenti/consumatori, soprattutto nel comparto del food.

Grazie al secondo social network più potente di Facebook Inc., è semplice intercettare i food trends e sviluppare le proprie strategie di marketing e commerciali analizzando le community attive. 

Gli hashtag come strumento per migliorare le performance.

Gli hashtag possono rappresentare una risorsa preziosa.

  • #food si piazza al 25° posto nella classifica degli hasthag più utilizzati a livello globale.
  • #foodporn invece è stato utilizzato più di 121 milioni di volte.

Numeri che offrono un’ordine di grandezza di quanto il cibo sia presente trai i contenuti, e quanto consumatori e aziende possono influenzare i trends.

Perchè le aziende possono beneficiare dei contenuti altrui.

Un’analisi anche superficiale dei contenuti – tanto quelli testuali quanto visivi – offre l’opportunità di scovare non solo le preferenze degli utenti in fatto di cibo, ma anche e soprattutto il sentimento o le emozioni legate al momento in cui il cibo viene consumato. 

Nutrirsi non è più semplicemente un bisogno primario della specie, ma uno strumento sociale, un pretesto per coltivare relazioni, una dimensione di sperimentazione e creatività. 

C’è dell’altro. Monitorare orari, testi e “sentiment” può aiutare a comprendere meglio il perchè un pranzo tenda sempre più spesso a trasformarsi in un brunch, o una cena in apericena.
Cosa vuole davvero la gente? Quando si esce tra amici, che tipo di esperienza si ricerca? Instagram – e i social in generale – possono dare una grande mano a migliorare l’offerta di un locale… o quantomeno il registro adottato. 

Geografia dei Trends

Va detto però che qualsiasi analisi deve necessariamente tenere conto di molti parametri. Una visione superficiale di hashtag o di numeri crudi, potrebbe persino rivelarsi fuorviante. 

Potrei ad esempio dirti che l’hashtag #pasta è stato utilizzato più di 11 milioni di volte e che gli spaghetti sono tra i più fotografati in assoluto. Ti sorprenderebbe sapere che il primo paese al mondo in cui viene utilizzato…non è l’Italia? 

Proprio così, il nostro paese segue in seconda posizione gli Stati Uniti, area in cui la cultura enogastronomica italiana raccoglie larghi consensi, uno dei mercati più profittevoli per chi ha intenzione di sviluppare export del made in Italy

Per questo, e per molte altre ragioni, bisogna valutare numerosi aspetti prima di utilizzare un dato a supporto di una strategia. 

Non solo cibo, spazio al vino. 

Il vino piace. Ma non da solo.
Il vino si accompagna sempre o quasi al cibo (i numeri ci dicono che la portata più accoppiata al calice è, pensa un po’, un bel piatto di spaghetti) e altrettanto spesso alle persone. Si, perchè il vino, stando a quanto ci restituiscono i dati, è simbolo di relazione, amicizia, incontri e anniversari. Il vino è un collante, tra portate, persone, culture. 

Raccontare il vino quindi, deve inevitabilmente includere il racconto di sentimenti, occasioni, accostamenti di gusti e profumi. 

In tutta onestà, a quanti piace bere del vino solo a casa senza un buon motivo per festeggiare? 

Contenuti visivi 

Spazio dunque al food storytelling, al racconto del cibo e degli ingredienti attraverso contenuti visivi, reportage, storie, senza dimenticare il linguaggio e le preferenze stilistiche. 

Un ristorante deve necessariamente raccontare le proprie portate, anche in modo astratto, non convenzionale, ma mai slegandolo dalle occasioni, ovvero i momenti per i quali l’utente può sentire il bisogno di consumare quel pasto. 

Le persone? Un vantaggio sempre, perchè le persone “comprano” persone: chefs, produttori, critici. 

Contenuti testuali

E se gli utenti tendono a legare ai propri contenuti dei valori, attraverso citazioni e riflessioni, altrettanto può fare il ristoratore, esplorando i propri valori e quelli del ristorante e trasformandoli in un copy che dia risalto alle qualità o alle origini dei piatti. 

Sempre meglio di tristi slogan e discutibili giochi di parole, o peggio, l’ invito a prenotare prima che finiscano i posti!

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Ciao, sono Gabriele Brancatello.

Mi prendo cura dei miei baffi con amore incondizionato. Sono convinto che mi facciano sembrare più cattivo. Ma in realtà, quando li arriccio sono più creativo.


Le 4 P del Marketing

Le 4 P del Marketing: ieri e oggi, tra cambiamenti e adattamenti.

“Metti il prodotto giusto, nel posto giusto, al prezzo giusto, nel momento giusto”.

Non ci crederai, ma in questa frase sono sintetizzati i capisaldi del marketing mix del secolo scorso. 

Product, Place, Price, Promotion sono 4 P teorizzate da Jerome McCarthy e rese celebri dal guru del marketing Philip Kotler.

Nell’ultimo secolo il mercato ha subito diversi cambiamenti. Le 4 P non sono morte, come alcuni sostengono, ma si sono adeguate alle trasformazioni, entrando in relazione con altri parametri. 

Per strutturare una strategia di marketing in questo nuovo poliedrico contesto, Kotler ha adeguato le famose 4 P a nuovi possibili orizzonti teorici, che includono nuovi concetti tra cui le 4C. 

Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, diceva Lavoiser. Prendiamo in prestito il postulato per comprendere a pieno ciò che lega le P di ieri a quelle di oggi.

Cosa sono le 4P del Marketing

Le 4 P descrivono e sintetizzano quelle che sono le quattro leve fondamentali del marketing, che appunto iniziano tutte con la lettera P.

Le 4 P sono ancora valide nelle strategie di marketing ed utili per pianificare un’offerta di prodotto di successo. 

Analizziamole una ad una.

Prodotto (Product)

Il prodotto è stato il protagonista principale del marketing sino al secolo scorso ma oggi il mercato è cambiato. Il posto privilegiato di cui godeva adesso è occupato dal brand, entità sempre più indipendente dal prodotto.

