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Fenomeno TikTok: Passatempo o Strategia di marketing?

Il fenomeno TikTok è più di un passatempo disinteressato e può diventare uno strumento prezioso da inserire all’interno di una strategia di marketing aziendale. Vuoi saper come? Qui di seguito alcuni consigli utili per comprendere il nuovo media.

“Make every second count”. Dai importanza ad ogni secondo, è il leitmotiv che accompagna questo nuovo social media che, dopo aver conquistato la generazione z e la generazione alpha, sta acquisendo sempre più utenti anche dalle fasce più adulte dei millenials. 

Chi di noi non ha almeno una volta provato a “fare un tiktok” o non è rimasto contagiato dalla bizzarria dei video di amici, intenti ad eseguire una performance davanti alla telecamera dello smartphone?

Come è nato TikTok? 

Il social è stato lanciato nel 2016 dalla società cinese BityeDance, con il nome di Douyin.

La nascita vera e propria di TikTok come lo conosciamo attualmente è avvenuta, però, nel 2018, dopo che ByteDance ha unito questa piattaforma a Musicaly. È proprio questa provvidenziale fusione l’origine del suo successo, dato che Musicaly aveva già una community su scala globale e un Know-how già ben strutturato. 

Ciò ha permesso di far leva non solo su una community già sviluppata, ma anche su una profonda conoscenza del target e del mercato di riferimento. A differenza di altri social, TikTok non è partito da zero nella creazione del suo network, come invece ha dovuto fare Facebook.

Punti di forza di TikTok. 

Il fenomeno TikTok basa la sua strategia proprio sulla creazione di video brevi e sulla creatività dell’utente, che condivide momenti di vita quotidiana al ritmo di musica, e sulla costruzione di comunità virtuali che condividono passioni.

L’utilizzo del visual storytelling, che è uno dei trend in crescita in questo 2020, permette di differenziarsi e creare una connessione emotiva con i follower. 

Immediatezza, accessibilità e funzioni intuitive sono caratteristiche vincenti dell’app. 

Quale è il target di TikTok? 

Attualmente TikTok è visto come un social network giovane, caratterizzato dalla presenza dominante della Generazione Z (il 41% degli utenti della piattaforma è nell’età compresa tra i 16 e i 24 anni). Tuttavia il bacino di utenza con specifici interessi, si sta ampliando sempre di più. 

L’elemento che accomuna generazioni diverse è il fatto che TikTok rappresenta lo specchio ideale di una società che si sente creativa e fuori dagli schemi e che sente il desiderio di esprimere velocemente e online il proprio stato d’animo. 

I motivi di successo di TikTok.

Il successo è sempre il risultato della combinazione di più ingredienti. Vediamone alcuni:

Creatività del contenuto rivolta alla Gen Z

La creazione di contenuto da parte degli utenti su TikTok è un fattore differenziante rispetto al vicino Instagram. 

A differenza di quest’ultimo, TikTok possiede infatti una gamma più ampia di filtri ed effetti da applicare alle clip, oltre che ad un video-editor tanto intuibile quanto efficace. La combinazione di questi aspetti porta a possibilità creative potenzialmente infinite ed è un polo di attrazione per gli utenti.

Diventare content creators, con uno smartphone in mano, non è stato mai così semplice!

Relazioni e comunità virtuali

I tik toker sono incoraggiati a relazionarsi gli uni con gli altri attraverso video risposta, sfide o duetti. Ora più che mai, questa è una componente essenziale. Il social permette di costruire relazioni divertenti a “distanza”. 

Inoltre i video possono essere condivisi sulle altre piattaforme. 

Diverse le comunità virtuali nate sul social. Basta inserire l’hashtag giusto e il gioco è fatto. Musica, sport, cibo, make-up e prodotti preferiti, non c’è limite ai tiktok, non ci sono limiti per i tik tokers. 

Ed esattamente come successo in altri social, chiunque può ambire a diventare una star con milioni di follower.

User Experience immediata e AI-driven

TikTok cura la sua user experience distinguendosi così dalla concorrenza: una volta aperta l’app, e senza neanche il bisogno di registrarsi, l’utente si ritrova subito nel feed e visualizza la prima di infinite clip create dagli utenti.  

L’esposizione immediata al contenuto permette di entrare nel vivo della piattaforma, aumentando l’interessa e la partecipazione dell’utenza. È come arrivare ad una festa e ritrovarsi catapultati in pista da ballo senza neanche conoscere il festeggiato. 

A questa componente è direttamente collegata l’AI. I dati raccolti vengono inseriti in algoritmi di apprendimento automatico, che perfezionano la qualità del feed e migliorano l’esperienza, incoraggiando un maggiore coinvolgimento e generando più dati da reintegrare negli algoritmi. Si sviluppa in tal modo un ciclo di vita dei contenuti che porta ad un costante miglioramento della user experience. In altre parole, come in altre piattaforme, l’algoritmo si nutre delle preferenze dell’utente per mostrargli contenuti graditi che lo indurranno a rimanere per più tempo a “swipappare” tra le clip.

Moneta virtuale: la ricopensa che fa gola

TikTok offre acquisti di monete in app (coins) che gli utenti possono ottenere e devolvere ai creators. I prezzi negli USA partono da 1,39$ per 100 coins, fino ad arrivare a 139$ per 10.000.

Questa rappresenta una delle modalità con cui i giovanissimi possono guadagnare attraverso la propria attività online. Dopo aver acquistato le monete virtuali possono comprare delle emoj personalizzate, da inviare al proprio muser preferito – termine che indica chi si esibisce su TikTok –  in occasione di una diretta in live streaming.

Al muser destinatario del dono arriva il 50% delle monete effettivamente acquistate dagli utenti, la parte restante viene suddivisa tra la piattaforma e Apple Store.

Perché la tua azienda dovrebbe aggiungerlo alla strategia di marketing?

Non pensare che TikTok sia solo un social dove i ragazzini sprecano tempo, commetteresti lo stesso errore che forse hai fatto dieci anni fa con Facebook o qualche anno dopo con Instagram. Forse ai tempi di Musicaly era legittimo pensarlo, ma oggi TikTok ha ampiamente superato l’esame di fenomeno temporaneo, diventando con forza un’abitudine radicata. Le sue potenzialità sono in crescita. 

 Molte aziende ne hanno già colto la sfida, integrandolo nella loro strategia di social media marketing. 

Nike, Fenty Beauty, Apple Music, Bayern Monaco, Washington Post, per citarne alcune, producono regolarmente tik tok. 

Ciò che spinge all’utilizzo è il fatto di raggiungere il target attraverso la creatività dello storytelling con tassi di interazione veramente elevati. Cosa c’è di più efficace che presidiare i luoghi in cui il target trascorre più tempo? 

Cosa è necessario fare per implementare una strategia di TikTok Marketing?

Aprire un canale e ottimizzarlo 

L’apertura di un canale può sembrare una cosa banale, a patto che si completino tutti gli step richiesti.

Bisogna curare e ottimizzare ogni aspetto del profilo, quali:

  • Nome profilo (deve essere uguale a quello utilizzato negli altri social, quantomeno per le aziende);
  • Biografia (La descrizione deve essere strettamente legata al brand. Ciò che scegli di condividere in pochi caratteri deve essere rappresentativo della tua storia, della tua offerta e dei tuoi valori e deve essere in grado di spiegare agli utenti di cosa ti occupi. Puoi anche decidere di inserire il tuo hashtag all’interno della descrizione);  
  • Immagine del profilo;
  • Link che rimandano agli social dell’azienda;

Crea contenuti attraenti e di valore

Su TikTok è indispensabile creare video originali e in linea con la comunicazione aziendale.

Utilizza un approccio diretto e semplice per connetterti con i tuoi fan. Le parole chiave devono essere “intrattenimento” e “originalità”. Evita contenuti ingessati e tradizionali che risulteranno quasi certamente noiosi. Piuttosto dai sfogo alla creatività e cerca la sintonia giusta con il target.  

Prima di pensare al contenuto del video o allo stile è necessario definire una visione di insieme sul messaggio che vuoi veicolare e sugli argomenti che vuoi trattare. Alcune aziende scelgono di puntare sul prodotto, altre sulle esigenze della community o sulla curiosità.

Hashtag Challenge

TikTok dà molta importanza agli hashtag, dato che li utilizza per categorizzare i contenuti postati. Infatti la sezione Scopri della piattaforma riporta tutti i contenuti sotto gli hashtag di tendenza. Posizionarsi tra questi hashtag permette di essere raggiunti da un numero cospicuo di utenti.

Sempre sulla base degli hashtag è possibile lanciare delle challenge. In tal caso, tra i vantaggi, si aggiunge anche la possibilità di generare maggior engagement e awareness, oltre che di generare word-of-mouth con la possibilità di far diventare il proprio contenuto virale. 

Influencer Marketing

Anche su TikTok, come sugli altri social, le campagne di influencer marketing possono risultare efficaci.

Si può dire che nel caso specifico del social cinese è possibile far leva sia su una reach organica rilevante, ma anche sul ruolo che ricoprono gli hashtag nella diffusione delle clip.

Ovviamente, al fine di rendere una campagna del genere funzionale, è importante una chiara definizione degli obiettivi, del target e degli influencer.

Non pensare che TikTok sia solo un social dove i ragazzini sprecano tempo, commetteresti lo stesso errore che forse hai fatto dieci anni fa con Facebook o qualche anno dopo con Instagram. Forse ai tempi di Musicaly era legittimo pensarlo, ma oggi TikTok ha ampiamente superato l’esame di fenomeno temporaneo, diventando con forza un’abitudine radicata. Le sue potenzialità sono in crescita. 

 Molte aziende ne hanno già colto la sfida, integrandolo nella loro strategia di social media marketing. 

Nike, Fenty Beauty, Apple Music, Bayern Monaco, Washington Post, per citarne alcune, producono regolarmente tik tok. 

