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Come gestire i social media come un professionista

La vita di un social media manager è una bella schifezza! Le giornate si fanno frenetiche soprattutto se gestisci più account su social media diversi come ad esempio Facebook, Instagram, Linkedin, Tik Tok, Pinterest

Vivi immerso nelle notifiche, tra la creazione di strategie efficaci, l’ideazione di contenuti sempre nuovi e l’indispensabile attività di community management.

È necessario essere sempre sul pezzo e tenere le antenne ben dritte rispetto a cosa avviene nel mondo per cercare di cogliere opportunità e trend topic.
Tutto questo avviene sotto la pressione costante di scadenze, calendari editoriali, campagne da monitorare e ottimizzare per offrire report al cliente con prestazioni ad alta efficienza…e minor spesa.

Un ruolo, tanti professionisti

Se quanto scritto fin qui può sembrare un’esagerazione, ti dico subito che al ruolo di social media management, o SMM,  nelle grandi aziende sono destinate numerose professionalità.

Il social media expert, il social media content manager, il social media advisor, il social media analyst, il social media strategist, il community manager.

A questi si affiancano sempre i professionisti della produzione come l’art director, il copywriter, il fotografo e il videomaker.

Non sono modi diversi di dire la stessa cosa. Ognuno di questi ruoli richiede competenze molto specifiche, che lo diventano ancor di più quando si passa da un social ad un altro, ognuno dei quali segue logiche di user experience e content distribution completamente differenti.

I team dei social media stanno crescendo perché crescono le difficoltà a distribuire efficacemente i contenuti raggiungendo il maggior numero di utenti.  Ciò significa che è necessario un solido know-how per gestire tutte le fasi di sviluppo dei contenuti. Per farti un esempio reale, le grandi aziende hanno team dedicati ai social che arrivano fino a 100 operatori, impegnati nella gestione dei contenuti e nel customer care.

Ma tu sei solo

E se tutte queste competenze fossero richieste ad un solo professionista?
È ciò che accade per le piccole aziende che assumono un solo addetto ai social media e si aspettano che ottenga risultati pur lavorando da solo.

Oppure è il caso dell’imprenditore che in prima persona decide di imparare il funzionamento delle piattaforme perché non può permettersi un collaboratore dedicato. Anche lui ha bisogno di risultati, perché l’obiettivo finale, in fondo, è sempre lo stesso per tutti.

Vendere il prodotto di più e più volte.

Ecco delle indicazioni preziose per chiunque voglia gestire i social media in modo efficace, come un professionista. O tanti professionisti.

Cosa è davvero il social management

Gestire i social vuol dire identificare il pubblico e sviluppare una strategia di contenuti su misura e una strategia di distribuzione efficace.

L’obiettivo di questa attività è lo stesso del marketing in generale, ovvero identificare i bisogni del target per adottare un messaggio che generi conversazione e conversione.

Così gli utenti interagiscono e dialogano col brand per poi acquistarlo. 

L’auspicio è che l’utente possa compiere un percorso così strutturato. Conoscere-Partecipare-Comprare-Risolvere.

Così il social rappresenta il marketing, il commerciale e il customer care. È diventa una risorsa eccezionale.

I social media offrono grandi opportunità di guadagno seppur non nascano per vendere, a condizione che siano gestiti in modo pianificato.

Il potenziale dei social è illimitato. Ogni piattaforma può essere utilizzata per promuovere valori specifici così come per aumentare il traffico ad un e-commerce o ad uno store. O semplicemente per intrattenere e coinvolgere l’audience e rimanere in cima ai loro pensieri.

Più obiettivi vuoi raggiungere, più competenze serviranno, così come risorse.

Da dove iniziare

Se stai per cimentarti sui social per il tuo brand o vuoi rimettere un po’ di ordine il primo passo è fondamentale.

Effettua una ricerca e identifica i social che davvero sono adatti o necessari al tuo brand, in questo modo eviterai di disperdere energie su social in cui il tuo target è difficile da raggiungere o assente.

Un esempio? Se vendi servizi B2B la tua casa ideale è Linkedin, e potrebbe darti risultati migliori di qualsiasi altra piattaforma.

Ecco cosa fare

  1. Definisci il tuo o i tuoi clienti ideali, specificandone l’età e le principali caratteristiche e comportamenti d’acquisto.
  2. Stabilisci che tipo di contenuti sei in grado di sviluppare, se testuali, fotografici o video. Questo potrebbe condizionare molto la scelta dei tuoi canali (Puoi approfondire l’argomento a questo link).
  3. Crea una lista di tutti i social media tenendo conto anche di quelli che conosci meno o non conosci affatto.
  4. Seleziona quelli in cui i tuoi clienti ideali spendono maggiormente il loro tempo.

I social più noti sono anche quelli che migliorano l’indicizzazione dei tuoi contenuti sui motori di ricerca.

Ad esempio Pinterest è considerata una “fonte d’ispirazione” per moltissimi professionisti e non, ed è uno dei siti meglio indicizzati su Google.

Le tue skills ti guideranno, i tuoi clienti ti diranno la risposta

Se hai dimestichezza con il video editing ma non hai budget o competenze per produrre approfondimenti testuali, potresti rinunciare ad un social molto tecnico e impegnato come Linkedin, in favore di uno più smart e video friendly, come Instagram o ancor meglio Tik Tok. A patto che il tuo target li usi.

Poniti queste domande:

  • Quanto posso investire in tempo e risorse per sviluppare contenuti e strategie su ogni piattaforma che scelgo?
  • Il mio target di riferimento è presente sulla piattaforma?
  • Quanto è popolare la piattaforma?
  • I miei competitor sono presenti sulla stessa piattaforma? Sono in grado di posizionarmi come o meglio di loro?

Ti aiuterò a risponderti con questo schema:

clicca sull’immagine per ingrandirla

Definire il tuo target è una priorità

Sai già che i social non sono equivalenti. Su Instagram o Tik Tok non solo troverai un pubblico completamente diverso da quello di Linkedin, ma lo troverai con una predisposizione e uno stato d’animo differenti. Lo stesso utente su Facebook e Linkedin quasi sicuramente pubblica contenuti diversi e presta attenzione a elementi differenti fra le due esperienze social.

Uno dei principali vantaggi nell’analizzare i tuoi follower è che otterrai più facilmente conversioni, ovvero trasformare l’utente in cliente che acquista.

Risparmierai parecchio tempo e, cosa importante, parecchi soldi in campagne o contenuti infruttuosi (Leggi quest’articolo per conoscere quali KPI monitorare per misurare il ROI dei tuoi investimenti)

Definire il tuo target è la priorità. Identifica le buyer personas, per ognuna definiscine quante più caratteristiche possibili e attribuisci il social più opportuno o più adatto per il contenuto che vuoi mostrargli.

Per facilitarti il compito inizia creando 2-3 buyer persona in base al prodotto che vendi. Se ad esempio commercializzi scarpe da uomo, potresti dividerli per fasce d’età o per tipo di scarpa: sportiva, casual, appuntamenti formali. A quel punto anche se il tuo cliente è sempre lo stesso, potresti decidere di postare su Instagram principalmente i prodotti rivolti ai più giovani o i modelli più informali, e raggiungere su Linkedin invece quei clienti più interessati a valutare il pregio dei materiali, i modelli più adatti a occasioni di lavoro o la tua organizzazione aziendale e i valori che esprimi.

Impossibile fare qui un’analisi esaustiva e approfondita, spero che questi piccoli spunti siano sufficienti ad avviare i ragionamenti che dovresti perseguire.

Se hai bisogno di ulteriori input, esistono numerosi tools online che ti possono aiutare a definire le buyer personas, alcuni anche gratuiti, addirittura formulando un vero e proprio avatar.

Che strumenti ti servono

I tuoi utenti non sono tutti uguali. Ci sono quelli che hanno appena iniziato a seguirti ma non sono tuoi clienti, ci sono quelli che ti conoscono da tempo e vorrebbero i tuoi prodotti ma non hanno ancora rotto gli indugi. Ci sono i già clienti che apprezzano il tuo prodotto e vogliono sentirsi parte della tua community.