Un prodotto può essere un bene tangibile o un servizio intangibile che soddisfa un bisogno o una mancanza per il consumatore. Qualsiasi sia il tuo prodotto è necessario che tu abbia ben chiaro quali sono i punti di forza e di debolezza di quest’ultimo e quali sono gli elementi che lo rendono unico.

Le strategie di prodotto, ad esempio, riguardano naming, branding, packaging…

Prezzo (Price)

Il prezzo è l’importo che l’utente finale dovrà pagare per avere il prodotto. Stabilire il prezzo non è solo un’attività arbitraria ma dipende da qual è il valore percepito del prodotto da parte del target. Infatti, lo stesso prodotto, può essere commercializzato a prezzi molto diversi in diverse parti del mondo.

Se un prodotto ha un prezzo superiore o inferiore al suo valore percepito, molto probabilmente non verrà venduto. Ecco perché è indispensabile capire come un cliente percepisce ciò che gli stai vendendo.

Promozione (Promotion)

La promozione riguarda le strategie e le tecniche che servono a vendere il prodotto.

La promozione, oggi più che mai, include numerosissimi elementi quali: pubbliche relazioni, pubblicità tradizionale, social media, promozioni commerciali, marketing, email marketing, search engine optimization e altro.

Ognuno di questi punti deve essere sempre e comunque supportato da un adeguato ritorno sull’investimento (ROI).

In base alla tua strategia di marketing, dovrai valutare quale promozione risulti più efficace.

Luogo (Place)

Il place corrisponde al canale (o ai canali) di distribuzione in cui il prodotto verrà fornito al cliente.

In questo caso è molto importante conoscere le abitudini dell’utente o il suo comportamento di acquisto, così da individuare il canale più adatto e più efficace per vendere il prodotto.

In questa fase rientrano tutte le attività mediante le quali il prodotto arriva al consumatore finale: distribuzione, trasporto, punti vendita.

Quali sono gli ingredienti del marketing mix?

Interdipendenza, flessibilità, centralità del cliente e monitoraggio costante. Ecco gli ingredienti da fondere insieme per produrre una strategia vincente.

Creare un prodotto di successo è relativamente semplice. Bisogna lanciare un prodotto che un definito gruppo di persone desidera e metterlo in vendita in un posto che quelle stesse persone visitano regolarmente. Tale prodotto deve poi corrispondere esattamente al valore che gli acquirenti si aspettano. tutto questo va fatto al momento giusto, quello in cui gli utenti sono meglio disposti a comprare.

Tale processo semplifica all’inverosimile quello che in realtà è un durissimo lavoro. Per di più basta un solo dettaglio sbagliato perché tutto fallisca, ritrovandosi per le mani un nulla di fatto e grandi risorse sprecate.

Immagina di commercializzare una eccellente auto elettrica in un territorio ancora sprovvisto di punti di sosta e ricarica. Sei sicuro che il commerciale otterrà buoni risultati?

Il Marketing 4.0: cosa è cambiato oggi

Philipe Kotler ha condotto delle analisi di nuove strategie di marketing, necessarie nell’era della digitalizzazione.

Kotler non ha inventato il marketing, ma lo ha ripensato. Negli anni i suoi libri ci hanno portato a guardare con occhi nuovi il processo di vendita dove l’attenzione si è spostata dal prodotto (come realizzazione di un bisogno dell’individuo) al cliente. 

La novità sta proprio nella rivincita del brand. Il brand è ormai uscito dal sommesso cantuccio nel quale il vecchio modello del marketing mix lo aveva relegato, ovvero come entità dipendente dal prodotto, per divenire protagonista assoluto della competizione in molti mercati.

Il marketing 4.0, come lo ha battezzato Kotler, è il marketing delle relazioni connesse. 

Viviamo in un mondo nuovo. La globalizzazione ha aperto nuove arene di sfide. La competitività delle aziende non sarà più determinata dalle loro dimensioni, dal Paese d’origine o dai vantaggi di cui hanno goduto in passato. Aziende più piccole avranno la possibilità di competere contro le più grandi, più vecchie e più globali. Un’azienda sarà più competitiva se riuscirà a collaborare con clienti e partner, per praticare la co-creazione e con le aziende per promuovere la cooperazione. 

Questo processo sta conducendo alla convergenza fra il marketing tradizionale e quello digitale.

Più l’individuo diventa sociale, più desidera contenuti creati appositamente per lui e l’obiettivo del marketing deve essere quello di convincerlo ad acquistare un certo tipo di prodotto piuttosto che un altro.

I clienti accolgono con maggiore diffidenza le comunicazioni dei brand e fanno affidamento sul fattore F (famiglia, amici, follower e fan). Il processo di acquisto sta diventando sempre più sociale, dato che i clienti prestano sempre più attenzione alla loro cerchia sociale nel momento di prendere le decisioni. 

Ne deduciamo che un segmento importante da intercettare sono proprio le community, cioè comunità digitali che si formano spontaneamente e che si proteggono dall’aggressivo metodo comunicativo di alcune aziende.

Il cliente digitale

Negli ultimi anni è poi nata una nuova tipologia di cliente. È giovane, vive in città, appartiene alla classe media e ha un elevato livello di mobilità e connettività.

Oggi il cliente è ambizioso, vive ad un ritmo accelerato, pretende che tutto sia rapido e a portata di pollice, perchè non ama perdere tempo.

Quando ricerca un prodotto lo fa sia online che offline e si fida ciecamente dell’opinione della propria cerchia di amici e conoscenti.

Di fronte alla nascita di questa nuova figura, che pretende velocità, qualità ed efficienza, anche il mondo delle aziende ed il mercato si sono dovuti adattare per non uscire dal mercato.

La connettività genera paradossi

Kotler afferma che il fulcro del nuovo marketing sono le connessioni. Tuttavia queste generano paradossi. 