Ciò che spinge all’utilizzo è il fatto di raggiungere il target attraverso la creatività dello storytelling con tassi di interazione veramente elevati. Cosa c’è di più efficace che presidiare i luoghi in cui il target trascorre più tempo? 

Anche su TikTok si può fare Adv

Vista la crescita repentina della piattaforma, potrebbe essere una mossa intelligente investire risorse su questo social, prima di un aumento della domanda e dei costi. 

TikTok Ads ha lanciato la propria piattaforma di advertising attraverso la quale è possibile sviluppare una campagna scegliendo target, placement, timing e molto altro (analogamente a Facebook Business Manager). 

Lanciare una campagna oggi è senza dubbio vantaggioso. Vuol dire essere first-mover, o quasi,  con costi ridotti in virtù della bassa competitività tra inserzionisti. Le aziende presenti sul social sono ancora relativamente poche.

Tik Tok è entrato da relativamente poco in vari mercati (come quello italiano), ma allo stesso tempo presenta già una vasta community internazionale con prospettive di crescita molto interessanti. Inoltre è un canale ancora poco saturo, rispetto a Facebook e Instagram. 

Se anche tu vuoi sperimentare le potenzialità di questo nuovo canale social e costruire una strategia in grado di trarre il massimo profitto da Tik Tok marketing, prenota una consulenza e parlaci delle tue idee. 

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Antonella Leone

Ciao sono Antonella, e sono un’ eclettica sognatrice.
Alcuni mi definiscono un’eterna indecisa, io invece amo dipingermi come un’anima multipotenziale.
Scrivo da quando ho imparato a mettere insieme le parole. La scrittura mi ha fatto scoprire mondi paralleli dove mi perdo ogniqualvolta ho bisogno di dare pennellate di colore alla mia vita. Sono entrata per caso nel mondo digital e da allora non ne sono più uscita. Il mio motto? Non smettere mai di imparare!


Redazione giornale - Piano editoriale

Il piano editoriale: lo strumento fondamentale per chi scrive e pubblica contenuti web.

Il piano editoriale è la bussola del professionista che si occupa della redazione e pubblicazione di contenuti web per la propria azienda e/o per conto di clienti. È la stella polare che orienta il content marketing strategico in questo mare tempestoso che è il Web. 

Lo avrai sentito nominare tante volte ma non sei riuscito a metterlo a fuoco correttamente?

Il piano editoriale è davvero un punto di riferimento per gli addetti ai lavori ma è tutto tranne che un concetto astratto. Cos’è e come si sviluppa un piano di contenuti? 

Caro imprenditore sei pronto ad imparare anche oggi una cosa nuova?

Noi siamo pronti ad impararla insieme a te. 

Let’s start!

Cos’è un piano editoriale?

Prenderò in prestito la definizione che ne ha fatto Il Post.

<< Documento fondamentale di ogni casa editrice: quello dove si costruisce e ufficializza ogni anno la programmazione contenutistica ed economica di un editore. Attraverso il piano editoriale si stabiliscono i libri che usciranno nell’anno successivo e, insieme, si fa una previsione quanto più accurata possibile su quanto venderanno. >>.

Il piano editoriale regola sia la programmazione dei contenuti che la previsione degli introiti economici. 

Oggi, traslando questo stesso concetto nel mondo digital, possiamo considerare il piano editoriale come: 

<< […] un documento – esplicitato o meno – di pianificazione di contenuti nell’ambito di una qualsiasi attività di produzione di contenuti. >>

Di fatto, il piano editoriale orienta la produzione e la pubblicazione di contenuti conferendo coerenza, pertinenza e costanza. È un insieme di azioni strategiche messe in atto per raggiungere un pubblico e trasformare la propria presenza online in un potente strumento di marketing.

Ma che differenza c’è tra il piano editoriale e il calendario editoriale?

Piano editoriale VS Calendario editoriale.

Il piano editoriale possiamo immaginarlo come un “contenitore” di spunti, idee e argomenti, suddivisi per macro aree e categorie. In gergo markettaro, topic.

Si individuano così argomenti relativamente ai quali verrano pubblicati un preciso numero di post durante il periodo editoriale di riferimento, sia un anno o un trimestre.

I topic e i contenuti correlati si svilupperanno nel cosiddetto calendario editoriale, un documento che scandisce la pubblicazione su schema cronologico e cross-canale. Concettualmente sovrapposto al già citato piano editoriale, si tratta di due strumenti differenti ma assolutamente complementari, operando all’unisono verso il più alto obiettivo di dare pertinenza e coerenza alla content strategy. 

Piccola postilla: In che senso cross-canale? Il calendario editoriale può essere un unico documento in cui vengono inseriti i giorni di pubblicazione dei contenuti di tutti i canali web sui cui è presente l’azienda: articolo di blog, post di Facebook, post di Instagram, articolo di Linkedin, Newsletter… e chi più ne ha più ne metta! In questo modo tutti i membri del Team saranno sempre aggiornati e coordinati su tutto. 

Quali sono gli elementi di un Piano/Calendario editoriale?

Un piano editoriale consta di vari elementi che ne definiscono una maggiore o minore completezza: 

  • il target. La domanda da porsi è sempre la stessa: chi vogliamo raggiungere? Una risposta molto dettagliata definirà non solo il target di riferimento ma anche e soprattutto il tone of voice di ogni produzione multimediale, siano testi, foto o video. 
  • gli obiettivi. Quali obiettivi si pone la strategia espressa attraverso il planning? vendere, informare, aumentare il traffico al sito web, acquisire lead, fidelizzare.
  • la piattaforma utilizzata. Un piano editoriale può essere multi-canale, quindi può riguardare la pubblicazione di contenuti su più piattaforme. È indispensabile indicare le piattaforme che ospiteranno i diversi contenuti. 
  • i contenuti da pubblicare. Immancabili: elementi visivi (foto/video), copy (testi, approfondimenti, slogan o claim delle campagne), eventuali link (meglio se ridotti con un tools di link shortener). 
  • il timing. Stabilire giorni e orari migliori per la pubblicazione può migliorare le performance generali, oltre che accrescere il coinvolgimento. 
  • le interazioni. È utile stabilire che tipo di interazioni ci si aspetta per ogni contenuto e per ogni piattaforma. Poi, una volta effettuata la pubblicazione, riportare i risultati di interazione da parte del pubblico. 
  • le fonti. Quando si scrive relativamente a news, statistiche, festività, è opportuno stabilire le fonti attendibili e verificare sempre la credibilità e la correttezza delle informazioni.

Consiglio: potrebbe essere utile effettuare anche un’analisi della concorrenza, per vedere come si comporta il settore in cui si opera. Uno sforzo aggiuntivo che potrebbe fare la differenza: analizzare i competitor non significa copiarli, ma anticiparli!

Quali strumenti usare per realizzare un Piano/Calendario editoriale?

Non ci crederai, ma anche un semplice foglio di lavoro Excel può risultate efficace allo scopo. 

Non dovranno mancare: 

  • una colonna a sinistra con il calendario giornaliero (meglio con la data che mostra anche il giorno della settimana) 
  • una colonna dedicata alle “Ricorrenze”, ovvero quelle festività che non vogliamo assolutamente dimenticare

Infine, per ciascuna piattaforma di pubblicazione, ci sarà una colonna dedicata a: 

  • Argomento
  • Copy
  • Immagine
  • Link
  • Obiettivo
  • Note

Una volta creato un piano/calendario editoriale con Excel, sarebbe utile e consigliabile condividerlo in cloud con il resto del team – Google Drive è uno strumento universale, gratuito ed efficace – in modo che ognuno possa contribuire alla stesura e all’ottimizzazione del piano strategico. 

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Silvia Li Vecchi

Ciao, sono Silvia Li Vecchi.
Marketing Addicted: mi piace il Marketing in ogni sua accezione.
Parlare, comunicare e instaurare relazioni: il network è alla base di tutto. Credo nell’educazione al Bello e che le Creatività nutra l’anima.
Danzo da quando cammino e Cucino per divertirmi (e perché mi piace mangiare!).
Enjoy.


Instagram Stories

Le Storie di Instagram: amore o dipendenza?

L’avvento delle Storie su Instagram ha cambiato, se non stravolto, l’utilizzo dell’app. Un posizionamento talmente diffuso e consolidato che oggi le Stories, dopo aver conquistato Facebook, approdano anche su LinkedIn. Cosa sono le Storie di Instagram, che valore hanno per gli utenti e che opportunità offrono alle aziende?

Le Storie di Instagram sono state introdotte il 02 agosto 2016. Palesemente copiate a Snapchat (proprio come i Reels sono un clone dei TikTok) da allora hanno avuto un successo esponenziale, confermato dai 500 milioni di utenti che ogni giorno ne fanno un uso smodato.

Instagram stesso le presenta come un contenuto che ti permette di “condividere tutti i momenti della tua giornata, non solo quelli che vuoi tenere nel tuo profilo”. 

Cosa sono le Storie e perché funzionano?

Si tratta di foto o video, la cui condivisione dura solo 24 ore ed è qui che risiede la loro potenza. La loro evanescenza fa leva, da una parte, sulla necessità inconscia degli utenti di essere sempre online e di “mostrare” il meglio della loro quotidianità, dall’altra sul desiderio dei follower di essere sempre aggiornati e di visualizzare ciò che potrebbe interessargli prima che svanisca. Instagram stesso, infatti, ha dichiarato che le Storie portano gli utenti a frequentare la piattaforma con più frequenza e per un tempo maggiore. 

Urgenza e scarsità in un mix incredibilmente efficace. 

Cosa piace delle Storie? Sicuramente la loro spontaneità e velocità: spesso immortalano dei momenti più naturali, meno artefatti e quindi più divertenti, creando maggiore coinvolgimento degli utenti.

Inoltre, la loro grande dinamicità e varietà, proprio come strumento in continuo mutamento, non le rende mai noiose: basti pensare a tutte le novità introdotte negli anni e al potenziamento delle funzioni iniziali. 

