Dal 2007, per quasi 9 anni abbiamo inseguito un sogno, sacrificando tanto. Alla ricerca del risultato, non capivamo che ciò che conta è il percorso.

Cosa significa lavorare bene, per davvero?

Dai nostri errori abbiamo costruito una consapevolezza che ci ha condotti a quattro scelte concrete. Riguardano la persona e ciò che conta per la sua vita: il tempo, il potere di realizzare ciò che sogna, lo spazio che abita, le risorse di cui ha bisogno.

CULTURE

01. Settimana corta

02. Welfare integrativo

03. Lavoro ibrido

04. Rigenerazione urbana

Il tempo non si recupera.
Si restituisce.

36 ore.
Il venerdì a pranzo,
inizia il weekend.

Abbiamo guardato con fiducia alle politiche sociali del nord Europa non per imitare una moda, ma perché i dati dicono quello che già l’intuito ci suggerisce: lavorare meno ore, con più focus, produce risultati migliori e persone più equilibrate.

I nostri collaboratori lavorano 36 ore settimanali. Il weekend inizia quando in molti uffici si aspetta ancora che le cinque suonino.

Misuriamo la produttività in qualità delle decisioni, lucidità nel prendere decisioni quotidiane, capacità di rimanere curiosi e avere tempo per esserlo. Tutte risorse che si esauriscono con l’accumulo di ore e si rigenerano con il riposo, il movimento, il tempo libero.

Lavorare meno
non significa avere meno.

Meno ore
non significa
meno reddito.

Ridurre le ore è la prima mossa. La seconda — quella che la rende sostenibile — è assicurarsi che quella riduzione non si trasformi in una penalizzazione economica per chi lavora con noi.

Il welfare integrativo non è un bonus. Cure mediche, istruzione dei figli, formazione personale, mobilità, cultura, qualità della vita quotidiana.

Diminuiamo le ore lavorate senza diminuire la capacità di vivere pienamente il tempo guadagnato. Il risultato non è solo economico: è la differenza tra una persona che lavora per sopravvivere e una persona che lavora perché sceglie di farlo, in un contesto che la rispetta.

La città cambia secondo
le abitudini di chi la abita.

L’ufficio è
una scelta.
Non un obbligo.

Abbiamo costruito un ambiente di lavoro in cloud, scelto strumenti digitali che rendono possibile lavorare da qualsiasi posto con la stessa efficacia. Lavorare da casa è una possibilità reale, non una concessione in deroga. Il potenziale produttivo da casa è il medesimo che dall’ufficio.

La flessibilità dello spazio permette di gestire meglio gli impegni familiari, di lavorare nei propri momenti di massima concentrazione, di vivere la propria città senza subirla. Un’ora non spesa in macchina è un’ora restituita alla vita.

Ma c’è anche una ragione che va oltre il singolo collaboratore. Le città cambiano secondo le abitudini di chi le abita. La presenza fisica obbligatoria, moltiplicata per migliaia di persone, produce traffico, inquinamento, consumo di spazio pubblico, stress cronico. Scegliere il lavoro ibrido non è solo una questione personale — è una posizione su come vogliamo che le città funzionino.

Più alberi.
Meno auto.
Più vita.

Agire sulla
persona non basta.
Bisogna ripensare
il contesto.

Le prime tre scelte riguardano le persone che lavorano con noi. La quarta riguarda il posto in cui le persone vivono.

Per questo abbiamo scelto di sostenere con convinzione Metropolitree, fin dalla sua costituzione. Un’organizzazione di volontariato attiva nella riforestazione e rigenerazione urbana, perché la nostra visione non si ferma ai confini dell’ufficio. Le città — Palermo come le altre — dovrebbero avere più alberi, meno auto, più spazi di socialità accessibile. Questa non è un’opinione estetica. È una posizione sulla qualità della vita urbana che produce effetti misurabili sulla salute, sul benessere mentale, sulla coesione sociale, con benefici evidenti per l’aria, il suolo e le temperature cittadine.

Non basta un’azione per risolvere i problemi, ma ogni azione conta. Scegliere deliberatamente dove mettere il peso delle proprie scelte è l’unico modo per non essere neutrali rispetto a quello che diventa il mondo intorno a noi.

Lavoriamo sulla persona. Lavoriamo sul contesto. E sono due facce della stessa visione.

Una direzioneragionata.

Siamo coerenti con questa visione nei limiti di ciò che riusciamo a fare con le risorse a nostra disposizione.