Sei d’accordo con me che non puoi usare una comunicazione univoca per tutti?

Hai bisogno di strumenti per conoscere e segmentare il tuo pubblico e capire con chiarezza a che “grado di consapevolezza” sono arrivati rispetto al tuo brand.

I tuoi strumenti sono gli Insight. Una parola bruttina che a molti non piace e nasconde un macro mondo di dati e numeri. Eppure è fondamentale ed ogni social ti offrirà i suoi dati per misurare le tue azioni, più o meno approfonditamente.

Attraverso il Business Manager di Facebook, ad esempio, potresti scoprire dati che ora neanche immagini dei tuoi utenti. Scopriresti quali altre pagine seguono, da quali territori, che relazioni vivono e che comportamenti d’acquisto li contraddistingue. E ancora l’età, il sesso, il livello di istruzione, i luoghi che frequentano, se viaggiano e quali altri prodotti e brand seguono. Con l’Analisi di Linkedin puoi scoprirne i ruoli, la situazione lavorativa.

Con strumenti come i tag di Google o il pixel di Facebook puoi tracciarne gli spostamenti online e raggiungerli con le tue campagne anche quando navigano altri siti. Acquisisci dati sui social per sfruttarli nelle campagne adv.

Cos’altro ti serve?

Con questi dati potrai raffinare sempre di più le tue campagne e grazie ai tanti asset di targetizzazione che i social offrono quando componi una campagna, potrai raggiungere gli utenti con messaggi personalizzati in base al loro “stadio di consapevolezza” o desiderio di acquisto.

I social sono i migliori amici di un funnel

Un funnel è un modello di marketing che descrive le fasi di avvicinamento di un individuo, sia offline che sul web, da quando conosce il brand a quando ne acquista i prodotti. Paragonato ad un imbuto perchè visivamente rende l’idea degli sforzi che un’attività deve fare per selezionare, in un gran numero di utenti target, quelli giusti a cui vendere il proprio prodotto.

I social sono il luogo ideale per “conversare” con gli utenti e offrirgli contenuti pensati per far sì che questi ultimi manifestino le loro caratteristiche.

Per usare una metafora, immagina di vendere scarpe da uomo. Dovrai usare i social per chiedere a degli sconosciuti di compiere delle azioni fornendoti indirettamente delle informazioni. Saperle leggere spetta solo a te.

  • fra tutti gli utenti attirerai solo gli uomini.
  • Fra gli uomini selezionerai solo quelli che amano scarpe come le tue o che hanno il potere di spesa necessario.
  • Fra questi dovrai individuare quelli che hanno una buona opinione delle tue scarpe e che le preferiscano ad altri marchi.
  • In questi dovrai infondere il desiderio di acquistare le tue scarpe.

Questi finalmente compiranno l’azione per la quale ha investito nelle fasi precedenti. Perché ad ognuna di quelle fasi corrisponde un post, un video, una campagna, un articolo del tuo blog. 

La cosa più importante di tutte e che tu acquisisca correttamente e sistematicamente i dati del tuo cliente, ad esempio la sua mail. Sarà sufficiente per abbattere sensibilmente le tue spese pubblicitarie future per raggiungere lui e altri clienti potenziali con caratteristiche simili alle sue. Potrai fare up selling senza dover necessariamente ricorrere ai social, grazie ad un buon CRM che supporti il tuo mail marketing. O se vorrai ricorrere ancora a campagne ads sui social, potrai investire minor budget ottenendo risultati più precisi.

Non è magia, è digital marketing. E richiede conoscenza degli strumenti, studio quotidiano e aggiornamenti costanti.

La creazione di contenuti

Creare i contenuti per fare attività social è la parte più impegnativa e in tutta onestà anche la più onerosa. Servono maestranze specifiche. Ad esempio il copy se hai bisogno di articoli informativi, il fotografo per immortalare i tuoi prodotti, un grafico per personalizzare i tuoi contenuti, un videomaker se vuoi sfruttare la visibilità dei video. Tutti professionisti che dovranno essere coordinati perchè il tuo calendario editoriale digitale (PED) alla fine risulti ricco di contenuti e coerente con la tua idea.

Qualche consiglio veloce.

  • monitora i trend topic e pubblica qualcosa di affine o pertinente, esistono degli strumenti che possono aiutarti, come Google News.
  • programma contenuti, se in linea con il tuo brand, per le principali festività da calendario o per altre date che rappresentino un valore specifico.

  • controlla sempre i risultati dei tuoi post e identifica quelli che piacciono di più al tuo pubblico. Correggi il tiro per il futuro e produci solo ciò che funziona, non ciò che piace a te. Usa gli Insight
  • Condividi contenuti dal web affini al tuo brand, come link a blog del tuo settore. Condividere post di altri, parlare delle attività di altri, fare cross-posting sono tutte azioni che gli algoritmi premiano nel distribuire i contenuti, e piacciono alle persone.
  • Organizza tutto in rubriche e pubblica secondo uno schema predefinito, abitua i tuoi utenti a contenuti regolari.
  • Programma il tuo lavoro e sfrutta le opzioni di pianificazione che ti offrono i social. Per Instagram e Facebook puoi organizzare i post da Creator Studio o usare tools esterni come Hootsuite o Postpickr che sono più completi.
  • Fai in modo che altri parlino di te. Fai in modo che altri usino i tuoi hashtag o il tuo tag nei loro contenuti per aumentare la tua visibilità su nuove community.

Vuoi risparmiare sulla creazione di contenuti e provare a gestire tutti in autonomia?

Ecco qualche strumento utile:

  1. Archivi materiali multimediali – AllTheFreeStock
  2. Materiale fotografico – Unsplash
  3. Impaginazione e grafica – Canva
  4. Montaggio Video – iMovie,  Lumen5
  5. Correzione testi – contacaratteri.it
  6. Creazione meme – MemeGenerator
  7. Simulatore di serp – SerpSim
  8. Per gestire i contenuti e pianificare i PED – Google Calendar, Creator Studio, Hootsuite, PostPickr, Google Spreadsheet

Molti degli strumenti che ti suggerisco non sono opportuni per un professionista. Una agenzia che ha a cuore i risultati per il proprio cliente non dovrebbe (quasi) mai utilizzare foto da stock che risultano sempre molto impersonali. Allo stesso modo Canva non è lo strumento preferito di un art director, cosi come un programmatore storce più che il naso quando vede un sito sviluppato con Wix. Ma io ti avevo promesso che avresti potuto gestire i tuoi social come un professionista dopo questo articolo, per questo mi sembra opportuno suggerirti strumenti che potrebbero metterti nelle condizioni di fare ciò che serve senza ricorrere ad altri.

Sappi però che certe competenze non possono essere sostituite da un tools o da materiale da stock. Ricorda sempre che i tuoi contenuti parleranno di te, dovranno incarnare la tua personalità. I social sono abitati da persone che non sono in cerca di pubblicità ma di relazioni. Per questo vogliono autenticità, genuinità, spontaneità. Possibilmente tutto attraverso il filtro dell’intrattenimento.

Trova un influencer

Gli influencer, anche i micro influencer, possono davvero accelerare la distribuzione dei tuoi contenuti e farti vendere di più.
Fai in modo che il loro supporto sia occasionale e ben definito. L’obiettivo è che ti supportino, non che le tue sorti dipendano da loro.

Se vuoi approfondire l’influencer marketing e capire se può essere utile nel tuo caso, leggi questo articolo che ho scritto qualche settimana fa.

Ciao, sono Nazareno, uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
Mi occupo principalmente di copywriting e di tutte le attività editoriali del team.
Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo sul marketing digitale che metto a disposizione dei miei clienti.