Azzarderei che neanche un Digital Native le padroneggi veramente tutte. 

Perché usare le Storie di Instagram? 

I motivi che dovrebbero spingere ad un utilizzo strategico delle Storie su Instagram potrebbero essere essenzialmente tre: 

1- maggiore visibilità: dato che le Storie si posizionano nella parte superiore della bacheca, sono le prime ad essere viste non appena si accede sulla piattaforma. Ciò significa che saranno le prime ad attrarre l’attenzione dell’utente, oltre al fatto che, scorrendo in modo automatico, permettono di essere viste anche “involontariamente” e senza che l’utente abbia effettivamente cliccato.

2- maggiore possibilità di emozionare l’utente: si tratta di un formato più leggero e di evasione, che permette spesso di immortalare un momento, una sensazione o un pensiero che merita di essere condiviso istantaneamente con chi vi segue. Combinando in modo creativo foto e/o video con palette, scritte, adesivi, filtri, gif e tutti gli strumenti messi a disposizione, è possibile creare dei contenuti in grado di coinvolgere la sfera emotiva in modo molto più impattante di un semplice post sulla bacheca.

3- maggiori possibilità di creare un contatto diretto: le Storie di Instagram hanno ridato vita alla funzione – quasi dimenticata – del Direct Message, la quale rappresenta l’unica modalità per rispondere ad una Storia. Sapevi che in media una Storia su cinque riceve almeno un messaggio diretto? 

Le Storie di Instagram devono essere integrate nella propria strategia di comunicazione su Instagram, seguendo principalmente due logiche: 

1- la sperimentazione: grazie al fatto che hanno durata limitata ( di sole 24 ore) perché non usare le Storie come strumento per sperimentare nuove idee. A maggior ragione se queste non vengono gradite, scompariranno presto! 

Ciò non significa pubblicare senza una preventiva valutazione strategica, che potrà essere costituita da un processo di: 

  1. Brainstorming 
  2. Nuove idee 
  3. Creazione e pubblicazione contenuto 
  4. Analisi delle performance e KPI 
  5. Valutazioni 

Non è Marketing, senza dati. Neppure nelle Storie.

2- il Brand Storytelling: significa saper raccontare la tua offerta legata al contesto in cui prende vita. Quindi rendere protagonista l’azienda, lo staff, la filosofia aziendale, la missione e l’idea che si vuole creare e che arriva al consumatore finale, il quale a sua volta svilupperà aspettative che bisognerà soddisfare ben oltre le 24 di vita del contenuto. 

Hai presente quella sensazione trepidante che provi aspettando il giorno e l’ora esatta in cui la tua serie tv preferita andrà in onda con una nuova stagione? Ti piacerebbe che i tuoi follower provassero anche solo una parte di quella sensazione aprendo l’applicazione in cerca dei tuoi contenuti?

Come si creano le Storie di Instagram?

È davvero semplicissimo – un po’ meno se non sei un millenials, basta lanciare l’app di Instagram o Facebook e, dalla home, cliccare sulla propria icona con il piccolo “+” blu, in alto a sinistra sull’apice dello stream. Ora sei dentro l’editor delle stories e puoi scegliere innanzitutto se produrre:

Video in Diretta: Un video che può sforare i canonici 15 secondi delle storie, arrivando fino a 60 minuti e che potrà essere aggiunto alla sezione IGTV. Il vantaggio principale che offre è che, a differenza delle storie, l’app invia una notifica a tutti i follower avvisandoli della diretta in corso. 

Storia: la modalità originale per produrre una storia fino a 15 secondi.Può essere editata con foto e/o video, aggiungendo degli effetti e applicando filtri o altre opzioni come l’editor di testo, la modalità boomerang o superzoom. Una volta registrato – o caricato un file già pronto dalla gallery – è possibile aggiungere gif e altri elementi visivi, infine includere tag, hashtag, luoghi e citazioni che hanno lo scopo di coinvolgere maggiormente i follower e di aumentare la visibilità del contenuto. 

Reels: è il nuovo formato che nasce ancora una volta dalla capacità di Facebook Inc. di cogliere il meglio dai competitor. Una volta attestato il successo di TikTok e dei sui video estremamente performanti, i reels non sono solo l’alternativa all’app cinese, ma possono includerne i contenuti  che diventano così protagonisti anche su Instagram.  I reels presentano quasi le stesse opzioni di una qualsiasi storia, ma dispongono di una sezione dedicata all’interno dell’app, proprio come le storie. Una distinzione le cui ragioni non appaiono ancora chiarissime e che possiamo presumere vedono oltre la semplice battaglia di quote di utenti a TikTok. 

Come puoi sfruttare le Storie?

Le Storie su Instagram sono fondamentali per mantenere vivo il rapporto con chi ci segue e stimolare la sua reazione e il suo coinvolgimento in modo costante. Le idee di utilizzo sono parecchie e non considerarne i vantaggi sarebbe un peccato: 

  • Sondaggi: usate le Storie per chiedere le preferenze dei tuoi follower tra due prodotti/servizi. un modo divertente e alternativo per coinvolgere il pubblico e avere un feedback rapido e diretto su gusti, preferenze, trend…
  • Consigli: i famosi contenuti “How to” in cui puoi offrire consigli e istruzioni su come eseguire qualcosa, inerente alla tua attività o all’uso del tuo prodotto, o semplicemente su argomenti affini. 
  • Dietro le quinte: racconta il “behind the scene” di qualcosa in particolare, di un evento o di una campagna pubblicitaria, dei processi produttivi o della tua vita privata se sei un personaggio rappresentativo. Sbirciare nelle zone per addetti ai lavori o sbirciare nell’intimità delle star è sempre elettrizzante per il pubblico. 
  • Rubriche settimanali: Scegli dei temi, proponili ai tuoi follower – magari sfruttando i sondaggi – e discutili periodicamente  favorendo dialogo e interazione. L’opzione domanda ti permetterà di fare domande dirette ai follower e rendere le risposte oggetto delle storie successive. 

Consiglio: per qualsiasi tipologia di Storia e qualsiasi argomento, è auspicabile scegliere uno stile – in termini di pallette, carattere, font, hashtag – e di mantenerlo invariato nel tempo ( o almeno di provarci). L’obiettivo principale è quello di essere riconoscibili sempre e in modo immediato da chi ci segue. 

Con che frequenza pubblicare le Storie?

Sicuramente, le Storie vanno alimentate con costanza e creatività: indiscutibile è l’importanza del contenuto iniziale che sancisce il coinvolgimento dell’utente o un flop assoluto, qualora questo non dovesse essere un contenuto di qualità. Quindi sceglietelo strategicamente e con attenzione. 

Esistono alcuni Tool che permettono la programmazione delle Storie e che permetteranno, quindi, di redigere e rispettare un ricco piano editoriale: 

  • Onlypult
  • Later
  • Storrito

Considerato che una storia rimane visibile per le 24 ore successive alla pubblicazione, è preferibile avere dei contenuti sempre presenti nel carosello che ogni utenti visita guardando le storie. Se vuoi essere sempre presente in distribuzione dovrai pubblicare almeno 2-3 contenuti ogni giorno. Ricorda però che è preferibile rimanere in silenzio piuttosto che dire sciocchezze. Meglio non pubblicare che pubblicare cose poco interessanti che potrebbero allontanare i follower. 

Le Stories Highlights 

Le Stories Highlights sono le cosiddette Storie in Evidenza. Si tratta di aggregatori permanenti di Storie, che si posizionano proprio sotto la Bio del profilo Instagram e che prolungano a vita alle Storie. 

Le Storie in Evidenza sono molto utili se concepite “Tematiche”: per mettere in risalto i principali prodotti o servizi offerti, o dei topic su cui si vuole porre maggiore attenzione. Quindi possono essere suddivise per categoria, creando una foto cover, che sia possibilmente coordinata per la Brand Identity e che rappresenti in modo iconico il contenuto. È possibile dare un nome a ciascuna Storia, che sia rappresentativo e lungo massimo 15 caratteri (non tutti visibili).
Molti ristoranti utilizzano le storie in evidenza per mantenere sempre visibile il loro menu, o per raccogliere tutti i contenuti prodotti dai clienti. 

All’interno di ciascuna Storia in evidenza è possibile inserire massimo 100 contenuti dall’archivio delle storie, tra foto e video; superata questa soglia, la Storia in Evidenza viene automaticamente archiviata. 

 

Come misurare la performance delle tue Storie?

Ti raccomando di misurare sempre i risultati che raggiungerai con le tue Storie. Come? 

Monitorando dei semplici indici, quali: 

  • Visite uniche: il numero di persone che hanno visualizzato la Storia. Se rapportato al numero dei tuo Follower è possibile individuare il grado di coinvolgimento del Brand 
  • Tasso di completamento: in quanti visualizzano tutte le tue Storie e in quanti invece abbandonano prima della fine? Quanti touch per passare alla tua prossima storia o a quella precedente e quanti invece per switchare alle storie del prossimo profilo? Valuta il tasso di abbandono e, se alto, ricerca il perché questo accada. 
  • Risposte ai messaggi: i messaggi diretti sono una chiara riprova del coinvolgimento dei propri Follower. Stimola il dialogo e fai in modo che gli utenti debbano restituirti un feedback sul contenuto. In questo modo la portata della tua storia aumenterà arrivando anche a utenti che non sono ancora tuoi follower. 

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Silvia Li Vecchi

Ciao, sono Silvia Li Vecchi.
Marketing Addicted: mi piace il Marketing in ogni sua accezione.
Parlare, comunicare e instaurare relazioni: il network è alla base di tutto. Credo nell’educazione al Bello e che le Creatività nutra l’anima.
Danzo da quando cammino e Cucino per divertirmi (e perché mi piace mangiare!).
Enjoy.


database building

Database Building: primo passo per un email marketing efficace.