Il primo paradosso è che nonostante ci sia un’elevata digitalizzazione, l’elemento differenziante rimarrà sempre il tocco umano. Quindi una strategia vincente deve deve tener conto che per vendere online si debba essere solidi e affidabili offline e viceversa.

Il secondo paradosso riguarda i clienti, al contempo informati e distratti. Ricevono una grandissima quantità di informazioni da una molteplicità dei canali che li influenzano, anche se ciò che conta rimangono le opinioni degli altri. Di fatto gli utenti, oggi, si sentono incapaci di scegliere a causa del bombordamento a cui sono sottoposti.

Infine, il terzo paradosso riguarda il fatto che grazie alla connettività i brand hanno l’opportunità di ottenere un passaparola positivo esponendosi  a quello negativo.

Per aumentare la probabilità che ci sia il passaparola conviene scommettere sui giovani, sulle donne e sui netizen, persone che partecipano attivamente su Internet.

Le 4 C per il cliente

L’interesse verso il cliente è aumentato così tanto, che Robert F. Lauterborn ha sostituito le 4 P con le 4C del marketing.

Questo modello converte le quattro P in quattro C più orientate verso il cliente vale a dire:

  • Cliente (Consumer) al posto di Prodotto
  • Costo al posto di Prezzo
  • Comunicazione al posto di Promozione
  • Convenienza al posto di Place (distribuzione)

Tali valori rappresentano in sostanza la domanda del cliente alla quale l’impresa deve correttamente rispondere con le 4 P.

Coinvolgendo i clienti sin dalle prime fasi dell’ideazione, le aziende possono aumentare la probabilità di successo del loro prodotto.

Il punto di vista del consumer permette di calarsi nei suoi panni e pensare nell’ottica dei valori ricercati. Il Marketing Mix deve incontrare i valori reali dei clienti, persone sempre meno passive e più pensanti.

Qual è oggi la strategia vincente?

Se sei arrivato a questo punto pensando di trovare in questo articolo la chiave di volta per sfondare nel tuo business, allora non sei nel posto giusto. 

Non ci sono dei segreti universali per creare strategie vincenti. Esistono piuttosto delle strategie, metodi di analisi, fulcri dai quali partire. 

Tenere a mente le 4 P e le 4 C è fondamentale, ma non basta. 

Un elemento da tenere in considerazione è la Brand awareness.

Più sono le persone che ricordano il nome di un brand, più è probabile che venga consigliato.

Per incrementare la brand awareness senza alzare il budget è una buona idea stimolare le conversazioni fra i clienti. Questo processo presenta al tempo stesso alcuni rischi, dal momento in cui le conversazioni fra i clienti sono imprevedibili. 

Un’altra strategia è quella della personalizzazione dei prodotti per soddisfare ogni cliente in modo unico.

I clienti tendono a riunirsi per tutelarsi e sentirsi più forti di fronte alle lusinghe delle pubblicità. Il marketing deve adattarsi a questa nuova realtà e creare dei brand che si comportino come esseri umani: accessibili e gradevoli, ma al tempo stesso vulnerabili.

Per farlo i brand possono mostrarsi autentici e sinceri, ammettere i propri punti deboli e non fingersi perfetti.

L’obiettivo è anche quello di eliminare le ansie delle persone, dal momento che in un mondo sempre più digitalizzato ricevono un’enorme quantità di stimoli che non riescono a controllare. Il marketing è diventato anche emozionale. Non più solo numeri. Le emozioni sono altresì fondamentali.

È un processo che consiste nel tenersi aggiornati su ciò che viene detto su Internet a proposito di un brand, in particolare sui social media e nelle comunità online.

Al giorno d’oggi, bisogna puntare, inoltre, sul content marketing.  Ovvero creare e distribuire i contenuti interessanti per un pubblico definito, con l’obiettivo di fare nascere delle conversazioni.

I contenuti migliori sono quelli che i clienti sentono più vicini ai propri interessi e che raccontano storie che riflettono i caratteri del brand. A volte quei contenuti sono proprio i clienti a crearli. 

Se pensi che il tuo brand abbia bisogno di rivedere le sue certezze e rinnovarsi di fronte alla nuova generazione di acquirenti, parlaci del tuo progetto e valutiamo insieme il percorso più efficace. 

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Antonella Leone

Ciao sono Antonella, e sono un’ eclettica sognatrice.
Alcuni mi definiscono un’eterna indecisa, io invece amo dipingermi come un’anima multipotenziale.
Scrivo da quando ho imparato a mettere insieme le parole. La scrittura mi ha fatto scoprire mondi paralleli dove mi perdo ogniqualvolta ho bisogno di dare pennellate di colore alla mia vita. Sono entrata per caso nel mondo digital e da allora non ne sono più uscita. Il mio motto? Non smettere mai di imparare!


SEO e SEM

SEO e SEM, cosa sono e perché è importante saperlo per la propria presenza online.

SEO e SEM sono molto semplicemente le due facce della stessa medaglia, perchè in comune hanno il medesimo obiettivo – ovvero la visibilità online – ma lo fanno percorrendo due strade opposte e complementari. 

Mettere on line il proprio sito, che sia uno shop o un blog, è solo il primo di una lunghissima serie di passi necessari e indispensabili per avere performance. L’obiettivo è che il sito appaia sempre nella prima pagina di ricerca su Google, in particolare nelle prime 3-5 posizioni della Serp di Google.

“Il luogo più sicuro dove nascondere un cadavere é la seconda pagina di Google”. Ironica affermazione ben nota nell’ambito della SEO e che gli addetti ai lavori hanno sentito o letto almeno una volta. 

SEO e SEM sono due strumenti strategici che, se padroneggiati, hanno il potere di conquistare visibilità crescente sul web e di conseguenza maggiore traffico al sito. E traffico sta a clienti come crisalide sta a farfalla.