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Facebook Shop, in roll-out l'ultima novità di Zuckerberg che potrebbe rivoluzionare (ancora) la vendita online

Il lockdown imposto dai governi di tutto il mondo per fronteggiare il covid-19 ha riscritto numerose convinzioni oggi del tutto desuete e ci ha fornito nuove certezze. Tra queste, l’e-commerce non può essere un lusso di pochi ma un esigenza reale, soprattutto per i piccoli produttori e commercianti. Facebook lo sa e per questo è pronto a lanciare il suo nuovo potere, Facebook Shop.

L’ha annunciato Mark Zuckerberg proprio ieri con una diretta e questo post chiaro come è nel suo stile.

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In sintesi Facebook mette in mostra i superpoteri e va a stuzzicare i colossi della vendita online.

Facebook e Instagram, e a seguire Messenger e Whatsapp, costituiranno un network di social network – scusami la ripetizione – attraverso cui vendere beni online e raggiungere velocemente i consumatori.

Facebook Shop è nuovo

Non confondere Shop con Marketplace o con la Vetrina delle pagine.

La vetrina sparirà dalla tua pagina se non è già successo. Troverai invece la Tab Shop.

E se fino ad oggi l’acquisto andava completato sul sito web del venditore passando dalla Vetrina, con la nuova funzione invece l’acquisto si completerà sul social.  La comodità è che l’acquirente potrà immediatamente mettersi in contatto con il venditore, utilizzando le stesse chat di Messenger e Whatsapp. Comodo, veloce, efficace. A patto che il venditore abbia compreso l’importanza di un customer care organizzato, anche digitale.

Per gli addetti ai lavori

Chi lavora alla vendita online per conto di attività e negozi sa che impegno si nasconda dietro la configurazione da Business Manager di tutti gli asset necessari per aumentare il traffico al sito e lavorare bene con le campagne.
Una volta importato il catalogo era necessario, con procedure diverse, collegarlo sia alla vetrina della pagina Facebook che al profilo Instagram, a patto che queste risorse appartenessero allo stesso BM. Nessuna funzione però metteva in correlazione il catalogo dei social network alla funzione catalogo prodotti di Whatsapp Business, che deve essere caricato separatamente e – che io sappia – manualmente.

Il settaggio avverrà da Gestore delle vendite, che nella mia area non è ancora disponibile, una funzione presente su Business Manager.

I dettagli di settaggio sono già spiegati su Facebook for Business, nel centro assistenza per le aziende.

Una novità che agevolerà molto anche gli operatori.

Live Shopping per sfruttare le dirette

Pare che disporremo della funzione Live Shopping, una funzione che permetterà di taggare i prodotti del catalogo nelle dirette FB e IG e far sì che siano sempre ben visibili nella parte bassa dello schermo durante il video e, un po’ come accade quando si tagga un prodotto su un post, consentirne l’acquisto diretto…in diretta.

Nemesi degli e-commerce proprietari?

Ieri sera una delle mie pagine preferite ha lanciato la provocazione.

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In un primo momento ho tentennato, quasi convinto che avessero ragione.

Poi ho ragionato e ho espresso il mio pensiero, che ho volutamente lasciato visibile nello screen del post.

Espressione colorita a parte, doverosa viste le mie origini siciliane, penso che una novità non porti necessariamente con sé la distruzione del vecchio.

Quando 10 anni fa esplosero i social network, molti abbandonarono il proprio blog per sfruttarne la gratuità e i tanti vantaggi apparenti. Si disse che non aveva alcun senso investire per un blog perché la gente preferiva i post.
Poi di questi, tanti tornarono sui loro passi.

È solo la mia opinione, ma ad oggi sono tantissimi i blog che riescono a parlare in maniera efficace ed esaustiva al proprio target, sfruttando i social per aumentare la portata dei contenuti, ma senza smettere di coltivarli nel proprio spazio web.
Io stesso se cerco una soluzione, continuo a farlo nei blog di esperti e tecnici di settore, non certo sulle loro pagine social dove in ogni caso la possibilità di ricerca è molto limitata e i contenuti sono soggetti a logiche di distribuzione troppo effimere, ma soprattutto premiate da investimenti pubblicitari e non dalla pertinenza dei contenuti.

In definitiva, non è ancora noto come lo shop di Facebook si comporterà al di fuori delle sue quattro piattaforme e, quindi, come verrà letto da Google. Inoltre lo shop potrà essere personalizzato solo in parte (colori, insieme di prodotti…) e dunque verrebbe meno l’identità di brand per i quali quest’ultima è fondamentale.

Dulcis in fundo, non tutto potrà essere venduto su Shop. Servizi, contenuti in abbonamento e alcune categorie di prodotti come medicine e dispositivi medici, alcolici e prodotti per adulti, sono esclusi dalla nuova feature.

Facebook Shop è un male?

A nessuno giova la monopolizzazione della vendita. Il web è bello non solo perché è vario ma soprattutto perché è grande. Talmente grande che c’è davvero spazio per tutti.

Io non credo che l’obiettivo di Facebook sia smantellare gli e-commerce su cui anche le piccole attività hanno investito in questi anni di corsa alla digitalizzazione. Piuttosto fornire uno strumento per recuperare lo svantaggio per le aziende meno lungimiranti che invece non hanno dato vita ad uno shop online. E che ora, in tempi di pandemia, ne avrebbero enormemente bisogno.

L’emergenza coronavirus ha messo in chiaro quanto la gente compri, stringa relazioni, si intrattiene, cerca conforto sul web. Le aziende impossibilitate alla vendita online oggi verrebbero tagliate fuori troppo rapidamente dalla “nuova corsa all’oro”, fatta di delivery, di acquisti senza uscire di casa e senza entrare in contatto diretto con commessi o camerieri. Saranno mesi di distanza di sicurezza, e il web è la soluzione per continuare a comprare senza rischiare.

Facebook ha sempre dichiarato di voler rendere il mondo un posto migliore. L’accesso a internet gratuito offerto ai paesi del terzo mondo, o i fondi stanziati per supportare la promozione delle aziende colpite dalla crisi Covid-19, sono solo alcuni immediati esempi.

Io credo che la funzione Shop si muova nella stessa direzione, approfittando della situazione per cominciare a insidiare anche nuove frontiere e nuovi territori. Come quello della vendita diretta.

Probabilmente un giorno Facebook avrà una risposta ad ogni esigenza umana, perché già oggi non è più semplicemente un social network.

E chi si ostina a ripetere che sia morto, continua a guardare le cose sbagliate.

 

A proposito di Social e di Emergenza Coronavirus son certo riterrai interessate questo articolo.

Ciao, sono Nazareno, uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
Mi occupo principalmente di copywriting e di tutte le attività editoriali del team.
Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo sul marketing digitale che metto a disposizione dei miei clienti.


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Influencer Marketing, cos'è e come funziona

Se c’è un fenomeno che davvero caratterizza il marketing del periodo che stiamo tutt’ora vivendo, quello è senza dubbio l’influencer marketing. Ma cos’è davvero, su quali principi si fonda e quando è iniziato tutto?

È davvero qualcosa di nuovo?

Sembra scontato pensare che l’intervento degli influencer nella pubblicità e nella promozione di prodotti e brand sia una novità tutta millenials.
Nella realtà le cose stanno diversamente.
Ad esempio nel 1970, un’inquadratura fissa su Pelè, che si allacciava le scarpe durante i quarti di finale, determinò un’impennata alle vendite di scarpe Puma. Proprio il marchio delle scarpe indossate dal campione brasiliano.

Potremmo fare esempi decisamente più pratici, come quello delle grandi case di moda che vestono i conduttori o le star dei più grandi festival da sempre. È un chiaro esempio di influencer marketing – offline e online – in cui l’azienda cerca di colpire il suo target vestendone un idolo. Tuttavia l’esempio che sto per farti ti lascerà di stucco. 

C’è un’azienda che un secolo fa ingaggiò il più grande influencer per promuovere un prodotto semplice e a basso costo, ottenendo risultati strabilianti e godendo di quel sodalizio per decenni. 