Il Database Building è fondamentale per dare inizio ad una corretta ed efficace attività di mail marketing, che a sua volta deve essere integrata alla strategia di marketing e di comunicazione del brand. Soprattutto per chi possiede un sito web e fa e-commerce, sicuramente l’invio costante e coerente di comunicazioni informativi e/o commerciali permette di tenere sempre attivo il rapporto con il cliente, o potenziale tale, aumentando le probabilità di conversione, nonché di acquisto. 

Non basta mandare una comunicazione ad un elevato numero di email, senza investire preventivamente tempo e risorse nella costruzione di un Database che sia qualitativamente valido. 

La qualità e la corretta profilazione dei contatti sono la chiave per fare database building e avviare una produttiva attività di mail marketing. 

Cos’è il Database Building?

Come già anticipato in questo articolo (leggi qui) il mail marketing è fondamentale sia per accrescere la reputazione del brand, sia per migliorare la performance delle vendite. La prima cosa da fare però rimane la creazione di un database di contatti di qualità e profilati. 

Sicuramente la costruzione di un Database inizia con la raccolta di indirizzi email o numeri di telefono forniti dal diretto titolare, il quale darà il suo consenso all’utilizzo di questi dati per ricevere qualcosa che per lui abbia un valore aggiunto, quali informazioni o promozioni dedicate. 

[ NB: l’Email Marketing si base necessariamente sulle logiche di quello che è stato definito Permission Marketing, ovvero le strategie di marketing che puntano ad ottenere dal consumatore stesso il permesso a comunicare direttamente con lui. D’altronde, se sarà lui stesso a fornire i dati e il consenso al loro utilizzo dovrebbe prestare maggiore attenzione alle comunicazioni ricevute, conferendo maggiore efficacia alle azioni pubblicitarie.]

L’obiettivo dell’attività di costruzione di un Database non è tanto raccogliere una grande quantità di contatti, ma avere contatti che siano di qualità. 

In che senso?

Oltre all’indirizzo email, è fondamentale raccogliere per ciascun utente molte altre informazioni utili, quali: nome, genere, data di nascita, luogo di residenza, professione, interessi, e così via. 

Perchè?

Ciò permetterà di creare delle comunicazione molto personalizzate e mirate, in grado di confermare o superare le aspettative di chi legge, tenendo sempre attivo il rapporto tra il consumatore e il brand. 

Siate sempre consapevoli che si tratta di un’attività certosina, che richiede tempo e pazienza.

Come fare Database Building?

Alla base di una strategia di Database Building ci sta sicuramente la necessità di aumentare e diversificare i cosiddetti Entry Point ovvero dei punti di iscrizione – al fine di massimizzare l’esposizione dell’utente alla possibilità di lasciare i propri contatti.

Oltre al classico box d’iscrizione sul sito web, ecco alcuni strumenti ‘alternativi’ per far crescere il tuo database di iscritti alla newsletter: 

1- Link nella firma aziendale

La tua firma aziendale arriva a tantissime persone esterne all’azienda. Oltre al logo e ai contatti, perché non inserite l’invito ad iscriversi alla vostra Newsletter con in link diretto al forma di iscrizione?

2- Pop-up sul sito web

Chi approda sul tuo sito magari non è ancora pronto ad acquistare i tuoi prodotti, però potrebbe  essere disposto a lasciare i propri contatti per rimanere aggiornato. Perché non prevedere un pop-up (non troppo invadente e magari dinamico) per ricordare la possibilità di iscriversi, senza dover sperare che veda il form di iscrizione spesso presente a fine pagina?

3- Pagina Facebook

Sapete quanto tempo in media si trascorre su Facebook ogni giorno? Ben 50 minuti ed è un numero destinato a salire. Lsciarsi scappare la possibilità di intercettare gli utenti di questa piattaforma sarebbe poco strategico. Quindi, potrebbe essere utile creare campagne di sponsorizzazione con i Leads Ads oppure modulare la Call to Action della tua pagina, inserendo il link al proprio sito web su cui è possibile compilare il form e lasciare i propri dati. 

4- Download di contenuti rilevanti

Molti utenti sono ben lieti di lasciare il proprio indirizzo email e i propri dati in cambio di contenuti ad elevato valore aggiunto: ebook, paper, webinar, presentazioni, infografiche e similari.

5- Contest e Concorsi

Perché non dare la possibilità di vincere un premio partecipando ad un Contest o un concorso, in cambio di una registrazione a quest’ultimi?

Gli entry point possono essere anche offline, come i touch-point alle fiere o agli eventi, dove è possibile lasciare il proprio contatto email per registrarsi, in cambio di qualche gadget brandizzato.

Database Cleansing vs Database Enriching?

Una volta costruito il nostro Database, dovremo averne molta cura. Bisogna sempre tenere a mente che una lista di contatti subirà delle modifiche nel tempo e può capitare, ad esempio, che alcuni contatti diventino inattivi. In questo caso andranno messe in atto azioni di “pulizia”, ovvero di Database Cleansing, per cui verranno rilevati e rimossi contatti errati, imprecisi, inattivi, irrilivanti. Gestire i contatti infatti richiede un programma e la configurazione di automation, il cui costo spesso aumenta con l’aumentare dei contatti registrati. Un utente inattivo che non apre nessuna delle tue mail ti farà solo sprecare soldi e tempo, danneggiando anche le statistiche relative all’efficacia delle tue mail. 

Quando invece, nel corso del tempo, il nostro database si arricchisce di informazioni relative ai diversi contatti ( dalle informazioni demografiche a quelle psico attitudinali, come frequenza e abitudine di acquisto) assisteremo a quello che viene chiamato Database Enriching, il quale si sostanzia di fatto in tecniche e processi di profilazione sempre più profonda ed efficace. 

Cosa è la Profilazione? 

La profilazione è l’attività di raccolta ed elaborazione dei dati inerenti agli utenti di un servizio, al fine di suddividerli in gruppi a seconda del loro comportamento (segmentazione). Una profilazione puntuale ti permette di raggiungere un elevato grado di personalizzazione nelle comunicazioni, poiché traduce i dati e le informazioni relative ad un utente in campagne email dal contenuto rilevante per quest’ultimo. Uno studio di Marketing Land ha mostrato come le email personalizzate riportino un tasso di conversione 6 volte più alto e tassi di class unici superiori del 41% rispetto alle email standardizzate e anonime. 

Quindi, profila, profila, profila!

Come si effettua la Profilazione?

Esistono principalmente due approcci: 

  • Profilazione unica: è l’approccio più ambizioso e al tempo stesso più ostico, perché richiede al destinatario di compilare form, pagine e questionari piuttosto estesi. La profilazione unica permette di raccogliere una grossa mole di informazioni in un unico frangente. 
  • Profilazione progressiva: è la pratica di raccogliere nel tempo le informazioni sul potenziale cliente, con l’obiettivo di costruirne man mano un profilo il più possibile completo ed esaustivo. La profilazione progressiva può essere, a sua volta: 
  1. diretta, che si basa su domande esplicite rivolte al destinatario, da cui ci si aspetta la risposta in un clic. Il valore corrispondente alla voce selezionata viene quindi raccolto in automatico e le informazioni vengono aggiunte al profilo dell’iscritto. In questo modo, ottenendo ad esempio il cap di residenza, potrai inviare promozioni a singole aree coperte dal tuo servizio. 
  2. indiretta, che comporta la creazione di una categoria per ogni link inserito nell’email, dove ciascuna categoria di clic corrisponderà a un’informazione, a una determinata espressione di interesse. Nella profilazione indiretta non vi è alcuna domanda esplicita; l’informazione viene desunta da un’azione del destinatario sull’email. L’obiettivo in questo caso è desumere interessi e preferenze di ciascun utente dal suo comportamento sull’email, così da avere le informazioni per orientare le successive campagne di follow-up e determinare quali prodotti e offerte suggerire. Ad esempio, dopo aver inviato una prima mail, potrebbe seguirne una indirizzata solo a chi nella prima ha manifestato un grado di interesse superiore verso un contenuto, tanto da approfondirlo seguendo il link. 

Silvia Li Vecchi

Ciao, sono Silvia Li Vecchi.
Marketing Addicted: mi piace il Marketing in ogni sua accezione.
Parlare, comunicare e instaurare relazioni: il network è alla base di tutto. Credo nell’educazione al Bello e che le Creatività nutra l’anima.
Danzo da quando cammino e Cucino per divertirmi (e perché mi piace mangiare!).
Enjoy.


Usabilità sito web

I Web Vitals. La nuova iniziativa di Google per valutare la User Experience di un sito web.

I Web Vitals sono nuove metriche introdotte nell’algoritmo di valutazione di Google che spostano l’attenzione non più sui contenuti di un sito, bensì sull’esperienza di navigazione dell’utente. Non conterà più solo la qualità del risultato che Google può offrire ma l’accessibilità e la credibilità del sito che lo ospita. 

Tre nuovi fattori costringeranno noi programmatori a fare ancora più attenzione all’user experience. I Web Vitals riscriveranno letteralmente la serp di Google, modificando le gerarchie dei risultati (ad esclusione degli annunci a pagamento) e migliorando lo score di quei siti che mettono l’utente e la sua esperienza al centro delle loro scelte. 

I fattori principali, definiti Core Web Vitals, con cui si potranno valutare le pagine web sono LCP (Largest Contentful Paint), FID (First Input Delay) e CLS (Cumlative Layout Shift); vediamoli nel dettaglio cercando di evitare tecnicismi.

LCP (Largest Contentful Paint)

Il Largest Contentful Paint è il tempo di rendering dell’elemento più pesante all’interno della finestra di visualizzazione.

La pesantezza di immagini e video all’interno di una pagina web è sempre stata una delle cause principali delle cattive performance di un sito; con questo nuovo parametro non viene valutato il tempo complessivo di caricamento di una pagina (che continua comunque a rivestire un ruolo importante nella valutazione), ma solo il tempo che impiega a caricarsi l’elemento più pesante (molto probabilmente un’immagine o un video) tra quelli immediatamente visibili sullo schermo.