Entrambi indispensabili dunque, SEO e SEM, ma assolutamente diversi.
Prova a usare la query di ricerca “ristorante cinese” su Google. I primissimi risultati saranno accompagnati dalla parola in grassetto Annuncio e sono risultati SEM. Quelli che seguono, i risultati organici, dati da un lavoro certosino di ottimizzazione di precisi parametri del sito, sono invece il frutto di attività SEO. 

Su cosa lavora la SEO.

SEO è l’acronimo di Search Engine Optimization e comprende tutte quelle attività volte a:

  • agevolare la scansione del sito ai motori di ricerca, per comprenderne i contenuti e la struttura 
  • migliorare dati e metadati indispensabili per l’indicizzazione e la scalata alle posizioni dei motori di ricerca, 
  • Posizionare correttamente il sito rispetto agli argomenti che tratta e le soluzioni che offre. 

Seppure l’attività SEO valga per qualsiasi motore di ricerca, va da sé che la maggior parte se non tutta l’attività afferente si faccia in funzione di Google, che è il motore di ricerca più noto, più utilizzato, più incisivo. 

La SEO è indispensabile per i risultati organici, ovvero quelli generati da ricerche per parole chiave. L’utente ottiene un risultato, non perchè l’inserzionista stia pagando per essere visualizzato ogni volta che qualcuno utilizza specifiche parole nella ricerca, ma perchè il sito contiene argomenti e contenuti (articoli, prodotti, approfondimenti) affini quanto più possibile alle parole usate per la ricerca stessa.

L’attività di SEO è davvero complessa e articolata, necessitando di conoscenze trasversali che non sempre si ritrovano in un unico professionista. Si lavora sui Signal, ovvero quei dati che l’algoritmo del motore di ricerca riconosce ed elabora per comprendere ogni contenuto. Anzianità del dominio, backlink, codice di scrittura, frequenza di rimbalzo, dimensione e nome dei file multimediali, performance sui social e ancora, tag, script,  velocità di caricamento, CSS, usabilità, link interni ed esterni, menu di navigazione, title e meta description, snippet, keywords. Se pensi che già così sia davvero tanta roba e poco comprensibile, sappi che abbiamo appena scalfito la superficie e senza uno schema preciso. 

Come interviene la SEM.

Anche SEM è ovviamente un acronimo e sta per Search Engine Marketing. Racchiude tutte le azioni e le strategie per migliorare il posizionamento del sito. In alcuni contesti la sigla SEM include quella SEO – che è a sua volta un’azione strategica del marketing online – ma più comunemente si distinguono per non entrare in confusione tra organico e a pagamento. 

SEM quindi è più specificatamente un sistema di azioni che potremmo banalmente riassumere con pubblicità su Google. Non sarà esaustivo ma rende l’idea a chi non ha dimestichezza con l’argomento. 

Grazie ad annunci a pagamento di vario tipo e formato, è possibile ancorare il proprio sito a specifiche parole chiave o a intere frasi (query) che gli utenti utilizzano sul motore di ricerca. Per offrire uno strumento utile agli inserzionisti, Google ha così dato vita a Google Ads (ex Adwords), una dashboard da cui è possibile configurare campagne pubblicitarie search (risultati testuali di ricerca),  display (banner pubblicitari ospitati su altri siti su cui posizionare contenuti visivi quali foto, grafiche o animazioni) o Youtube (brevi video pubblicitari che anticipano l’inizio dei video più visti e obbligatori per almeno 5-7 secondi prima che si attivi il tasto salta l’annuncio).

Una volta messe in atto tutte le accortezze richieste dalla SEO, il SEM può amplificarne l’efficacia e ottenere risultati migliori, sfruttando il potere degli annunci. 

Un Tandem offensivo.

Un sito è ben ottimizzato quando i crawler di Google riescono a scansionare agevolmente dati e contenuti e attribuire un punteggio molto alto al sito. 

Immaginali come le robo-seppie che nel film Matrix scandagliavano i tunnel in cerca dei ribelli, i crawler sono dei software che analizzano contenuti automaticamente, rispondendo ai precisi input dell’algoritmo che, a sua volta, ha come obiettivo scandagliare il web in cerca di dati di valore, da offrire in modo efficace e tempestivo ai suoi clienti: gli utenti che iniziano la ricerca.
Il SEM forza un po’ questo meccanismo che ha luogo costantemente per ogni sito. Pagando, abbiamo la possibilità di evidenziare al motore di ricerca che nel nostro sito si parla specificatamente di un certo argomento e lo forziamo a restituire il nostro sito come primo – o fra i primi tre – risultato delle ricerche pertinenti. 

Per fare una buona attività SEM, oltre ad un cospicuo budget e una buona conoscenza di come funzioni la piattaforma Ads di Google, è necessario comprendere il meccanismo di offerta e asta che caratterizza la pubblicità online, il valore delle parole chiave, i volumi di ricerca e i trends. Inoltre bisogna analizzare le abitudini di ricerca e le caratteristiche degli utenti, almeno quelli in target per i nostri contenuti. Dati demografici, caratteristiche generali, preferenze, peculiarità. 

Infine, ma non meno importante, è opportuno analizzare in quale momento del processo decisionale e d’acquisto, si colloca il nostro annuncio. Il momento esatto in cui vogliamo intercettare a pagamento un utente, il suo grado di consapevolezza del problema e della soluzione/prodotto che sta cercando, determinano in modo significativo le scelte relative al messaggio pubblicitario. Offerta, copy, timing, CTA sono elementi che cambiano molto a seconda di quale azione desideriamo compia l’utente che clicca su un annuncio Google. 

Differenze significative tra SEO e SEM.

Se sono riuscito a non confonderti fin qui e a offrirti una immagine chiara di questi due strumenti, bene! Non potrei essere più soddisfatto. Il tema è spinoso e per nulla semplice da affrontare o comprendere. Che siano due cose distinte ora ti è chiaro. Ci sono però delle differenze che è bene sottolineare. 