Quell’azienda era la Coca Cola. 

L’influencer? Babbo Natale. 

È una tecnica che esiste e resiste da decenni, questo ne comprova l’efficacia. 

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Cosa è l'influencer marketing

L’influencer marketing si fonda sull’identificazione di quei soggetti che, grazie alla loro intensa attività digital o la loro esposizione mediatica, hanno capacità di influenza su potenziali target e su grandi segmenti di pubblico, potendo contare su community molto estese, approvazione sociale ed ampia portata organica dei loro contenuti.

Potresti trovarli anche indicati con espressioni come digital influencer o addirittura Social Media Opinion Leader, nella sostanza sono persone in vista in grado di condizionare altri individui. 

Il più grande vantaggio che questa pratica offre è quello di aggirare l’attenzione dell’utente target. Ricevere un messaggio pubblicitario canonico pone il ricevente in una condizione di diffidenza, di difesa verso la possibilità di essere “sedotto” più di quanto non voglia. Ecco però che se il messaggio viene veicolato attraverso una persona per la quale si nutre ammirazione incondizionata, questi passa come un consiglio di assoluto valore e la pubblicità ottiene esattamente il risultato sperato, inducendo l’utente a trasformarsi in cliente. 

Questa forma di marketing è strettamente legata all’awareness tanto dell’influencer – in questa forma è predominante – tanto del prodotto. 

È ovvio che un brand già noto faccia meno fatica a selezionare influencer e a rendere efficace il messaggio. È meno ovvio ma assolutamente realistico che un buon influencer con una community di qualità possa essere un boost eccezionale per la distribuzione di un prodotto sconosciuto o appena immesso sul mercato. 

Il mercato di massa per brand esordienti

Il successo di un prodotto nel mercato di massa incontra subito un ostacolo, ovvero la necessità di ricevere approvazione da una piccola parte di utenti in target, che alcuni definiscono utenti precoci. 

Gli utenti precoci sono quei soggetti che si mettono in fila fuori dagli store il giorno prima del lancio di un nuovo modello di smartphone. Sono tantissimi, ma in un numero molto inferiore rispetto alla massa  – identificata come maggioranza tardiva – che acquisterà lo stesso prodotto, allo stesso prezzo, nelle settimane successive. Eppure questi ultimi, o molti di essi, non avrebbero mai prestato la dovuta attenzione al prodotto se i primi, gli utenti precoci, non ne avessero aumentato il valore percepito. 

Non esiste successo per un prodotto di massa che non passi attraverso la seduzione di nicchie di utenti precoci. Sono proprio loro a innescare i meccanismi di riprova sociale necessari a muovere il mercato. 

Un digital influencer permette di arrivare forte e chiaro a quelle nicchie e aumentare il valore percepito di un prodotto anche sconosciuto. 

Gli utenti precoci tendono a muoversi un attimo dopo gli innovatori, ovvero coloro che possono vantare di essere stati i primi a scoprire un certo prodotto o servizio. Nel nostro caso, gli influencer possono rappresentare gli innovatori ideali per il lancio di un nuovo brand o prodotto, scatenando la reazione impulsiva e fedele dei loro follower.

Quanto è determinante  l'apporto di un innovatore?

Tanto, se pensi che in termini percentuali gli innovatori nella commercializzazione di un prodotto rappresentano il 2,5 % dei compratori, gli utenti precoci il 13 % mentre la maggioranza – inclusa la coda lunga che è costituita dai ritardatari – quasi l’85%. Ecco dunque che, se vogliamo arrivare a vendite considerevoli, è bene attecchire proprio in quel segmento di utenti che è determinante, gli utenti precoci, prima ancora che puntare ai grandi volumi di vendita.

I consumatori si fidano delle raccomandazioni degli influencer, tanto che l’83% dei consumatori crede alle raccomandazioni dei propri simili piuttosto che a quelle dei brand, e il 66% alle opinioni pubblicate online dai consumatori.

Coerenza e autorevolezza

La scelta di un influencer non passa solo attraverso il conteggio dei suoi follower.

Il personaggio che rappresenterà il tuo brand dovrà esserne affine, in sintonia.

Sceglieresti mai una teenager dedita solo al make up e alla moda, per promuovere un corso di studi online sulla storia dell’arte? Non solo l’influencer non incarnerebbe i valori espressi, ma i suoi follower difficilmente dimostrerebbero interesse verso il tema, abituati a fruire di contenuti d’altro settore.

C’è di peggio, la sua assenza di autorevolezza sul tema potrebbe persino costarle parte dei suoi follower che potrebbero non apprezzare il suo tentativo di cimentarsi in un tema non suo.

Al contrario le si potrebbe affidare con successo il messaggio promozionale di un nuovo gioiello per ragazzi e ragazze, che esprima un valore come l’amicizia, assolutamente immediato e prioritario nello schema di valori di un teenager.

La scelta dell’influencer è secondario rispetto all’identificazione della propria buyer persona.

Community di qualità

Non si faccia l’errore di credere che l’influencer sia colui che ha migliaia di follower. 

Ciò che rende di valore l’influenza di un personaggio in vista, è il legame che riesce a sviluppare con i suoi follower. Centinaia di follower che non interagiscono con il profilo non potranno mai essere convertiti in lead di qualità per l’azienda che avrà optato per questa strategia. 

Al contrario, un personaggio con una cerchia ristretta di follower, ma di ottima qualità e sempre connessa, potrebbe ottenere eccellenti risultati, soprattutto per brand di nicchia o attività locali. A tal proposito, molti influencer di successo non sono affattto delle star o celebrità, bensì semplici utenti che non ricoprono ruoli professionali in vista ma che hanno costruito la loro credibilità proprio lì dove influenzano i follower, sul web. 

Per cui i parametri da valutare prima di selezionare un influencer per il proprio brand sono le KPI (leggi questo articolo per approfondire l’argomento) dei suoi canali social, che forniscano un dato significativo in quanto a engagement, copertura organica, condivisioni e conversazioni generate in Direct. Fermarsi al numero di follower o like, o ancora lasciarsi ammaliare dalle sole reazioni ai post del profilo, potrebbe rivelarsi un costoso passo falso. 

Crisis Management e umanizzazione 

Accostarsi ad un Influencer potrebbe essere la mossa vincente, non solo per promuovere il proprio prodotto, ma per accelerare il processo di “umanizzazione” del brand. 

Le persone preferiscono le persone ed è per questo che brand eccessivamente astratti o che rappresentano un servizio, hanno difficoltà a incrementare le vendite. Un testimonial aumenta l’empatia del brand che ne assorbe le caratteristiche. 

Anche nella gestione di una crisi – ad esempio in caso di epic fail o di qualsiasi incidente di percorso che mini la credibilità di un brand – la presenza di un influencer può limitare le perdite. Un personaggio in vista può garantire “credibilità” ad un brand che sta attraversando un momento di imbarazzo, limitando i danni e gli attacchi frontali da parte di utenti arrabbiati. 

Cosa può fare un influencer per te 

Ci sono principalmente due azioni che un influencer può compiere per te. 

  • Scrivere un articolo se è un blogger, o creare un video tutorial o una video recensione, se è un vlogger.
  • Promuovere l’uso o il consumo del tuo prodotto con foto e video sui sui profili social.

Tieni bene a mente che il web è pieno di influencer che potrebbero aiutarti gratuitamente. 

Sono i tuoi clienti e se il tuo prodotto è davvero ottimo, potrebbero prendere l’iniziativa di parlarne alla loro community.

Puoi monitorare questi contenuti associando un hashtag ai tuoi post istituzionali, o utilizzando tools a pagamento come Mention o Talkwalker.

Come pagare un influencer

Il compenso di un influencer cambia in funzione del suo livello di celebrità, dagli obiettivi della vostra collaborazione e dai risultati ottenuti. È possibile anche concordare un compenso a step crescenti in funzione dei risultati, mixando anche più modi tra quelli indicati qui. 