Il tempo di caricamento ideale è al di sotto dei 2.5 secondi.

FID (First Input Delay)

Il First Input Delay è un parametro che non si calcola immediatamente al caricamento di una pagina, ma dal momento in cui l’utente compie la prima azione sul sito (ad esempio il click su un pulsante o l’attivazione di uno script); dall’input dell’utente viene poi calcolato il tempo di elaborazione del server.

Se prendiamo ad esempio un menù a tendina che si espande al click dell’utente, il FID è il tempo che intercorre tra il click dell’utente sulla voce del menù e il completamento dell’apertura del sottomenù.

Il FID scoraggia quindi l’esecuzione di script eccessivamente pesanti, favorendo una navigazione fluida ed immediata.

Per valutarlo positivamente, il First Input Delay deve mantenersi al di sotto dei 100 millisecondi.

CLS (Cumlative Layout Shift)

Il Cumlative Layout Shift infine valuta la stabilità di una pagina web.

Se un elemento della pagina è molto pesante, o si carica in maniera asincrona, o si aggiunge dinamicamente tramite uno script in seguito al corretto caricamento della pagina, capita che la pagina possa “muoversi” o subire variazioni durante la navigazione a causa dell’introduzione dell’elemento in questione.

Questo fa sì che l’esperienza dell’utente ne risenta: immaginiamo di voler cliccare sul pulsante “annulla ordine” di un e-commerce, ma a causa del caricamento asincrono di un elemento il pulsante si sposta qualche centimetro più in basso nel momento in cui facciamo click, e finiamo per selezionare “conferma ordine”.

Il CLS si calcola quindi in base al numero di modifiche inattese che accadono in seguito al corretto caricamento della pagina, e idealmente dovrebbe essere pari a 0, ma viene fornita – generosamente – da Google una tolleranza di 0,1.

Strumenti Utili per verificare il tuo sito

Se vuoi verificare che il tuo sito sia in linea con i nuovi parametri di Google, Chrome mette a disposizione un’estensione apposita a questo link

Una volta installata clicca sull’icona in alto a destra nel browser (il quadrato colorato rosso o verde) e otterrai un punteggio per ognuno dei tre parametri rispetto alla pagina attualmente visualizzata.

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“Sito Web per il tuo ristorante: ecco come progettarlo“: leggi qui

Marco Ilardi

Ciao sono Marco, mi definiscono un programmatore ed io mi fido.
Mi piace isolarmi ed immergermi nella scrittura del codice, cimentandomi in sfide sempre nuove… il tutto con un bel pezzo di pizza in mano.

Datemi del cibo ed un computer e non avrò bisogno d’altro.


E-commerce

E-Commerce e Covid: quando le crisi aiutano le vendite online.

Durante il lockdown gli italiani non hanno smesso di fare acquisti online ed è un dato che sorprende se si pensa che l’incertezza dell’economia dovuta alla crisi sanitaria ha spinto molti di loro ad essere più cauti negli acquisti. 

Lo strumento più usato per navigare e comprare è stato lo smartphone con un incremento in termini monetari pari a 12,8 miliardi di euro, 42% in più rispetto  ai 12 mesi precedenti. Lo smartphone inoltre favorisce gli acquisti di impulso, personalizzati sulla base delle informazioni salvate sul dispositivo ed è ovviamente uno strumento omnicanale, ovvero capace di stabilire una presenza nei diversi canali e piattaforme permettendo ai consumatori di comprare, interagire ed essere coinvolto in maniera simultanea e senza nessuna perdita nella customer experience.

I fattori alla base della crescita dell'e-commerce.

  1. Sviluppo nella progettazione di customer journey nativa mobile.
  2. Diffusione d’uso dello smartphone come primo strumento di ricerca.
  3. Miglioramento della connessione e della tecnologia. 

Se l’emergenza sanitaria del Covid19 ha causato gravi perdite economiche a livello mondiale, ha spinto anche il consumatore a riprogettare l’esperienza di acquisto favorendo un “salto evolutivo” del negozio online. Dall’inizio del 2020 ad oggi il web ha acquisito 2 milioni di nuovi consumatori: 1,3 arrivano direttamente dalle piattaforme di acquisto nate durante l’emergenza Covid. Il commercio sul web è il settore che crescerà di più a livello mondiale con un aumento stimato del 55%.

E-commerce di prossimità e Modern food retail

Non è un segreto che la crisi abbia obbligato noi consumatori a cambiare radicalmente alcune abitudini. Ma è davvero un risvolto negativo? 

No, assolutamente! 

Siamo riusciti in pochi mesi a ridisegnare comportamenti di acquisto che sicuramente rimaranno stabili a prescindere dalla crisi che stiamo vivendo: è una opportunità che le piccole e medie imprese non possono farsi scappare. Cambiano le nostre abitudini r cambia, anche,  il consumo di cibo.

Tra le modalità d’acquisto in crescita:

  • il modern food retail ovvero la distribuzione alimentare a domicilio
  • il click and collect ovvero la possibilità di comprare online per poi ritirare fisicamente in negozio: il “compra e ritira” è cresciuto del 349%, e ci si aspetta che nei prossimi mesi diventerà un’abitudine sempre più consolidata, poiché consente flessibilità, adattamento alle esigenze di mobilità e soprattutto distanziamento sociale. Boom inaspettato e in controtendenza con le grandi catene di distribuzione, quello che viene chiamato “e-commerce di prossimità”, con i piccoli negozi o ristoranti di quartiere che in poco tempo si sono attrezzati per distribuire i loro prodotti, sfruttando le piattaforme online, ma anche semplici tecnologie come Whatsapp, rimanendo così in contatto con i propri clienti.

E-commerce e consegna a casa sono qui per restare e saranno una componente giornaliera delle nostre abitudini anche alla fine dell’emergenza.

Negozi e ristoranti come possono tempestivamente ripensare il business?

Se avete già sviluppato un buon sito web usatelo per comunicare con i vostri clienti, informare delle misure che avete adottato per lavorare e spedire prodotti a casa in sicurezza o segnalare il catalogo dei prodotti disponibili. Assolutamente consigliate le chat di supporto, rigorosamente one to one: in questo momento il sostegno anche per piccole difficoltà è fondamentale per stabilire un rapporto di empatia e fiducia con il cliente.

Ma anche per i negozi “tradizionali” è il momento giusto per pensare allo sviluppo di una presenza online. Come? Utilizzando le diverse piattaforme di e-commerce disponibili per rendersi rapidamente operativi o appoggiandosi a chi già lo fa.  

Con le funzioni di shop su Facebook e Instagram, e le funzioni specifiche di Whatsapp Business, si può iniziare a fare e-commerce pur senza avere la propria piattaforma e senza grandi investimenti. Anche se, va detto, nulla è più performante e produttivo, soprattutto per il marketing, di uno shop sviluppato sul proprio dominio. 

E la pubblicità?

Anche la pubblicità online ha registrato un fenomeno molto importante: il costo medio della pubblicità online è diminuito, a causa della sospensione delle campagne da parte di grandi player: molti spazi solo stati lasciati liberi da grandi investitori, a favore di nuovi inserzionisti più piccoli, con budget più limitati e quindi con maggiori possibilità di visualizzazione: il CPC (costo per click) è crollato. Inoltre Facebook sta stanziando fondi pubblicitari di supporto alle piccole imprese anche italiane, per incentivare la ripartenza dei piccoli produttori. 

Oggi pensare ad una campagna pubblicitaria online costa molto meno rispetto a prima del COVID, ma questo non significa che sia sempre facile. Il fai da te in questo settore è molto usato, soprattutto sui canali social come Facebook e Instagram; social particolarmente seducenti nell’incentivare l’inserzionista a lanciare campagne Ads. Peccato che gli strumenti basici che i meno esperti possono utilizzare, non soddisfano davvero le necessità che l’imprenditore spesso non sa di avere e che un buon Social Media Advertiser conosce per ottimizzare la campagna, traendone il massimo dei benefici, ad esempio un costo per contatto molto basso, o un alto volume di click a fronte di investimenti irrisori.

Conclusioni

In conclusione, la domanda che molte aziende si pongono è se sarà possibile fare  e-commerce di qualità ai tempi del Covid. Sarà facile sopravvivere alla crisi? Il vostro ristorante saprà adattarsi al momento di incertezza magari ripensando a nuove formule come il delivery? La risposta è si, a patto che si scelga per una pianificazione ragionata e professionale delle attività di marketing digitale. 

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Sono Elena Mistretta, amo la comunicazione e tutto ciò che stimola la curiosità.
Ho imparato a conoscere le persone muovendomi per il mondo, amo viaggiare e sono sempre alla ricerca di nuove esperienze, luoghi e persone che possano insegnarmi a migliorare la mia visione delle cose.
Yoga addicted, nature lover e mamma a tempo pieno!


email marketing

L’email è morta? Assolutamente no!

Caro imprenditore, oggi ti darò qualche buon motivo per considerare l’Email Marketing come parte integrata della tua strategia di comunicazione. 

Cosa è l’Email marketing?

È una forma di marketing diretto che utilizza la posta elettronica per promuovere i prodotti e i servizi della tua azienda. 

In generale, l’email marketing può aiutare i tuoi clienti a conoscere gli ultimi prodotti o servizi offerti e sicuramente svolge un ruolo fondamentale nell’affermazione e rafforzamento del tuo brand nella mente del consumatore, mantenendo quest’ultimo sempre coinvolto nel processo di acquisto. 

Qualche rapido numero sull’Email Marketing 

All’ascesa e al successo di un nuovo media, di una nuova tecnologia o di un nuovo metodo di comunicazione si pensa subito che tutto ciò che avevamo usato fino a quel momento, probabilmente finirà nel dimenticatoio. Magari anche tu o qualcuno intorno a te avrà esclamato “L’email è morta! Non si usa più…”

Devo svelarti un segreto: l’email è viva e vegeta!