Risultati

La SEO raccoglie risultati nel tempo – spesso serve molto tempo, mesi se non anni – mentre il SEM performa dall’attimo stesso in cui si avvia una campagna.  Un articolo di blog ad esempio, scritto in chiave SEO ed eccezionale strumento di indicizzazione per un sito, è come un buon vino, ha bisogno di tempo per fermentare. Quanto tempo? Anche 1000 giorni. Tuttavia un buon pezzo è immortale e può vivere e galleggiare sui motori di ricerca per anni e anni. 

La SEO performa anche dopo che avrai smesso di investire risorse, perchè i risultati di un buon lavoro si raccolgono a posteriori, mentre il SEM smette di performare nel momento in cui esaurisci il budget o disattivi la campagna. 

Costi

La SEO è gratuita, perchè potresti essere abbastanza in gamba da fare tutto da te – perchè no. Il SEM invece, anche se dovessi configurare in autonomia le tue campagne, richiederà sempre un investimento pubblicitario. La verità oltre le apparenze è che entrambe le attività richiedono degli investimenti, in persone, contenuti e budget pubblicitario. 

Targeting e pertinenza

La SEO ti offre visibilità a chiunque stia effettuando ricerche affini al tuo argomento di business. Il SEM, invece, mostra i tuoi annunci solo ad un target prestabilito di persone, escludendone altre, seppure stiano ricercando argomenti affini al tuo. Ad esempio, se hai un’attività locale che non vende servizi al di fuori del proprio comune, è opportuno che il budget venga destinato ai soli utenti che vivono o si trovano all’interno della città. Il rischio è sprecare preziose risorse economiche in pubblico che non potrebbe acquistare il tuo prodotto neanche volendo. È la dura legge del pay per click.

Va detto che il tuo sito, e la sua autorevolezza agli occhi del motore di ricerca, crescono con l’aumentare del traffico indipendentemente da come sia stato prodotto. La SEO porterà traffico generico, il SEM probabilmente un traffico più qualificato. Entrambi sono utili allo scopo. 

Contenuti

Per ottenere il massimo dalla SEO dovrai produrre contenuti più lunghi e strutturati, stabili e permanenti, pensati per performance a lungo utilizzo, come ad esempio un blog e i suoi articoli. Il SEM, invece, predilige contenuti estemporanei, come ad esempio una landing page o un prodotto Limited Edition. Non importa se quel prodotto rimarrà per poco tempo sul tuo shop o se la strategia costruita sulla landing page sia temporanea. Terminate le campagne, si interromperà il traffico ai contenuti specifici. 

Brand identity

Entrambe le attività sono utili per costruire una forte brand identity online e migliorarne la reputazione e l’authority. Tuttavia il SEM può essere determinante per proteggerla dai cosiddetti incubatori. 

Immagina un B&B che voglia aumentare le prenotazioni sul proprio sito ma che contestualmente è presente su siti come Booking o Trivago. Un utente che su Google utilizza parole di ricerca affini al pernottamento verrebbe intercettato quasi certamente da questi colossi, che investono milioni di euro in annunci per migliaia e migliaia di parole chiave. Questo accadrebbe anche se l’utente digitasse il nome specifico del B&B in questione, perchè questi portali utilizzano i nomi delle strutture come parole chiave con cui intercettare traffico a pagamento. 

Ecco perchè è importante che le attività investano il proprio budget – prima che su articolate strategie SEM – quantomeno nel tutelare le proprie parole chiave, quelle legate al nome stesso dell’attività e al settore merceologico. In questo modo – e solo in questo modo – una piccola struttura ricettiva ha qualche chance di concludere prenotazioni sul proprio sito, riducendo le commissioni da pagare alle agenzie di viaggio online. Alle volte bastano pochi euro al giorno per risparmiare centinaia di euro di commissioni. 

Vale per i ristoranti, gli hotel ma anche per chi vende scarpe o abbigliamento o altri prodotti reperibili sugli ingombranti Amazon e Zalando.

SEO e SEM? Cosa preferire?

Sono certo che la mia risposta la immagini. 

Non scegliere!

Non sono due alternative ma due scarpe. Andresti mai in giro con un solo piede nudo? 

È un tandem perfetto per un risultato perfetto, ovviamente con un’infinità di sfumature sul percorso date dal tempo, dalle competenze, dalle professionalità coinvolte e dai budget stanziati. 

Combinando insieme i due strumenti otterrai:

1- traffico subito e traffico nel tempo

2- aumento dei click al link e riduzione del bounce rate, ovvero la tendenza degli utenti a entrare in un sito e uscire entro pochi secondi, cosa che penalizza il posizionamento. 

3- crescita progressiva della reputazione

4- dati costanti da analizzare, grazie alle performance di Ads, appunto, e a Google Analytics. A questi puoi affiancare altri utilissimi tools come Google Trends, SeoZoom, SEMrush…

L’aspetto più interessante? Facendo costantemente attività di monitoraggio dei trends e sviluppando una buona strategia SEO, potrai lentamente incidere sul mercato e smettere di subirlo passivamente. 

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Ciao, sono Nazareno, uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
Mi occupo principalmente di copywriting e di tutte le attività editoriali del team.
Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo sul marketing digitale che metto a disposizione dei miei clienti.


TikTok_ilnuovopalcoscenico

Fenomeno TikTok: Passatempo o Strategia di marketing?

Il fenomeno TikTok è più di un passatempo disinteressato e può diventare uno strumento prezioso da inserire all’interno di una strategia di marketing aziendale. Vuoi saper come? Qui di seguito alcuni consigli utili per comprendere il nuovo media.

“Make every second count”. Dai importanza ad ogni secondo, è il leitmotiv che accompagna questo nuovo social media che, dopo aver conquistato la generazione z e la generazione alpha, sta acquisendo sempre più utenti anche dalle fasce più adulte dei millenials. 