  • Prodotti gratis, accesso gratuito ai tuoi servizi, invio periodico di prodotti gratuiti da recensire, ecc.
  • Costo a engagement, quanto engagement ottengono con i loro contenuti
  • Costo a clic, il numero di clic che ricevi sulla tua pagina di destinazione
  • Pagamento a post, tariffa fissa per ogni post prodotto, indipendentemente dal risultato.
  • Costo a conversione, il numero di conversioni che generano – iscrizione alla newsletter, acquisto di un prodotto, compilazione di un modulo, ecc. Puoi monitorarli attribuendo un codice sconto univoco e monitorando le vendite sul tuo e-shop.

L'influencer marketing non è il marketing

Come più volte sottolineato, un influencer può davvero fare la differenza sui risultati della macchina commerciale di un brand. 

Tuttavia non è sufficiente a sopperire a tutti i risultati attesi dal marketing. 

Al contrario, in assenza di una sufficiente e corretta attività di marketing, le azioni di un influencer potrebbero sembrare prive di valore, danneggiando anche il soggetto. 

Un community è disposta a lasciarsi sedurre da un influencer, purché ciò che propone sia affidabile. Dopo aver assorbito il messaggio da un opinion leader, l’utente dovrà vivere un’esperienza appagante al suo secondo step, ovvero l’avvicinamento al front end del marchio pubblicizzato. 

Su cosa lavorare? Canali social istituzionali ben curati e aggiornati, un ottimo sito web costruito per informare e vendere in modo semplice e veloce, una comunicazione lineare e coerente con i valori espressi dall’influencer al suo target. 

Ma soprattutto un buon sistema di lead generation, così da stabilire un contatto diretto futuro con gli utenti, rendendo la collaborazione con l’influencer un episodio occasionale e non un legame necessario e definitivo. 

Ciao, sono Nazareno, uno dei BBrothers.
La mia giornata si (s)compone tra letture, strategie digitali, test, scrittura, social media e slide.
Sono un sognatore con i piedi per terra. Mi impegno per essere un punto di riferimento credibile per il mio staff e i miei clienti.
Mi occupo principalmente di copywriting e di tutte le attività editoriali del team.
Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo sul marketing digitale che metto a disposizione dei miei clienti.


Musica 8D, gli audio che stanno emozionando milioni di italiani

La musica 8D impazza tra i gruppi e come per molti contenuti virali. Tutto è partito da un messaggio audio whatsapp scambiato tra amici. In un paio di giorni è esploso sul web il fenomeno, invadendo profili social e chat.

Probabilmente anche a te, durante il weekend, è arrivato un link a YouTube o una registrazione audio, accompagnato dall’insolita sigla 8D e dal suggerimento di un amico di ascoltare il pezzo con le cuffie per “sentire la musica con il cervello”.

Così hai indossato le cuffie ed è partita la magia.

Il tuo amico diceva il vero. Suoni, strumenti e voci ti ruotavano attorno, come se fossi sul palco insieme agli artisti e, dopo qualche istante, hai persino chiuso gli occhi dimenticando di aver indosso gli auricolari.

Sono quasi certo anche che tu abbia cercato altre hit in 8D su Youtube, magari le tue canzoni preferite, e mandate ad amici e parenti con lo stesso entusiasmo di chi ha fatto una sensazionale scoperta, perché la felicità è reale solo quando è condivisa.

Accantoniamo le emozioni che anche io come te ho assaporato, e proviamo a comprendere insieme i 3 trucchi che innescano la magia e perchè gli audio 8D riescono a fare vibrare il cuore degli italiani chiusi in casa.

Cosa cambia tra audio tradizionale e musica 8D

La risposta secca sarebbe l’esperienza sensoriale. La cosa particolarmente entusiasmante di questa modalità di ascolto è quella di avere la sensazione di interagire con una realtà audio tridimensionale. I suoni acquistano un corpo e una direzione, che normalmente con la classica stereofonia non percepiamo.

L’effetto sonoro è paragonabile ad un suono che si diffonde nell’ambiente piuttosto che dalle cuffie.

La musica 8D è un illusione

Come per ogni prestigio, anche esiste il trucco.

Per dar vita a questa illusione spaziale, gli ingredienti sono fondamentalmente tre.

  • La conoscenza di come il nostro cervello elabora i suoni,
  • La gestione digitale di parametri ben precisi (panning, volume, equalizzazione e riverbero)
  • Un software concepito hoc

A dire il vero è il software a compiere gran parte del lavoro, a patto che nel suo algoritmo siano codificati gli altri due fattori elencati.

Il padiglione auricolare umano, per sua particolare conformazione, accoglie il suono e il cervello lo registra. A seconda delle frequenze che recepisce, determina da quale direzione arrivi l’informazione, trasferendo anche questa al cervello.

I padiglioni sono anatomicamente orientati in avanti e per questo, se la fonte sonora si trova alle nostre spalle, il suono rimbalza sulla parte posteriore dei padiglioni e sulle eventuali superfici intorno a noi, per poi raggiungere l’interno dell’orecchio con una particolare equalizzazione e una particolare quantità di riverbero.

Un acquisizione del suono non diretta come quella sopra descritta, è ricca di frequenze basse e medio-basse, scarica di frequenze alte invece predominanti in un suono diretto.

Una descrizione semplificata che ci aiuta a comprendere in modo immediato come il cervello distingua un suono diretto da uno indiretto, pesandone le frequenze.

Ecco il primo trucco, l’algoritmo del software utilizzato per realizzare musica 8D, replica questo meccanismo naturale, ritocca i parametri di equalizzazione, più precisamente riverbero, volume e panning (distribuzione del suono tra dx e sx) sapendo che il cervello tradurrà questi valori in coordinate spaziali e distanze.

Capisci ora perchè l’ho chiamata illusione? Il software inganna il cervello, replicando artificialmente qualcosa che accade per natura ogni volta che percepiamo un rumore.

Quando nasce la musica 8D

Nonostante per te e per gran parte del popolo social sia una scoperta freschissima, i brani musicali (e non) in 8D esistono ormai da anni sul web.

Ti sorprenderebbe sapere che è roba vecchia di oltre 50 anni?

L’audio 8D è infatti il risultato ultimo di esperimenti sonori nati con la stereofonia alla fine degli anni 60.

A quel tempo per dare un effetto di ascolto a 360° vennero introdotte le registrazioni binaurali altrimenti note come registrazioni in 3D, realizzate mediante due microfoni orientati in direzioni opposte e attaccati ai padiglioni auricolari della testa di un manichino, così da simulare l’ascolto umano.

Nel 1983 furono l’ingegnere elettronico Hugo Zuccarelli, il bassista dei Nomadi Umberto Maggi e il fratello Maurizio, a compiere un importante passo in avanti nella sperimentazione acustica, brevettando la tecnica dell’Olofonia.

Così l’olofono, un microfono composto da più capsule orientate a 360 gradi, iniziò a registrare l’audio in maniera sferica.

Eppure, come ti ho spiegato prima, L’audio 8D non ha nulla a che fare con microfoni o tecniche musicale.

Cosa significa 8D

La verità? Assolutamente niente.

8D è una raffinata iperbole per fare riferimento all’esperienza sensoriale del suono.

Così come la dicitura “cinema 7D” che, all’interno dei parchi a tema, allude alla multisensorialità offerta da seggiolini tremolanti, schizzi d’acqua e altri stratagemmi puramente “scenografici”.

Si tratta semplicemente di una trovata strategica per rendere accattivante il titolo, tant’è che se adesso cercassi su YouTube, troveresti numerosi video i cui titoli fanno letteralmente a gara a chi ce l’ha più alto (pardon). 9D, 16D e via verso l’infinito e oltre.

Perché sta emozionando gli italiani?

Il motivo per cui la musica 8D sta scaldando i cuori degli italiani costretti a casa dall’emergenza Covid-19 è semplice.

In questo momento tutti noi siamo impegnati a fronteggiare uno status sociale nuovo (l’assenza di relazioni e di contatto umano, il divieto ad incontrare amici e familiari).