I numeri, d’altronde, parlano chiaro. 

Una ricerca, condotta negli USA, ha dimostrato che l’84 % degli intervistati controlla la propria casella di posta almeno una volta al giorno. Tra gli intervistati la percentuale più alta è di chi controlla la casella da 2 a 5 volte (il 36%), segue chi controlla la posta una volta al giorno (21 %), al terzo posto invece da 6 a 10 volte al giorno (il 12 % degli intervistati).

Nella stessa indagine è emerso che la posta in entrata in molti casi è il primo pensiero del mattino. Nella maggior parte dei casi gli intervistati hanno dichiarato di controllare prima di ogni altra cosa la casella di posta (58 %), altri invece il browser (20 %) e solo al terzo posto i social media (ad aprirli è il 14 % delle persone).

E ancora: 

  1. Nel 2018, gli utenti di posta elettronica a livello globale ammontavano a 3,8 miliardi. Questa cifra è prevista in crescita fino a 4.3 miliardi nel 2022. Le email raggiungono oltre l’80% della popolazione adulta del mondo, mentre Facebook ha poco più di 2 miliardi di utenti attivi mensilmente e Twitter solo 336 milioni.
    (Statista)
  2. Il numero di email inviate e ricevute ogni giorno salirà da 269 miliardi nel 2017 a 333 miliardi nel 2022, una crescita del 23% che segue la diffusione delle connessioni a internet su tutto il pianeta.
    (Statista)

Perchè fare Email Marketing

Ti ho appena fornito tre buoni motivi per utilizzare la mail come mezzo di comunicazione:

  1. Ha un elevato numero di utenti
  2. È la prima cosa che si controlla su internet la mattina 
  3. Viene controllata spesso

Ma non è finita qui.

L’email è:

Veloce. Rispetto al marketing diretto tradizionale, l’email marketing è quasi immediato: una volta spedita, i tempi di ricezione e lettura sono praticamente nulli e dunque trascurabili.

Efficiente. L’email è lo strumento che genera il ROI più alto: secondo le rilevazioni svolte da DMA per lo studio Marketer email tracker 2018, il ritorno sull’investimento delle aziende è stato del 3.800%. Questo significa che per l’Email Marketing ha generato 38$ per ogni dollaro speso. 

Diretta, personale e non intrusiva. E’ un canale di comunicazione diretta e costituisce il contatto più “intimo” che un’azienda possa stabilire con clienti e potenziali tali, dal momento che dà vita a una comunicazione “uno a uno”.

Duttile e personalizzabile. E’ il canale che offre alle aziende il maggior potenziale di personalizzazione. È infatti possibile comporre automaticamente le email con i contenuti più adatti per ogni destinatario, assecondando caratteristiche, esigenze e precedente comportamento di ciascuno. 

Automatizzabile. L’email automation è quell’insieme di attività che permette a un’azienda di inviare, programmare e gestire le campagne email (promozionali ma anche newsletter o messaggi transazionali) grazie agli automatismi: quest’ultimi non sono altro che regole che innescano azioni specifiche quando quelle condizioni si verificano.

Misurabile: se si utilizza una piattaforma di invio, è possibile tracciale i risultati di qualsiasi invio,  dai tassi di recapito a quelli di apertura, fino a quelli di clic.

I goal dell’Email Marketing?

Sicuramente gli obiettivi che permette di raggiungere un’attività costante di Email Marketing non sono da sottovalutare. 

Prima di tutto, permette di rafforzare la relazione con i propri clienti, costituendo pertanto uno strumento fondamentale per la fidelizzazione. Gli studi dimostrano che il costo per acquisire nuovi clienti è in media dalle quattro alle dieci volte maggiore rispetto al costo per mantenere clienti già esistenti. 

Perché, quindi, non “coccolarli” proponendo loro offerte speciali o facendo loro gli auguri di Buon compleanno?

Ciò permetterà di ricordare costantemente chi siete, rafforzando la Brand Awareness: finchè un marchio resta nella mente di un consumatore, le possibilità di vendita godono di molte più probabilità di successo!

Infine, ma non meno importante, l’Email Marketing ti permette di generare nuovi contatti, in termini di Lead Generation (leggi articolo), contatti “di qualità” con un’elevata probabilità di conversione. 

Come? 

Attraverso questo modello di business, sono gli stessi utenti che esprimono il proprio interesse per i prodotti e i servizi offerti e che cercano di mettersi in contatto con l’azienda, lasciando i propri dati per essere ricontattati o per ottenere in cambio benefici e comunicazioni specifiche.

Gli strumenti dell’Email Marketing?

Se ti stai chiedendo come tutto questo si sostanzia,  la risposta è nell’invio di comunicazioni che a seconda dell’obiettivo che vogliamo raggiungere, si chiameranno in modo differente: 

  • NEWSLETTER: per informare
  • DEM: per vendere
  • TRANSAZIONALI: per mantenere la relazione

Più nello specifico: 

– La Newsletter è un contenuto editoriale e/o commerciale inviato a cadenza regolare. Il formato segue uno schema identico a ciascun invio per agevolare il riconoscimento e la lettura da parte del destinatario. 

– Per DEM – Direct Email Marketing si intende l’invio di un messaggio email  con l’obiettivo di vendere (offerte,  servizi aggiuntivi, up selling). 

  • Le email Transazionali sono messaggi email con contenuto personalizzato inviati a singoli destinatari. Possono comunicare l’attivazione di  un servizio, la conferma di una registrazione, l’invio di una  fattura o gli auguri di compleanno. 

Tra le differenze più evidenti tra Newsletter e DEM vi sono quindi: 

  • la periodicità: la frequenza di invio di una DEM è occasionale, la frequenza di invio di una newsletter è calendarizzata; per quest’ultima, quindi, sarà previsto un piano editoriale strutturato e strategico
  • il layout grafico: la grafica di una DEM è studiata ad hoc per il singolo invio, ha un alto impatto grafico e una call to action ben identificata con uno specifico obiettivo di vendita. La grafica di una newsletter segue un layout prestabilito che facilita il riconoscimento del messaggio, la lettura di quest’ultimo e il coinvolgimento del lettore. 

Da dove si inizia per fare Email marketing?

Sicuramente, dalla creazione di una bella mailing list. 

La mailing list non è altro che una raccolta di indirizzi email che ricevono messaggi da parte di un mittente – un’azienda nel nostro caso – a cui hanno accordato il consenso. Un concetto un po’ obsoleto e superato della mailing list la vedeva come un unico contenitore indifferenziato di destinatari , oggi invece viene concepito come un sistema composito e al suo interno diversificato, nonché un corpo variegato e stratificato in gruppi e segmenti, che raccoglie caratteristiche, interessi ed esigenze di ciascun destinatario. 

Serviranno anche un CRM per gestire le automazioni e monitorare i risultati. 

Dovrai aggiornare la tua privacy policy per tutelare i diritti degli utenti riguardo alla gestione dei dati sensibili. 

E ti servirà un calendario editoriale in cui organizzare gli invii programmati. 

Serve altro? Molto altro! 

Ma di cosa si tratta te lo svelerò in un articolo dedicato!

Silvia Li Vecchi

Ciao, sono Silvia Li Vecchi.
Marketing Addicted: mi piace il Marketing in ogni sua accezione.
Parlare, comunicare e instaurare relazioni: il network è alla base di tutto. Credo nell’educazione al Bello e che le Creatività nutra l’anima.
Danzo da quando cammino e Cucino per divertirmi (e perché mi piace mangiare!).
Enjoy.


Analisi della concorrenza: quando e come farla.

L’analisi della concorrenza è il primo passo da compiere quando si inizia un nuovo progetto di business, che sia un brand o un prodotto. È importante anche quando si decide di aggredire il mercato o una nuova area. 

Se all’attività di analisi della concorrenza associ il concetto di spiare i concorrenti, stai prendendo un’enorme cantonata. 

Le regole del marketing affondano le proprie radici nell’approccio scientifico, esattamente come la strategia militare. Osservare e studiare, persino prevedere, le azioni della compagine avversaria è fondamentale per prendere sempre decisioni pertinenti e orientate alla vittoria finale. 

Non è un caso che uno dei libri più diffusi e letti tra gli aspiranti manager sia “L’arte della guerra” di Sun Tzu. 

Dunque, analizzare la concorrenza non vuol dire assolutamente guardarne i profili social o controllare su una mappa dove sono ubicati. C’è molto di più e servono considerazioni più ampie.

Per iniziare

Stai pensando di aprire un’attività o di rilanciarne una? Vuoi penetrare meglio il tuo mercato, ma ti senti limitato dalla presenza dei tuoi competitor? 

Inizia con identificare quali siano, quantomeno quelli in diretta concorrenza con la tua attività secondo questi parametri:

1 – area geografica di pertinenza: non considerare solo l’ubicazione fisica del punto vendita, ma l’area coperta grazie a servizi di delivery o spedizione, e l’efficenza degli stessi. 

2 – reputazione: metterti a paragone con tutte le attività simili alla tua potrebbe portarti via molto tempo. Seleziona quindi solo quelle che possono essere percepite tue pari, che abbiano una reputazione uguale o migliore alla tua. 

3 – servizi: i servizi offerti possono fare la differenza. Scegli le attività che abbiano servizi quanto più simili ai tuoi. Tieni conto di chi lavora diversamente, potrebbe sempre costituire un’alternativa per il cliente.
Ad esempio una pizzeria che fa solo asporto rimane un dato da analizzare anche per una pizzeria che fa solo servizio al tavolo. Il cliente potrebbe sempre preferire rimanere in pantofole e a casa per gustare una buona pizza. 

Per identificare i competitor che dovresti includere necessariamente nella tua analisi puoi sfruttare il web. Utilizza le keyword per le quali tu stesso vorresti essere trovato dagli utenti e inseriscile su Google o sui principali social network. Ti restituiranno i risultati che molto probabilmente i tuoi stessi clienti troverebbero cercando attività come la tua. 