Chi di noi non ha almeno una volta provato a “fare un tiktok” o non è rimasto contagiato dalla bizzarria dei video di amici, intenti ad eseguire una performance davanti alla telecamera dello smartphone?

Come è nato TikTok? 

Il social è stato lanciato nel 2016 dalla società cinese BityeDance, con il nome di Douyin.

La nascita vera e propria di TikTok come lo conosciamo attualmente è avvenuta, però, nel 2018, dopo che ByteDance ha unito questa piattaforma a Musicaly. È proprio questa provvidenziale fusione l’origine del suo successo, dato che Musicaly aveva già una community su scala globale e un Know-how già ben strutturato. 

Ciò ha permesso di far leva non solo su una community già sviluppata, ma anche su una profonda conoscenza del target e del mercato di riferimento. A differenza di altri social, TikTok non è partito da zero nella creazione del suo network, come invece ha dovuto fare Facebook.

Punti di forza di TikTok. 

Il fenomeno TikTok basa la sua strategia proprio sulla creazione di video brevi e sulla creatività dell’utente, che condivide momenti di vita quotidiana al ritmo di musica, e sulla costruzione di comunità virtuali che condividono passioni.

L’utilizzo del visual storytelling, che è uno dei trend in crescita in questo 2020, permette di differenziarsi e creare una connessione emotiva con i follower. 

Immediatezza, accessibilità e funzioni intuitive sono caratteristiche vincenti dell’app. 

Quale è il target di TikTok? 

Attualmente TikTok è visto come un social network giovane, caratterizzato dalla presenza dominante della Generazione Z (il 41% degli utenti della piattaforma è nell’età compresa tra i 16 e i 24 anni). Tuttavia il bacino di utenza con specifici interessi, si sta ampliando sempre di più. 

L’elemento che accomuna generazioni diverse è il fatto che TikTok rappresenta lo specchio ideale di una società che si sente creativa e fuori dagli schemi e che sente il desiderio di esprimere velocemente e online il proprio stato d’animo. 

I motivi di successo di TikTok.

Il successo è sempre il risultato della combinazione di più ingredienti. Vediamone alcuni:

Creatività del contenuto rivolta alla Gen Z

La creazione di contenuto da parte degli utenti su TikTok è un fattore differenziante rispetto al vicino Instagram. 

A differenza di quest’ultimo, TikTok possiede infatti una gamma più ampia di filtri ed effetti da applicare alle clip, oltre che ad un video-editor tanto intuibile quanto efficace. La combinazione di questi aspetti porta a possibilità creative potenzialmente infinite ed è un polo di attrazione per gli utenti.

Diventare content creators, con uno smartphone in mano, non è stato mai così semplice!

Relazioni e comunità virtuali

I tik toker sono incoraggiati a relazionarsi gli uni con gli altri attraverso video risposta, sfide o duetti. Ora più che mai, questa è una componente essenziale. Il social permette di costruire relazioni divertenti a “distanza”. 

Inoltre i video possono essere condivisi sulle altre piattaforme. 

Diverse le comunità virtuali nate sul social. Basta inserire l’hashtag giusto e il gioco è fatto. Musica, sport, cibo, make-up e prodotti preferiti, non c’è limite ai tiktok, non ci sono limiti per i tik tokers. 

Ed esattamente come successo in altri social, chiunque può ambire a diventare una star con milioni di follower.

User Experience immediata e AI-driven

TikTok cura la sua user experience distinguendosi così dalla concorrenza: una volta aperta l’app, e senza neanche il bisogno di registrarsi, l’utente si ritrova subito nel feed e visualizza la prima di infinite clip create dagli utenti.  

L’esposizione immediata al contenuto permette di entrare nel vivo della piattaforma, aumentando l’interessa e la partecipazione dell’utenza. È come arrivare ad una festa e ritrovarsi catapultati in pista da ballo senza neanche conoscere il festeggiato. 

A questa componente è direttamente collegata l’AI. I dati raccolti vengono inseriti in algoritmi di apprendimento automatico, che perfezionano la qualità del feed e migliorano l’esperienza, incoraggiando un maggiore coinvolgimento e generando più dati da reintegrare negli algoritmi. Si sviluppa in tal modo un ciclo di vita dei contenuti che porta ad un costante miglioramento della user experience. In altre parole, come in altre piattaforme, l’algoritmo si nutre delle preferenze dell’utente per mostrargli contenuti graditi che lo indurranno a rimanere per più tempo a “swipappare” tra le clip.

Moneta virtuale: la ricopensa che fa gola

TikTok offre acquisti di monete in app (coins) che gli utenti possono ottenere e devolvere ai creators. I prezzi negli USA partono da 1,39$ per 100 coins, fino ad arrivare a 139$ per 10.000.

Questa rappresenta una delle modalità con cui i giovanissimi possono guadagnare attraverso la propria attività online. Dopo aver acquistato le monete virtuali possono comprare delle emoj personalizzate, da inviare al proprio muser preferito – termine che indica chi si esibisce su TikTok –  in occasione di una diretta in live streaming.

Al muser destinatario del dono arriva il 50% delle monete effettivamente acquistate dagli utenti, la parte restante viene suddivisa tra la piattaforma e Apple Store.

Perché la tua azienda dovrebbe aggiungerlo alla strategia di marketing?

Non pensare che TikTok sia solo un social dove i ragazzini sprecano tempo, commetteresti lo stesso errore che forse hai fatto dieci anni fa con Facebook o qualche anno dopo con Instagram. Forse ai tempi di Musicaly era legittimo pensarlo, ma oggi TikTok ha ampiamente superato l’esame di fenomeno temporaneo, diventando con forza un’abitudine radicata. Le sue potenzialità sono in crescita. 

 Molte aziende ne hanno già colto la sfida, integrandolo nella loro strategia di social media marketing. 

Nike, Fenty Beauty, Apple Music, Bayern Monaco, Washington Post, per citarne alcune, producono regolarmente tik tok. 