Viviamo ogni giorno la sensazione di essere reclusi, impossibilitati a soddisfare i bisogni sociali, immediatamente successivi a quelli primari nella scala dei valori di Maslow, indispensabili per il raggiungimento dei bisogni di sè, terzo e ultimo step della scala.

La musica interviene in modo prepotente con le sue vibrazioni in un momento emotivo particolarmente stressante.

È nota ormai da tempo la qualità terapeutica della musica, che ha effetti benefici su corpo e mente, capace di ridurre la sensazione di dolore (sia fisico che mentale) e depressione.

La musicoterapia parte proprio dall’analisi degli effetti benefici della musica, eccellente vasodilatatore in grado di indurre un’aumentata produzione di endorfine da parte dell’ipofisi. Se lenta e rilassata, la musica è in grado di rallentare il ritmo cardiaco e respiratorio.

Ecco il secondo e il terzo prestigio della musica 8D ai tempi del coronavirus.

Tutti gli effetti salvifici della musica si amplificano con un effetto sonoro così coinvolgente, e si fanno ancor più intensi sui soggetti stressati dall’emergenza sanitaria, inducendoli a dar vita ad un infinito tam-tam di messaggi e condivisioni, con brani eccezionali e toccanti.

Immagina l’effetto di una scarica di endorfine, il cui effetto è paragonabile a numerose sostanze oppiacee, su una persona particolarmente stressata o depressa. La stessa sensazione che prova un maratoneta un attimo prima di tagliare il traguardo, o un cantante nell’acuto clou del suo concerto, o una sposa nel momento in cui pronuncia il tanto atteso si. 

Questa è la grande magia della musica 8D.

È arrivato quindi il momento di tornare con i piedi per terra e scomodare il buon vecchio Einstein. Le 4 dimensioni in cui viviamo rimangono le medesime, 3 dello spazio e 1 del tempo.

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Gabriele M.
VIdeoMaker


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L’ASMR è definito anche “orgasmo mentale”: cos’è e come viene usato nel marketing

L’ASMR È DEFINITO ANCHE “ORGASMO MENTALE”: COSA È E COME VIENE USATO NEL MARKETING

È uno stato di piacere mentale generato da stimoli visivi e uditivi: ecco come e perché i brand hanno deciso di usare l’ASMR.


In questo articolo troverai:


Cosa è un ASMR?


Stavi cercando informazioni sull’ASMR pensando di utilizzarlo in modo originale nelle tue strategie pubblicitarie? ho una cattiva notizia: potresti essere in ritardo!

Questa tendenza è già in atto da un po‘ di tempo.
La parola ASMR è tra i primi cinque termini di ricerca su YouTube, con 2,9 milioni di ricerche mensili – secondo ahrefs.com, anche se bisogna ammettere che non sono molti i marchi che lo hanno integrato nella loro comunicazione.

Secondo Google, le ricerche su YouTube con la parola chiave ASMR sono quadruplicate negli ultimi 4 anni e i video più famosi sono stati visti più di 20 milioni di volte.

Basta digitare su una qualsiasi barra di ricerca il termine ASMR per capire immediatamente in cosa consiste questa tendenza.

ASMR è l’acronimo di Autonomus sensory meridian response, letteralmente Risposta autonoma del meridiano sensoriale.

L’ASMR non è altro che una tecnica di ripresa il cui unico scopo è quello di infondere una sensazione di rilassamento.

Il contenuto mira a precisi trigger, ovvero stimoli di varia natura – uditivi, visivi, cerebrali, tattili – che hanno lo scopo di rilassare letteralmente lo spettatore e provocare sensazioni precise.

ASMR è inoltre un sostantivo inglese e rappresenta la sensazione di formicolio sul cuoio capelluto e lungo la schiena, combinata con una sensazione di benessere che le persone provano in associazione a specifici suoni


Solo da pochissimo tempo il fenomeno ASMR è diventato oggetto di studio.

In un recente articolo di Vanessa Mitchell (CLICCA QUI per leggere l’articolo), il Dr. Richard ha concluso che:

le aree cerebrali attivate durante l’ASMR sono simili a quelle attivate durante i comportamenti di legame e cura, come i genitori che si prendono cura dei bambini o che ti accarezzano i capelli.


Dal punto di vista del marketing si tratta di provocare sentimenti positivi e piacevoli.

L’ASMR aiuta le persone a creare uno “spazio mentale felice” e in quel momento, se si è in grado di associarlo ad un prodotto, si creano legami positivi e duraturi con il proprio marchio.

 

Come usare l’ASMR nelle strategie di content marketing?


È curioso pensare come molti marchi abbiano impiegato così tanto a comprendere che utilizzando gli ASMR possono promuovere i loro prodotti e creare un’esperienza positiva.

Fortunatamente, hai ancora tempo per catturare l’onda prima che la tendenza diventi una consuetudine e perda il suo fascino.

C’è chi sostiene di non provare questo tipo di sensazione, in realtà è scientificamente provato che possano essere provate sensazioni di rilassamento e di benessere e per tale motivo i brand hanno visto in questo fenomeno un’ottima opportunità per coinvolgere i Millennials e la Generazione Z.

Invece di concentrarsi solo sulle caratteristiche di un prodotto, un approccio ASMR ti consente di pensare al tuo prodotto da una prospettiva sensoriale. Un po’ come se l’utente “provasse” il tuo prodotto dallo schermo.

Il vantaggio di questi video per i brand dipende dal fatto che, mentre l’utente viene coinvolto a livello sensoriale, il prodotto viene presentato con un timing perfetto, ossia in un momento in cui il consumatore tende a essere in uno stato di rilassamento e di benessere, potendo in questo modo incidere su come il brand viene percepito.

 

BBADV e la produzione PREZZEMOLO & VITALE


L’ASMR trova una delle sue migliori applicazioni nel settore “food”.


Quando in fase di brainstorming stilavamo possibili idee per la nuova comunicazione della catena di Supermercati Prezzemolo & Vitale non abbiamo avuti dubbi: la nuova strategia doveva prevedere la selezione dei migliori prodotti e l’applicazione della tecnica ASMR per presentarli al pubblico.

L’ASMR della Mozzarella di Bufala Campana è la prima realizzazione di una serie che descriveranno la linea di prodotti “Le eccellenze di Prezzemolo & Vitale”.

 

L’ASMR e i grandi marchi


Esistono molti modi creativi per incorporare ASMR nei propri contenuti sui social media.
Ecco alcuni esempi:

1. IKEA • Oddly Ikea


In cima alle case studies non poteva che esserci Ikea. Il gruppo svedese ha creato uno spot ispirato all’ASMR che dura più di venti minuti.
Intitolato “Stranamente IKEA”: IKEA ASMR, è narrato da una giovane donna invisibile; parla lentamente, dolcemente e deliberatamente dei prodotti Ikea che sarebbero adatti per un dormitorio del college.




Lo spot video conta, ad oggi, 2,5 milioni di visualizzazioni connettendo perfettamente il marchio a livello sensoriale con i suoi clienti fedeli.

2. BURGER KING • #eatlikeandy


Si tratta di una clip di 45 secondi per promuovere la catena di fast food durante la notte del SuperBowl.
Particolarità: lo spot è stato girato nel 1982 e rimasto inedito fino ad adesso. La clip è stata mandata nuda e cruda proprio come fu girata.
Unica aggiunta un hashtag che recita: #eatlikeandy.




Nel video Warhol apre una busta del Burger King, tira fuori il suo hamburger e spreme un po’ di ketchup sulla carta.
Poi prende in mano il suo panino, lo intinge nel ketchup e lo addenta guardando dritto verso la telecamera. Il tutto viene accompagnato da un silenzio assordante riempito soltanto dall’immagine di Andy Warhol.

3. LINCOLN • Bull” Matthew McConaughey and the MKC


Il video è caratterizzato da un vento sibilante e musica rilassante mentre McConaughey, recita un incontro con un toro su un tratto isolato di autostrada.