Analisi della concorrenza per liste

Non stilare semplicemente un elenco puntato con tutti i competitor che vuoi includere nella tua analisi. 

Ti serviranno almeno 3 liste:

1 – Punti di forza: compila la lista includendo solo quelle attività che condividono gli stessi punti di forza o il punto di forza che hai identificato come decisivo sul mercato. Potresti anche non essere presente in questa prima lista, ma questo dato ti restituirebbe subito un’informazione importante, ovvero su quali elementi dovrai migliorare. 

1 – Punti di debolezza: includi le attività che sono penalizzate dalle stesse debolezze o carenze a livello di servizio. Anche in questo caso non è assolutamente necessario che tu sia nell’elenco e ti sarà utile per valutare cosa non deve assolutamente mancare nel tuo business plan. 

3 – Customer point of view: è la lista più difficile, perchè dovrai pensare con la testa del tuo cliente. Sarà più facile compilare questo elenco dopo aver ascoltato direttamente un campione di utenti. Come i consumatori percepiscono le attività oggetto delle tue analisi? E in che ordine le inserirebbero in una classifica ideale? 

Le indagini necessarie per questa lista potrebbero influenzare le precedenti, ti basterà domandare punti di forza e debolezza dei competitor direttamente al pubblico interrogato. 

Puoi utilizzare strumenti di survey online, sfruttando il potere del mail marketing, ma solo se avrai acquisito sufficienti contatti nelle tue mailing list. 

Non acquisisci i dati dei tuoi clienti? Leggi questo articolo per capire che dovresti iniziare subito (leggi qui) 

L’analisi della concorrenza non è un processo una tantum, piuttosto un’area di studio nella quale dovresti impegnare periodicamente le tue risorse. Il mercato cambia, nascono nuove attività e ne chiudono altre, la tua analisi potrebbe diventare obsoleta in pochi mesi. 

Vantaggi dell'analisi della concorrenza

Identificare i competitor ha senso solo se puoi definirne i punti di forza e le debolezze, mettendoli a paragone con la tua attività.
In questo modo soltanto potrai stilare un quadro analitico corretto sulle opportunità che avrà il tuo progetto e le aree di miglioramento su cui lavorare. 

I vantaggi finali? 

1 – Ottimizzare gli investimenti: saprai su cosa investire per offrire ciò che i consumatori si aspettano o desiderano da attività come la tua. 

2 – Pianificare le azioni di marketing: la tua comunicazione influenzerà e sarà influenzata da quella dei competitor. Prevenire le loro mosse, sapendo su cosa faranno leva, ti offrirà sempre un vantaggio competitivo, posizionandoti tra i leader nella percezione degli utenti. 

3 – Pricing strategy pertinente – sicuramente stabilirai il valore del tuo prodotto partendo dai costi che il tuo business richiede, ma i tuoi margini di profitto possono essere maggiori anche grazie ai feedback che ti offriranno i competitor. Il consumatore riconosce il valore di un prodotto attraverso il design e il prezzo esposto, prima ancora che dalla qualità del prodotto stesso.

Pensa come il concorrente

Un esercizio molto utile che puoi fare, una volta identificati i competitor da analizzare in maniera profonda, è la Swot Analysis. 

 

SWOT_Analysis

 

Non dovrai farla solo per te stesso, ma anche per ogni competitor identificato. In questo modo potrai mettere a paragone diretto Punti di Forza e Punti Debolezza – come fattori interni – e Opportunità e Minacce –  come fattori esterni – dei singoli operatori.
Puoi fare questo esercizio con il tuo team che ti offrirà punti di vista diversi e preziosi. 

Tieni conto di tutto: servizio, team, anzianità nel mercato, campagne pubblicitarie, influenza social e presenza digitale, investimenti, packaging e qualità del prodotto, persino gli orari di apertura. Quanti più parametri includerai nel confronto, più chiare avrai le idee al termine dell’esercizio. 

I tuoi competitor sui Social

Uno spazio importante va destinato all’analisi dei competitor sui social media e del modo in cui li utilizzano. Che tipo di strategie adottano? Con quale frequenza pubblicano contenuti e di che tipo? Che riscontro hanno dal pubblico e quanto questo determina il loro successo? 

Se vuoi ottenere risultati simili a quelli di un concorrente, non puoi pensare di investire meno di quanto non faccia lui per il digital marketing. 

Se i tuoi concorrenti sfruttano il potere dei social e producono contenuti in grado di valorizzare il loro prodotto, dovrai fare altrettanto o rischierai di essere “oscurato” dai loro contenuti. 

E no, non ha nessuna importanza se il tuo prodotto è migliore del loro. Se non lo avrai raccontato con strumenti all’altezza e sui giusti canali, potrai continuare a ripetertelo mentre osservi le giacenze in magazzino. 

1 – Quali social network presiedono i tuoi competitor? Puoi fare altrettanto destinando risorse economiche sufficienti? 

2 – Quali risultati ottengono in termini di coinvolgimento? Con quale frequenza pubblicano?  

3 – Quanto è grande la loro fan base e con quanta tempestività interagiscono con gli utenti? 

4 – che tipo di strategie social adottano? Coinvolgono influencer?(leggi qui) 

Questo sono le principali domande che dovrai farti per prendere decisioni efficaci per la tua strategia di digital marketing. 

Se ti stai chiedendo come gestire i social network per la tua attività puoi leggere questo articolo. (leggi qui) 

L’analisi della concorrenza non è un processo una tantum, piuttosto un’area di studio nella quale dovrai impegnare periodicamente le tue risorse. Il mercato cambia, nascono nuove attività e ne chiudono altre. Una sola campagna pubblicitaria può ribaltare la tua analisi, o il rebrending (leggi qui) di un dei competitor potrebbe renderla  obsoleta in pochi mesi. 

Tieni d’occhio il mercato e non pensare di poter avere successo guardando solo a ciò che avviene all’interno della tua azienda, perchè il successo passa anche attraverso ciò che accade al di fuori e su cui non hai nessun potere. Qui, a fare la differenza, sarà la prontezza della risposta tua e del tuo team. 

Ciao, sono Nazareno, uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
Mi occupo principalmente di copywriting e di tutte le attività editoriali del team.
Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo sul marketing digitale che metto a disposizione dei miei clienti.


Branding e Rebranding

Rebranding, cos'è e quando è necessario.

Fare rebranding è un po’ come ritrovarsi in un periodo particolare e sentire il bisogno di attuare un cambiamento per trovare nuovi stimoli.

Bisogna capire cosa non va (identificazione del problema), cosa vogliamo ottenere (definizione degli obiettivi) e infine agire perchè ciò avvenga. 

Il rebranding aziendale, è sostanzialmente un processo creativo che può portare a cambiamenti sostanziali come il nome stesso del brand, o a piccoli aggiustamenti cromatici o di forma del logo.

Con l’obiettivo di ammodernare o di arricchire di significati, di migliorare il design o di prepararsi a nuovi mercati, l’attività di rebranding può avere diverse motivazioni e al contempo celare numerosi pro e contro. Per questo farlo richiede attenta analisi prima, e uno sviluppo progettuale ben definito. 

Seppure nella storia di un marchio o di un’azienda il cambiamento sia inevitabile e assolutamente positivo, questo non vuol dire che farlo senza aver ben sviluppato tutte le fasi del lavoro costituisca a prescindere un vantaggio. Il rischio di danneggiare l’immagine del brand c’è e va considerato.

Ecco gli step necessari per fare rebranding al meglio

Identificare il problema

Il primo step per fare rebranding correttamente è lindividuazione delle criticità. Deve essere un buon motivo per modificare l’immagine di un prodotto. Ad esempio un calo nelle vendite del prodotto sugli scaffali, o l’arrivo sul mercato di un nuovo brand, giovane e con appeal riconosciuto. 

Questa fase è influenzata da tre momenti di grande importanza.

1. l’apertura al cambiamento

Rivitalizzare un’immagine vuol dire avere il coraggio di lasciare andare. Cambiare un elemento rappresentativo, come il logo, i colori o addirittura il nome richiede grande coraggio e apertura al cambiamento. Lasciare andare ciò che sembrava perfetto e cercare il nuovo vuol dire essere proattivi, moderni, vincenti.

La resistenza al cambiamento invece genera una stasi che può rivelarsi dannosa, se non letale, per un’organizzazione che deve assolutamente tenere il passo del mondo e dell’innovazione in tutti gli ambiti.

2. Il dialogo con il cliente

Il feedback è una delle risorse più preziose di cui un’azienda può disporre, se è in grado di raccoglierlo. Confrontarsi è importante ma per un’azienda è basilare. Il confronto infatti lega maggiormente i clienti, li fa sentire parte dei progressi aziendali.

Questo non vuol dire che le scelte aziendali debbano essere prese in funzione dell’opinione, mutevole ed effimera, di ogni cliente. Ma raccogliere sistematicamente feedback e umori dei clienti permette di fare analisi e statistica, di considerare correttamente i punti di forza e le debolezze del brand o del prodotto.

L’attività di survey, somministrata via mail, è un ottimo canale per acquisire informazioni.

3. La ricerca di mercato

Noi siamo parte del mercato, possiamo guidarlo o lasciarci guidare. Ma non bisogna commettere l’errore di dimenticarci che non siamo soli. I competitor e l’audience sono due ingredienti che devono influenzare le scelte aziendali.

Analizzare come il mercato sia cambiato o stia cambiando, vuol dire analizzare il comportamento del pubblico e la reazione dei competitor, per valutare come agire. Il prodotto funziona ancora? Che aspettativa di servizio hanno i clienti oggi rispetto a quelli di ieri? Le esigenze della società sono cambiate, il mio prodotto le soddisfa ancora? 

Il rebrending può nascondere soluzioni veloci anche per cambiare la percezione del pubblico. E il marketing, va ricordato, è tutta una questione di percezioni. 