Ciò che spinge all’utilizzo è il fatto di raggiungere il target attraverso la creatività dello storytelling con tassi di interazione veramente elevati. Cosa c’è di più efficace che presidiare i luoghi in cui il target trascorre più tempo? 

Cosa è necessario fare per implementare una strategia di TikTok Marketing?

Aprire un canale e ottimizzarlo 

L’apertura di un canale può sembrare una cosa banale, a patto che si completino tutti gli step richiesti.

Bisogna curare e ottimizzare ogni aspetto del profilo, quali:

  • Nome profilo (deve essere uguale a quello utilizzato negli altri social, quantomeno per le aziende);
  • Biografia (La descrizione deve essere strettamente legata al brand. Ciò che scegli di condividere in pochi caratteri deve essere rappresentativo della tua storia, della tua offerta e dei tuoi valori e deve essere in grado di spiegare agli utenti di cosa ti occupi. Puoi anche decidere di inserire il tuo hashtag all’interno della descrizione);  
  • Immagine del profilo;
  • Link che rimandano agli social dell’azienda;

Crea contenuti attraenti e di valore

Su TikTok è indispensabile creare video originali e in linea con la comunicazione aziendale.

Utilizza un approccio diretto e semplice per connetterti con i tuoi fan. Le parole chiave devono essere “intrattenimento” e “originalità”. Evita contenuti ingessati e tradizionali che risulteranno quasi certamente noiosi. Piuttosto dai sfogo alla creatività e cerca la sintonia giusta con il target.  

Prima di pensare al contenuto del video o allo stile è necessario definire una visione di insieme sul messaggio che vuoi veicolare e sugli argomenti che vuoi trattare. Alcune aziende scelgono di puntare sul prodotto, altre sulle esigenze della community o sulla curiosità.

Hashtag Challenge

TikTok dà molta importanza agli hashtag, dato che li utilizza per categorizzare i contenuti postati. Infatti la sezione Scopri della piattaforma riporta tutti i contenuti sotto gli hashtag di tendenza. Posizionarsi tra questi hashtag permette di essere raggiunti da un numero cospicuo di utenti.

Sempre sulla base degli hashtag è possibile lanciare delle challenge. In tal caso, tra i vantaggi, si aggiunge anche la possibilità di generare maggior engagement e awareness, oltre che di generare word-of-mouth con la possibilità di far diventare il proprio contenuto virale. 

Influencer Marketing

Anche su TikTok, come sugli altri social, le campagne di influencer marketing possono risultare efficaci.

Si può dire che nel caso specifico del social cinese è possibile far leva sia su una reach organica rilevante, ma anche sul ruolo che ricoprono gli hashtag nella diffusione delle clip.

Ovviamente, al fine di rendere una campagna del genere funzionale, è importante una chiara definizione degli obiettivi, del target e degli influencer.

Non pensare che TikTok sia solo un social dove i ragazzini sprecano tempo, commetteresti lo stesso errore che forse hai fatto dieci anni fa con Facebook o qualche anno dopo con Instagram. Forse ai tempi di Musicaly era legittimo pensarlo, ma oggi TikTok ha ampiamente superato l’esame di fenomeno temporaneo, diventando con forza un’abitudine radicata. Le sue potenzialità sono in crescita. 

 Molte aziende ne hanno già colto la sfida, integrandolo nella loro strategia di social media marketing. 

Nike, Fenty Beauty, Apple Music, Bayern Monaco, Washington Post, per citarne alcune, producono regolarmente tik tok. 

Ciò che spinge all’utilizzo è il fatto di raggiungere il target attraverso la creatività dello storytelling con tassi di interazione veramente elevati. Cosa c’è di più efficace che presidiare i luoghi in cui il target trascorre più tempo? 

Anche su TikTok si può fare Adv

Vista la crescita repentina della piattaforma, potrebbe essere una mossa intelligente investire risorse su questo social, prima di un aumento della domanda e dei costi. 

TikTok Ads ha lanciato la propria piattaforma di advertising attraverso la quale è possibile sviluppare una campagna scegliendo target, placement, timing e molto altro (analogamente a Facebook Business Manager). 

Lanciare una campagna oggi è senza dubbio vantaggioso. Vuol dire essere first-mover, o quasi,  con costi ridotti in virtù della bassa competitività tra inserzionisti. Le aziende presenti sul social sono ancora relativamente poche.

Tik Tok è entrato da relativamente poco in vari mercati (come quello italiano), ma allo stesso tempo presenta già una vasta community internazionale con prospettive di crescita molto interessanti. Inoltre è un canale ancora poco saturo, rispetto a Facebook e Instagram. 

Se anche tu vuoi sperimentare le potenzialità di questo nuovo canale social e costruire una strategia in grado di trarre il massimo profitto da Tik Tok marketing, prenota una consulenza e parlaci delle tue idee. 

Altri articoli che potrebbero interessarti:

  • “Influencer Marketing, cos’è e come funziona”: leggi qui

Antonella Leone

Ciao sono Antonella, e sono un’ eclettica sognatrice.
Alcuni mi definiscono un’eterna indecisa, io invece amo dipingermi come un’anima multipotenziale.
Scrivo da quando ho imparato a mettere insieme le parole. La scrittura mi ha fatto scoprire mondi paralleli dove mi perdo ogniqualvolta ho bisogno di dare pennellate di colore alla mia vita. Sono entrata per caso nel mondo digital e da allora non ne sono più uscita. Il mio motto? Non smettere mai di imparare!


Redazione giornale - Piano editoriale

Il piano editoriale: lo strumento fondamentale per chi scrive e pubblica contenuti web.

Il piano editoriale è la bussola del professionista che si occupa della redazione e pubblicazione di contenuti web per la propria azienda e/o per conto di clienti. È la stella polare che orienta il content marketing strategico in questo mare tempestoso che è il Web. 