Nessuna scarica di adrenalina, solo la “rassegnazione” si McConaughey di trascorrere più tempo all’interno di un a lincoln

4. CHINESE SIHUA DOVE • Angelababy


La campagna pubblicitaria sul cioccolato Sihua Dove è stata rilasciata solo pochi anni fa ed è un ottimo esempio del potere sensoriale dell’ASMR.
Il video presenta i classici suoni ASMR come l’apertura dell’involucro della barretta lo scatto di un quadrato di cioccolato.



In conclusione


Prossimamente molti spot pubblicitari continueranno a integrare gli ASMR per offrire agli spettatori un’esperienza rilassante e serena.

Qualcuno potrebbe pensare che sia un modo per raggirare il pubblico. Tuttavia quando si parla di ottimi prodotti, di qualità eccellenti, è legittimo cercare il modo più efficace possibile per comunicare al pubblico tutte le caratteristiche di un prodotto.

D’altra parte è ormai noto anche ai non addetti ai lavori, la pubblicità è tutta una questione di percezione.

L’ASMR può davvero creare una potente connessione con il marchio.

La sfida per gli esperti di marketing è sempre stato cercare di trasformare la pubblicità in esperienza.

Come far “sentire” qualcosa al pubblico di fronte ad un contenuto pubblicitario?

L’ASMR sembra essere la risposta giusta.


Gabriele Brancatello

Ciao, sono Gabriele, uno dei due bbrothers.
In America sarei un full-stack marketing manager.
In Italia aiuto le aziende a creare la propria identità, raccontare la loro storia e comunicare con i propri clienti.
Il mio obiettivo è riuscire a fornirti gli strumenti che ti permetteranno di acquisire autorevolezza sul tuo mercato di riferimento. A volte ci riesco, altre pure!


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I migliori 8 video di marketing di sempre

I migliori 8 video di marketing di sempre

Ogni giorno vengono visionati filmati su YouTube per oltre 500 milioni di ore.

Non rende l’idea, vero?
Allora mettiamola in questo modo.

Avresti bisogno di cinquantasettemila anni per vedere tu da solo la quantità di ore/video che in un solo giorno vengono consumate su YouTube.

Sia chiaro, dovrai trattenere la pipì.

Penso non sia necessario aggiungere altro per farti comprendere che

  • Se stai comunicando già il tuo brand attraverso i video pollice in su
  • Se non lo fai ancora tanti pollici in giù e ammonizione ufficiale.

Soprattutto i settori beauty, design e live stream sono dipendenti dai contenuti video.

Molte aziende cominciano a comprendere il perché è corretto comunicare attraverso i video; la percentuale di aziende che fanno ricorso ai video, infatti, aumenta di anno in anno, di settore in settore.

Si stima che l’anno prossimo l’85% della comunicazione web passerà attraverso contenuti video.
Il cervello umano elabora le immagini con una velocità esponenzialmente maggiore rispetto all’elaborazione di un testo.

D’altra parte il videomarketing è una branca ben definita del marketing, che si muove con regole sue e strategie uniche.

I Social Network consentono la messa in opera di una video strategy vincente con budget pubblicitari non necessariamente esosi. Un ottimo video e un’ottima targetizzazione del pubblico potrebbero rendere virale un contenuto in poche ore.

Cosa serve?

Per produrre un buon video occorre organizzare un efficace brainstorming, elaborare idee creative e accattivanti, un team che lavori alla parte tecnica, ai testi, al “messaggio” che si vuole far passare e alla diffusione in ultima battuta.

Se stai pensando a quei classici video molto vintage dove vengono ripresi gli ambienti dell’azienda, con gli operai al lavoro sorridenti, e il presidente della società in giacca e cravatta che si auto-loda, attribuendosi una lunga sfilza di inimitabili qualità… stai pensando nel modo sbagliato.

Oggi fare video content passa necessariamente da uno step creativo se si vuole essere efficaci.

A corto di idee?
Guarda quali livelli di follia e genio puoi raggiungere con un pizzico di fantasia e – innegabilmente – stanziando un budget ben definito ai contenuti video.

1. SQUATTY POTTY – Pooping will never be the same

Come pubblicizzare un prodotto che per sua natura stimola – che ridere! –
l’ironia e rischia di trasformarsi in una buffonata?

Attraverso l’ironia e rendendolo una buffonata!

Grazie all’ironia appunto, il marketing può affrontare un tema assolutamente tabù e scivoloso – oddio, basta doppi sensi! – e utilizzare il video per educare il consumatore sull’uso corretto (e necessario) del prodotto.
Inutile porre il focus sull’aspetto salutare, meglio puntare sul raptus “like & share for cazzeggio con gli amici” per aumentare la visibilità del video e raggiungere quante più persone possibili.

2. Android – Friends Forever (2015)

Ci sono tre cose che devi assolutamente sapere per apprezzare al massimo questo video:

  • La prima è che le storie più efficaci sono quelle in cui i protagonisti sono animali. Pensa ai grandi classici Disney o le favole di Esopo.
  • La seconda è che circa l’80% delle persone si dichiara amante degli animali in genere, circa il 30% in particolare modo dei gatti.
  • La terza che è scientificamente provato che guardare video di animali aumenti la produzione di serotonina influenzando un benessere psichico e una riduzione dello stress percepito.

Si completano le valutazioni sull’efficacia del video con un uno slogan ben riuscito che spinge a stare insieme senza perdere la propria particolarità e senza uniformarsi.

Riassumendo, Scegli Android, sii felice e inimitabile.

3. Coca Cola – La macchinetta della felicità

Un distributore di Coca-Cola si trasforma in un distributore di buon umore.
C’è bisogno che ti spieghi che associazioni fa il nostro cervello?

L’effetto sorpresa, ma soprattutto l’omaggio inaspettato, creano un profondo senso di gratitudine nel consumatore che aumenta il suo legame con il prodotto. Se devo bere una bibita, sceglierò sempre quella che mi ha dato di più.

Naturalmente un video come questo, oltre a raccontare una bellissima operazione di “unconventional marketing” spinge l’utente a condividere la propria approvazione.

Quanti soldi servono per produrre un video del genere? Pensaci, qualche telecamera nascosta, e una macchinetta modificata.
Non hanno mica ingaggiato George Clooney!

4. Reebok – 25,915 giorni

Reebok cala l’asso con un video davvero ben fatto.
Anziché produrre un video sulle qualità di un prodotto, l’azienda ha pensato bene di raccontare i benefici dell’attività fisica, fatta a prescindere dall’eta e dall’equipaggiamento utilizzato.

La durata media della vita umana è di 25.915 giorni e Reebok sfida ognuno a viverla pienamente attraverso lo sport (per il quale va da sé è necessario acquistare abbigliamento tecnico).

Una vita atletica infatti “sovvertirebbe” il naturale invecchiamento, rendendoci sempre più forti e giovani nonostante l’avanzare degli anni.
La musica e un videomaking incalzante e ritmato trasferiscono emozioni affini al coraggio, alla sfrontatezza e alla vittoria.

Chi di noi non vorrebbe sentirsi un vincente?

Anche il BB Team crede nei benefici dell'attività fisica.

Non ci credi? Guarda come abbiamo raccontato la sfida di Davìd.

5. Dove Real Beauty Sketches – Sei più bello di quanto pensi

Anche la donna più sicura di sé nutre dubbi sul proprio aspetto fisico. Un’azienda come Dove, che produce prodotti per la cura del corpo, non può non tenere presenti le esigenze, i disagi più intimi, le sensazioni e le speranze del suo principale target. Le donne.

Con questo video Dove mette in luce la differenza che c’è tra l’immagine che abbiamo di noi stessi e il modo in cui gli altri ci percepiscono. Il risultato è che siamo migliori di quanto noi stessi pensiamo, più belli, più positivi.
La musica, la location scelta e le luci catturate durante le riprese completano una realizzazione davvero eccellente, nonostante gli oltre 6 minuti di video, in totale controtendenza con le abitudini social.