Esprimere l'identità aziendale

Il design adottato per esprimere l’azienda, e dunque l’insieme di logo, tono di voce, forme, colori, contenuti testuali, formato, necessariamente dovranno esprimerne anche i valori, la storia, il retaggio e – perchè no – traguardi e obiettivi.

Due attività possono rivelarsi fondamentali per determinare la nuova identità aziendale, grazie a un Rebranding strategico.

1.Creare una storia

Alle volte è necessario scovarla dove sembra non esserci, in altri casi invece è proprio la storia, così palese e significativa, a rendere unico un brand. tradizione e storia possono trasformarsi persino in proposte di valore, determinando così l’intera immagine coordinata. 

Quando parliamo di storia non bisogna necessariamente pensare al tempo. Ci sono storie eccezionali dietro ad un brand che si sviluppano nell’arco di pochissimi anni ma che racchiudono tutti quei valori caratteristici della brand identity. 

La storia di chi ha fondato l’azienda anni addietro, un aneddoto che ha determinato l’esplosione del prodotto, una storia che sia metafora del perchè il prodotto sia tanto importante. Qualunque sia la storia ciò che conta davvero è lo storytelling, ovvero il modo e gli strumenti scelti per narrarla. Raccontare una storia significa trasmettere emozioni e queste sono decisamente più efficaci delle qualità tecniche di un prodotto per venderlo. 

Perchè? 

Perchè mentre la neocorteccia, l’area periferica del nostro cervello, analizza la parte razionale delle informazioni che acquisiamo dalla pubblicità (prezzo, qualità tecniche, vantaggi) e determina scelte ragionate. 

Dall’altra parte il sistema limbico, ovvero l’area centrale, è responsabile di emozioni e sentimenti. La particolarità è che quest’area del cervello non ha padronanza del linguaggio ma è responsabile del comportamento e delle reazioni d’istinto. 

Avrai già capito dunque, che se un brand riesce a comunicare una storia che trasmetta valori forti ed emozioni caratterizzanti, queste verranno recepite dal pubblico in modo più “istintivo”, solleticando il desiderio di acquistare ma bypassando le valutazioni logiche che invece possono frenare quell’acquisto.

Ecco perchè spesso compriamo qualcosa e a distanza di qualche giorno ci chiediamo perchè.  

Le campagne pubblicitarie, veicolo principale per la diffusione dell’immagine aziendale, basano la loro forza e il loro messaggio proprio sulla storia.

2.Determinare la Vision

La Vision aziendale definisce la visione, le mire e gli obiettivi intorno ai quali le imprese organizzano le proprie risorse, in modo chiaro. Grazie alla vision è possibile ispirare il patrimonio umano dell’azienda e allinearlo ai valori del brand. 

Una vision funzionale è stimolante, audace, condivisibile sia se tradizionalità quanto se rivoluzionaria. Quando pronunciata deve suonare come un impegno più alto, più nobile della semplice attività di vendita. Pensarla deve dare la sensazione di aver già iniziato a lavorare in quella direzione. 

Sembra difficile? Lo è, inutile nasconderlo. Non è solo una questione di copy, non è sufficiente scrivere una bella frase ad effetto. Perchè questa deve legarsi al know how e distruggerne allo stesso tempo i limiti. 

Qualche esempio di successo su come una buona vision e un’eccellente capacità di storytelling possano incrementare il legame emotivo con il cliente. 

Vision aziendale Rummo

Il sito Rummo è un concentrato di valori, storia e una politica aziendale orientata al rispetto delle tradizioni e del cliente. Grande risalto ha l’etica d’impresa, una sezione dedicata al controllo dei processi aziendali e dei partner che compongono la rete distributiva. 

Logo Rummo Pasta

Vision aziendale Barilla

“Aiutiamo le persone a vivere meglio, portando ogni giorno nella loro vita il benessere e la gioia del mangiar bene.”

La vision Barilla non fa alcun riferimento a nessuno dei prodotti commercializzati, ma ai benefici connessi all’attività aziendale. Il packaging nel corso degli anni, così come il logo, hanno subito numerosi cambiamenti.

Logo Barilla Pasta

Vision aziendale Illy

Una tra le più grandi aziende italiane al mondo produttrice di caffè illustra sul proprio sito web vision e mission aziendale.

La vision aziendale recita:

“Vogliamo essere, nel mondo, punti di riferimento della cultura e dell’eccellenza del caffè. Un’azienda innovativa che propone i migliori prodotti e luoghi di consumo e che, grazie a ciò cresce e diventa leader dell’alta gamma”.

Logo Illy

Agire

Identificato il problema e studiata una soluzione bisogna passare all’azione, la messa in opera. Forse la parte più entusiasmante, in cui i pensieri e le analisi si trasformano in qualcosa di tangibile. Una fase però in cui va posta attenzione a due aspetti principali.

1.Gradualità

La gradualità aiuta a non compiere salti nel buio. Il cambiamento destabilizza sempre, anche i più aperti, perchè modifica quelle certezze su cui costruiamo comportamenti automatici. Un prodotto può subire variazioni di vendita anche temporanee in caso di restyling del pack, perchè la sua visibilità sullo scaffale cambia. 

È sempre preferibile stabilire un progress e utilizzare la nuova identità o il nuovo design dapprima su documenti e supporti interni all’azienda – in questo modo il team sarà il primo promotore del cambiamento. I primi feedback potrebbero indurre a piccoli accorgimenti prima di passare all’esterno, attraverso campagne pubblicitarie dedicate o eventi.

2.Efficacia

Il lancio, la comunicazione al pubblico, la presentazione ai buyer. nel processo creativo del rebranding, l’esordio deve essere impattante ed efficace. 

Bisogna comunicare la nuova storia, il nuovo messaggio, coinvolgere i clienti e i lavoratori nei nuovi obbiettivi dell’azienda.

Campagne pubblicitarie, video, jingle, gadget e attività di sampling possono e devono fare la differenza.

In conclusione

Per decidere o meno se fare rebranding non può bastare la lettura di qualche articolo, Occorre l’esperienza di un team, la competenza di uno i più designer, e una corretta valutazione del mercato di riferimento. A completare, una dinamica e produttiva collaborazione tra tutte le persone all’interno del processo decisionale e creativo.

Affidarsi ad una società specializzata è sempre la strada migliore per evitare scivoloni sia nell’analisi iniziale quanto nel lancio pubblicitario. 

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bbadv-marcello

Ciao, sono Marcello.

Ogni riccio un capriccio. Di me dicono che faccio delle cose bellissimissime. Ogni tanto, chiedo a Google di accendermi la luce.


Facebook News

Facebook Business Suite la nuova dashboard tutto in uno di Facebook inc., ideale per la gestione social delle piccole imprese.

Chi lavora giornalmente con i social network, in particolar modo con Facebook e Instagram, saprà apprezzare la novità. Una piattaforma all-in-one che dovrebbe integrare numerose funzioni e collegare con maggiore efficacia la content strategy condivisa tra i due social. Vita facile per le piccole imprese, ma anche per i poveri social media manager. 

Business Suite nasce per includere le opzioni di Facebook e di Instagram in un unico spazio e switchare velocemente dall’uno all’altro social network. 

Lavorare sarà comodo e decisamente smart, perchè la Suite arriverà sia su desktop che su app mobile. 

Ottima notizia per i social media manager, che spesso si trovano costretti a raccontare le attività aziendali in live e non avere con sé che il proprio smartphone. 

I vantaggi di Business Suite di Facebook

Risparmiare tempo: fino ad oggi abbiamo programmato i nostri contenuti su Creator Studio, altro strumento offerto da Facebook inc. per la gestione del planning editoriale. Una volta caricato un contenuto per un social, si procede al cross-posting, ovvero alla condivisione del contenuto sull’altro social.  Business suite dovrebbe velocizzare questo passaggio dando la possibilità di pubblicare immediatamente su entrambe le piattaforme.

Piano editoriale Facebook e Instagram

Velocizzare il community management: messaggi e direct, notifiche e avvisi di Facebook e Instagram in un unico inbox, così rispondere agli utenti sarà semplice.

Community Management_message

Misurare i risultati: le opzioni di insight saranno accessibili direttamente dalla stessa app, così da verificare sempre copertura, interazioni, coinvolgimento sia dei post di Facebook che di quelli su Instagram. 

Insight Facebook & Instagram

Dov'è la novità?

Nessuna di queste funzioni sconvolge, perchè sono tutte cose che facciamo già. La differenza è che per gestire tutto siamo costretti ad utilizzare 4 applicazioni (Gestore delle Pagine, Instagram, Gestione Inserzioni e Creator Studio) da smartphone. Non cambia molto da desktop, dove si rende necessario lavorare sul pannello di Creator Studio e da numerose funzioni del Business Manager. 

Anche adesso è possibile convergere messaggi e Direct sullo stesso inbox e gestirli su Gestore delle Pagine, tuttavia non è possibile fare lo stesso dall’app di Instagram. 

Per quanto riguarda gli Insight, sarà possibile comparare le performance di Facebook e Instagram in un’unica overview. 

Il Tris perfetto: Facebook, Instagram e...?

Peccato che una piattaforma del genere non integri la terza app della famiglia Facebook Inc., ovvero Whatsapp. 

Pare che questo avverrà nel prossimo futuro. Integrare l’app di messaggistica potrebbe essere la mossa giusta per far comunicare in maniera efficace tutte le migliori funzionalità delle tre app e consentire finalmente la gestione totale di messaggi e informazioni, allineando persino i cataloghi dello shop. 

Non ci resta che attendere. Il team di Menlo Park non ha mai deluso le nostre aspettative e con questo progetto, quasi sicuramente si preparano a superarle di gran lunga. 

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Ciao, sono Nazareno, uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
Mi occupo principalmente di copywriting e di tutte le attività editoriali del team.
Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo sul marketing digitale che metto a disposizione dei miei clienti.