Lo avrai sentito nominare tante volte ma non sei riuscito a metterlo a fuoco correttamente?

Il piano editoriale è davvero un punto di riferimento per gli addetti ai lavori ma è tutto tranne che un concetto astratto. Cos’è e come si sviluppa un piano di contenuti? 

Caro imprenditore sei pronto ad imparare anche oggi una cosa nuova?

Noi siamo pronti ad impararla insieme a te. 

Let’s start!

Cos’è un piano editoriale?

Prenderò in prestito la definizione che ne ha fatto Il Post.

<< Documento fondamentale di ogni casa editrice: quello dove si costruisce e ufficializza ogni anno la programmazione contenutistica ed economica di un editore. Attraverso il piano editoriale si stabiliscono i libri che usciranno nell’anno successivo e, insieme, si fa una previsione quanto più accurata possibile su quanto venderanno. >>.

Il piano editoriale regola sia la programmazione dei contenuti che la previsione degli introiti economici. 

Oggi, traslando questo stesso concetto nel mondo digital, possiamo considerare il piano editoriale come: 

<< […] un documento – esplicitato o meno – di pianificazione di contenuti nell’ambito di una qualsiasi attività di produzione di contenuti. >>

Di fatto, il piano editoriale orienta la produzione e la pubblicazione di contenuti conferendo coerenza, pertinenza e costanza. È un insieme di azioni strategiche messe in atto per raggiungere un pubblico e trasformare la propria presenza online in un potente strumento di marketing.

Ma che differenza c’è tra il piano editoriale e il calendario editoriale?

Piano editoriale VS Calendario editoriale.

Il piano editoriale possiamo immaginarlo come un “contenitore” di spunti, idee e argomenti, suddivisi per macro aree e categorie. In gergo markettaro, topic.

Si individuano così argomenti relativamente ai quali verrano pubblicati un preciso numero di post durante il periodo editoriale di riferimento, sia un anno o un trimestre.

I topic e i contenuti correlati si svilupperanno nel cosiddetto calendario editoriale, un documento che scandisce la pubblicazione su schema cronologico e cross-canale. Concettualmente sovrapposto al già citato piano editoriale, si tratta di due strumenti differenti ma assolutamente complementari, operando all’unisono verso il più alto obiettivo di dare pertinenza e coerenza alla content strategy. 

Piccola postilla: In che senso cross-canale? Il calendario editoriale può essere un unico documento in cui vengono inseriti i giorni di pubblicazione dei contenuti di tutti i canali web sui cui è presente l’azienda: articolo di blog, post di Facebook, post di Instagram, articolo di Linkedin, Newsletter… e chi più ne ha più ne metta! In questo modo tutti i membri del Team saranno sempre aggiornati e coordinati su tutto. 

Quali sono gli elementi di un Piano/Calendario editoriale?

Un piano editoriale consta di vari elementi che ne definiscono una maggiore o minore completezza: 

  • il target. La domanda da porsi è sempre la stessa: chi vogliamo raggiungere? Una risposta molto dettagliata definirà non solo il target di riferimento ma anche e soprattutto il tone of voice di ogni produzione multimediale, siano testi, foto o video. 
  • gli obiettivi. Quali obiettivi si pone la strategia espressa attraverso il planning? vendere, informare, aumentare il traffico al sito web, acquisire lead, fidelizzare.
  • la piattaforma utilizzata. Un piano editoriale può essere multi-canale, quindi può riguardare la pubblicazione di contenuti su più piattaforme. È indispensabile indicare le piattaforme che ospiteranno i diversi contenuti. 
  • i contenuti da pubblicare. Immancabili: elementi visivi (foto/video), copy (testi, approfondimenti, slogan o claim delle campagne), eventuali link (meglio se ridotti con un tools di link shortener). 
  • il timing. Stabilire giorni e orari migliori per la pubblicazione può migliorare le performance generali, oltre che accrescere il coinvolgimento. 
  • le interazioni. È utile stabilire che tipo di interazioni ci si aspetta per ogni contenuto e per ogni piattaforma. Poi, una volta effettuata la pubblicazione, riportare i risultati di interazione da parte del pubblico. 
  • le fonti. Quando si scrive relativamente a news, statistiche, festività, è opportuno stabilire le fonti attendibili e verificare sempre la credibilità e la correttezza delle informazioni.

Consiglio: potrebbe essere utile effettuare anche un’analisi della concorrenza, per vedere come si comporta il settore in cui si opera. Uno sforzo aggiuntivo che potrebbe fare la differenza: analizzare i competitor non significa copiarli, ma anticiparli!

Quali strumenti usare per realizzare un Piano/Calendario editoriale?

Non ci crederai, ma anche un semplice foglio di lavoro Excel può risultate efficace allo scopo. 

Non dovranno mancare: 

  • una colonna a sinistra con il calendario giornaliero (meglio con la data che mostra anche il giorno della settimana) 
  • una colonna dedicata alle “Ricorrenze”, ovvero quelle festività che non vogliamo assolutamente dimenticare

Infine, per ciascuna piattaforma di pubblicazione, ci sarà una colonna dedicata a: 

  • Argomento
  • Copy
  • Immagine
  • Link
  • Obiettivo
  • Note

Una volta creato un piano/calendario editoriale con Excel, sarebbe utile e consigliabile condividerlo in cloud con il resto del team – Google Drive è uno strumento universale, gratuito ed efficace – in modo che ognuno possa contribuire alla stesura e all’ottimizzazione del piano strategico. 

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  • “Come gestire i social media come un professionista”: leggi qui

Silvia Li Vecchi

Ciao, sono Silvia Li Vecchi.
Marketing Addicted: mi piace il Marketing in ogni sua accezione.
Parlare, comunicare e instaurare relazioni: il network è alla base di tutto. Credo nell’educazione al Bello e che le Creatività nutra l’anima.
Danzo da quando cammino e Cucino per divertirmi (e perché mi piace mangiare!).
Enjoy.