6. Allego – cosa stai cercando a Natale?

Allegro è un e-commerce polacco.
Con questo video il sito non vuole decantare le qualità dei prodotti che vende (sarebbero così tanti) ma far comprendere che dietro un acquisto ben fatto si nascondono grandi motivazioni e grandissimi benefici.

La gente non acquista ciò che gli serve davvero, ma ciò che gli trasmette emozioni eccezionali.
Per questo il video si conclude con un colpo di scena intenso e ricco di significati toccanti.

7. GoPro – Un Vigile del Fuoco salva un gattino

La comunicazione GoPro è sempre stata accompagnata dallo slogan “Be a Hero” dove con il termine Hero si fa riferimento tanto all’eroe moderno quanto alla action camera prodotta dall’azienda.

L’eroe moderno per un prodotto del genere è l’atleta estremo. Paracadutisti, skaters e bikers hanno sempre fatto da testimonial per il brand. Con questo video però l’attenzione si sposta su altro tipo di eroi, e su un nuovo modo di utilizzare i prodotti GoPro

Costi di produzione? Pensa che è stata utilizzata semplicemente una Hero4 per le riprese!

8. Modi stupidi di morire

Sai a cosa la gente presta meno attenzione in assoluto?
Agli avvertimenti sulla sicurezza.
Nessun vuole sentirsi dire cosa deve fare per non correre rischi.

In che modo il classico “Stai Attento!” Può diventare efficace e virale allo stesso tempo?
Dai, arrivati in fondo a questo articolo la risposta dovresti già conoscerla.

Un bel video.
Oltre 2 minuti di animazione elementare e semplice, una canzoncina ripetitiva come le filastrocche per bambini e un titolo da premio Nobel.
Modi stupidi di morire. Modi incredibili per ottenere oltre 170 milioni di visualizzazioni e generare un valore di oltre 50 milioni di dollari.

Ah, gli incidenti in metro a Melbourne (dove è stato lanciato e prodotto il video) sono calati del 30% e dopo appena 6 mesi dalla distribuzione del video, l’azienda ha prodotto anche un videogame su app per smartphone.


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Perché un'azienda dovrebbe comunicare attraverso i video

Perché un'azienda dovrebbe comunicare attraverso i video

Chi sceglie di puntare sui video per comunicare sul web è consapevole delle enormi potenzialità che questo strumento offre.

 

Comunicare il proprio brand, i valori, il prodotto e i vantaggi che un’azienda può offrire non è affatto un gioco da ragazzi.

  • Gli ingredienti di un video
  • Case Study: la sfida di David

L’imprenditore comune crede…

Spesso chi si occupa della pubblicità e del marketing crede – o spera – di non aver bisogno di una strategia definita di azioni sul web. Tutto si riduce a postare quando possibile qualche foto, le comunicazioni momentanee e qualche recensione dei clienti affezionati.

Il focus è sui “mi piace” e il desiderio è di averne tanti sulla propria pagina.
Ah! se i mi piace si potessero utilizzare per pagare i fornitori.

Qual’è la verità?

In verità è necessario produrre contenuti di qualità, soprattutto nei formati che maggiormente coinvolgono il pubblico potenziale.

Si stima che l’80% delle informazioni sul web entro il 2019 passerà solo ed esclusivamente attraverso i video.

I Social già da anni si sono orientati verso le dirette, sliders animati di fotografie, gif, storie. Insomma, il contenuto dinamico vince sul web.

Ecco dunque su cosa ragionare prima di produrre un video che promuova il tuo brand.

GLI INGREDIENTI DEL VIDEO

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Il risultato finale sarà generato dalle riprese, quindi la qualità delle macchine utilizzate, le luci, i tagli e tanti altri elementi di design e videomaking.
Un ruolo importante lo ricopre la storia, ovvero la trama attraverso la quale si sviluppa il video. Infine la musica può cambiare le sorti di un video, perché contribuisce a creare le giuste sensazioni e a coinvolgere emotivamente lo spettatore.

  • QUAL È L’OBIETTIVO DEL VIDEO?

Vuoi evidenziare una qualità specifica del tuo prodotto? Vuoi generare nuovi clienti? Vuoi lanciare un nuovo servizio? Vuoi trasmettere un valore?

Scegli.
Tutto non si può.
Le regole del web sono spietate e il tuo contenuto dovrà durare relativamente poco per ottenere più engagement possibile

  • A CHI È RIVOLTO PRINCIPALMENTE IL VIDEO?

Ti prego, non pensare che debba piacere a tutti. Esiste sempre un target e più è specifico, più sono efficaci le tue attività. Stila un identikit del tuo cliente ideale e crea il video solo per lui.

  • COSA ESATTAMENTE DEVE COMUNICARE IL VIDEO?

Il messaggio non va confuso con l’obiettivo. Scegli bene il testo, l’immagine che vuoi offrire, le informazioni che vuoi trasmettere. Se l’obiettivo è il perché, il messaggio equivale al come.

  • PERCHÈ IL TUO VIDEO DOVREBBE INTERESSARE A QUALCUNO?

Stai offrendo una soluzione ad un bisogno specifico?
Ricorda che la gente non sta sul web per apprendere, ma per…cazzeggiare. Questo ti aiuterà a realizzare un video che sia quanto più piacevole, leggero e fresco possibile.

  • QUANTO È NECESSARIO CHE SIA LUNGO?

Abbiamo visto video da 10 minuti. In realtà non li abbiamo visti, abbiamo desistito prima.
Sul web i contenuti devono essere immediati. Su Instagram ad esempio i video non possono durare più di 75 secondi. Le storie non oltre i 15. Lascia perdere il superfluo, vai all’essenziale. Un solo messaggio.

  • DOVE ANDRÁ DISTRIBUITO?

Un video per la tv è molto diverso da un video per il web. Allo stesso tempo un contenuto su YouTube segue schemi differenti che su Facebook, Instagram o altri social network. Se produci un video per un canale specifico dovrai rispettare solo i criteri di quel canale.

  • COSA VUOI CHE FACCIA CHI GUARDA IL VIDEO?

Saperlo ti aiuterà a calare il video in una corretta strategia più ampia. Ad esempio molti video sono creati per generare contatti, per cui il video servirà a convincere le persone a lasciare il proprio indirizzo mail o numero telefonico. Altri video invece sono concepiti per aumentare il traffico ad un sito internet, per cui l’azione stimolata sarà quella di andare a visitare il sito ufficiale dell’azienda.

  • COME MISURERAI IL RISULTATO DEL VIDEO?

Molte aziende con cui siamo entrati in contatto hanno prodotto video ma non ne hanno misurato efficacia ed utilità.

Creare un video a volte costituisce un’investimento di molte migliaia di euro. È importante sapere quanti contatti, clienti, ricavi quel video ha generato a sua volta, così da comprendere se il costo affrontato può essere ritenuto un investimento o una cattiva decisione.

Ecco, adesso lo sai. Prima di produrre un video analizza questi aspetti e compi un’azione consapevole e produttiva per il tuo business.
Negli ultimi 4 anni i video hanno generato il 90% del traffico web ai siti. Sono uno strumento davvero formidabile. Ti basti pensare che YouTube ad esempio riceve un miliardo di visitatori al mese e vi trascorrono più di 4 ore totali!

CASE STUDY

Di seguito proponiamo una nostra produzione in cui abbiamo attuato tutti i consigli sopra descritti.

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Happygym è un centro sportivo di Palermo, la cui attività istituzionale è promuovere lo sport, trasformando l’allenamento in un’esperienza memorabile.
“Dicono ci vogliano circa 60 giorni per creare una nuova abitudine.
Noi abbiamo provato a cambiare uno stile di vita nella metà del tempo.”
Abbiamo seguito David nei suoi 30 giorni di esperimento, per un nuovo modo di concepire sport e alimentazione.

LA SFIDA DI DAVID

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